Lettera alla Chiara di 9 anni fa

Cara Chiara,
è la Chiara del futuro che ti parla. Nel tempo dal quale provengo io, hai appena festeggiato il nono anniversario di fidanzamento con Luca. So che al momento sei euforica e non vedi l’ora che lui torni a trovarti, ma prima lascia che ti spieghi un paio di cose. Sfortunatamente, pochi mesi fa, ti sei innamorata del film “La Bella e la Bestia”, che curiosamente è al cinema proprio in questo periodo con Hermione Granger nei panni di Belle. Ecco, nella vita reale la bestia non diventa mai uomo. MAI. Di seguito troverai una piccola lista di pro e contro della vita di fidanzata. Leggili con attenzione.Ci vediamo tra nove anni.

N.B.: Leggi da sinistra verso destra.

I LATI POSITIVI DI FIDANZARSI I LATI NEGATIVI DI FIDANZARSI
C’è sempre qualcuno con cui parlare, di qualunque cosa! Parlare, parlare, parlare, parlare… ma quanto cavolo parla Luca?!
E’ bello avere qualcuno con cui condividere le proprie passioni. Attenta a come usi gli analogici del joypad. Non importa se è la prima volta che giochi o quasi, se non li sai usare lui ti insulterà.
Lui ci sarà a qualunque ora del giorno e della notte per te! Preparati ad andare a letto tardi, ma così tardi che l’alba diventerà la fine della tua giornata, non l’inizio.
Ti farà conoscere un sacco di cose di cui non eri a conoscenza! Videogiochi, film, serie televisive, cartoni animati… E ovviamente anche tu gli farai conoscere quel che piace a te! Tu ti dovrai fare la maratona di Star Wars e giocherai a Dungeons & Dragons, ma non pensare che lui oserà mai leggere Il piccolo Principe.
Ci sarà sempre un regalo speciale ad aspettarti per Natale o per il tuo compleanno! Vedrai come diventerà difficile trovare sempre qualcosa da regalargli!
Avrai qualcuno che ti preparerà il pranzo mentre sei ancora a letto… …ma te lo rinfaccerà almeno una volta al giorno
Avrai qualcuno che ti preparerà la camomilla quando hai mal di pancia…. … ma dovrai comunque spazzare, riordinare e fare il bucato perché a lui non può fregar di meno.
Aprirete un canale Youtube insieme in cui giocare a Minecraft e ad altri giochi! Non tentare di dargli suggerimenti, è fiato sprecato. Registrerete sempre e solo quello che dice lui.
Potrai visitare la sua città e vedere un sacco di cose belle. I suoi genitori ti odieranno a morte e rimpiangerai la tua terra fino alle lacrime.
All’inizio vi vedrete poco, ma quel poco tempo insieme sarà speciale! Vero. Però poi soffrirete per settimane senza potere stare insieme.
Resistete, che poi andrete a vivere insieme! Vero. Però preparatevi a litigare a qualunque ora del giorno e della notte, su qualunque argomento, con qualunque pretesto.
Ci sarà sempre qualcuno che porterà per te i pacchi pesanti e che porterà fuori la spazzatura. Portar fuori la spazzatura? Una volta al mese, forse!

Forse ti ho spaventato, ma non c’è ragione di preoccuparsi; hai presente quella sensazione che hai provato quando hai rivisto Luca dopo più di sei mesi di lontananza, quella sensazione di euforia e quella certezza che lui fosse quello giusto? Dopo tutti questi anni, quella certezza ce l’avrai ancora.

Racconto breve: “Il professore”

Ultimamente i miei sogni sono infestati da Yandere Simulator… che strano, vero? A volte mi metto a riflettere sul rapporto che c’è tra la vita e quel che viene dopo, quindi… buona lettura!

Il professore

Una studentessa stava ripassando i suoi appunti seduta a un tavolo della biblioteca. Era da sola. L’orologio segnava le due del pomeriggio: erano tutti in pausa pranzo, tranne lei. Si era alzata tardi quel giorno, doveva ancora finire di digerire la colazione.
Gli appunti erano un po’ sconclusionati. Li aveva scritti in fretta e un po’ distrattamente. Quel ragazzo che ogni giorno si sedeva accanto a lei la deconcentrava e la faceva arrossire, così lo studio finiva per risentirne.
Sorrise tra sé, notando un cuoricino sul bordo della pagina disegnato da una mano che non era la sua.
Qualcuno la distrasse dai suoi pensieri sbattendo rumorosamente la porta della stanza. La ragazza alzò gli occhi per vedere chi fosse appena entrato e vide un giovane professore con gli occhiali accomodarsi al suo stesso tavolo. Aveva in mano un mucchio di fogli, forse esami da correggere. Li sparpagliò sul tavolo, li fissò per qualche istante e poi scosse la testa.
“Nah, ma che importa!” borbottò tra sé. “Se ne occuperà qualcun altro!”
Il professore riordinò alla meglio i fogli e li pose davanti a sé sul tavolo. Dopo qualche istante, iniziò a fissare la ragazza seduta vicino a lui, la quale iniziò a trovarsi seriamente a disagio.
“Senti un po’” chiese lui, con la fronte corrugata. “Sei una studentessa di questa università?”
“Ehm… sì!” rispose lei, in imbarazzo.
“Ti piace leggere, per caso?”
“Sì, molto. Quando posso, ovviamente. Ho sempre tanti compiti da fare…”
“Oh, me lo immagino. Scusa se ti faccio una domanda un po’ strana, ma… tu l’hai letto Dieci piccoli indiani, il giallo della Christie?”
“Oh, sì! L’ho letto quest’estate, pochi giorni prima che iniziassero le lezioni!”
Gli occhi del professore si illuminarono.
“Ti prego, puoi dirmi come va a finire? Sono fermo al punto in cui muore il giudice con un proiettile nella fronte! Sono proprio curioso di sapere chi diamine è l’assassino!”
La ragazza raccontò tutto quello che si ricordava riguardo la conclusione del libro, inclusa la lettera finale del colpevole.
“Ma pensa un po’!” disse il professore, tutto contento, quando lei ebbe finito di raccontare.
“Anch’io sono rimasta di sasso! Pensavo che il colpevole fosse uno dei due uomini!” aggiunse la ragazza.
“Una serie di omicidi perfetta. Se non fosse stato per quella confessione … ah, vabbè! Immagino che non ci sia gusto nell’organizzare una farsa tanto ben orchestrata se non lo si può raccontare a nessuno. Grazie mille e buona giornata!”
“Arrivederci!” lo salutò lei, tornando ai suoi appunti. Quando arrivò l’ora di andare a lezione, la ragazza si accorse che il professore non aveva ripreso con sé gli esami da correggere, così li raccolse e si presentò alla segreteria.
“Buongiorno signore” disse la ragazza, quando finalmente qualcuno la degnò di un po’ di attenzione. “Un professore ha lasciato in biblioteca questi compiti da correggere.”
L’uomo prese i fogli e dette loro una rapida occhiata. D’improvviso, la sua espressione indifferente assunse una sfumatura preoccupata.
“Hai visto il professore che ha lasciato questi fogli? O li hai semplicemente trovati?”
“Sì, l’ho visto. Era un professore giovane, sui quarant’anni credo. Aveva i capelli neri e un paio di occhiali con la montatura rossa.”
“Mi dispiace, non è possibile.” Disse l’uomo.
“Sì, invece! È entrato in biblioteca e ha messo questi fogli sul tavolo, li ha guardati e ha borbottato qualcosa tra sé e sé, poi mi ha chiesto se conoscevo un libro e se ne è andato.”
“Scusami, ma non ti credo. Dove hai trovato questi compiti?”
“Nella biblioteca! Glielo assicuro!”
Il viso del segretario divenne scuro e serio.
“Il professore di cui parli…” disse, sospirando. “È morto una settimana fa in un incidente stradale.”
La ragazza spalancò gli occhi, sorpresa.
“Ma io ci ho parlato, io… io credo di essermi addormentata mentre studiavo. Mi scusi, forse ho immaginato tutto. Arrivederci.”
La ragazza se ne andò verso l’aula dove avrebbe dovuto frequentare l’ennesima lezione d’inglese.
“Eppure ero sveglia…” sussurrava, mentre camminava. “Eppure ero sveglia…”

KIRIA scrittrice è tornata con un racconto breve: “La rosa sulla lapide”

Ho letto di recente delle cose che mi hanno colpito molto. Uno dei film che mi ha più commosso tra quelli che ho visto è senza dubbio “La sposa cadavere” di Tim Burton, in cui viene raccontato l’intreccio matrimoniale tra un vivo e una morta. Ho scoperto che in realtà in Asia vengono effettivamente praticati dei matrimoni tra vivi e morti, o anche tra morti. In Cina, quando un ragazzo muore celibe, la famiglia si sente in dovere di trovare una ragazza morta con cui seppellirlo, mentre a Taiwan le ragazze nubili morte vengono date in spose a chi sarà abbastanza misericordioso da accettare il matrimonio con un cadavere. Gli uomini sposati a queste donne saranno comunque liberi di risposarsi, ma dovranno per sempre considerare le defunte come le loro prime mogli. Questa cosa mi si sta rigirando in testa da qualche giorno. C’è qualcosa di tragico ma estremamente romantico in tutto questo, è l’ennesima unione dell’Amore con la Morte, di Eros e Thanatos… Insomma, tra un pensiero e l’altro ho scritto questo racconto. Non è niente di che, ma mi andava di scriverlo. Spero vi piaccia!

La rosa sulla lapide

“Chi sei?” sussurrò una voce femminile.
“Chi sei tu, piuttosto! Io credevo di essere da solo!” rispose un ragazzo in un vicolo, nei pressi di un cimitero.
“Dovresti chiedermi chi ero, non chi sono.” rispose la voce.
“Chi eri?” domandò lui.
“Non lo so. Non me lo ricordo più. È passato tanto tempo da quando respiravo ancora. Non dovresti girare da solo di notte. Fa molto freddo e tu sei ammalato.”
“Come fai a saperlo?” domandò lui, toccandosi il petto.
“I tuoi polmoni… Anche io avevo la tua stessa malattia, sai? Ma tu guarirai, stai sereno. E’ lontano il tempo in cui le tue ossa toccheranno la terra. Ascoltami, ti prego! Ho bisogno d’aiuto, o resterò per sempre intrappolata in questo mondo!”
“Non sei umana, dunque?” chiese lui, spaventato.
“Lo ero. Lo sono ancora, in parte. Non me ne posso andare. Mia madre, sul suo letto di morte, mi ha fatto promettere che mi sarei trovata un bravo marito. Invece ho abbandonato il mio povero corpo senza portare a compimento quel voto. Non posso lasciare questa terra da sola, senza un uomo a cui rivolgere il mio ultimo sospiro.”
“Sei morta, dunque?”
“Sì. Non preoccuparti, è stato facile. Non mi ha fatto male. Sono scivolata dalle braccia del sonno a quelle della morte senza neppure accorgermene. Puoi aiutarmi?”
“Cosa posso fare per te?” chiese il ragazzo, con la voce rotta dalla commozione.
“Puoi trovare qualcuno che mi voglia come sposa? Non ho niente da offrirgli, se non quell’unica lacrima che i miei occhi traslucidi potrebbero ancora piangere per ringraziarlo. Cresce una rosa sulla mia lapide. Guarda alle tue spalle. E’ lì che giace quel poco che resta di me.”
Il ragazzo si voltò e vide la tomba. Era spoglia, di pietra, senza iscrizioni. Solo una rosa rossa e perfetta adornava quella lapide immemore.
“Perché non c’è scritto il tuo nome?” domandò il ragazzo.
“Nessuno sapeva chi fossi. Ero sempre in viaggio, che ci fosse il sole, la pioggia o il vento. Morii la notte in cui giunsi in questo paese. Mi seppellirono senza pianti e senza dolore. Il mio solo conforto fu quel fiore che mi donò la piccola figlia del becchino. È l’unico gesto d’amore che mi ha accompagnato verso la mia nuova esistenza. Ero sola da viva e lo sono anche da morta. Quando ti ho visto mi hai ricordato la luce del giorno che ho perduto per sempre. Sei così bello, con quei capelli biondi come l’oro e gli occhi così chiari. Non oserei chiederlo, ma… mi vorresti come moglie?”
“Sposarti è l’unico modo per renderti libera di lasciare questa terra?”
“Sì, ma solo se mi farai una promessa. Devi promettermi che prenderai quella rosa e che la terrai sempre con te. Non appassirà fino al giorno in cui tu non la getterai via.”
“Devo confessarti che io sono promesso a un’altra donna…” disse il ragazzo.
“Non è importante. Potrai sposare la tua fidanzata, purché tu continui a pensare a me come alla tua prima moglie.”
Il ragazzo tacque per qualche secondo.
“Se solo mi avessi conosciuta in vita, forse mi avresti potuta amare. Sapevo suonare molto bene il violino, sai? La musica era tutto ciò che mi rallegrava. Ballavo e cantavo per tutte le persone che conoscevo durante i miei viaggi. Forse ti avrei scritto una canzone.”
“Voglio aiutarti.” Sussurrò il ragazzo, inginocchiandosi davanti alla rosa.
“Vuoi davvero farlo?” sussurrò la voce, speranzosa.
Il ragazzo colse la rosa e la strinse tra le mani.
“Conserverò per sempre il tuo ricordo, penserò a te come alla mia prima sposa e terrò per sempre con me questa rosa.” Disse il giovane.
Una bella ragazza comparve davanti a lui, proprio sopra la lapide. Indossava una veste candida che in pochi istanti diventò scarlatta e fulgida. La fanciulla lo guardò con i suoi grandi occhi neri e gli sorrise, senza dire una parola. Una lacrima scese lungo la sua guancia. Il giovane uomo, con gli occhi spalancati dalla sorpresa, allungò la mano per toccare quella visione diafana. Per pochi secondi, le loro dita si incrociarono. La sposa posò un bacio evanescente sulle labbra di colui che l’aveva liberata.
“Grazie” sussurrò, scomparendo nel nulla.
Il ragazzo si guardò la mano sinistra. Laddove avrebbe dovuto trovarsi l’anello nuziale, brillava l’ultima lacrima della fanciulla fantasma.