KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 11

[ATTENZIONE: IL SEGUENTE CAPITOLO CONTIENE ESPRESSIONI VIOLENTE CHE POTREBBERO URTARE I LETTORI PIU’ SENSIBILI.]
Con le sue ultime forze, Marta sfiorò la guancia di Francesco, sorrise e poi spirò tra le tue braccia.
“Marta!” disse lui, tra le lacrime. “Non ti ho nemmeno detto che ti amo…”
“Stai tranquillo, ormai lo aveva capito da sola.”
Francesco si voltò, spaventato. Una ragazza minuta con dei lunghi capelli castani lo stava fissando con i suoi occhi verdi.
“E tu che cosa… chi… chi sei? Come sei entrata?!” esclamò Francesco.
La ragazza non gli prestò minimamente attenzione. Lo spintonò via con una forza di disumana, poi si avventò verso il corpo di Marta e iniziò a scrollarlo con cattiveria.
“Ma che stai facendo?! Lasciala andare!” disse Francesco cercando di rimettersi in piedi.
“SILENZIO!” gridò la ragazza, spingendolo contro il muro con il solo suono della sua voce. “Svegliati, brutta sgualdrina” aggiunse, rivolta a Marta. “Lo so benissimo che sei viva, apri gli occhi!”
Marta sorrise in modo beffardo e alla fine si decise a fare quanto gli era stato chiesto.
“Marta, ma sei viva!” gridò Francesco emozionato. Una folata di vento sovrannaturale lo sbatté contro il muro con tanta forza da fargli prendere i sensi.
“Non mi piace vederti maltrattare il mio ragazzo” sussurrò Marta digrignando i denti.
“E a me non piace sapere che entri nel mio mondo per ammazzare la gente!”
“Che cosa pensi di fare?” disse maliziosa. “Non puoi fermarmi, lo sai benissimo che io continuerò a rigenerarmi all’infinito!”
La stanza intorno a loro iniziò a cambiare. Francesco iniziò a svanire, così come i macabri trofei delle uccisioni di Marta.
“Che sta succedendo?!” domandò Chiara, sorpresa.
“Tra pochi minuti la storia si riavvolgerà su se stessa e potrò ricominciare a mietere vittime!” spiegò Marta, ridendo.
“Non così in fretta…” disse Chiara.
Nel giro di un istante, tutti i fantasmi delle vittime di Marta si riunirono intorno alla loro carnefice, ancora vestiti dei loro abiti di morte.
Il principe azzurrò gettò Marta a terra, le salì sopra e le bloccò le gambe e le braccia. Biancaneve si gettò su di lei e iniziò a morderle il viso, sempre più forte, fino a staccare un pezzo della guancia.
“Bianca come neve, rossa come il sangue…” sussurrò la ragazza, leccandosi le labbra. Marta gridava di dolore e di paura.
Chiara assistette alla scena impassibile.
Cenerentola afferrò la sua scarpetta col tacco, abbassò i pantaloni di Marta fino a lasciare scoperte le cosce e infilzò il tacco con forza nel muscolo fino a lacerarlo. Il sangue sgorgava copioso dall’arteria femoraria, inondando le mani di Cenerentola. “Come farai ad andare al ballo, conciata così?” disse, ridendo istericamente. Marta era quasi in stato di shock, ma uno schiaffo tirato da Bestia la fece risvegliare.
“Chi è davvero una bestia tra me e te?” ringhiò lui.
La Bella strappò la maglia di Marta, l’afferrò per il collo e strinse forte le mani intorno alla sua gola, facendola quasi soffocare. Poco prima che svenisse, Bestia le tirò un pugno in faccia che le spezzò il setto nasale. La Bella aveva tra le mani la rosa senza petali con cui era stata abbandonata tra le braccia della morte. Con tutta la forza che aveva, conficcò lo stelo nella spalla di Marta.
Raperonzolo e Alice si fecero avanti per ultime. Avevano l’aria delusa ma glaciale. Alice stringeva tra le dita il pugnale con cui Marta si era uccisa pochi minuti prima. Appoggiò la punta del coltello sulla gola martoriata di Marta e affondò la lama quanto bastava per tingerla di rosso. Lentamente iniziò a muovere la punta come se fosse un pennello intriso di vernice scarlatta, finché il petto e quel che restava del volto di Marta non divennero un’unica tela rossa.
“Eramo amiche…” sussurrò. “E sai dove andrò a toccarti adesso con la lama? Importa poco, purché tu soffra!”
Alice piantò il coltello ai lati della bocca di Marta, aprendo la carne a formare un inquietante sorriso.
“Adesso sembri proprio lo Stregatto!” disse ridendo.
Raperonzolo, con il lunghi capelli sciolti davanti al viso, fissò Marta agonizzante al suolo, si inginocchiò davanti a lei e iniziò a sussurrare nel suo orecchio.
“Lo sai cosa successe all’uomo innamorato di Raperonzolo quando precipitò dalla torre? Perse entrambi gli occhi cadendo su un cespuglio di rovi, ed è quello che capiterà a te!”
Raperonzolo affondò le unghie affilate nelle orbite di Marta.

Marta aprì gli occhi di scatto, col fiato mozzo. Guardò l’orologio, rassegnata. Erano le sei e mezza di mattina. Si alzò di malavoglia e andò in cucina a preparare del caffè per tenersi sveglia. Aveva trascorso la notte in bianco, immersa in un sogno a occhi aperti di cui ricordava fin troppo bene i particolari…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 10

Fu così, nello scantinato sotto la mia camera da letto, tra le labbra e le lacrime di Francesco, che dissi addio ai miei peccati e chiesi perdono alle mie vittime. I miei occhi iniziarono a chiudersi, le mie mani lasciarono andare il pugnale. Non sentivo più niente: solo il sale che mi bagnava la bocca. Scivolai da sola verso il buio, come la strega che viene arsa sul rogo, come Capitan Uncino tra le fauci del coccodrillo, come il cattivo di ogni fiaba…

Chiara digitò sulla tastiera l’ultimo puntino di sospensione.
“E’ perfetto” pensò, con un sorriso. “Nessuno si sarebbe mai aspettato di avere avuto l’assassino sotto gli occhi fin dall’inizio!”
Per qualche istante rimase ferma a fissare lo schermo, rileggendo le ultime pagine del suo racconto. Una volta che ebbe eliminato gli ultimi refusi ed ebbe indentato bene il testo, decise di stampare i nove capitoli. Gettò un’occhiata all’orologio in basso a destra sul desktop e notò che erano quasi le quattro del mattino. Si avvicinò alla finestra per abbassare la saracinesca e notò che nel cielo splendeva una meravigliosa luna piena.
“Ciao” sussurrò una voce, alle sue spalle. Chiara si voltò, credendo che fosse entrato un ladro in casa.
“Che ti succede, hai paura di me? Eppure sei tu ad avermi creata!”
Una ragazza alta con i capelli corti era in piedi a pochi passi da Chiara. Indossava una maglietta con una grossa macchia di sangue all’altezza dello stomaco.
“Sono io, Marta. L’assassina delle fiabe. Non guardarmi così, mi conosci benissimo!” disse la spettrale figura.
“No… non è possibile…” disse Chiara, incredula, tentando di uscire dalla porta della sala.
“Stai tranquilla, non ho intenzione di farti del male” disse Marta con un ghigno, afferrando Chiara per le spalle. “Mi hai dato una vita breve, una morte orribile e una schizofrenia incurabile, ma almeno mi hai resa forte e mi hai fatto provare dei sentimenti di amore e di amicizia. In fin dei conti ti vorrei ringraziare. Pare che una parte di me odi le storie a lieto fine, e di certo la mia storia non ne ha uno, quindi tutto sommato mi piace quello che hai scritto.”
“Cosa vuoi da me?” domandò Chiara, cercando di liberarsi dalle due gelide mani che la stringevano.
“Niente, volevo solo farti sapere che esisto e che la mia storia non è finita…”
“Tu sei morta, la tua storia è finita eccome!” rispose Chiara, pentendosi immediatamente della sua audacia.
“Vero, vero… però vedi, un personaggio immaginario, come me, non può mai morire del tutto, neppure se lo uccide il suo creatore. Ogni libro, fiaba, racconto o novella può essere riletta da capo, perciò i personaggi morti possono rigenerarsi ogni volta che qualcuno ricomincia a leggere. Hai pubblicato la mia storia sul Web, non è vero? L’hanno letta parecchie persone. Sono loro ad avermi dato la forza di uscire dalle tue pagine e di entrare in questo mondo. Un modo per uccidermi esiste, in effetti. Dovresti uccidere tutti coloro che hanno letto “L’assassino delle fiabe”, ma non credo che lo farai. Oppure potresti… “
Marta si zittì di colpo, si guardò rapidamente intorno e guardò Chiara fissa negli occhi.
“Adesso scusami, ma ho un paio di faccende da sbrigare. Devo ritrovare Francesco e devo continuare a uccidere.”
Chiara aprì bocca per ribattere, ma Marta la spinse contro il muro, facendole battere una testata abbastanza forte da farle perdere i sensi.
“Ci vediamo, creatrice…” sussurrò Marta ridendo, mentre svaniva nel nulla.

Verso le quattro e mezza del mattino, Chiara aprì gli occhi. Era seduta davanti al suo portatile, con la testa fra le braccia.
“Deve essermi venuto un colpo di sonno” pensò. “Meglio che vada a dormire adesso.”
Chiara si sentiva frastornata. Ricordava di avere sognato qualcosa o qualcuno proveniente dal suo racconto, ma non riusciva proprio a ricordarsi che cosa.

Il giorno seguente, Chiara cercò i fogli sui quali aveva stampato “L’assassino delle fiabe”, ma non li trovò da nessuna parte.
“Pazienza” pensò. “Si vede che facevano parte del sogno anche quelli!”
Accese il computer per controllare la posta elettronica. Per caso si imbatté nel sito di un noto quotidiano. La sua attenzione venne attratta da una notizia di cronaca nera.

“DICIOTTENNE TROVATA MORTA SULLE SCALE DELLA SCUOLA
Angelica C., studentessa di quinta liceo, è stata trovata morta sulle scale antincendio del liceo classico Andrea d’Oria alle otto del mattino del 19 settembre. La causa della morte è il soffocamento provocato da un pezzo di mela ritrovato nella gola della giovane. Non sono ancora confermate le voci che ipotizzano un omicidio doloso premeditato. Il corpo della ragazza è stato trovato circondato da fiori bianchi e truccato con cerone bianco e rossetto rosso, in un macabro tentativo di evocare la morte di Biancaneve. Il cadavere stringeva tra le mani un foglio con su scritte le parole “Grazie, Chiara”…”

Chiara scorse la notizia fino in fondo, scordandosi di respirare.
“Non è possibile” pensò. “Deve essere un pazzo che ha letto la mia storia e adesso sta simulando gli omicidi che ho scritto…”
“Ovviamente no, mia cara!” disse una voce femminile.
Chiara si voltò. Marta era in piedi, davanti a lei. Stringeva una mela morsicata nella mano destra e un fiore nella sinistra.
“Non ha sofferto, stai tranquilla…” sussurrò Marta, avvicinandosi a Chiara. “Era così bella, con quei capelli neri e quegli occhi color del mare… Non potevo lasciare che il tempo distruggesse il suo volto. La morte adesso avrà una sposa bellissima! La morte è l’unico principe che verrà mai a salvare le principesse in pericolo!”
“Io non ti ho creata in questo modo! Io ti ho creata buona!” disse Chiara con disprezzo.
“E’ vero… ma vedi, tu hai lasciato che la mia parte buona si suicidasse per distruggere quella cattiva, che invece, come puoi vedere, non è affatto morta…”
“Ti fermerò, in un modo o nell’altro ti fermerò!” gridò Chiara.
“Non sai come fare! E non lo saprai mai! Addio creatrice, devo accompagnare Cenerentola al ballo! Il suo principe la sta aspettando per morire insieme a lei!”
Chiara cercò di afferrare le mani evanescenti di Marta, ma tutto quello che le rimase tra le mani furono una mela rossa e un fiore bianco.
Chiara rimase in piedi, immobile, fissando il fiore e la mela. Era in preda alla rabbia e alla disperazione, ma riuscì a non perdersi d’animo. Rifletté a lungo, e alla fine un’idea la colse di sorpresa come un fulmine a ciel sereno.
“Non posso distruggere la storia di Marta, ormai è già stata divulgata… Però posso continuarla! Non conosco le regole per distruggere il suo gioco, ma… se riscrivessi le regole io stessa, allora forse…”
Chiara aprì il documento Word “L’assassino delle fiabe” e iniziò a scrivere.

KIRIA racconta: “Benvenuti nella fabbrica delle fiabe!” – Parte 1

Mi presento: sono la direttrice, fondatrice e proprietaria della Fabbrica delle fiabe. Forse non mi conoscete, ma di certo avrete potuto apprezzare il lavoro della mia azienda. Vi ricordate di tutte le storie che vi raccontavano da bambini? Avete presente Biancaneve, Cenerentola, la Bella e la Bestia…? Ci sono io, dietro alle loro storie. Ho trascorso la mia esistenza creando fiabe meravigliose che potessero piacere e far sognare a ogni età. Il mio è il lavoro più bello del mondo e non smetterei di farlo per nessun motivo.
Vi svelerò un segreto: tutti i personaggi che più avete amato non esistono solo nelle pagine dei libri di fiabe: esistono davvero! Vivono qui, nella Fabbrica, insieme a me e tutti i miei dipendenti, e molti di loro non somigliano affatto al personaggio che interpretano.
Ad esempio, parliamo della matrigna di Biancaneve. Povera donna, non è affatto cattiva come dice la storia, anzi! Non è nemmeno la matrigna di Biancaneve, a dir la verità, ma è proprio sua madre. Sapete, “Biancaneve” è una delle prime fiabe che abbiamo mai creato e spendemmo una fortuna per scritturare i sette nani, così dovemmo fare economia con i personaggi femminili e assumemmo la madre di Biancaneve per interpretare anche la parte della matrigna. Bastò un po’ di matita nera sulle sopracciglia e un rossetto rosso fuoco per cambiarle i connotati e l’illusione divenne credibile. Fu difficile convincerla a offrire la mela avvelenata alla figlia. Dovetti assicurarle personalmente che sarebbe bastato un bacio del principe azzurro per svegliarla, ma non ci fu niente da fare. Non voleva saperne di recitare quella parte.
“Non possiamo fare soltanto finta che Biancaneve mangi la mela?” mi chiese la donna.
“No, non possiamo! I lettori se ne accorgerebbero subito!” protestai.
Alla fine fu Biancaneve stessa a persuadere la madre che sarebbe andato tutto bene. Il principe azzurro era un bellissimo ragazzo e Biancaneve non vedeva l’ora di recitare insieme a lui. Ricordo che i due si frequentarono per un po’ fuori dal set, ma il loro non fu un amore da favola. Biancaneve era gelosa di tutte le principesse che il principe doveva quotidianamente salvare, così alla fine i due si salutarono e vissero per sempre separati e contenti. A proposito, anche la storia del principe azzurro è parecchio interessante.
Lui non era nato per fare il personaggio delle fiabe, come tutti gli altri, lui era un ragazzo normale. Aveva appena finito l’università quando lo vidi la prima volta. Era vestito come un comune mortale, con una brutta felpa e dei jeans scuciti, ma era bello da togliere il fiato, proprio come avrebbe dovuto essere un principe azzurro delle fiabe. Gli proposi un provino e lui accettò volentieri, essendo disoccupato. Era perfetto per quel ruolo: era biondo, alto, bello, coraggioso, nobile e sempre pronto all’azione. Quando giunse il momento di firmare il contratto, storse un po’ la bocca davanti alla clausola riguardo il doversi vestire sempre di azzurro.
A parte la questione cromatica, ricordo che all’inizio il principe era contento del suo nuovo lavoro. Tutti lo amavano e si toglievano il capello per salutarlo quando passeggiava per le strade con il suo bel cavallo bianco e l’armatura immacolata. Ben presto, però, si rese conto di quale fosse il suo vero ruolo nelle fiabe: doveva salvare le principesse in pericolo, rischiando l’osso del collo ogni volta!
Draghi sputafuoco, streghe, matrigne esperte di magia nere, mele avvelenate, arcolai magici, incantesimi: il povero principe ne vedeva proprio di tutti i colori. Una volta era stato persino trasformato in un brutto ranocchio e sbattuto contro il muro da una principessina viziatella.
Per chi se lo stesse chiedendo, qui nella Fabbrica delle fiabe non usiamo effetti speciali come fanno a Hollywood, usiamo proprio la magia vera! Abbiamo uno staff di streghe e stregoni che lavorano tutto il giorno solo per offrirvi quell’alone di magia che ogni fiaba che si rispetti deve avere, però siamo molto attenti al realismo, perciò quando il principe doveva lottare contro un orco, le botte le prendeva per davvero.
Il principe rimase con noi per cinque, fruttuosissimi anni. Vennero fuori centinaia di storie solo grazie a lui. Purtroppo, però, quando giunse il momento di rinnovare il contratto, il mio principe non aveva più voglia di salvare dame in pericolo.
“Che si salvino da sole!” disse, posando la sua spada ormai sporca e logora sulla mia scrivania. Prima di andarsene, mi lanciò contro il suo vestito azzurro, con tanto di guanti, stivali, cappello con le piume e mantello.
Da quel momento nessuno ha più saputo nulla di lui. Le principesse continuano a ficcarsi in mille guai, ma abbiamo trovato un modo per renderle in grado di aiutarsi l’un l’altra a venirne fuori. Tutto sommato, non è bello che una ragazza pensi di aver necessariamente bisogno di qualcuno che la salvi quando ha tutto il potenziale per cavarsela da sola. Dopo la partenza del principe, Biancaneve è diventata una pasticcera di fama internazionale, Cenerentola ha aperto una catena di calzaturifici e la Bella Addormentata è diventata una stilista di alta moda.
Il principe azzurro è ancora latitante. Forse si è rimesso la sua felpa grigia e i suoi jeans sbiaditi e ha iniziato a girare il mondo da solo in cerca di una principessa che non abbia bisogno di lui solamente per farsi salvare. Se mai lo vedrete in giro, salutatelo da parte mia.

Per chi se lo stesse chiedendo, l’autrice delle fiabe che avete letto durante la vostra vita sono io. qualunque fiaba, qualunque storia, qualunque personaggio abbiate in mente, dietro ci sono sempre, inevitabilmente io. Un tempo le fiabe erano un passatempo per tutti, erano un tesoro da tramandare da una generazione all’altra, era un legame che univa le persone intorno al fuoco. Non so cosa sia successo dopo, ma per qualche motivo le fiabe sono state relegate al ruolo di mero materiale per l’infanzia. In poche parole, io mi sono fatta un mazzo enorme per decenni e decenni solo per poter mettere a dormire senza capricci qualche marmocchio bizzoso! Ma vi sembra forse una fiaba adatta ai bambini quella di Hansel e Gretel? Quei due poveretti sono stati abbandonati in mezzo al bosco e sono quasi stati mangiati da una strega cannibale! Per non parlare di Cappuccetto Rosso, divorata intera da un lupo insieme a sua nonna!
Ho deciso di riportare la fiaba al ruolo che le spetta, ovvero di opera letteraria istruttiva e piacevole, adatta a tutti senza mai diventare banale o leziosa. Voglio farvi piangere, commuovere, gioire e arrabbiare, voglio che le mie storie vi entrino sotto la pelle e vi facciano venire la voglia di raccontarle al prossimo. Non ci saranno solo principesse leziose ad aspettarvi, fidatevi di me. Non solo fiabe, ma anche storie, gialli, misteri, poesie.. voglio mostrarvi il potere della scrittura! Saprò sorprendervi!
Benvenuti nella Fabbrica delle Fiabe!

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 3

Clicca qui per leggere la puntata precedente.

Quando giunse gennaio, il preside decise di chiudere la scuola finché non fosse stato catturato l’assassino. Gli istituti superiori vicini predisposero delle classi per permettere agli studenti della mia scuola di proseguire le lezioni, così la mia classe fu trasferita in un liceo artistico. Mi sentivo un po’ fuori luogo, come tutti i miei compagni, del resto. Non eravamo abituati a vedere gli studenti sfoggiare vestiti, acconciature e trucchi stravaganti, ma era bello per una volta essere stupiti da una macchia di rossetto piuttosto che da una macchia di sangue. L’edificio era pieno di quadri, statue e progetti colorati che rallegravano l’atmosfera e distraevano da pensieri ben più bui. La povera Alice non si sentiva ancora tranquilla a causa del suo nome, ma l’aver cambiato scuola aveva giovato a tutti. Almeno fino a San Valentino.

Alice, seguendo il mio consiglio, aveva iniziato a frequentare la palestra insieme a me per esorcizzare le sue paure. La conoscevo da anni, ma non eravamo mai state troppo intime. Di solito ero un tipo abbastanza solitario, ma conoscendola meglio mi resi conto che la sua presenza era tollerabile e stringemmo un legame che potrei definire amichevole. Per mia disgrazia, si prese una cotta per un ragazzo della classe accanto di nome Adamo. Alice non parlava d’altro tutto il giorno. Passava il tempo a decantare la bellezza di costui, bellezza che onestamente io non vedevo. Era un ragazzo molto appariscente: altissimo, muscoloso, con una lunga chioma bionda e una barba da vichingo, lineamenti molto virili e per nulla aggraziati. Qualche volta lo abbordava con la scusa di complimentarsi per i suoi disegni, ma era palese che gli stesse facendo il filo. Dopo un paio di settimane, Adamo chiese ad Alice di uscire insieme. Lei ci tenne a raccontarmi ogni istante di quel che avvenne, compresi dettagli piccanti di cui avrei fatto volentieri a meno. Spesso li vedevo camminare insieme nei corridoi tenendosi la mano, oppure baciarsi sulle scale durante l’intervallo. E’ brutto da dire, ma era un sollievo non avere più Alice tra i piedi troppo spesso. Da quando eravamo compagne di banco facevo una gran fatica a prendere appunti per colpa delle sue chiacchiere, finalmente invece era troppo impegnata a scrivere al suo ragazzo per disturbare me.

Da quando avevo cambiato scuola, la mia vita era tornata quella di prima. Ogni tanto, per abitudine, passavo davanti al mio vecchio liceo. Mi metteva tristezza vederlo chiuso, ma non mi soffermavo mai troppo nelle vicinanze. Avevo ancora gli incubi dal giorno in cui avevo visto quella povera ragazza conciata come Biancaneve.

Un sabato sera, Alice mi chiese di uscire con lei per approfittare dei saldi. Io odiavo fare shopping, soprattutto a pochi giorni da San Valentino; le strade e le vetrine erano infestate di cuori di ogni forma e dimensione, ma visto che dovevo sbrigare una commissione per mia madre decisi di accontentarla. Ci fermammo a fare merenda in un bar. Proprio mentre stavo addentando il primo morso di pizza,  guardai fuori dalla vetrina e notai una figura alta e bionda fuori dal locale. Adamo. Non era solo: era con una ragazza castana bellissima, così minuta rispetto a lui da sembrare quasi una bambina. Alice, seduta di fronte a me, si rese conto di un cambiamento nella mia espressione e si voltò. In quel momento, le labbra di Adamo e della bella sconosciuta si unirono in un bacio appassionato.

Alice divenne bianca e poi paonazza. Non disse una parola. Fissava la scena alle sue spalle con occhi sbarrati. Adamo e la ragazza se ne andarono, cingendosi la vita l’un l’altro.
“Posso fare qualcosa per te?” sussurrai, mortificata.
“Non occorre, grazie” sussurrò Alice, senza guardarmi in faccia. “Vorrei solo essere accompagnata a casa, per favore.”

Alice non mi chiamò né mi inviò messaggi durante tutta la domenica. Verso sera ricevetti una telefonata da Marcella, un’altra ragazza in classe con noi.
“Si può sapere cosa è successo ad Alice?” mi domandò. “Non risponde ai messaggi da ieri, comincio a stare in pensiero! E se il killer delle fiabe avesse preso anche lei?”
Le spiegai cosa fosse accaduto il giorno prima, pregandola di mantenere il segreto. Finsi di non essere preoccupata, ma lo ero. Avevo il terrore che Alice potesse essere finita sulla lista dell’assassino e che il suo turbamento non fosse l’unico motivo per cui era sparita nel nulla.
Lunedì mattina, Alice non si presentò a scuola. La chiamai, andai persino a cercarla a casa nel pomeriggio. Nessuna risposta. Sentii il cuore stringersi in una morsa.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 2

Clicca qui per leggere la puntata precedente.

La scuola venne chiusa per una settimana. Gli studenti erano terrorizzati e molti insegnanti decisero di licenziarsi. Il preside stesso era sul punto di dare le dimissioni, ma alla fine decise di restare e di tentare di capire cosa stesse accadendo. Venne istituito un servizio speciale di autobus che prelevasse i ragazzi a domicilio per portarli a scuola, in modo che nessuno potesse trovarsi da solo. Molti studenti però decisero di cambiare scuola. Quelli che rimasero iniziarono a pensare che i due omicidi fossero da ricondurre a colui che era stato fidanzato con entrambe le vittime. Era uno dei ragazzi più belli e popolari della scuola, eppure presto nessuno volle più avere a che fare con lui. La polizia lo aveva interrogato a lungo, e lui aveva giurato di aver visto “Cenerentola” cadere dalle scale da sola. Nessuno era in grado di spiegare che fine avesse fatto la sua scarpa, ma non erano stati trovate prove evidenti che lo potessero ricondurre alla morte delle sue fidanzate. Molti, però, non erano dello stesso avviso.

Una mattina, sentii due mie compagne parlare tra di loro. Erano sedute proprio dietro di me, non avrei potuto fare a meno di sentirle nemmeno se avessi voluto.
“Tu credi che sia stato lui davvero a ucciderla? L’ha davvero buttata giù dalle scale?”
“No, non penso. Penso che sia stato solo un incidente.”
“Eppure non è strano che ci siano già due morti che sembrano uscite da una fiaba?”
“Sulla prima non c’è dubbio, ma la seconda… è stato solo un… un…”
“Non è stato un incidente, lo sappiamo tutti.”
Mi voltai verso di loro.
“Sapete qualcosa che io non so?” domandai.
“Senti, io…” disse una delle due ragazze. “Io mi chiamo Alice, ok? E se veramente questo pazzo sta uccidendo le persone come se fossero personaggi delle fiabe, è solo questione di tempo prima che io mi ritrovi infilzata da una lancetta di un orologio, o soffocata da un pezzo di torta o….”
La guardai inorridita.
“Non… non credo che sia questo il criterio con cui uccide” risposi. “Nessuna delle vittime aveva niente a che fare con le fiabe da cui il killer ha preso spunto”.
“E con che criterio uccide, allora?” rispose Alice. “Io mi sto ammalando in questa scuola. Me ne voglio andare, prima che sia troppo tardi!”
“E se uccidesse anche persone che non sono di questa scuola?” domandò l’altra ragazza.
“Allora saremo tutti in pericolo, ovunque andremo…” risposi io, sentendomi gelare il sangue.

I miei genitori iniziarono a farmi pressione affinché cambiassi scuola. Decisi di restare. Non mi sarei fatta cogliere impreparata da un assassino così ridicolo. Evidentemente non era nemmeno in grado di combattere, visto che aveva ucciso le sue vittime senza quasi toccarle, perciò decisi di iscrivermi in palestra e di iniziare un corso di autodifesa. Ogni pugno che mettevo a segno rafforzava la convinzione che non avrei mai dovuto temere niente, e che quelle ragazze si fossero solo fatte cogliere alla sprovvista.

Mancava solo un giorno all’inizio delle vacanze di Natale. I nostri professori, o meglio, quei pochi rimasti, avevano fatto i salti mortali per finire le interrogazioni e i compiti in classe. La scuola era piena di decorazioni natalizie. Al centro dell’ingresso era stato posto un bellissimo abete per risollevare il morale di tutti.
Durante l’ultima ora di lezione, fui colta da un terribile mal di testa. Alice mi accompagnò in infermeria, ma fu costretta a tornarsene in classe per farsi interrogare. Rimasi da sola per almeno mezz’ora, massaggiandomi le tempie nella speranza che il dolore passasse, ma non lo fece. Mi diressi nuovamente in classe per salutare i miei compagni. La campanella suonò dopo pochi minuti. Tutti fummo rapidissimi a scambiarci gli auguri e a dirigersi verso l’ingresso con gli altri studenti, ma fummo bloccati da un ondata di orrore che si riversò su di noi come acqua gelida.
Ai piedi dell’albero di Natale giaceva il corpo senza vita del fidanzato di “Cenerentola” e di “Biancaneve”. Aveva gli occhi aperti, congelati verso il soffitto. Tra le mani stringeva un fiore bianco, macchiato di rosso dal sangue che gli usciva dalla ferita sul petto. Qualcuno gli aveva dipinto il volto di azzurro.
Un cartello era stato appeso ai rami più bassi dell’albero.

Il principe che non salva le principesse è destinato alla loro stessa fine

Gridai talmente forte che svenni. Quando mi svegliai, ero nel letto di casa mia.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 1

Guardai l’orologio, rassegnata. Erano le sei e mezza di mattina. Mi alzai di malavoglia e andai in cucina a preparare del caffè per tenermi sveglia. Avevo trascorso la notte in bianco, immersa in un sogno a occhi aperti di cui non ricordavo niente. Mi girava la testa e sentivo di avere un alito tremendo, ma non vi diedi peso. Bevvi il caffè e andai in bagno a lavarmi la faccia. La veglia mi aveva donato due belle occhiaie violacee che non avrei perso tempo a coprire col trucco. Era il secondo giorno di quinta liceo. Quell’anno avrei dovuto sostenere la maturità, non mi andava di perdere tempo a occuparmi del mio aspetto fisico.

Mi infilai i primi vestiti puliti che riuscii a trovare e uscii in punta di piedi, senza svegliare i miei genitori. La notte prima avevano dovuto tenere aperto il ristorante fino alle due di notte a causa di una cena aziendale privata. Erano tornati tardi, non volevo svegliarli. Presi la bicicletta e mi diressi verso la scuola. Avrei dovuto aspettare almeno mezzora prima che aprissero il portone, ma l’idea di godermi l’aria frizzante di settembre immersa nella lettura di un buon libro non mi dispiaceva. Posai la bici a ridosso del solito muro, misi la catena e mi diressi verso i gradini della scala antincendio su cui ero solita sedermi quando arrivavo a scuola troppo presto. Con mia sorpresa, mi resi conto che i gradini erano cosparsi di fiori bianchi. Guardai in alto: tutta la scala era coperta di fiori, fino al secondo piano. Iniziai a salire le scale. Quando ebbi percorso quattro rampe, vidi un’enorme distesa di fiori bianchi sul pianerottolo. Mi avvicinai. Notai con orrore che una persona stava dormendo proprio in mezzo a quei fiori. Era una ragazza; aveva i capelli neri e il rossetto rosso. Sul volto aveva un fondotinta troppo pallido per la sua carnagione. Mi avvicinai, tremando. Aveva le braccia conserte sul petto e tra le mani stringeva una mela rossa morsicata. Un biglietto, scritto a macchina, era stato lasciato accanto a lei.

Il principe non verrà mai a svegliarla dal suo sonno.

Mi sentivo paralizzata. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel volto immobile. Gridai con tutto il fiato che avevo in corpo.

La polizia mi fece un mucchio di domande. Mi chiesero se conoscessi la vittima, se avessi toccato qualcosa, che cosa ci facessi in giro a quell’ora. Alla fine mi lasciarono andare, intimandomi di tornare a casa per riprendermi dallo shock. Non sapevo niente di quella ragazza. Ricordavo solo che a volte la sua classe divideva la palestra con la mia durante le ore di educazione fisica, ma non avevo neppure idea di quale fosse il suo nome. Sul suo corpo non c’erano tracce di violenza, era stata soffocata da una mela che le si era incastrata nella gola.

Quando tornai a scuola, la storia di Biancaneve era un sussurro sulla bocca di tutti. La professoressa d’italiano scoppiò in lacrime nel mezzo della lezione; la vittima era stata una sua allieva fino all’anno prima. Una studentessa promettente, gentile con i compagni, separata dalla vita così presto. Ci raccontò che il suo fidanzato l’aveva lasciata pubblicamente durante l’ultimo giorno di scuola per fidanzarsi con un’altra ragazza, spezzandole il cuore.

Bene o male, tutti noi studenti ricominciammo a vivere come prima dell’omicidio. Vedevamo spesso degli agenti pattugliare la zona durante le prime ore di lezione e durante l’intervallo, ma ci avevano assicurato che non c’era alcun pericolo reale che venissero fatte altre vittime.

Decisi di non voler mai più arrivare a scuola troppo presto: non volevo correre il rischio di imbattermi in altri cadaveri né tanto meno volevo diventare un cadavere io stessa. Mi sentivo quasi sollevata quando arrivavo in ritardo. La notte di Halloween alcuni miei compagni avevano deciso di organizzare una festicciola per esorcizzare la paura dovuta agli ultimi avvenimenti, ma io non potetti partecipare a causa di un’interrogazione di fisica programmata per la prima ora il mattino seguente. Passai tutta la notte a leggere e rileggere le stesse cose e alla fine mi risvegliai con il mal di testa e un gran freddo addosso: mi ero addormentata sui libri. La sveglia indicava le nove meno cinque di mattina.

“Il professore penserà che l’abbia fatto di proposito!” pensai, uscendo di casa come un razzo e salendo sulla bici. Quando arrivai a cento metri dalla scuola, mi resi conto che l’ingresso era costellato di volanti della polizia. Un brivido mi attraversò la schiena.

Mi avvicinai, cercando di capire cosa fosse successo. Vidi un ragazzo piangere e gridare, tenuto stretto da due agenti. Prima che una poliziotta mi cacciasse, vidi una ragazza bionda sdraiata a terra. Il cemento ai piedi della scala antincendio era diventato rosso. Alla ragazza mancava una delle scarpe.

Clicca qui per sapere come continua.

Disney IN REAL LIFE: Biancaneve

KIRIA scrive: Secondo il film Disney “Biancaneve”, quando la principessa è andata a vivere nella casetta dei sette nani ha ricambiato l’ospitalità occupandosi della casa, lavando, stirando, cucinando, cucinando… Secondo me, non è andata proprio così!

Drakensang: EL vestito da Biancaneve

KIRIA scrive: Avete visto il nostro secondo video dedicato a Drakensang? E magari anche il primo? E’ un GDR online free-to-play. Intenta a combattere i mostri in sella al suo unicorno, talvolta potrete scorgere una… ehm… specie di Biancaneve con un arco in mano pronta a spazzare via i nemici che cercheranno di sporcarle il vestitino.
Adesso la pianto. EL mi ha guardato malissimo per tutto il tempo in cui stavo disegnando il mio piccolo tributo al suo alterego virtuale. Cosa avrò mai fatto di male, mi domando… (Cliccate sul disegno per vederlo ingrandito)ragazzo vestito come il suo personaggio di un gioco di ruolo, ovvero con una camicetta con le maniche a sbuffo, una gonnellina e degli stivali al ginocchio

Ecco il video che mi ha ispirato:

Biancaneve vs Elsa: Princess Rap Battle

Biancaneve, la prima principessa della Disney, ed Elsa, di quasi ottant’anni più giovane, sono pronte a darsele di santa ragione a colpi di rime taglienti in una Rap Battle nata dalla fantasia di Whitney Avalon, una simpaticissima youtuber che si diverte a indossare i panni delle principesse Disney e non solo!
I sottotitoli che vedete nel video sono opera nostra
, ma i giochi di parole sono talmente tanti da aver bisogno di una spiegazione aggiuntiva, che trovate qui sotto! Questi video sono davvero ben fatti e volevamo farveli conoscere, quindi abbiamo trascorso un po’ di tempo traducendo i testi in modo che anche chi non ha molta dimestichezza con l’inglese possa goderseli!

Ringraziamo Whitney per la sua gentilezza e per averci spiegato alcuni doppisensi un po’ difficili da rendere in italiano!
Dear Whitney, thanks for your kindness and your help with the translations!
Continua a leggere Biancaneve vs Elsa: Princess Rap Battle