VITA DA VEGETARIANA – Le ricette di Luca & Chiara: “Farfalle agli zucchini”

Per sfatare il mito “ma sei vegetariana?! Allora cosa mangi?!”, ecco a voi una delle ricette che ci aiutano a mangiare bene e sano. E’ una ricetta velocissima, a patto di avere un buon robot da cucina oppure molta pazienza.

INGREDIENTI (dose consigliate per due persone):
– Quattro zucchini di medie dimensioni
– Uno spicchio o due d’aglio
– Olio extravergine di oliva
– Due etti circa di farfalle

PROCEDIMENTO:
Scaldare l’olio e far rosolare l’aglio finché non risulterà dorato. Nel frattempo, dopo aver lavato gli zucchini, passateli nel robot da cucina per tagliarli a forma di fiammifero. Se non disponete di un robot, affettateli a pezzi piccoli, in modo che si amalgamino bene tra di loro. Cuocere gli zucchini un quarto d’ora circa (ricordate che perdono molto del volume iniziale; spesso iniziamo la cottura con la padella piena e la concludiamo con la padella vuota; quindi occhio alle dosi!).
Quando le farfalle saranno cotte ma al dente, scolatele e mescolatele al sugo di zucchini. A piacere, aggiungere olio d’oliva.

Modifiche consigliate: Se preferite, la stessa ricetta è replicabile usando i broccoli al posto degli zucchini (anche se i broccoli richiedono di essere precedentemente bolliti). Luca apprezza entrambe le versioni, mentre Chiara non sopporta i broccoli. Ovviamente potete sostituire le farfalle con qualunque tipo di pasta, ma secondo noi è quella che meglio si addice a questo tipo di condimento.

I motivi per cui Ariel è la peggior principessa Disney mai creata

KIRIA pensante scrive: sappiate che io sono sempre aperta al dibattito, ma in questo caso non lo sarò. Quindi chi ha intenzione di venire qui a commentare dicendo l’esatto opposto di quello che sto per scrivere è pregato di tornare in fondo al mare, tutto bagnato è molto meglio, credi a me.
Ora che ci siamo liberati degli amanti della sirena più idiota che sia mai esistita, facciamo prima una breve panoramica delle altre principesse Disney che fanno parte del brand “Disney Princess” (mi spiace molto per la regina Kidagakash, che aveva tutte le carte in regola per essere una grande personalità).

Biancaneve (1937): una dolce fanciulla che si fa quasi ammazzare dalla matrigna ma viene miracolosamente salvata da un bellissimo principe di cui non conosce nemmeno il nome. Troppo sdolcinato, vero? Ricordate che questo film fu concepito negli anni Trenta; una donna nubile che vive con sette uomini è un personaggio che sfida molti cliché dell’epoca.
Cenerentola (1950): una ragazza che parla con i ratti e non è in grado di ribellarsi alla perfida matrigna e alle crudeli sorellastre. Viene salvata dalla sua orrenda vita grazie all’intervento di una fata (che sarebbe potuta comparire un po’ prima, accidenti a lei) che le presta un bel vestito permettendole conoscere il grande amore, che non è uno spazzino ma è il principe ereditario. Troppo maschilista, dite? Non vi piace l’idea della donna che sfaccenda e che aspetta il maschio che la salvi? D’accordo, ve lo concedo, ma Cenerentola incarna l’idea di donna che circolava negli anni Cinquanta: bella, buona, mai arrabbiata, brava a cucinare e a fare i lavori di casa. Le mancavano solo una gonna a ruota e un paio di bigodini nei capelli.
Aurora (1959): una principessa cresciuta sotto mentite spoglie da tre fate rintronate che litigano per motivi stupidi. Viene salvata da un bel principe che poi si scopre essere il suo promesso sposo. Di nuovo una donna inerme salvata da un uomo? Che vi piaccia o meno, molte fiabe popolari sono fatte così, ma presto le rivolte femministe si faranno sentire anche nei film Disney.
Belle (1991): la prima principessa nerd munita di cervello che ama la lettura e si dimostra insensibile alle lusinghe del belloccione di turno. E’ disposta a sacrificare la sua libertà per salvare quella del padre e sarà capace di trovare la bellezza interiore di colui che tutti considerano una Bestia grazie alla forza del suo amore.
Jasmine (1992): una principessa che dovrebbe sposarsi per dovere ma sogna di trovare il grande amore, e non si lascia certo intimorire quando scopre che il suo uomo ideale è un poveraccio senza casa e senza lavoro. Che male c’è se è lei, a mantenere lui, per una volta?
Pocahontas (1995): standing ovation per la donna che ha salvato la vita al suo uomo rischiando la propria e ha impedito al suo popolo di inoltrarsi in una guerra che l’avrebbe distrutto. I Powatan le devono molto, e anche noi bambine cresciute sentendola cantare.
Mulan (1998): standing ovation per la donna che si è finta uomo per prendere il posto del vecchio padre nella guerra contro gli Unni. E’ riuscita a completare l’addestramento militare senza colpo ferire e ha pure salvato la Cina, ottenendo persino l’inchino dell’Imperatore. Un applauso per Mulan.
Tiana (2009): una donna con più voglia di lavorare di uno stuolo di disoccupati, pronta a darsi da fare anche in forma anfibia. Eppure, nonostante la vita non fosse stata generosa con lei, è sempre stata disposta a lottare per i suoi obiettivi, al punto di contagiare e rendere volenteroso anche il suo sfaccendato marito.
Rapunzel (2010): un po’ di sana ribellione adolescenziale mischiata a un discreto spirito avventuriero. Certo, è crollata per il primo uomo che avesse mai visto, ma ehy, Eugene non è certo un uomo qualunque. Lui è quello con lo sguardo che conquista. E non dimentichiamoci che Rapunzel avrebbe messo a repentaglio la propria libertà per salvare Eugene da morte certa.
Merida (2012): quante altre principesse si sarebbero gettate sul letto a piangere (tipo Aurora) una volta scoperto che avrebbero dovuto sposare un tipo a caso senza esserne innamorate? Lei no. Lei non ha pianto: lei ha convinto sua madre a desistere e a lasciarla decidere di se stessa. Certo, ha usato metodi poco convenzionali e un tantino pericolosi, ma il fine giustifica i mezzi.
Elsa & Anna (2013): Elsa ha vissuto come una repressa per quasi tutta la vita, ha sofferto in solitudine forzata ma non ha mai smesso di voler bene alla sorella Anna. Anna ha rischiato la sua vita per salvare quella di Elsa e ha messo per sempre fine al divario che le separava con la forza del suo amore.

E adesso, dopo aver scorso una per una le principesse Disney, parliamo della vituperata Ariel. Perché la odio? Andiamo per punti:
– Si diverte a rischiare la sua pelle e quella dei suoi amici per collezionare oggetti inutili di cui ignora l’uso.
– Mette a repentaglio il suo regno e la sua famiglia per amore di un perfetto sconosciuto.
– Il perfetto sconosciuto, di lei, conosce solo la voce. La voce è quello a cui Ariel rinuncia pur di diventare umana e conoscerlo, rendendo impossibile di fatto la propria identificazione.
– Da chi si fa trasformare in umana? Da una strega che suo padre ha esiliato in quanto pericolosa.
– Cosa accadrebbe ad Ariel se non rispettasse il contratto? Diverrebbe proprietà della strega. Uhm… perdere per sempre la voce e la libertà per un estraneo conosciuto il giorno prima… mi sembra ragionevole!
– Il modo per svincolarsi dal contratto con la strega? Farsi baciare entro tre giorni dal perfetto estraneo. E poi dicono che i giovani d’oggi bruciano le tappe e vanno subito al sodo.
– Anche nel caso in cui riesca ad ottenere un bacio, perderà comunque la voce e la possibilità di vedere la sua famiglia. Brava Ariel: non vedrai mai più tuo padre e le tue sei sorelle, ma hai ottenuto il bacio dello sconosciuto! Sei felice, ora? Vorresti gridare di gioia? Ops, non puoi!
– Ha un’insana compulsione per tutto quello che riguarda il mondo degli umani. Immaginatevi cosa pensereste se un vostro amico passasse il tempo a guardare nel telescopio sperando di avvistare gli UFO. Ogni giorno. E se si indebitasse o rischiasse la vita per ottenere oggetti che suppone siano di origine aliena. Lo prendereste per pazzo? Suppongo di sì. Quindi Ariel, che si comporta in questo modo, tanto normale non deve essere.
– Come se Ariel non fosse già abbastanza squallida, alla fine del film non riesce a combinare niente di buono per riscattarsi e si limita a  restare a guardare il suo principe che fa fuori la strega in un modo quantomeno metafisico.
– Come poteva finire questo film, se non con il matrimonio di Ariel? In fondo, sono passati almeno quattro giorni dalla prima volta che ha visto lo sposo. Bastano e avanzano.

Qualcuno adesso potrebbe dire: “ma Ariel dimostra che non si deve mai rinunciare ai proprio sogni, perché potrebbero realizzarsi, se ci si crede davvero”.
Ah, sì? Disonore! Disonore su tutta la tua famiglia! Disonore sulla tua mucca! Allora, secondo la vostra logica, io domani potrei decidere di diventare… che so, un brontosauro, e se ogni giorno mangerò quintali di erba oppure comincerò a frequentare qualche sedicente mago, di sicuro uno di questi giorni mi risveglierò e scoprirò di essere un brontosauro. Ovvio. Perché non ci ho pensato prima? Ma fatemi il piacere.

Con questo ho concluso (per ora) la mia filippica. Se volete saperlo, la mia principessa preferita è Belle, perché è quella che sento più vicina a me, ma provo una sconfinata ammirazione per Pocahontas e Mulan. Cenerentola mi fa rabbia, ma so che appartiene a un’altra epoca. Leggerò i vostri commenti con piacere, ma non difendete Ariel. E’ indifendibile. Sul serio. Ve l’ho dimostrato!

VITA DA VEGETARIANA – Le ricette di Luca & Chiara: “Risotto alle verdure”

Per sfatare il mito “ma sei vegetariana?! Allora cosa mangi?!”, ecco a voi una delle ricette che ho inventato durante gli ultimi mesi. Luca ed io l’abbiamo modificata più volte a seconda della stagione, del tempo a disposizione e di quello che avevamo in frigo, e così potete fare anche voi! E’un piatto unico adatto a chiunque cerchi un cibo sano e non troppo lento da preparare! Noi lo chiamiamo anche “riso verde”, perché le verdure che usiamo di solito per cucinarlo (eccetto le carote) sono tutte verdi.

INGREDIENTI (dose consigliate per due persone):
– Un etto di carote
– Un etto di zucchine
– Cipolla bianca q.b.
– Un etto di spinaci (noi usiamo quelli surgelati)
– Un etto di piselli (noi usiamo quelli surgelati)
– Dado vegetale senza glutammato monosodico*
– Olio extravergine di oliva
– Due etti circa di riso Carnaroli

PROCEDIMENTO:
Scaldare l’olio, quindi aggiungere cipolla e carota tagliate finemente. Dopo alcuni minuti, aggiungere anche zucchine, piselli e spinaci e un dado vegetale.
Quando le verdure saranno quasi cotte, aggiungete anche il riso e un pezzo di dado vegetale aggiuntivo. Togliete dal fuoco quando il riso è pronto e, a piacere, condite con olio d’oliva.

Modifiche consigliate: per la base del soffritto, potete usare anche il sedano, insieme a cipolle e carote. Tra le varie verdure che si possono aggiungere alla ricetta, abbiamo provato con i fagiolini (tagliati piccoli, altrimenti non cuociono mai) e ci stanno molto bene.
Se volete un piatto ancora più sostanzioso, al posto del riso usate la quinoa, un cereale sudamericano ricchissimo di proteine, ricordandovi che spesso ha un tempo di cottura inferiore a quello del riso.

*il glutammato monosodico è un esaltatore di sapidità usato per insaporire cibi altrimenti insipidi; è molto irritante per l’apparato digerente, perciò vi consiglio fortemente di leggere l’etichetta quando acquistate dei dadi per il brodo!

RisoPentola

SPEED ART: NORVY, IL GATTO IMMAGINARIO DI LUCA E CHIARA

Cari Amici, ecco a voi Norvy, il nostro pestifero gatto immaginario!
Molti di voi già lo conoscono, e sapranno che stiamo cercando una casa editrice per pubblicare il libro che ho scritto raccogliendo tante avventure e alcuni miei disegni, tutto a tema Norvy, ovviamente!

► Chi non conosce Norvy, può trovare qui la sua storia: http://www.eternalovecl.com/category/norvy/

► Se volete dare una mano a far notare Norvy a una casa editrice, potreste mandare un messaggio privato qui: https://www.facebook.com/MondadoriLibri/
Se lo farete, avrete tutta la mia gratitudine, ma non scordate di linkare il blog e il nostro primo canale! 🙂
Se Norvy sarà disponibile nelle librerie, potrà acquistarlo anche chi non può effettuare acquisti online!

PROGRAMMA USATO: GIMP
(chi me lo chiede, si prende una patata marcia in testa)

CORRETTORE: ma cosa corregge?!

KIRIA pensante scrive: Qualcuno magari si ricorda ancora del T9, quel sistema di scrittura facilitata che imperversava quando ancora esistevano i cellulari con i tasti. Adesso invece, il demone “correttore” ha infestato i dispositivi mobili come la peste nera infestò l’Europa lo scorso millennio.

Leggo ogni giorno decine e decine di messaggi deturpati dal correttore, o almeno, voglio sperare che sia il correttore, e non l’analfabetismo, a rovinare così tanto la grammatica.
Io sono una grandissima fan delle parole digitate lettera per lettera, ed è il motivo per cui non mi vedrete praticamente mai bazzicare su Instagram (che lascio volentieri a EL): odio scrivere con il tablet o con lo smartphone. Il mio primo e unico amore è il computer. Amo sentire i tasti della tastiera, amo vedere le parole comporsi davanti ai miei occhi così come io le voglio, non come qualche stupida intelligenza artificiale crede che debbano essere.

Se proprio dovete usare lo stramaledetto correttore, magari perché non disponete di un PC, o perché siete fuori casa, o per qualunque altro diamine di motivo, almeno prendetevi dieci secondi per rileggere quello che scrivete, ve lo chiedo per favore. Spesso riceviamo dei messaggi che sembrano traslitterazioni di aramaico antico, salvo poi ricevere un secondo messaggio con scritto “scusate gli errori, è stato il correttore”. Ci impiegate di meno a rileggere, piuttosto che a mandare un altro messaggio.
Non lasciate che il correttore abbia il controllo sulla vostra grafia. Io stessa, che sto sempre attenta a quello che scrivo, rischio di essere trascinata nel vortice dell’orrore grammaticale quando uso il correttore. E poi perché dovrebbe chiamarsi correttore? Non corregge niente, anzi, impone il caos!
Forse il correttore serve a rendere un po’ più veloci le conversazioni sul vituperato Whatsapp (altro virus che ammorba il nostro secolo).
A proposito di Whatsapp: io nutro un odio piuttosto profondo e cordiale per questi sistemi di messaggistica istantanea che spiano ogni sguardo e ogni mossa dell’utente. In particolare, odio quei network che ti comunicano se l’utente ha visualizzato o meno, perché li trovo deleteri per la propria privacy.
Forse sono solo vecchia dentro, forse sono solo un po’ solitaria.

Comunque sia, ricordatevi una cosa: l’unico correttore che funziona (a patto di saperlo usare) è quello che nasconde le occhiaie e i brufoletti, non certo quello dei dispositivi mobili.

P.S.: Dieci punti alla casa di coloro che riconosceranno il personaggio raffigurato nell’immagine di copertina!

E se Belle fosse stata vegetariana?

Perché nel film “La Bella e la Bestia” Belle è così curiosa di esplorare l’ala ovest, che Bestia le ha proibito di visitare? Cosa ha veramente mangiato Belle a cena, a parte forse un minuscolo antipasto? Forse era solo affamata e sperava di trovare qualcosa di commestibile.

Sì, lo so. Sono fuori di testa. Scusatemi, ma adesso devo andare a brucare l’erba.