Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – MANICURE – 12°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Io lo strozzo, quel gatto!” esclamò Chiara di fronte all’ennesimo rotolo di carta igienica distrutto. Brandelli di carta giacevano ovunque sul pavimento, e i pochi fogli ancora interi recavano dei profondi solchi causati dagli artigli di Norvy.
“Non volevo arrivare a tanto, ma mi ha costretto! Amore, vammi a prendere quella cosa.”
“Quella? Sei sicura? Non staremo esagerando?”
“Francamente, me ne infischio. Consideralo un incipit della mia campagna punitiva/vendicativa verso di lui!”
Luca andò a prendere quella cosa, mentre Chiara preparò un agguato per Norvy: sparse dell’erba gatta sul divano ed attese, appostata dietro lo schienale. Luca la raggiunse e si nascose con lei.
Dopo qualche minuto, Norvy, venuto in cucina per prendere da bere, notò l’erba e iniziò a rotolarcisi in mezzo senza notare gli umani, che un attimo dopo gli furono addosso e lo immobilizzarono per bene.
“COSA VOLETE DA MEEE?!” urlò Norvy tentando di dimenarsi, invano. Luca lo teneva ben stretto per le zampe.
“Ho deciso di porre fine alla strage di carta igienica che si consuma ogni giorno nel bagno! Più e più volte ti abbiamo detto di smetterla, ma tu no, non ha voluto ascoltarci! Adesso la pagherai! Spero che ti piaccia il rosa…”
“Il rosa? Odio il rosa! Che c’entra il rosa? Non vorrai… non sono mica… NOOO! NOO!”
Chiara tirò fuori una scatolina trasparente: al suo interno c’erano quaranta gommini rosa creati apposta per rivestire le unghie dei più pestiferi e indisciplinati animali domestici, dei minuscoli guanti per artigli maleducati. .
“E smetti di agitarti, te la sei cercata! Vedi questi gommini? Una volta posizionati rimarranno al loro posto per almeno un mese! Non potrai più distruggere la carta igienica, le tende, il divano, l’armadio, il letto, i peluche, niente di niente! Le tue unghie saranno completamente rosa e INERMI!”
Impiegando circa il doppio del tempo previsto dalle istruzioni a causa della mancata collaborazione di Norvy, finalmente Chiara piazzò anche l’ultimo gommino rosa. Luca lasciò andare Norvy, che subito cerco di strappare i gommini a morsi, se pur senza successo.
“Sono incollati, non verranno via se non te li toglie qualcuno! E noi non lo faremo!” sogghignò Luca, che sotto sotto provava un po’ di pena per il povero micio.
“VI ODIO! VI ODIOOO! UMANI MALEDETTI! LA PAGHERETE CARA!” gridava Norvy tentando invano di prendere a unghiate una sedia.
“Vuoi un paio di polpette?” domandò Luca, con voce calma.
“Sì, grazie, ma non scaldarle troppo!” rispose Norvy, sedendosi a tavola per aspettare le polpette.

– FINE DODICESIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Questi gommini rosa esistono davvero! Si chiamano “Soft Paws” e sono disponibili per cani e gatti.
Vanno applicati con una colla atossica e rimangono in posizione per varie settimane, senza provocare dolore agli animali che li indossano. Possono essere particolarmente utili in caso di gatti aggressivi o scapestrati, come Norvy, che vivono in casa ed escono di rado.
I gommini sono stati inventati per arginare il “declawing”, un’operazione chirurgica legale in molti paesi del mondo che prevede l’asportazione definitiva degli artigli dei gatti tramite l’amputazione dell’ultima falange. I gatti che subiscono questa operazione non potranno mai più arrampicarsi, cacciare o alleviare lo stress su un tiragraffi. In Italia il declawing è illegale e considerato crudele verso gli animali.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL GATTO VAMPIRO – 11°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Amore, che ha quel gatto, adesso?” chiese Luca, guardando di sbieco Norvy.
“Oh, ti riferisci al fatto che ha passato gli ultimi tre quarti d’ora gettandosi dalla credenza e sbattendo le zampe come se fossero ali?” rispose Chiara con noncuranza.
“Sì, sì, mi riferivo proprio a quello. Perché fa così?”
“Domandaglielo.”
Luca si avvicinò a Norvy e seguì il consiglio di Chiara. “Norvy, si può sapere che ti è preso?”
Norvy, dopo l’ennesimo tentativo di volo fallito, tentò di alzarsi sulle zampe posteriori, si coprì il muso con la zampa destra, tentando di risultare teatrale, estrasse un libro da sotto il divano con la zampa sinistra e disse “Io sono il conte Dracatula, vampiro della Norvegia! E questo libro ne è la prova! Ho i canini lunghi, odio l’aglio e odio il sole! È la prova! È la prova!”
“Oh, questa è buona.” esclamò Luca. “Dovresti proprio nasconderli, i tuoi dannati libri!” disse poi rivolto a Chiara, che in quel momento stava giusto esaminando la libreria e constatando la presenza di uno spazio vuoto.
“Sì, credo che dovrei farlo. Se trovo un altro libro con un una pagina spiegazzata darò di matto!” rispose Chiara.
Norvy, rendendosi conto che nessuno gli stava prestando attenzione, si esibì in una scenetta degna di un consumato attore teatrale: tirò fuori da sotto il divano un mantello nero (ovvero una maglietta di Luca), che si appuntò alla gola, e mostrò i canini, rivendicando con convinzione il suo status di nobile principe della notte.
Luca e Chiara si scambiarono un’occhiata e sospirarono.
“Lo sai cosa mangiano i vampiri, vero?” chiese Chiara.
“Certo! Succhiano il sangue delle loro vittime direttamente dal collo! Chi di voi due vuole essere la mia prima vittima?”
Luca aprì bocca per rispondere, ma Chiara gli fece cenno di tacere, e rispose al suo posto: “I vampiri moderni bevono il sangue direttamente dalla tazza: non vorrai rischiare di rovinare la punta dei tuoi bellissimi canini cercando di infilzare una parte del corpo dura come il collo, vero? Se ci dai un attimo, andiamo di là e ti portiamo un po’ di sangue umano, d’accordo? Un po’ del mio e un po’ di quello di Luca.”
“Va bene, vi aspetto!” Norvy si acciambellò sul divano e guardò i due umani allontanarsi.
“Ma ti ha dato di volta il cervello?” borbottò Luca, quando furono fuori dalla portata di Norvy.
“Ssssh, sta a sentire. Adesso io…” rispose Chiara, sussurrando nel suo orecchio.
“Aaaah, geniale!” disse Luca con un sorriso.

Qualche minuto dopo, gli umani furono di ritorno: Chiara reggeva un piattino pieno di un caldo liquido rosso scuro che porse a Norvy.
Norvy vi immerse appena la lingua ed esclamò: “Ma che schifo! È amarissimo! Ma come fanno i vampiri a bere questa roba?!”
“Esatto, i vampiri ci riescono! Tu no: sai cosa significa questo?”
“Sigh… allora non potrò mai diventare un pipistrello e svolazzare intrepido nella notte…” esclamò Norvy sconsolato.
“No, ma se vuoi più tardi puoi vedere la TV con noi, d’accordo?”
“Ok!” disse Norvy. Dopo pochi istanti, scosso dall’emozione di non essere un vampiro, crollò addormentato.
Chiara tornò in cucina e versò in una tazza un po’ dello stesso liquido rosso che aveva fatto assaggiare a Norvy, e iniziò a sorseggiarlo.
“Bleah, non capirò mai come fai a bere quella roba senza un briciolo di zucchero!” disse Luca.
“In effetti all’inizio non è il massimo, ma dopo un po’ ti abitui. Il karkadè contiene molta vitamina C, bevine un po’ anche tu!” disse Chiara, versando un del karkadè anche per Luca, il quale aggiunse almeno tre cucchiaini di zucchero.
“Dici che se l’è bevuta?” sussurrò Luca.
“Oh, sì…. Letteralmente!”

– FINE UNDICESIMA PUNTATA-

Chiara

Disney IN REAL LIFE: Se KIRIA fosse la Bella ed EL la Bestia

Avete presente la romantica scena de “La Bella e la Bestia” dove i due innamorati, verso la fine del film, volteggiano aggraziati nel mezzo della sala? Ecco come sarebbero andate le cose se la Bella e la Bestia fossimo stati EL ed io. E vi assicuro che EL un po’ Bestia lo è.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IPNOSI – 10°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
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Luca e Chiara stavano riordinando la cucina dopo aver pranzato, mentre Norvy, disteso sul divano, era immerso nella lettura di un libro che Chiara non ricordava neanche di avere.
Nessuno si accorse che Norvy aveva trafugato una collana con pendente dalla camera da letto, e soprattutto nessuno fece caso al suo strano borbottio. Luca e Chiara erano abituati a certe stranezze feline, e non vi prestavano più molta attenzione.
D’un tratto, Norvy si sollevò sulle zampe posteriori, facendo ondeggiare la collana con la zampa destra: “Umani! Guardatemi!”.
Luca e Chiara si voltarono, scocciati, ma bastò un’occhiata per capire cosa Norvy stesse cercando di fare.
“Umani, guardatemi attentamente! Voi avete sonno, moooolto sonno. Le vostre palpebre sono pesanti, pesaaanti. Adesso voi vi addormenterete, e quando miagolerò esaudirete ogni mio desiderio.”
Chiara si sedette su una sedia e cadde improvvisamente addormentata. Dopo qualche secondo di indecisione, anche Luca fece altrettanto. Norvy non notò il ghigno sarcastico sul viso dell’umana.
“Ha funzionato! Ha funzionato! Adesso posso far fare loro quello che mi pare! Ah…ehm… oh, sì! Umani, svegliatevi! Miao!”
Chiara e Luca aprirono gli occhi, rivelando uno sguardo perso nel vuoto, e risposero, in coro: “Comanda, padrone.” .
“Bene, bene! Luca, voglio del pesce in umido! Chiara, pettinami il pelo e recitami una poesia!”
Luca si mise a trafficare nel frigorifero, mentre Chiara si avvicinò a Norvy e iniziò a spazzolarlo come richiesto.
“Ahi. Ahi. Mi stai tirando il pelo! Ahi! Smettila! Smettila subito!” si lamentò Norvy.
“Sì, padrone.” Rispose Chiara.
“Suvvia, almeno questa poesia?”
Forse perché dell’inquietudine tu sei l’immago, a me sì poco caro vieni, o gatto! E quando tu divori lieto sogliole arrosto e lasagne al sugo….
“Non mi piace questa poesia. Recitane un’altra.”
Tanto cattivo e disonesto pare, il gatto mio quand’egli altrui insulta…
“No, nemmeno questa mi piace! Un’altra!”
Sempre perfido fu quest’ermo gatto, con il suo pelo che trovo da ogni parte…
“Oh, ma basta! Che poesie sono queste?! Luca, almeno tu, hai finito?”
Luca si diresse verso di lui con un vassoio, che rovesciò addosso a Norvy, inzuppandolo completamente.
“Ma che…?” esclamò Norvy esterrefatto.
“Come hai ordinato tu! Volevi essere umido!”
“Non io, umano imbecille! Il pesce doveva essere in umido! Bah, lasciamo perdere. Chiara, portami a letto, in fretta. E tu, Luca, portami dei biscotti. Un bel piatto di biscotti!”
Chiara afferrò Norvy e iniziò a saltellare per tutto il corridoio, ignorando le proteste di Norvy a ogni sobbalzo. Poi aprì le braccia e lasciò cadere Norvy senza preavviso, facendogli prendere un colpo. Pochi minuti dopo arrivò Luca con un piatto pieno di biscotti.”
“Oh, finalmente qualcuno che esegue le richieste! Ehy, aspetta un momento. Che cos’è questa roba?” chiese Norvy, insospettito dall’aspetto strano dei biscotti.
“Sono biscotti di ceramica. Non sono bellissimi? Sono dipinti a mano, uno ad uno! Come hai chiesto tu, un piatto di bei biscotti!” rispose Luca con un sorriso.
“No, no, NO! Non ho chiesto… Uff. devo aver sbagliato qualcosa nella procedura. Luca è più rintronato del solito e Chiara è ancora più infame! Come devo fare a svegliarvi, ah sì! Adesso voi vi addormenterete!”
Luca e Chiara crollarono sul divano all’istante.
“Al mio tre vi sveglierete e non ricorderete più niente! Uno… due… tre!”
Luca e Chiara si alzarono immediatamente. “Ma che ci facciamo qui?” chiese Luca, sorpreso.
“E perché Norvy è tutto bagnato? Qui, micio micio micio….” Disse Chiara.
“NO! NO! BASTA CON QUEL DANNATO PHON!”
Per Norvy quella fu una pessima giornata. L’ipnosi non era andata a buon fine e si beccò pure un’asciugatura imprevista.

– FINE DECIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – NORVY, REGINETTA DI BELLEZZA – 9°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Luca e Chiara avevano appena finito di registrare un video. L’innaturale silenzio che regnava nella casa destò in loro più di un sospetto. Il silenzio totale poteva significare solo due cose: o Norvy stava dormendo o stava combinando un guaio, e l’esperienza aveva insegnato loro che nove volte su dieci si trattava della seconda ipotesi.
Norvy era seduto sul divano, e gli umani poterono vedergli solo la schiena. Quando si voltò per guardarli, Chiara riconobbe subito la sfumatura fucsia del suo rossetto sul pelo di Norvy, la tonalità rosa del blush e delle rigacce fatte con il mascara, per non parlare delle zampate di fondotinta in polvere. Luca avrebbe volentieri riso, ma temeva di risvegliare in Chiara un’ira ancora più possente di quella che già si era impossessata di lei. Tutti i suoi trucchi giacevano ai piedi di Norvy, aperti e malmessi. La fodera del divano era una macchia unica di varie tonalità, dal pallido beige della cipria al viola dell’ombretto. Tutto contaminato dalle zampacce luride di Norvy, tutto da buttare. E il divano era uno schifo, e Norvy magari si era anche messo a mangiare qualcosa e avrebbero dovuto chiamare il veterinario.
“Oh, scusa, non te li ho chiesti, mi servivano i tuoi cosmetici!” disse Norvy allegro “Stavo guardando un video tutorial di trucco e ho voluto fare un tentativo! Comunque dovresti comprare più ombretti, e magari delle ciglia finte e dell’eyeliner, non si può pretendere che faccia un buon lavoro senza gli strumenti giusti!”
“Norvy, vattene” sussurrò Luca. Ma Norvy non sentì.
“Norvy” disse Chiara con la voce spezzata da una vena di follia “hai forse mangiato per sbaglio qualcosa?”
“Che? Sì, ho mangiato un paio di biscotti per gatti…”
“No, parlo dei trucchi. Hai mangiato qualcosa?”
“Ma che sono scemo? Certo che no! Non ho avvicinato niente alla bocca, questa roba ha un odore tremendo!”
“Quindi non devo chiamare il veterinario?”
“No, tranquilla! Grazie per preoccuparti della mia salute! Ora però andate via che voglio finire il tutorial.”
Chiara lanciò a Norvy un sorriso uguale a quelli che Joker riserva a Batman. Sparì per qualche minuto, trascinando via Luca, e ricomparve puntando dritto alla schiena di Norvy con un getto d’acqua ghiacciata proveniente da un grosso fucile ad acqua.
“AAAAH!” urlò Norvy schizzando in aria come un proiettile. “Ma che diavolo fai?!”
“TI INSEGNO IO A PRENDERE LE MIE COSE SENZA PERMESSO, VERME PELOSO!”
Chiara rincorse Norvy per tutto il pomeriggio, e Luca li seguì tenendosi a distanza per non essere coinvolto nella sparatoria, giusto per asciugare il pavimento.
La serata si concluse con un Norvy fradicio, che Luca dovette asciugare con il phon, una casa che sembrava un campo di battaglia e una Chiara che soffiava come un gatto con la rabbia.

– FINE NONA PUNTATA-

Chiara

Libri: “Io sono un gatto” – Natsume Sōseki

KIRIA Pensante scrive: Va bene, lo ammetto; certamente il titolo mi ha attirato. Adoro i gatti, e un libro scritto dal punti di vista di un gatto (un gatto filosofo, per giunta!) non potevo proprio farmelo scappare. Questo libro è stato scritto più di un secolo fa, ma è stato tradotto dal giapponese non prima del 2006.

Cultura giapponese
Il racconto è ambientato in Giappone, e lo si può capire da ogni singola pagina. Ammetto che per me, che non conosco molti termini appartenenti al meraviglioso mondo nipponico, alcuni punti erano da leggere con Wikipedia sotto mano. Ovviamente non si trattava di termini che potessero effettivamente compromettere la comprensione del testo, ma un gatto che mangia i mochi mentre il suo padrone, con indosso un haori, dietro il fusuma, dopo essersi tolto i geta ed essersi seduto su uno zabuton adagiato sul tatami di fronte alla goban, sorseggia del sake… Insomma, credo di aver reso l’idea.
In realtà i riferimenti dell’autore alla cultura del proprio paese non si fermano qui: il padrone del gatto narrante, il professor Kushami, è circondato di amici che aspirano ad essere filosofi o grandi letterati, pertanto non mancano rimandi al buddismo, allo zen e alla letteratura orientale classica e moderna.

Il gatto
Il gatto (che non ha un nome proprio), inizialmente molto più vicino al mondo dei suoi simili e incline a conversare con loro, finisce col decidere che le vicende umane sono più interessanti di quelle dei gatti del quartiere, e spia le conversazioni del suo padrone e dei suoi amici, senza però mai perdere la convinzione di fondo che il genere umano sia degno del suo disprezzo e intervallando i racconti di ciò che vede e sente con le sue personalissime deduzioni.
All’interno della casa in cui abita, è testimone silente di furti, invasioni di topi, inganni, e non disdegna l’idea di recarsi personalmente in luoghi che lui crede di suo interesse, che si tratti della casa di un vicino particolarmente ricco o dei bagni pubblici dove si reca il padrone.
E’ profondamente convinto che non si debba mai evitare di cogliere un’occasione che la vita ci offre, e arriva al punto cacciarsi nei guai più di una volta, per questo suo ideale.

Lo consiglio?
Il libro non è molto lungo e lo stile narrativo è molto tranquillo e piacevole; se si è amanti della cultura orientale e si è curiosi di sapere cosa mai vorrà dire questo gatto al genere umano può essere una lettura da considerare.
D’altro canto, buona parte del libro è occupata dalla descrizione (con commenti felini annessi) della vita quotidiana del professor Kushami, che il gatto stesso considera un individuo di poco interesse. Alcuni personaggi sono effettivamente carismatici e ironici e i loro discorsi possono essere un buono spunto di riflessione tra le differenze di pensiero tra la cultura occidentale e quella orientale. Non consiglio, ovviamente, la lettura a coloro in cerca di suspense e narrazione incalzante.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL FILM SBAGLIATO – 8°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Come di consueto, Luca e Chiara, dopo aver cenato, si ritirarono nello studio per registrare qualche video. Norvy rimase da solo in salotto, con il telecomando e il televisore a sua disposizione.

Un paio d’ore dopo, Luca e Chiara, andarono a vedere se Norvy si fosse già addormentato in qualche angolo della casa per portarlo nel suo letto; invece lo trovarono perfettamente sveglio, con gli artigli conficcati in una trave del soffitto.
“Scendi di lì subito!” disse Luca.
“NO! Non posso! Ho paura!” rispose Norvy, in preda al terrore.
“Cos’è che ti spaventa tanto?” sbuffò Chiara.
“Un maniaco! Un pazzo! Un killer! Uno che va in giro con un cappuccio in testa e una maschera bianca!”
“Ma dove? Dov’è questo maniaco?” chiesero Luca e Chiara, preoccupati.
“Alla tv! C’era un tizio che uccideva la gente con in faccia una maschera che sembra “L’urlo” di Munch!”
Luca e Chiara sospirarono per il sollievo.
“E’ VERO! È un pazzo che telefona alla gente e poi la squarta!” insistette Norvy.
“Tu hai visto “Scream”! Puoi scendere, qui non c’è nessuno. Era tutto finto!” disse Chiara tendendo le braccia.
“Siete sicuri?” chiese Norvy, ancora in apprensione.
“Guardi “Game of Thrones” senza batter ciglio e ti fa paura un tizio con la maschera? Vuoi fare un giro della casa insieme a noi?” propose Luca.
“Sì, ma prendete qualcosa di affilato per essere tranquilli! E poi “Game of Thrones” si capisce che è finto! Nessun gatto sarebbe così sciocco da farsi acchiappare da quella Stark!” Norvy saltò tra le braccia di Chiara, mentre Luca andò a prendere un coltello da arrosto.

Luca e Chiara sapevano che Norvy non si sarebbe calmato finché non avessero ribaltato ogni stanza da cima a fondo.
“Controlliamo sotto il vostro letto! E sotto il mio!… Uhm.. Nell’armadio? … Va bene, ora andiamo in cucina…Nella credenza? Sotto il tavolo? Nell’armadietto delle scope? In frigorifero? Ok, ora in salotto… Dietro il televisore? Dietro la tenda? Sotto il divano?”
“Come fa una persona a entrare sotto il divano? E sotto il tuo letto, e nella credenza…?!” buffò Chiara.
“Ehm… in effetti…dietro il divano? Sotto quel tavolo? Adesso in bagno: nella vasca da bagno? No? E nel vostro studio? Sotto la scrivania? Dietro qualche scaffale?”
Alla fine Norvy si convinse di poter star tranquillo, e acconsentì riguardo l’essere messo a nanna.
Chiara lo appoggiò sul suo letto e lo coprì con la sua coperta preferita.
“Ti racconto una cosa. Quando avevo dodici anni, per sbaglio ho visto anche io quel film. Per due settimane, prima di andare a dormire, dovetti accertarmi che non ci fosse nessuno nascosto sotto il letto o nell’armadio. Sai cosa vuol dire questo?”
“Che eri una fifona?”
“Senti chi parla! No, voleva dire che certi film è meglio lasciarli a chi non si fa impressionare da niente! E ora dormi!”
“Posso avere il mio orsacchiotto?” chiese Norvy da sotto le coperte.
“Ma certo.” Chiara gli porse il suo peluche e se ne andò.

Erano circa le quattro di notte, Luca e Chiara si stavano infilando il pigiama per dormire.
“Posso mettermi la maschera e andare da Norvy con il coltello dell’arrosto?” sussurrò Chiara.

– FINE OTTAVA PUNTATA-

Chiara