KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 1: Il ragazzo americano

TRAMA: uno studente delle superiori, dotato di una bellezza fuori dal comune, scatenerà involontariamente la furia criminale di qualcuno a lui molto vicino… Attenzione: il seguente testo potrebbe contenere linguaggio non adatto a un pubblico sensibile.

Quando entrò in classe il nuovo ragazzo venuto dall’America, tutte noi trattenemmo il fiato. Persino gli occhi della professoressa Claudia Fragola trasudavano lussuria. Era alto, più alto dei nostri compagni, e decisamente più atletico. La sua maglietta chiara faceva intuire i muscoli scolpiti da intensi allenamenti. Sulle sue spalle larghe e possenti ricadeva una pioggia di capelli castani e ondulati nei quali avrei potuto passare le dita per delle ore intere. Sorrise alla classe, mostrando dei denti bianchi e perfetti. I suoi occhi neri sembravano fatti di ebano.
Avrei potuto celebrare tanta bellezza in una delle mie insulse poesiole, ma ero troppo imbambolata per pensare a delle rime decenti. Lo sentii blaterare qualcosa con un accento delizioso riguardo la sua voglia di conoscere il nostro paese e altre cose di cui non ricordo assolutamente nulla.
“Eraldo, vai a sederti accanto a Domenica” disse la professoressa, accennando con la mano alla seconda fila di banchi.
“Eraldo? Un nome raro” pensai, talmente raro che non sapevo nemmeno fosse un nome.
Domenica sorrise con la sua bocca sgangherata e spostò un po’ più a destra la sedia a rotelle per fare spazio a Eraldo. Diana, seduta accanto a me, si voltò senza pudore al passaggio di Eraldo per puntare gli occhi sul suo sedere marmoreo fasciato alla perfezione da dei jeans firmati.
Le detti una gomitata nelle costole.
“Fabio ti sta guardando malissimo!” sussurrai.
“Sai cosa me ne fotte” rispose lei, senza distogliere la sua attenzione.
Eraldo si sedette, posò lo zaino per terra ed estrasse una penna e un quaderno. Domenica lo fissava estasiata.
“Persino lei si è accorta che è un gran figo” borbottò Diana. “Avrà anche una paralisi cerebrale, ma i suoi occhi funzionano bene. Non sai quanto vorrei sbattermelo sulla cattedra…”
“DIANA!” dissi a bassa voce. “Smettila, ti sentirà!”
“Oh, magari!”
Diana era la ragazza più bella, più sboccata e più infedele che avessi mai conosciuto. Con i suoi boccoli biondi e gli occhi azzurri aveva incantato mille cuori e altrettanti ne aveva spezzati. Fabio era il suo fidanzato storico, quello con cui si era lasciata e rimessa almeno cinque volte negli ultimi due anni, promettendo ogni volta fedeltà eterna e amore imperituro.
Stavano insieme dal secondo anno di superiori, ma solo il cielo sapeva quanto grosse fossero le corna di quel poveraccio.
La professoressa si mise a spiegare qualcosa su I promessi sposi, ma anche un imbecille si sarebbe reso conto che era a disagio. Si interrompeva spesso, perdeva il filo del discorso, balbettava persino.
“Guarda quella vecchia assatanata” sussurrò Diana ridacchiando. “Anche lei è distratta da Eraldo!”.
“Vecchia…” dissi io. “Ma se ha poco più di trent’anni!”
“Ne dimostra ottanta. Guarda che pelle vizza e spenta. E guardale i capelli! Sembrano saggina!”
“Smettila subito!” le intimai. “Non voglio finire nei guai per colpa tua!”
Diana era la figlia del vicepreside. Non aveva alcuna paura dei professori. Nonostante i suoi voti non fossero niente di eccezionale e il suo atteggiamento fosse strafottente, nessuno aveva mai il coraggio di dirle niente per timore di un licenziamento, così le ire dei professori frustrati venivano sfogate su qualche altro disgraziato studente, per esempio la sottoscritta.
Mi voltai con discrezione per dare un’ultima occhiata a Eraldo. Lo sorpresi mentre si arrotolava una ciocca di capelli intorno alle dita. Lo fissai per qualche istante. Aveva un’espressione intensa e quasi imbronciata. I suoi occhi neri erano socchiusi e concentrati.
“PATRIZIA!” gridò una voce querula.
Mi voltai di scatto, sentendo le guance avvampare.
“Hai finito di stare voltata?” domandò la professoressa fissandomi con occhi gelidi.
Annuii con gli occhi bassi.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – EPILOGO

Chiara digitò l’ultimo puntino di sospensione sulla sua tastiera.
“Vediamo se avrai voglia di subire tutto questo ogni volta che uscirai dalla tua storia” sogghignò malignamente.
Chiara dormì male quella notte. Sognò i suoi personaggi e rivisse la morte di ciascuno di loro. A mezzogiorno si svegliò si soprassalto.
“Bah, devo smetterla di scrivere questi racconti!” borbottò tra sé. “La prossima volta scriverò un libro per ragazzi sulle avventure di un gatto parlante!”
Chiara si diresse nello studio. Luca stava già lavorando a un video. Si sedette, bevve un sorso d’acqua e si mise a scorrere le ultime notizie. L’acqua le andò di traverso sulla tastiera.

“DICIANNOVENNI MORTI: CONFERMATA L’IPOTESI DELL’OMICIDIO DOLOSO
Mirko R. e Virginia U. sono stati trovati morti nei pressi del liceo Andrea d’Oria alle otto del mattino del 24 settembre. Entrambi hanno riportato fratture multiple al cranio. I testimoni affermano di aver visto che il volto del ragazzo era dipinto di azzurro e che una delle scarpe della ragazza era stata rimossa dalla scena del crimine. Dopo “Biancaneve”, si assiste alla morte di “Cenerentola” e del “principe azzurro”. Il liceo verrà chiuso per una settimana e i compagni di classe delle vittime verranno interrogati. Tra le mani della ragazza è stato rinvenuto un biglietto con su scritto: “Ci hai provato, Chiara… Ci hai provato…”.

P.S.: La storia di Marta è finita, o forse no. Forse la vedrete a scuola, seduta dietro di voi, oppure la incontrerete in autobus mentre sta tornando a casa dopo aver ucciso l’ennesima vittima. La prossima volta che avrete tra le mani un libro di fiabe, forse lo vedrete in un’altra prospettiva…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 11

[ATTENZIONE: IL SEGUENTE CAPITOLO CONTIENE ESPRESSIONI VIOLENTE CHE POTREBBERO URTARE I LETTORI PIU’ SENSIBILI.]
Con le sue ultime forze, Marta sfiorò la guancia di Francesco, sorrise e poi spirò tra le tue braccia.
“Marta!” disse lui, tra le lacrime. “Non ti ho nemmeno detto che ti amo…”
“Stai tranquillo, ormai lo aveva capito da sola.”
Francesco si voltò, spaventato. Una ragazza minuta con dei lunghi capelli castani lo stava fissando con i suoi occhi verdi.
“E tu che cosa… chi… chi sei? Come sei entrata?!” esclamò Francesco.
La ragazza non gli prestò minimamente attenzione. Lo spintonò via con una forza di disumana, poi si avventò verso il corpo di Marta e iniziò a scrollarlo con cattiveria.
“Ma che stai facendo?! Lasciala andare!” disse Francesco cercando di rimettersi in piedi.
“SILENZIO!” gridò la ragazza, spingendolo contro il muro con il solo suono della sua voce. “Svegliati, brutta sgualdrina” aggiunse, rivolta a Marta. “Lo so benissimo che sei viva, apri gli occhi!”
Marta sorrise in modo beffardo e alla fine si decise a fare quanto gli era stato chiesto.
“Marta, ma sei viva!” gridò Francesco emozionato. Una folata di vento sovrannaturale lo sbatté contro il muro con tanta forza da fargli prendere i sensi.
“Non mi piace vederti maltrattare il mio ragazzo” sussurrò Marta digrignando i denti.
“E a me non piace sapere che entri nel mio mondo per ammazzare la gente!”
“Che cosa pensi di fare?” disse maliziosa. “Non puoi fermarmi, lo sai benissimo che io continuerò a rigenerarmi all’infinito!”
La stanza intorno a loro iniziò a cambiare. Francesco iniziò a svanire, così come i macabri trofei delle uccisioni di Marta.
“Che sta succedendo?!” domandò Chiara, sorpresa.
“Tra pochi minuti la storia si riavvolgerà su se stessa e potrò ricominciare a mietere vittime!” spiegò Marta, ridendo.
“Non così in fretta…” disse Chiara.
Nel giro di un istante, tutti i fantasmi delle vittime di Marta si riunirono intorno alla loro carnefice, ancora vestiti dei loro abiti di morte.
Il principe azzurrò gettò Marta a terra, le salì sopra e le bloccò le gambe e le braccia. Biancaneve si gettò su di lei e iniziò a morderle il viso, sempre più forte, fino a staccare un pezzo della guancia.
“Bianca come neve, rossa come il sangue…” sussurrò la ragazza, leccandosi le labbra. Marta gridava di dolore e di paura.
Chiara assistette alla scena impassibile.
Cenerentola afferrò la sua scarpetta col tacco, abbassò i pantaloni di Marta fino a lasciare scoperte le cosce e infilzò il tacco con forza nel muscolo fino a lacerarlo. Il sangue sgorgava copioso dall’arteria femoraria, inondando le mani di Cenerentola. “Come farai ad andare al ballo, conciata così?” disse, ridendo istericamente. Marta era quasi in stato di shock, ma uno schiaffo tirato da Bestia la fece risvegliare.
“Chi è davvero una bestia tra me e te?” ringhiò lui.
La Bella strappò la maglia di Marta, l’afferrò per il collo e strinse forte le mani intorno alla sua gola, facendola quasi soffocare. Poco prima che svenisse, Bestia le tirò un pugno in faccia che le spezzò il setto nasale. La Bella aveva tra le mani la rosa senza petali con cui era stata abbandonata tra le braccia della morte. Con tutta la forza che aveva, conficcò lo stelo nella spalla di Marta.
Raperonzolo e Alice si fecero avanti per ultime. Avevano l’aria delusa ma glaciale. Alice stringeva tra le dita il pugnale con cui Marta si era uccisa pochi minuti prima. Appoggiò la punta del coltello sulla gola martoriata di Marta e affondò la lama quanto bastava per tingerla di rosso. Lentamente iniziò a muovere la punta come se fosse un pennello intriso di vernice scarlatta, finché il petto e quel che restava del volto di Marta non divennero un’unica tela rossa.
“Eramo amiche…” sussurrò. “E sai dove andrò a toccarti adesso con la lama? Importa poco, purché tu soffra!”
Alice piantò il coltello ai lati della bocca di Marta, aprendo la carne a formare un inquietante sorriso.
“Adesso sembri proprio lo Stregatto!” disse ridendo.
Raperonzolo, con il lunghi capelli sciolti davanti al viso, fissò Marta agonizzante al suolo, si inginocchiò davanti a lei e iniziò a sussurrare nel suo orecchio.
“Lo sai cosa successe all’uomo innamorato di Raperonzolo quando precipitò dalla torre? Perse entrambi gli occhi cadendo su un cespuglio di rovi, ed è quello che capiterà a te!”
Raperonzolo affondò le unghie affilate nelle orbite di Marta.

Marta aprì gli occhi di scatto, col fiato mozzo. Guardò l’orologio, rassegnata. Erano le sei e mezza di mattina. Si alzò di malavoglia e andò in cucina a preparare del caffè per tenersi sveglia. Aveva trascorso la notte in bianco, immersa in un sogno a occhi aperti di cui ricordava fin troppo bene i particolari…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 10

Fu così, nello scantinato sotto la mia camera da letto, tra le labbra e le lacrime di Francesco, che dissi addio ai miei peccati e chiesi perdono alle mie vittime. I miei occhi iniziarono a chiudersi, le mie mani lasciarono andare il pugnale. Non sentivo più niente: solo il sale che mi bagnava la bocca. Scivolai da sola verso il buio, come la strega che viene arsa sul rogo, come Capitan Uncino tra le fauci del coccodrillo, come il cattivo di ogni fiaba…

Chiara digitò sulla tastiera l’ultimo puntino di sospensione.
“E’ perfetto” pensò, con un sorriso. “Nessuno si sarebbe mai aspettato di avere avuto l’assassino sotto gli occhi fin dall’inizio! Beh, quasi nessuno…”
Per qualche istante rimase ferma a fissare lo schermo, rileggendo le ultime pagine del suo racconto. Una volta che ebbe eliminato gli ultimi refusi ed ebbe indentato bene il testo, decise di stampare i nove capitoli. Gettò un’occhiata all’orologio in basso a destra sul desktop e notò che erano quasi le quattro del mattino. Si avvicinò alla finestra per abbassare la saracinesca e notò che nel cielo splendeva una meravigliosa luna piena.
“Ciao” sussurrò una voce, alle sue spalle. Chiara si voltò, credendo che fosse entrato un ladro in casa.
“Che ti succede, hai paura di me? Eppure sei tu ad avermi creata!”
Una ragazza alta con i capelli corti era in piedi a pochi passi da Chiara. Indossava una maglietta con una grossa macchia di sangue all’altezza dello stomaco.
“Sono io, Marta. L’assassina delle fiabe. Non guardarmi così, mi conosci benissimo!” disse la spettrale figura.
“No… non è possibile…” disse Chiara, incredula, tentando di uscire dalla porta della sala.
“Stai tranquilla, non ho intenzione di farti del male” disse Marta con un ghigno, afferrando Chiara per le spalle. “Mi hai dato una vita breve, una morte orribile e una schizofrenia incurabile, ma almeno mi hai resa forte e mi hai fatto provare dei sentimenti di amore e di amicizia. In fin dei conti ti vorrei ringraziare. Pare che una parte di me odi le storie a lieto fine, e di certo la mia storia non ne ha uno, quindi tutto sommato mi piace quello che hai scritto.”
“Cosa vuoi da me?” domandò Chiara, cercando di liberarsi dalle due gelide mani che la stringevano.
“Niente, volevo solo farti sapere che esisto e che la mia storia non è finita…”
“Tu sei morta, la tua storia è finita eccome!” rispose Chiara, pentendosi immediatamente della sua audacia.
“Vero, vero… però vedi, un personaggio immaginario, come me, non può mai morire del tutto, neppure se lo uccide il suo creatore. Ogni libro, fiaba, racconto o novella può essere riletta da capo, perciò i personaggi morti possono rigenerarsi ogni volta che qualcuno ricomincia a leggere. Hai pubblicato la mia storia sul Web, non è vero? L’hanno letta parecchie persone. Sono loro ad avermi dato la forza di uscire dalle tue pagine e di entrare in questo mondo. Un modo per uccidermi esiste, in effetti. Dovresti uccidere tutti coloro che hanno letto “L’assassino delle fiabe”, ma non credo che lo farai. Oppure potresti… “
Marta si zittì di colpo, si guardò rapidamente intorno e guardò Chiara fissa negli occhi.
“Adesso scusami, ma ho un paio di faccende da sbrigare. Devo ritrovare Francesco e devo continuare a uccidere.”
Chiara aprì bocca per ribattere, ma Marta la spinse contro il muro, facendole battere una testata abbastanza forte da farle perdere i sensi.
“Ci vediamo, creatrice…” sussurrò Marta ridendo, mentre svaniva nel nulla.

Verso le quattro e mezza del mattino, Chiara aprì gli occhi. Era seduta davanti al suo portatile, con la testa fra le braccia.
“Deve essermi venuto un colpo di sonno” pensò. “Meglio che vada a dormire adesso.”
Il suo ragazzo, Luca, era andato a dormire prima di lei, ma si svegliò quando la sentì aprire la porta della camera da letto.
“Hai finito di scrivere il tuo racconto?” chiese Luca, alzandosi per bere dell’acqua.
“Sì…”rispose Chiara, pensierosa. “Pensa che mi sono appisolata poco dopo averlo stampato, e ho sognato proprio Marta, la protagonista!”
“Ah, sì? E che è successo?”
“Non me lo ricordo proprio! Ricordo solo che mi ha detto qualcosa e che poi… Poi mi sono svegliata!”
“Magari ti tornerà in mente” disse Luca. “Adesso vedi di dormire, è tardi!”
Chiara si infilò il pigiama, si distese a letto e si addormentò quasi subito.

Il giorno seguente, Chiara cercò i fogli sui quali aveva stampato “L’assassino delle fiabe”, ma non li trovò da nessuna parte.
“Pazienza” pensò. “Si vede che facevano parte del sogno anche quelli!”
Accese il computer per controllare la posta elettronica. Per caso si imbatté nel sito di un noto quotidiano. La sua attenzione venne attratta da una notizia di cronaca nera.

“DICIOTTENNE TROVATA MORTA SULLE SCALE DELLA SCUOLA
Angelica C., studentessa di quinta liceo, è stata trovata morta sulle scale antincendio del liceo classico Andrea d’Oria alle otto del mattino del 19 settembre. La causa della morte è il soffocamento provocato da un pezzo di mela ritrovato nella gola della giovane. Non sono ancora confermate le voci che ipotizzano un omicidio doloso premeditato. Il corpo della ragazza è stato trovato circondato da fiori bianchi e truccato con cerone bianco e rossetto rosso, in un macabro tentativo di evocare la morte di Biancaneve. Il cadavere stringeva tra le mani un foglio con su scritte le parole “Grazie, Chiara”…”

Chiara scorse la notizia fino in fondo, scordandosi di respirare.
“Non è possibile” pensò. “Deve essere un pazzo che ha letto la mia storia e adesso sta simulando gli omicidi che ho scritto…”
“Ovviamente no, mia cara!” disse una voce femminile.
Chiara si voltò. Marta era in piedi, davanti a lei. Stringeva una mela morsicata nella mano destra e un fiore nella sinistra.
“Non ha sofferto, stai tranquilla…” sussurrò Marta, avvicinandosi a Chiara. “Era così bella, con quei capelli neri e quegli occhi color del mare… Non potevo lasciare che il tempo distruggesse il suo volto. La morte adesso avrà una sposa bellissima! La morte è l’unico principe che verrà mai a salvare le principesse in pericolo!”
“Io non ti ho creata in questo modo! Io ti ho creata buona!” disse Chiara con disprezzo.
“E’ vero… ma vedi, tu hai lasciato che la mia parte buona si suicidasse per distruggere quella cattiva, che invece, come puoi vedere, non è affatto morta…”
“Ti fermerò, in un modo o nell’altro ti fermerò!” gridò Chiara.
“Non sai come fare! E non lo saprai mai! Addio creatrice, devo accompagnare Cenerentola al ballo! Il suo principe la sta aspettando per morire insieme a lei!”
Chiara cercò di afferrare le mani evanescenti di Marta, ma tutto quello che le rimase tra le mani furono una mela rossa e un fiore bianco.
Chiara rimase in piedi, immobile, fissando il fiore e la mela. Era in preda alla rabbia e alla disperazione, ma riuscì a non perdersi d’animo. Rifletté a lungo, e alla fine un’idea la colse di sorpresa come un fulmine a ciel sereno.
“Non posso distruggere la storia di Marta, ormai è già stata divulgata… Però posso continuarla! Non conosco le regole per distruggere il suo gioco, ma… se riscrivessi le regole io stessa, allora forse…”
Chiara aprì il documento Word “L’assassino delle fiabe” e iniziò a scrivere.

IL LIBRO DI NORVY E’ FINALMENTE ACQUISTABILE!

Finalmente, dopo tante ore passate davanti al computer a correggere, sistemare, scrivere, disegnare e vegliare, finalmente Norvy, nato proprio su questo blog, ha visto la luce!
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Voglio dire grazie a voi, che mi avete supportato fin dalla prima storia.
Voglio dire grazie a Luca, che è stato sveglio con me fino all’ultima correzione.
Voglio dire grazie alla Kimerik, la casa editrice che ha avuto la pazienza di sopportarmi fino all’ultima email.

Pensate che il viaggio di Norvy sia giunto al termine? Sbagliato! Sapete perché? Perché sto già scrivendo il seguito!
Fatemi sapere se pensate di acquistarlo e se vi piacerà! GRAZIE A TUTTI!

5 ANNI SU YOUTUBE

Quando Luca aprì un canale Youtube, all’inizio la cosa mi sembrò più un gioco che altro. Le cose erano ben diverse cinque anni fa: non potevi andare dai tuoi genitori e dire “mamma, babbo, faccio lo YouTuber” senza sentirti dire “Lo youche? Ma vai a studiare!”.
All’epoca facevo l’università, cosa che mi risucchiava tempo ed energia in quantità esorbitanti, però non ci vidi niente di male nel registrare qualche video a caso giocando a caso. La mia iniziazione al mondo dei videogiochi era avvenuta pochissimi anni prima e perlopiù avevo giocato a “The Sims” con le copie dismesse dei miei amici. Non ero per niente una gamer, anzi, ma decisi che sarebbe stato divertente provarci.
Se c’era qualcosa che non avevo proprio messo in conto era la componente umana della vita su Youtube. Io sono uno di quegli utenti fantasma che gira sul web, si fa gli affari propri e svanisce nel nulla. Voi no: voi siete reali. Siete persone che scrivono, propongono, inviano disegni, consigli, fan made. Non me lo aspettavo. Il vostro feedback è stata la cosa che più in assoluto ha trasformato un gioco in qualcosa che amo e che non voglio mai smettere di fare.
Un’altra sorpresa assoluta è stato come Youtube abbia influito sulla mia crescita personale grazie a voi. Io amo fare due cose: disegnare e scrivere. Senza i vostri consigli e i vostri pareri non penso che sarei giunta a questo punto. Ho acquisito abbastanza fiducia in me stessa da smettere di scopiazzare anime spudoratamente e ho persino trovato il coraggio di scrivere dei libri veri come ho sempre sognato. Pensate a Norvy: se non avessi letto i vostri commenti non avrei mai deciso di dare vita a questa pestifera creatura. Quando il libro verrà pubblicato, vedrete che nella dedica ci siete anche voi Cari amici.
Non sono un tipo troppo sentimentale, lo sapete, però voglio ringraziarvi per essere così come siete. Ho conosciuto persone fantastiche grazie a questo sentiero, che forse non avrei mai incontrato altrimenti. Essere uno Youtuber è come essere un puzzle: senza di voi, che siete i pezzi che formano il puzzle, non esisteremmo affatto.

Il libro di Norvy è nato dalla mia passione, nessuna casa editrice mi ha chiesto di scriverlo

Molti di voi sanno che sto ricorreggendo le bozze del mio libro per l’ultima volta.
Per dovere di cronaca, devo informarvi che nessuno mi ha chiesto di scrivere un libro. Molti youtuber vengono contattati dalle case editrici per scrivere per loro. Non è questo il caso. Io mi sono fatta un mazzo enorme per trovare qualcuno che volesse dare una possibilità a me e a Norvy. Ho preso tante porte in faccia, tanti rifiuti silenziosi da quelle case editrici che agli altri youtuber non hanno negato nulla. E’ stato abbastanza deprimente. Avevo quasi perso la speranza e stavo già pensando a come fare a pubblicare da sola, se non fosse che alla fine ho conosciuto la Kimerik, l’unica che ha letto per davvero la mia storia.

So di aver scritto qualcosa di piacevole e divertente, che in qualche modo può tenere compagnia al lettore e strappargli più di un sorriso. Io so di amare davvero la scrittura, ho dedicato diversi anni della mia vita ad affinarmi e a compiere degli studi in quella direzione. E’ una passione che ho da sempre. Quando frequentavo le scuole medie, la mia professoressa d’italiano mi incoraggiò a scrivere e da allora non ho più smesso.
Ci tenevo a farvi sapere tutto questo. Norvy non verrà alla luce perché qualcuno me lo ho chiesto, Norvy è nato dalla mia testa (e da quella di Luca) e dalla volontà di comunicare a tutti voi quel che sentivo dentro. Norvy è frutto della mia creatività e ho ancora tanti progetti e tanti personaggi da presentarvi. Un giorno vi presenterò Tommaso, lo studente universitario con la vita perennemente incasinata, e poi vi presenterò la regina-dea di un regno sull’orlo della distruzione… E chissà, magari ho già in mente il seguito del libro di Norvy!

Racconto breve: “Il professore”

Ultimamente i miei sogni sono infestati da Yandere Simulator… che strano, vero? A volte mi metto a riflettere sul rapporto che c’è tra la vita e quel che viene dopo, quindi… buona lettura!

Il professore

Una studentessa stava ripassando i suoi appunti seduta a un tavolo della biblioteca. Era da sola. L’orologio segnava le due del pomeriggio: erano tutti in pausa pranzo, tranne lei. Si era alzata tardi quel giorno, doveva ancora finire di digerire la colazione.
Gli appunti erano un po’ sconclusionati. Li aveva scritti in fretta e un po’ distrattamente. Quel ragazzo che ogni giorno si sedeva accanto a lei la deconcentrava e la faceva arrossire, così lo studio finiva per risentirne.
Sorrise tra sé, notando un cuoricino sul bordo della pagina disegnato da una mano che non era la sua.
Qualcuno la distrasse dai suoi pensieri sbattendo rumorosamente la porta della stanza. La ragazza alzò gli occhi per vedere chi fosse appena entrato e vide un giovane professore con gli occhiali accomodarsi al suo stesso tavolo. Aveva in mano un mucchio di fogli, forse esami da correggere. Li sparpagliò sul tavolo, li fissò per qualche istante e poi scosse la testa.
“Nah, ma che importa!” borbottò tra sé. “Se ne occuperà qualcun altro!”
Il professore riordinò alla meglio i fogli e li pose davanti a sé sul tavolo. Dopo qualche istante, iniziò a fissare la ragazza seduta vicino a lui, la quale iniziò a trovarsi seriamente a disagio.
“Senti un po’” chiese lui, con la fronte corrugata. “Sei una studentessa di questa università?”
“Ehm… sì!” rispose lei, in imbarazzo.
“Ti piace leggere, per caso?”
“Sì, molto. Quando posso, ovviamente. Ho sempre tanti compiti da fare…”
“Oh, me lo immagino. Scusa se ti faccio una domanda un po’ strana, ma… tu l’hai letto Dieci piccoli indiani, il giallo della Christie?”
“Oh, sì! L’ho letto quest’estate, pochi giorni prima che iniziassero le lezioni!”
Gli occhi del professore si illuminarono.
“Ti prego, puoi dirmi come va a finire? Sono fermo al punto in cui muore il giudice con un proiettile nella fronte! Sono proprio curioso di sapere chi diamine è l’assassino!”
La ragazza raccontò tutto quello che si ricordava riguardo la conclusione del libro, inclusa la lettera finale del colpevole.
“Ma pensa un po’!” disse il professore, tutto contento, quando lei ebbe finito di raccontare.
“Anch’io sono rimasta di sasso! Pensavo che il colpevole fosse uno dei due uomini!” aggiunse la ragazza.
“Una serie di omicidi perfetta. Se non fosse stato per quella confessione … ah, vabbè! Immagino che non ci sia gusto nell’organizzare una farsa tanto ben orchestrata se non lo si può raccontare a nessuno. Grazie mille e buona giornata!”
“Arrivederci!” lo salutò lei, tornando ai suoi appunti. Quando arrivò l’ora di andare a lezione, la ragazza si accorse che il professore non aveva ripreso con sé gli esami da correggere, così li raccolse e si presentò alla segreteria.
“Buongiorno signore” disse la ragazza, quando finalmente qualcuno la degnò di un po’ di attenzione. “Un professore ha lasciato in biblioteca questi compiti da correggere.”
L’uomo prese i fogli e dette loro una rapida occhiata. D’improvviso, la sua espressione indifferente assunse una sfumatura preoccupata.
“Hai visto il professore che ha lasciato questi fogli? O li hai semplicemente trovati?”
“Sì, l’ho visto. Era un professore giovane, sui quarant’anni credo. Aveva i capelli neri e un paio di occhiali con la montatura rossa.”
“Mi dispiace, non è possibile.” Disse l’uomo.
“Sì, invece! È entrato in biblioteca e ha messo questi fogli sul tavolo, li ha guardati e ha borbottato qualcosa tra sé e sé, poi mi ha chiesto se conoscevo un libro e se ne è andato.”
“Scusami, ma non ti credo. Dove hai trovato questi compiti?”
“Nella biblioteca! Glielo assicuro!”
Il viso del segretario divenne scuro e serio.
“Il professore di cui parli…” disse, sospirando. “È morto una settimana fa in un incidente stradale.”
La ragazza spalancò gli occhi, sorpresa.
“Ma io ci ho parlato, io… io credo di essermi addormentata mentre studiavo. Mi scusi, forse ho immaginato tutto. Arrivederci.”
La ragazza se ne andò verso l’aula dove avrebbe dovuto frequentare l’ennesima lezione d’inglese.
“Eppure ero sveglia…” sussurrava, mentre camminava. “Eppure ero sveglia…”

Perché a volte preferiamo le live al posto dei video

Chi segue i nostri video si sarà accorto che in queste ultime due o tre settimane ci sono state più live del normale. A volte ci resto un po’ male quando leggo commenti del tipo “rivoglio i vecchi EternaLove” oppure “se non ricominciate a fare video mi disiscrivo”. E che cavolo, anche noi siamo esseri umani!
Il periodo delle live è iniziato a causa dell’imminente data di consegna delle bozze del libro di Norvy. Per chi non lo sapesse, la pubblicazione di un libro consta di diverse fasi: per prima cosa l’autore (eventualmente schiavizzando qualcun altro per farsi aiutare) corregge le bozze sommariamente e le invia all’editor, il quale darà una sistemata generale e le rimanderà all’autore per la sistemazione (quasi) definitiva. La sistemazione quasi definitiva di un libro di 300 pagine, nonostante l’aiuto della persona schiavizzata, non è una cosa immediata, se considerate che oltre a cambiare costrutti poco scorrevoli e sistemare virgole casuali si deve anche mangiare, dormire e occuparsi dei video.

Dietro un singolo video, ci sono queste fasi di lavorazione:
Cosa registro?
Sono capace di tirarne fuori un bel video?
Quanta preparazione richiede il gioco?
Registriamo il video. Potrebbe volerci più del dovuto se il gioco è difficile.
Una volta registrato, ci vuole circa il triplo del tempo di registrazione per editarlo.
Una volta editato, il video va programmato e bisogna creare la miniatura.

Dietro una singola live, ci sono queste fasi di lavorazione:
Cosa registro?
Sono capace di tirarne fuori un bel video?
Quanta preparazione richiede il gioco?
Inizio della live: quanto dura dura, speriamo non sia troppo lunga o troppo corta.
FINE.

Capite bene che in un periodo in cui non si ha tempo, le live siano una manna dal cielo. A noi dispiace da morire passare anche solo un giorno senza di voi, e lo sapete, eppure è pieno di persone che si lamentano. Troppe live, troppo Minecraft, troppo Roblox, troppo poco Minecraft, troppe mappe, troppe poche mappe… Non c’è verso di accontentare tutti e nello stesso momento riuscire a vivere serenamente. Ci spiace, siamo i primi a non voler sempre ripiegare sulle live, ma a volte ci tocca, punto e basta.

SPEED ART: NORVY, IL GATTO IMMAGINARIO DI LUCA E CHIARA

Cari Amici, ecco a voi Norvy, il nostro pestifero gatto immaginario!
Molti di voi già lo conoscono, e sapranno che stiamo cercando una casa editrice per pubblicare il libro che ho scritto raccogliendo tante avventure e alcuni miei disegni, tutto a tema Norvy, ovviamente!

► Chi non conosce Norvy, può trovare qui la sua storia: http://www.eternalovecl.com/category/norvy/

► Se volete dare una mano a far notare Norvy a una casa editrice, potreste mandare un messaggio privato qui: https://www.facebook.com/MondadoriLibri/
Se lo farete, avrete tutta la mia gratitudine, ma non scordate di linkare il blog e il nostro primo canale! 🙂
Se Norvy sarà disponibile nelle librerie, potrà acquistarlo anche chi non può effettuare acquisti online!

PROGRAMMA USATO: GIMP
(chi me lo chiede, si prende una patata marcia in testa)