KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 2: La professoressa

Quando suonò la campanella della ricreazione, Eraldo non si alzò nemmeno dal suo posto. Si mise a riordinare gli appunti che aveva preso. Approfittando dell’assenza di Diana, pensai di avvicinarmi e fare due chiacchiere nella speranza di non rendermi troppo ridicola.
Quando mi vide davanti al suo banco, alzò lo sguardo e mi pugnalò con i suoi meravigliosi occhi, facendomi ammollare le gambe. Dovetti fare appello a tutte le mie forze per spiccicare parola sembrando disinvolta.
“Ciao Eraldo, io sono Patrizia” dissi, porgendo la mano.
“Ciao Patricia” disse lui, stringendola. La sua pelle era calda e callosa.
“Spero tu possa trovarti bene in questa classe! Se hai bisogno di qualcosa chiedi pure a me, me la cavo piuttosto bene in parecchie materie!”
“Oh, io sono anche più brava!” disse Diana, comparsa da non so dove.
La maledissi per aver interrotto quel momento e mi bastò lanciare uno sguardo alla faccia di Eraldo per capire di aver perso definitivamente la sua attenzione.
Li lasciai chiacchierare in pace e me ne tornai al mio banco, furente. Non era la prima volta che Diana mi rubava qualunque speranza di fare colpo su un ragazzo. Non ero brutta, ma certo ero a malapena carina di fronte alla sua insolente bellezza. Avrei potuto forse conquistare qualcuno con il mio cervello, ma nessuno si prendeva mai la briga di arrivare fino a quel punto.
Una mano picchiettò sulla mia spalla. Era Domenica. Domenica era nata quasi sorda, ma con l’aiuto dell’apparecchio acustico aveva ricominciato a sentire e imparato a parlare, nonostante a volte non fosse così facile capire cosa stesse dicendo.
“Simpatico, vero?” disse, con un sorriso.
“Non ne ho idea, ma mi piacerebbe saperlo!” le risposi. Per motivi a me sconosciuti, Domenica si era convinta che fossimo amiche e spesso finivo per chiacchierare con lei anche se non ne avevo voglia.
“Vorrei invitarlo per i compiti” disse lei.
Domenica e io eravamo le uniche della classe ad avere voti alti in italiano, mentre i nostri compagni vagavano tra il quattro e il sei e mezzo. La professoressa Fragola era una donna severa e rigorosa, sia nel carattere che nel modo di fare. Si vestiva come una vecchia signora, con lunghe gonne nere e maglioni smorti dai colori indefiniti. Il suo viso struccato non mostrava alcun segno di cura e i suoi capelli biondo chiaro erano trascurati e mal acconciati. I ragazzi la prendevano spesso in giro, chiamandola strega o suora. Fragola non mostrava mai nessun tipo di emozione, tranne quando spiegava. In quei momenti i suoi occhi grigi si illuminavano, la sua bocca spenta si schiudeva come un fiume di poesia pronto a inondare l’aula. Persino i miei compagni più scapestrati non potevano far a meno di fissarla ammutoliti. Danzava da una parola all’altra come una cantante tra le note musicali, eppure in molti non riuscivano a capire tale melodia. Io mi limitavo ad ascoltarla estasiata e lasciavo che le sue parole si facessero strada da sole sul mio quaderno. Quando tornavo a casa e rileggevo gli appunti era come leggere un’opera d’arte.

La ricreazione terminò, e vidi Diana tornare di malavoglia accanto a me mentre Domenica trotterellava felice al suo posto vicino al bell’americano.
“Guarda un po’ qua” borbottò Diana, mostrandomi lo smartphone.
“Ti sei fatta dare il numero?!”
“Certo! Sono abbastanza sicura di aver fatto colpo anche stavolta” disse lei, con un sorriso malizioso.
“Ma perché non ne lasci un po’ anche alle altre?! Tu sei già fidanzata!”
“E tu hai già Enrico, cosa vuoi da Eraldo?”
Enrico era un ragazzo ripetente della classe accanto che si era messo in testa di essere il mio fidanzato. Gli avevo spiegato in mille modi che non mi piaceva, che non volevo aver niente a che fare con lui e che non volevo vederlo nemmeno in foto. Avevo dovuto parlare con la preside e con i suoi genitori per ottenere il diritto di andare a casa a piedi senza che lui mi seguisse.
“Non è il mio ragazzo” ringhiai, arrabbiata. “Lo sai benissimo!”
“Non sono affari miei” rise lei beffarda. “Stasera Eraldo e io ci vedremo in biblioteca per studiare insieme…”studiare”… come no…”
Smisi di ascoltarla e cercai di concentrarmi sulla lezione di filosofia.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 6

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“FRANCESCO!” gridai, disperata, gettandomi su di lui. Cercai di liberarlo dalle corde e dalla benda, presi la sua testa tra le braccia e iniziai a piangere.

“Marta…” sussurrò lui.

“SEI VIVO!”  gridai, abbracciandolo più stretto. Chiamai immediatamente l’ambulanza, che fu lì nel giro di pochissimi minuti insieme alla polizia.

I paramedici fecero allontanare tutti i ragazzi e tentarono di mandare via anche me, ma Francesco protestò. “E’ la mia ragazza!” disse. “E’ lei che vi ha chiamato. Fatela restare per piacere!”

Un infermiere iniziò a tagliare i vestiti di Francesco per poterlo bendare. “O santo cielo…” sussurrò. Sulla schiena di Francesco, l’assassino aveva inciso la sagoma di un uncino. Alla base di essa aveva affondato il suo coltello, ma senza colpire organi vitali.

“L’assassino voleva accoltellarmi di nuovo ma si è fermato. L’ho sentito” disse Francesco. “Per qualche motivo è fuggito. Forse stava arrivando qualcuno”.

“L’hai visto?!” domandai, col cuore in gola.

“No. Mi ha dato una botta in testa e mi ha bendato. Ha fatto tutto mentre ero svenuto. Mi ha svegliato il dolore alla schiena quando mi ha pugnalato.”

“Questo spiega parecchie cose…” sussurrò un poliziotto, che aveva ascoltato tutto.

I paramedici portarono via Francesco. Le lezioni furono sospese per l’ennesima volta, così non mi restò altro da fare che tornarmene a casa. Ero felice, ma terrorizzata. E se l’assassino avesse deciso di riprendere l’opera da dove era rimasto? Stava riscrivendo le fiabe in modo da eliminare ogni lieto fine, ma Capitan Uncino aveva di nuovo avuto la peggio contro Peter Pan. Quella fiaba non era riuscito a riscriverla. Perché? Mi lambiccai il cervello fino a cadere addormentata.

Quando mi svegliai, mi accorsi che era ancora presto, così decisi di andare a trovare Francesco in ospedale.

Presi la bicicletta e mi misi in marcia. “Oh, no…” pensai, vedendo le volanti della polizia parcheggiate davanti all’ingresso dell’edificio. Mollai la bicicletta al primo marciapiede che trovai e corsi a piedi verso l’unica persona che riconobbi: la poliziotta con cui avevo parlato in palestra.

“Che è successo?!” domandai, spaventata. “Un’altra vittima?”

“Ancora tu?!” disse la poliziotta, quando mi vide. “No! Però ci ha provato. L’assassino ha provato di nuovo a  uccidere il tuo ragazzo, ma si è salvato anche stavolta. Ha sette vite come i gatti.”

“Posso vederlo?” chiesi, col cuore in gola.

La poliziotta fece cenno ai suoi colleghi di lasciarmi passare. Trovai Francesco nel suo letto, circondato da agenti. Gli gettai le braccia al collo e mi sciolsi in lacrime.

“Non ti avevo mai vista piangere se non adesso e stamattina!” disse lui, accarezzandomi i capelli. “Allora mi vuoi bene.”

“Sei un deficiente!” dissi, sorridendo tra le lacrime e cercando di darmi un contegno. “Che è successo stavolta?”

“Ho visto l’assassino!” esclamò lui. Era alto, vestito di nero dalla testa ai piedi!”

“Cosa?!” esclamai.

“Sì, te  lo giuro! È entrato qui dentro mentre dormivo, non ho idea di come abbia fatto, e ha cercato di strangolarmi. Ho provato a urlare, ma non ci sono riuscito! Poco prima che perdessi i sensi mi ha lasciato andare ed è scappato! Qualcuno lo ha visto fuggire e hanno temuto che mi avesse fatto fuori, e invece eccomi qui! E nessuno l’ha più visto in giro, pare svanito nel nulla!”

“Hai capito se era un uomo o una donna?”

“Potrei dire che mi sembrava un uomo, ma conciato com’era… mi chiedo perché mi abbia risparmiato di nuovo! Che senso aveva tornare qui e rischiare di farsi scoprire se non aveva intenzione di uccidermi?”

“Non lo so, ma non me ne andrò via da qui finché non verrai dimesso. Non posso stare a casa e vivere con quest’angoscia.”

“Non preoccuparti” mi disse uno degli agenti. “Nemmeno noi abbiamo intenzione di lasciare il tuo ragazzo qui da solo. Vivi pure tranquilla”.

“Non posso restare qui durante la notte?” domandai.

“D’accordo, resta.” Disse una voce di donna.

Solo in quel momento mi accorsi che c’era una piccola donna con i capelli neri striati di grigio seduta vicino a Francesco: sua madre. L’avevo vista un paio di volte fuori da scuola, ma non ci eravamo mai parlato prima di quel momento. Mi scusai per non averla salutata, ma lei mi fermò. “La situazione ti concede di non essere formale. Eri preoccupata per Francesco. Avrei reagito nello stesso modo.”

Mi scusai di nuovo e feci un salto a casa per avvisare i miei genitori dell’accaduto. Provai un po’ di imbarazzo nel dire che avevo un ragazzo. Non avevo mai risposto “sì” alla sua proposta, ma il timore di aver perso Francesco per sempre mi aveva fatto capire che i miei sentimenti erano più forti di quanto pensassi. Riempii lo zaino con quel che avrebbe potuto servirmi durante la notte e mi feci accompagnare in macchina da mio padre fino all’ospedale. Non ricordavo bene dove fosse la camera di Francesco, ma i due agenti piazzati davanti alla sua porta me lo rammentarono subito. Quando entrai, mi accorsi subito che Francesco era da solo. Sua madre se ne era andata. Non si accorse del mio arrivo, stava dormendo. Sicuramente lo avevano messo k.o. con qualche antidolorifico. Sistemai una coperta sulla squallida poltrona vicino al letto, cercando di non far rumore, e mi sedetti. Guardai Francesco dormire per qualche minuto. I suoi occhiali erano stati piegati e riposti sul comodino. Era bello, per una volta, vedere il suo volto per intero, senza le lenti a far da scudo. Mi resi conto di star ridacchiando come una bambina. Cercai di dormire un po’, ma la vicinanza di Francesco mi faceva agitare e me lo impediva. Andai in bagno per sgranchirmi le gambe. Mi sciacquai la faccia con dell’acqua fresca. Quando mi guardai nello specchio, mi parve di vedere un’ombra scura alle mie spalle. Mi guardai un po’ intorno, ma non vidi nessuno.

“Non puoi vedermi” disse una voce di cui non riuscii a identificare il genere.

Mi sentii paralizzata dal terrore.  Mi voltai in fretta: non c’era anima viva.

“Ti ho già detto che non puoi vedermi. Adesso ti metterò a dormire e mi occuperò del tuo amichetto. E’ la seconda volta che non riesco a ucciderlo per colpa tua!”

“Cosa vuoi da lui?” risposi. “Lascialo stare!”

“Peter Pan sta cercando di crescere. Ha una ragazza, ora. Non può più stare nell’isola che non c’è. Devo aiutarlo ad andarsene.”

“Sei completamente pazzo!” gridai, sperando che qualcuno mi sentisse.

“Oh, non sai nemmeno quanto…”

Un agente spalancò le porte del bagno.

“Perché gridi? Tutto bene?” chiese.

“No! C’è l’assassino! Qui da qualche parte, mi ha parlato, ma non sono riuscita a vederlo!”

Il poliziotto estrasse la pistola dalla fondina e iniziò a esaminare ogni angolo del gabinetto.

“Tornatene in camera” disse l’uomo. Se è qui, non mi scapperà.

Corsi verso la stanza di Francesco. Tutto quel trambusto non l’aveva svegliato. Presi la sua mano destra, libera dalle flebo, e la strinsi piano. “Non permetterò che quell’individuo si avvicini a te!” promisi.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 5

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Avrei potuto respingere quel bacio, ma non lo feci. Date le circostanze, Francesco aveva ragione: ormai eravamo tutti appesi al flebile filo della pazzia del killer delle fiabe. Se mi era concesso innamorarmi prima di morire, avrei potuto riuscirci solo con lui.
“Vuoi essere la mia ragazza?” domandò lui. “Mi aspettavo un ceffone, ma visto che non me lo hai dato devo dedurre che forse un po’ ti piaccio?”
“In realtà… in realtà sì” borbottai, senza guardarlo in faccia. “Solo che non pensavo assolutamente di interessarti! Cioè, guardami… sono un maschiaccio, sono riservata, per niente socievole, cosa mai posso offrire a un ragazzo come te?”
“Ma sei tu. Mi piaci perché sei così” ripose lui, strappandomi un sorriso e facendomi inaspettatamente arrossire.
Per un attimo riuscii a dimenticarmi di Alice, della Bella e la Bestia, del caos in cui eravamo precipitati. Mi sentii solo una ragazza emozionata che per la prima volta scopriva di piacere a un ragazzo.

Quando tornai a casa, passai davanti alla casa di Alice. Suonai il campanello. Con enorme sollievo, finalmente qualcuno mi rispose.
“Chi è?” disse una voce femminile, dall’altra parte del citofono.
“Alice?! Sono Marta!” risposi.
“Marta! Perdonami se non ti ho risposto in questi giorni, io e i miei genitori siamo tutti a letto con un brutto virus intestinale! Ho avuto la febbre fino a stanotte e non mi è proprio passato per la testa di rispondere a nessuno! Ti farei salire, ma potrei essere contagiosa!”
“Va bene, l’importante è saperlo… Rimettiti in forze! Ora vado a casa!”
“Aspetta!” disse Alice. “La polizia è stata qui. So cosa è accaduto oggi e so anche che avevano paura che fossi stata io, ma il medico ha confermato che io fossi malata…”
“Stai bene? Ne vuoi parlare?”
“C’è poco da dire… non ho il cuore a pezzi, stai tranquilla. Conoscevo Adamo da poco, me ne farò una ragione. Vai a casa, comincia a farsi tardi! Ci sentiamo!”
Alice riagganciò.
L’aveva presa fin troppo bene. Forse stava solo cercando di reprimere le sue emozioni, ma ci avrei pensato in un altro momento. La cosa più importante era che lei fosse viva.

La preside del liceo artistico decise di non chiudere la scuola. La classe di Adamo e quella dell’altra ragazza erano deserte. Francesco, seduto alle mie spalle, ogni tanto mi dava dei colpetti sotto la sedia per farsi notare. Non avevo ancora risposto alla sua proposta di mettersi insieme e ci teneva a ricordarmelo.
Qualche minuto prima che suonasse l’intervallo, uscii per procurarmi qualcosa da mangiare. Quando tornai in classe, vidi che Francesco non c’era.
Chiesi a Marcella e mi disse che era uscito anche lui subito dopo di me.
“Eppure non l’ho visto!” pensai, sgomenta. Un terribile sospetto si impadronì del mio cervello. Corsi per i corridoi, sperando di trovarlo, facendomi strada tra la gente. D’improvviso sentii un ragazzo gridare.
Corsi nella sua direzione. Un gruppo di persone mi impediva di vedere. Vidi molti distogliere gli occhi e altri chiamare i propri insegnanti. Mi feci strada. Francesco era sdraiato a terra, in una pozza di sangue. Qualcuno lo aveva bendato, gli aveva bloccato la bocca con una corda, gli aveva legato le mani dietro la schiena e gli aveva messo in testa un cappello verde con la piuma. Peter Pan catturato dai pirati. Proprio come aveva detto lui il giorno prima.

Lettera alla Chiara di 9 anni fa

Cara Chiara,
è la Chiara del futuro che ti parla. Nel tempo dal quale provengo io, hai appena festeggiato il nono anniversario di fidanzamento con Luca. So che al momento sei euforica e non vedi l’ora che lui torni a trovarti, ma prima lascia che ti spieghi un paio di cose. Sfortunatamente, pochi mesi fa, ti sei innamorata del film “La Bella e la Bestia”, che curiosamente è al cinema proprio in questo periodo con Hermione Granger nei panni di Belle. Ecco, nella vita reale la bestia non diventa mai uomo. MAI. Di seguito troverai una piccola lista di pro e contro della vita di fidanzata. Leggili con attenzione.Ci vediamo tra nove anni.

N.B.: Leggi da sinistra verso destra.

I LATI POSITIVI DI FIDANZARSI I LATI NEGATIVI DI FIDANZARSI
C’è sempre qualcuno con cui parlare, di qualunque cosa! Parlare, parlare, parlare, parlare… ma quanto cavolo parla Luca?!
E’ bello avere qualcuno con cui condividere le proprie passioni. Attenta a come usi gli analogici del joypad. Non importa se è la prima volta che giochi o quasi, se non li sai usare lui ti insulterà.
Lui ci sarà a qualunque ora del giorno e della notte per te! Preparati ad andare a letto tardi, ma così tardi che l’alba diventerà la fine della tua giornata, non l’inizio.
Ti farà conoscere un sacco di cose di cui non eri a conoscenza! Videogiochi, film, serie televisive, cartoni animati… E ovviamente anche tu gli farai conoscere quel che piace a te! Tu ti dovrai fare la maratona di Star Wars e giocherai a Dungeons & Dragons, ma non pensare che lui oserà mai leggere Il piccolo Principe.
Ci sarà sempre un regalo speciale ad aspettarti per Natale o per il tuo compleanno! Vedrai come diventerà difficile trovare sempre qualcosa da regalargli!
Avrai qualcuno che ti preparerà il pranzo mentre sei ancora a letto… …ma te lo rinfaccerà almeno una volta al giorno
Avrai qualcuno che ti preparerà la camomilla quando hai mal di pancia…. … ma dovrai comunque spazzare, riordinare e fare il bucato perché a lui non può fregar di meno.
Aprirete un canale Youtube insieme in cui giocare a Minecraft e ad altri giochi! Non tentare di dargli suggerimenti, è fiato sprecato. Registrerete sempre e solo quello che dice lui.
Potrai visitare la sua città e vedere un sacco di cose belle. I suoi genitori ti odieranno a morte e rimpiangerai la tua terra fino alle lacrime.
All’inizio vi vedrete poco, ma quel poco tempo insieme sarà speciale! Vero. Però poi soffrirete per settimane senza potere stare insieme.
Resistete, che poi andrete a vivere insieme! Vero. Però preparatevi a litigare a qualunque ora del giorno e della notte, su qualunque argomento, con qualunque pretesto.
Ci sarà sempre qualcuno che porterà per te i pacchi pesanti e che porterà fuori la spazzatura. Portar fuori la spazzatura? Una volta al mese, forse!

Forse ti ho spaventato, ma non c’è ragione di preoccuparsi; hai presente quella sensazione che hai provato quando hai rivisto Luca dopo più di sei mesi di lontananza, quella sensazione di euforia e quella certezza che lui fosse quello giusto? Dopo tutti questi anni, quella certezza ce l’avrai ancora.

KIRIA scrittrice è tornata con un racconto breve: “La rosa sulla lapide”

Ho letto di recente delle cose che mi hanno colpito molto. Uno dei film che mi ha più commosso tra quelli che ho visto è senza dubbio “La sposa cadavere” di Tim Burton, in cui viene raccontato l’intreccio matrimoniale tra un vivo e una morta. Ho scoperto che in realtà in Asia vengono effettivamente praticati dei matrimoni tra vivi e morti, o anche tra morti. In Cina, quando un ragazzo muore celibe, la famiglia si sente in dovere di trovare una ragazza morta con cui seppellirlo, mentre a Taiwan le ragazze nubili morte vengono date in spose a chi sarà abbastanza misericordioso da accettare il matrimonio con un cadavere. Gli uomini sposati a queste donne saranno comunque liberi di risposarsi, ma dovranno per sempre considerare le defunte come le loro prime mogli. Questa cosa mi si sta rigirando in testa da qualche giorno. C’è qualcosa di tragico ma estremamente romantico in tutto questo, è l’ennesima unione dell’Amore con la Morte, di Eros e Thanatos… Insomma, tra un pensiero e l’altro ho scritto questo racconto. Non è niente di che, ma mi andava di scriverlo. Spero vi piaccia!

La rosa sulla lapide

“Chi sei?” sussurrò una voce femminile.
“Chi sei tu, piuttosto! Io credevo di essere da solo!” rispose un ragazzo in un vicolo, nei pressi di un cimitero.
“Dovresti chiedermi chi ero, non chi sono.” rispose la voce.
“Chi eri?” domandò lui.
“Non lo so. Non me lo ricordo più. È passato tanto tempo da quando respiravo ancora. Non dovresti girare da solo di notte. Fa molto freddo e tu sei ammalato.”
“Come fai a saperlo?” domandò lui, toccandosi il petto.
“I tuoi polmoni… Anche io avevo la tua stessa malattia, sai? Ma tu guarirai, stai sereno. E’ lontano il tempo in cui le tue ossa toccheranno la terra. Ascoltami, ti prego! Ho bisogno d’aiuto, o resterò per sempre intrappolata in questo mondo!”
“Non sei umana, dunque?” chiese lui, spaventato.
“Lo ero. Lo sono ancora, in parte. Non me ne posso andare. Mia madre, sul suo letto di morte, mi ha fatto promettere che mi sarei trovata un bravo marito. Invece ho abbandonato il mio povero corpo senza portare a compimento quel voto. Non posso lasciare questa terra da sola, senza un uomo a cui rivolgere il mio ultimo sospiro.”
“Sei morta, dunque?”
“Sì. Non preoccuparti, è stato facile. Non mi ha fatto male. Sono scivolata dalle braccia del sonno a quelle della morte senza neppure accorgermene. Puoi aiutarmi?”
“Cosa posso fare per te?” chiese il ragazzo, con la voce rotta dalla commozione.
“Puoi trovare qualcuno che mi voglia come sposa? Non ho niente da offrirgli, se non quell’unica lacrima che i miei occhi traslucidi potrebbero ancora piangere per ringraziarlo. Cresce una rosa sulla mia lapide. Guarda alle tue spalle. E’ lì che giace quel poco che resta di me.”
Il ragazzo si voltò e vide la tomba. Era spoglia, di pietra, senza iscrizioni. Solo una rosa rossa e perfetta adornava quella lapide immemore.
“Perché non c’è scritto il tuo nome?” domandò il ragazzo.
“Nessuno sapeva chi fossi. Ero sempre in viaggio, che ci fosse il sole, la pioggia o il vento. Morii la notte in cui giunsi in questo paese. Mi seppellirono senza pianti e senza dolore. Il mio solo conforto fu quel fiore che mi donò la piccola figlia del becchino. È l’unico gesto d’amore che mi ha accompagnato verso la mia nuova esistenza. Ero sola da viva e lo sono anche da morta. Quando ti ho visto mi hai ricordato la luce del giorno che ho perduto per sempre. Sei così bello, con quei capelli biondi come l’oro e gli occhi così chiari. Non oserei chiederlo, ma… mi vorresti come moglie?”
“Sposarti è l’unico modo per renderti libera di lasciare questa terra?”
“Sì, ma solo se mi farai una promessa. Devi promettermi che prenderai quella rosa e che la terrai sempre con te. Non appassirà fino al giorno in cui tu non la getterai via.”
“Devo confessarti che io sono promesso a un’altra donna…” disse il ragazzo.
“Non è importante. Potrai sposare la tua fidanzata, purché tu continui a pensare a me come alla tua prima moglie.”
Il ragazzo tacque per qualche secondo.
“Se solo mi avessi conosciuta in vita, forse mi avresti potuta amare. Sapevo suonare molto bene il violino, sai? La musica era tutto ciò che mi rallegrava. Ballavo e cantavo per tutte le persone che conoscevo durante i miei viaggi. Forse ti avrei scritto una canzone.”
“Voglio aiutarti.” Sussurrò il ragazzo, inginocchiandosi davanti alla rosa.
“Vuoi davvero farlo?” sussurrò la voce, speranzosa.
Il ragazzo colse la rosa e la strinse tra le mani.
“Conserverò per sempre il tuo ricordo, penserò a te come alla mia prima sposa e terrò per sempre con me questa rosa.” Disse il giovane.
Una bella ragazza comparve davanti a lui, proprio sopra la lapide. Indossava una veste candida che in pochi istanti diventò scarlatta e fulgida. La fanciulla lo guardò con i suoi grandi occhi neri e gli sorrise, senza dire una parola. Una lacrima scese lungo la sua guancia. Il giovane uomo, con gli occhi spalancati dalla sorpresa, allungò la mano per toccare quella visione diafana. Per pochi secondi, le loro dita si incrociarono. La sposa posò un bacio evanescente sulle labbra di colui che l’aveva liberata.
“Grazie” sussurrò, scomparendo nel nulla.
Il ragazzo si guardò la mano sinistra. Laddove avrebbe dovuto trovarsi l’anello nuziale, brillava l’ultima lacrima della fanciulla fantasma.

“SONO UNA RAGAZZA, E AMO UNA RAGAZZA!”

KIRIA pensante scrive: quando ho compiuto gli anni, una ragazza mi ha scritto qualcosa tipo “Meno male che mia sorella sta usando il cellulare della sua ragazza, così io ho potuto prendere il suo e farti gli auguri!”.
Un ragazzino le ha risposto: “Ma come? Una ragazza può avere una relazione con un’altra ragazza?”.
Risposta: SI’! Una ragazza può avere una relazione con una ragazza, con un ragazzo, con un transessuale, con una transessuale, con chiunque abbia catturato il suo cuore e la sua attenzione. E ovviamente, lo stesso vale per un ragazzo.
Durante le live di Twitch, alcuni di voi ci hanno tenuto a chiederci esplicitamente cosa pensiamo dell’amore omosessuale.
Onestamente, trovo sciocco parlare di amore omosessuale o eterosessuale. L’amore è amore, punto è basta. Se due persone sono felici tra di loro, a chi importa che cromosomi hanno? A me no di sicuro. Eppure viviamo ancora in un mondo in cui gli adulti cercando di difendere i bambini dall’esistenza di certe realtà, come se fossero pericolose, come se facessero paura. Molti genitori ancora non riescono a tollerare le preferenze sessuali dei figli, che talvolta scoprono di essere attratti dall’uno o dall’altro sesso (o da entrambi) fin dalla più tenera età.
Vivere nell’ombra, però, vuol dire non vivere davvero per quello che si è. Trovo ridicolo che nel ventunesimo secolo ancora si debba discutere di parità di diritti tra uomo e donna, tra bianco e nero, tra etero e gay.
Non mi addentrerò nei meandri politici o religiosi, ma vorrei dare un consiglio a tutti coloro che sanno, dal profondo del cuore, di amare qualcuno che forse la società non approverebbe. Amare, volere bene, affezionarsi, provare attrazione, non sono colpe. Essere gay, lesbica, bisessuale o trans, non è una colpa. E’ come incolpare qualcuno perché ha i riccioli, o le lentiggini, o gli occhiali. Non ha senso.
Io ho capito che mi piacevano i ragazzi fin da quando avevo tre o quattro anni. E se mi fossero piaciute le ragazze, oltre ai ragazzi? E se mi fossero piaciute solo le ragazze? Non sarei stata comunque la stessa? Non sarei stata comunque la rompiscatole ironica e riflessiva che tutti voi conoscete? Non avrei comunque amato i libri e il disegno?
Lasciate perdere le etichette, innamoratevi di chi volete.
Il mondo è forse più duro per chi esce dalla maggioranza, è vero: è più duro per i mancini, per i celiaci, per i diabetici, per i balbuzienti, per i disabili, per i vegani, per i transessuali e per i gay. Eppure, ognuno ha diritto lo stesso ad essere felice come vuole, e nessuna convenzione sociale deve o può impedirglielo.

SCHOOL LIFE: Quando il cuore batte per il compagno/a di classe

KIRIA consigliera scrive: le frecce di Cupido non vi risparmieranno neppure quando sarete chiusi in classe, anzi, sarà molto facile che vi innamoriate o vi prendiate una cotta per un compagno di classe o di scuola. Come sapere se ricambia i vostri sentimenti? Ci penso io!
Premessa: prima di andare all’attacco, assicuratevi che quella persona sia al corrente della vostra esistenza. Niente “Please notice me Senpai”. Prima di “provarci” con qualcuno, almeno assicuratevi di averci parlato. Sembra un consiglio scontato, ma non lo è: un mio compagno di classe, chiamiamolo S.P.L., decise di avvicinare una ragazza di un’altra classe, con cui non aveva mai avuto nulla a che fare, dicendole qualcosa tipo “E’ un mese che ti osservo…”.
Immaginatevi gli scenari horror che sono passati nella testa di quella disgraziata. Volete fare colpo? Non fate come S.P.L.!

Allora, partiamo dal presupposto che la persona che vi piace SAPPIA che esistete e che siate in grado di conversare.

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“Notice me Senpai” è una specie di meme che si usa per indicare una persona infatuata di un compagno di scuola più grande (chiamato “Senpai”, in Giappone). Spesso, tale persona vive con la speranza che, prima o poi, Senpai si accorga della sua esistenza e ricambi i suoi sentimenti.

PRIMO PASSO: Come farla/o innamorare
Il modo migliore per far innamorare qualcuno di sé è trascorrere molto tempo in sua compagnia. Invitate il vostro bello a casa per fare i compiti, proponetegli di andare a vedere l’ultimo film del suo genere preferito. Se vi dirà sempre di no, cambiate ragazzo/a. Non ha senso perdere tempo con chi non vi vuole. Sapere come si dice dalle mie parti? Amare senza essere amato è come pulirsi il didietro senza aver… ci siamo capiti.
Se invece vi dirà di sì, siate gentili, affettuosi e ogni tanto fate qualche complimento sincero. Non esagerate, sennò sembrerete solo inquietanti. Se volete far colpo su una ragazza, non dimenticavi la buona vecchia cavalleria: apritele la porta, offritele un caffè o un gelato. Le donna impazziscono per la cavalleria (ma occhio alle approfittatici). Se invece il vostro bello è un ragazzo, ridete alle sue battute, ma solo se vi fanno ridere per davvero!

SECONDO PASSO: Come capire se è innamorato
Se avete seguito alla lettera i miei consigli e siete dotati di un certo fascino, la vittima dovrebbe ormai essere cotta a puntino. Vi scrive ogni giorno? Vi saluta con un bacetto sulla guancia? Ogni tanto arrossisce in volta presenza e ridacchia inspiegabilmente? Vi racconta le sue vicende personali? Avete fatto centro! Se però sentirete qualcosa tipo “Magari tutti i ragazzi/e fossero dolci come te”, oppure “Spero che resteremo amici per sempre”, allora significa che siete finiti in quella melma puzzolente detta FRIENDZONE. Si narra che sia molto difficile uscirne, ma forse avete ancora qualche misera speranza. Pensate a Ron e Hermione!

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Uscire dalla Frienzone? Si può, ma è dura!

TERZO PASSO: Mi dichiaro!
Quando avrete accertato di essere ricambiati (e quando sarete pronti ad accettare un eventuale rifiuto) bando alla timidezza e via alle dichiarazioni! La cosa migliore sarebbe dirlo a voce, niente SMS, Whatsapp, Facebook o diavolerie. Anche la lettera d’amore in stile anime può essere romantica, ma se finisse nelle mani sbagliate sarebbe drammatico. Verba volant, scripta manent, quindi PARLATE. Fatelo in privato, non deve sentirvi nessuno: se sarete ricambiati e inizierete una relazione con un compagno/a di classe, gli altri compagni potrebbero diventare particolarmente rompiscatole, quindi per qualche tempo vi conviene mantenere il segreto. Quando vi sentirete pronti, sarete liberi di volervi bene davanti a tutti!
Se invece la persona in questione vi dirà di no, potrete decidere se restare amici o chiudere definitivamente. Personalmente, vi consiglio di restare amici: non ha senso perdere un’amicizia a causa di una cotta non ricambiata!

P.S.: Avete presente tutte quelle scene romantiche degli anime tipo “Temi d’amore tra i banchi di scuola”? SCORDATEVELE. Sono tutte bubbole!

La vera storia delle principesse Disney: RAPERONZOLO

I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia di RAPERONZOLO. Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: RAPERONZOLO

La vera storia delle principesse Disney: BIANCANEVE


KIRIA Pensante scrive: I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Che cosa si nasconde davvero dietro le fiabe? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia di Biancaneve. Sicuramente è meno romantica, anche se i personaggi fondamentali ci sono tutti. A proposito: scordatevi il bacio del vero amore, la fiaba dei fratelli Grimm è ben più prosaica… Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: BIANCANEVE