KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 7: Aggressione

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Quando ripresi conoscenza, una giovane infermiera con degli enormi occhi azzurri mi guardò sorridendo.
“Che succede? Dove sono?” biascicai. Avevo un terribile mal di testa. Mi guardai meglio intorno. Ero in un letto d’ospedale.
“Sei al sicuro” disse l’infermiera. “Qualcuno ti ha aggredito, vuoi sporgere denuncia?”
“Che?! Chi mi ha aggredito? Non ho visto niente! Ricordo solo un gran dolore alla testa…”
“E’ stata una tua compagna a chiamare l’ambulanza, dice di aver visto qualcuno tirarti una botta in tesa e fuggire, ma nemmeno lei è in grado di dire chi possa essere stato…”
Fissai l’infermiera perplessa. Mi aveva detto decisamente troppe cose in un tempo così breve e il mio mal di testa non rendeva le cose più semplici.
“Chi ha chiamato l’ambulanza?” domandai, massaggiandomi le tempie.
“Non lo so. I tuoi genitori stanno per arrivare. Ti manderemo via con loro. Ti abbiamo fatto degli esami e non hai preso una botta troppo forte. Non bere alcolici e non prendere antidolorifici. Se il mal di testa non ti passa o se ti capitasse di vomitare vieni qui subito, intesi?”
Nel giro di poco tempo arrivarono i miei e andai a casa a riposare.
“Che cosa sta succedendo nella tua scuola?” domandò mio padre, rimboccandomi le coperte. “Non si è ancora scoperto niente di quella tua amica caduta dal terrazzo?”
“Lasciala stare” disse mia madre, trascinandolo fuori dalla stanza. “Si sente male, ne parliamo tra qualche giorno. Dobbiamo ancora ringraziare Domenica per aver chiamato l’ambulanza!”
Confusa e arrabbiata, sprofondai in un sonno tormentato e preoccupato. Rividi il volto immoto di Diana e immaginai me stessa al suo posto.

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 6: Una strana presenza

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TRAMA: uno studente delle superiori, dotato di una bellezza fuori dal comune, scatenerà involontariamente la furia criminale di qualcuno a lui molto vicino… Attenzione: il seguente testo potrebbe contenere linguaggio non adatto a un pubblico sensibile.

Domenica non venne a scuola per una decina di giorni. Qualche volta ero andata a trovarla a casa, ma si era sempre dimostrata poco desiderosa di conversare. Quando finalmente si decise a tornare il suo sorriso pareva essersi volatilizzato.
Fabio tornò a scuola qualche giorno dopo Domenica. Non parlava con nessuno, era taciturno, e di certo si rendeva conto del misto di sospetto e compassione con cui tutti lo guardavano.
Le lezioni tornarono a essere normali in fretta, anche se qualche insegnante ancora indugiava troppo nel tacere il nome di Diana durante l’appello. La Fragola era una di quelle. Avevo sempre creduto che fosse un essere privo di sentimenti, eppure scorgevo del sincero dispiacere nel suo sguardo, completamente diverso dalle occhiate concupiscenti che lanciava a Eraldo. Ripensai alle parole di Diana e mi resi conto di quanto avesse colto in pieno i desideri della professoressa.
Il mio banco era stato spostato accanto a quello di Domenica. Lentamente ero riuscita a farla chiacchierare di nuovo con me come faceva prima. Quando mi fece notare che i voti di Eraldo si erano vertiginosamente alzati, nonostante le sue interrogazioni non brillassero né per dialettica né per conoscenza, per un pelo mi lasciai scappare di aver assistito a una scenetta erotica all’interno della scuola, ma lasciai perdere. Se la notizia fosse trapelata, di certo la Fragola avrebbe rischiato il posto e non la odiavo abbastanza da volerle causare un licenziamento.
Eraldo aveva iniziato a essere un po’ più gentile con Domenica, e non mancava di sorriderle ogni volta che poteva. Io avevo il forte sospetto che non lo facesse perché gli andava ma perché gli era stato richiesto.
Un giorno, mentre giravo da sola per i corridoi della scuola in cerca della macchinetta del caffè, mi imbattei di nuovo in Enrico. Da diverso tempo aveva deciso di starmi alla larga, ma quel giorno pensò che fosse il caso di rispolverare le vecchie abitudini e iniziò a inseguirmi di soppiatto. Me ne accorsi e per poco non mi misi a correre verso la mia classe, ma ero stanca di fuggire da lui, perciò lo avvicinai fingendomi benevola e gli tirai un calcio in mezzo alle gambe come mi aveva consigliato Eraldo. Nel giro di un secondo finì steso a terra, con le mani strette intorno gioielli doloranti.
“Perché mi hai colpito?!” gridò lui, agonizzante.
“Perché la devi smettere di inseguirmi!” dissi io, allontanandomi.
“Io volevo solo avvertirti! Ahiaa…. La tua amica non ha avuto un incidente, qualcuno l’ha spinta!”
“E tu che ne sai?” domandai, voltandomi.
“L’ho sentito… aaaaaah… che maleee… stavo salendo le scale per andare in terrazzo, ma quando sono arrivato non c’era nessuno! L’ho detto alla polizia ma non mi hanno dato retta, perché non l’ho visto in faccia….”
“Era uomo o donna?” domandai.
“Non lo so, ho solo sentito la voce di Diana che si lamentava per qualcosa, ma non feci caso a cosa… mi pareva parlasse con qualcuno che conosceva… aaaaah!”
Decisi di non dare troppo peso a quelle parole, sicura che Enrico volesse solo un po’ di attenzione, e me ne tornai in classe.
Nei giorni successivi, Eraldo mi sembrò più agitato del solito. Io cercavo di incalzarlo e farlo parlare, ma era chiuso come un muro. Poi un giorno, nel bel mezzo dell’intervallo, mi prese per mano e mi portò in un’aula vuota per parlare.
“Lo so che mi hai visto!” esclamò, poco dopo aver chiuso la porta. “Sei rimasta più di quanto pensi a fissarmi mentre ero con Claudia!”
“Claudia?” domandai io, sorniona e soddisfatta del suo crollo. “Chiami la professoressa Fragola per nome adesso?”
“Fai poco la spiritosa. È una faccenda seria! Sta’ zitta, per l’amor del cielo, se ci scoprono scoppierà un bel casino!”
“Se avessi voluto fare la spia l’avrei già fatto, non credi? È più facile che ti facciano scoprire i tuoi voti esagerati piuttosto che la sottoscritta!”
“Gliel’ho detto che erano troppo alti” disse Eraldo scuotendo la testa. “Sai qual è la cosa strana? Penso che Claudia mi piaccia sul serio. Non è per niente arcigna e severa come la vedete tutti in classe. A volte sono anche andato a casa sua… è una persona completamente diversa da quello che credevo… è dolce, romantica, e molto, molto passionale… e… Oh shit, shit, shit!
Eraldo si interruppe, aprì la porta di scatto e corse in corridoio, fermandosi pochi istanti dopo per guardarsi intorno.
“Che succede?!” domandai quando lo raggiunsi.
“Sono sicuro che qualcuno ci stesse ascoltando, la porta era socchiusa! E io sono certo di averla chiusa bene! Sono stato un imbecille a parlarti qui, dovevo parlarti a casa tua! L’ho visto fuggire in mezzo alla gente, chissà chi diamine era! Chissà che intenzioni aveva!”
Suonò la campanella. Eraldo e io tornammo in classe, frustrati e preoccupati.
Quel giorno Domenica mi chiese di restare con lei a ripassare per l’imminente compito di storia. Verso le due e mezza, finalmente si persuase a considerare finito il ripasso. Stavo morendo di fame e non vedevo l’ora di scaldare in forno un po’ delle lasagne cucinate da mia nonna. Passai dal bagno per non dover aspettare fino a casa, ma non ci arrivai mai. Sentii qualcosa abbattersi violentemente sulla mia testa e da quel momento non vidi più nulla.

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 5: Diana

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TRAMA: uno studente delle superiori, dotato di una bellezza fuori dal comune, scatenerà involontariamente la furia criminale di qualcuno a lui molto vicino… Attenzione: il seguente testo potrebbe contenere linguaggio non adatto a un pubblico sensibile.

La relazione tra Diana e Fabio mi aveva sempre affascinato dal punto di vista antropologico. Diana era la femmina alfa, bella, corteggiata, estremamente consapevole dell’effetto che suscitava in chi la guardava; Fabio invece era un maschio remissivo, disposto anche a farsi da parte in vista di un maschio alfa pur di non perdere il suo diritto all’accoppiamento. Era evidente che Fabio aveva qualche problema di autostima per tollerare la ripetizione di certi comportamenti. Domenica, che vedeva tutto con ottimismo, pensava che fosse solo molto innamorato. Io, un po’ meno idealista e più disillusa, pensavo che soffrisse di qualche forma di disagio che forse un bravo specialista avrebbe potuto risolvere.
Nonostante Diana e io fossimo compagne di classe fin dalle medie, non sapevo molto di lei al di là delle sue peripezie con i ragazzi di turno. Ogni tanto mi aveva chiesto una mano in questa o quell’altra materia, ma niente di più. Ogni volta che cercavo di conoscerla meglio si ritirava come una tartaruga nel suo guscio. Fabio, se possibile, era ancora più riservato di lei. In quattro anni di liceo mi aveva rivolto la parola sì e no una decina di volte.

Quel mattino arrivai in classe di buonora. Di solito, per quanto presto arrivassi, la Fragola era già seduta alla cattedra con qualche rivista tra le mani, in attesa che suonasse la campanella per iniziare la lezione; invece quel giorno pareva essere in ritardo. Nemmeno Domenica era ancora arrivata. Non ci feci troppo caso e mi misi a chiacchierare con alcune compagne.
“Mamma mia, che freddo!” borbottò all’improvviso Alessia, chiudendo la finestra. “E siamo solo ai primi di ottobre! Sarà dura arrivare a marzo!”
In quell’istante qualcosa, o forse qualcuno, lanciò un grido disperato. Ci guardammo intorno per capire da dove provenisse. Alcuni ragazzi aprirono la porta e andarono a controllare in corridoio. Con la coda dell’occhio scorsi qualcosa delle dimensioni di una persona cadere di fronte alla finestra.
Tiziana, una ragazza minuta appoggiata al vetro, lanciò un grido e si portò le mani alla bocca.
“ERA DIANA! L’HO VISTA, ERA LEI!” gridò terrorizzata. Mi avvolsi in una sciarpa, aprii la finestra e mi sporsi dal davanzale.
Diana giaceva in una pozza del suo stesso sangue. I suoi riccioli biondi erano tinti di rosso e i suoi occhi azzurri erano vitrei e terrorizzati. Distolsi la vista quasi subito ma finii comunque per vomitarmi addosso. Corsi in bagno, tremando come una foglia, senza capire cosa fosse accaduto. Cercai di piangere, ma non ne fui nemmeno capace.
Nel giro di pochi minuti sentii le sirene della polizia farsi sempre più vicine. Rimasi chiusa in bagno finché non mi sentii abbastanza forte per andare a rispondere alle domande che sicuramente i poliziotti mi avrebbero rivolto. Telefonai a Domenica, ma non rispose. Chiamai Eraldo e, con mia enorme sorpresa, sentii un telefono squillare proprio nel cubicolo vicino al mio.
“Pronto?” rispose a bassa voce Eraldo.
“Cosa fai nel bagno delle donne?” dissi io.
Eraldo aprì la porta e mi guardò, atterrito.
“Non sono stato io, te lo giuro” disse, spaventato.
“A fare cosa?” domandai, sulla difensiva.
“Lo sai benissimo” disse lui, con le lacrime agli occhi. “Io le volevo bene, non le avrei mai fatto una cosa del genere!”
“Posso anche crederti, ma come spieghi di essere a scuola durante una sospensione?”
“Anche Fabio è qui, l’ho visto entrare… la Fragola aveva messo una buona parola con la preside e voleva ritrattare la sospensione…”
Convinsi Eraldo a uscire dal bagno ed entrambi andammo a farci interrogare. Mi tolsi il maglione sporco e mi misi il giubbotto, poi mi affacciai alla finestra del corridoio. C’erano diverse volanti della polizia fuori dalla scuola e mi parve di vedere anche la madre di Domenica.
Riversai tutte le lacrime che non avevo versato prima durante l’interrogatorio. Il poliziotto non si scosse, era certo abituato a certe scenate.
“Lei che era amica della vittima, è in grado di darci informazioni sulla sua vita sentimentale?” domandò l’uomo.
Gli raccontai di Fabio, di Eraldo e di tutti i ragazzi che c’erano stati in mezzo.
Quando uscii dall’aula vuota adibita a stanza degli interrogatori, vidi Domenica entrare dopo di me. Mi domandai quando fosse arrivata e che cosa potesse mai aver visto, ma ero troppo distrutta per volerlo veramente sapere.

I giorni successivi la scuola, che avrebbe dovuto essere in lutto per la perdita di una nostra compagna e amica, era pervasa da una morbosa eccitazione. Era tutto un domandarsi se si fosse trattato di un incidente o di un omicidio. Alcune indiscrezioni dicevano che l’autopsia non aveva segnalato segni di abusi di alcun tipo e che la causa di morte era senza dubbio la caduta, ma come era caduta? L’aveva spinta qualcuno? E se sì, chi poteva avercela a tal punto con lei?
Fabio non venne a scuola per un po’, nonostante la sua sospensione fosse stata revocata. In giro si diceva che su di lui gravasse l’accusa di omicidio non premeditato, ma avevo imparato a ignorare le cretinate che sentivo.
Il posto vuoto accanto a me mi faceva venire i brividi. Era come stare seduta accanto al Tristo Mietitore, invisibile quanto inesorabile.
Avrei dovuto prendermi qualche giorno per stare a casa e metabolizzare l’accaduto, come avevano fatto quasi tutti i nostri compagni, invece decisi che cercare di impegnare il cervello fosse la cosa giusta. Un giorno fui colpita da un mal di testa fortissimo che mi costrinse a uscire dall’aula. Iniziai a passeggiare per i corridoi massaggiandomi le tempie con le dita, sperando di stare meglio. Qualunque rumore mi infastidiva, compreso l’eco delle lezioni che proveniva dalle varie classi. D’un tratto sentii un gemito provenire dall’aula di fisica. Dati i recenti accadimenti, una persona normale avrebbe chiamato qualcuno che controllasse al posto suo, o almeno avrebbe avuto il buon senso di tirare dritto, invece io ero tanto rintronata che decisi di guardare da sola. La porta era chiusa ma cercai di aprirla senza far rumore. Tutto mi sarei aspettata di trovare tranne quello che vidi.
La professoressa Fragola, spettinata e mezza nuda, con la camicia aperta e la gonna sollevata, era sdraiata sopra uno dei tavoli della stanza. Eraldo, sopra di lei, pareva aver trovato il modo di guadagnarsi la sufficienza fino alla fine dell’anno scolastico.
Chiusi la porta, pregando che fossero troppo concentrati sui piaceri della carne per essersi accorti della mia presenza. Quell’immagine tormentò i miei sonni per parecchie notti.

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 4: Uno strano equivoco

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TRAMA: uno studente delle superiori, dotato di una bellezza fuori dal comune, scatenerà involontariamente la furia criminale di qualcuno a lui molto vicino… Attenzione: il seguente testo potrebbe contenere linguaggio non adatto a un pubblico sensibile.

Quando arrivammo a casa mia ero troppo frastornata per mettermi ai fornelli, così finii per ordinare qualcosa in una rosticceria e mi sedetti sul divano, cercando di metabolizzare l’accaduto.
“Se non ci fossi stato tu, non so cosa mi sarebbe successo…”
“Niente” disse lui, alzando le spalle. “Non ti avrebbe fatto niente. Li conosco i tipi così, sono solo bambini… spoiled? Viziati? Si dice, sì? Viziati e paurosi. Mi fanno schifo. Fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti Se ti ricapita colpiscilo in mezzo alle gambe.”
Dopo un pasto caldo mi sentii molto meglio e ritrovai le energie per studiare. Aprii il libro di testo e cercai di spiegare a Eraldo le parti principali, ma lui era continuamente distratto dalle notifiche che infestavano lo schermo del suo smartphone.
“Oh, ma insomma!” sbottai, dopo l’ennesimo bip. “Lo vuoi recuperare quel tre oppure no?! Spegni quel coso!”
“Scusa, scusa! È Diana, mi ha detto di passare da lei quando abbiamo finito!”
Eraldo arrossì visibilmente mentre sorrideva imbarazzato.
“Odio dovertelo dire” dissi, sospirando. “Ma nel caso non lo sapessi, Diana è fidanzata con Fabio. Hai presente il ragazzo seduto dietro di lei, con i capelli chiari…?”
“Certo, ma ha detto che per me è disposta a lasciarlo!” rispose lui, con gli occhi illuminati da una sciocca credulità.
“Ma per piacere” dissi, alzando gli occhi al cielo. “Non crederai alle cretinate che ti dice? Sarai almeno il quinto o sesto ragazzo a cui dice queste cose!”
“Ma con me sarà diverso! Capisco che tu possa essere gelosa di Diana, ma non devi esserlo! Lei è bellissima, ma anche tu hai molte qualità. Un giorno troverai un bravo ragazzo e sarai contenta con lui!”
Fissai Eraldo per qualche istante, con la bocca contratta in una smorfia di disgusto, ma finii per ignorare quello che mi aveva detto e ripresi a spiegare Manzoni.
“Sei bello come il sole” pensai, tra me “ma si vede che la fusione nucleare ti ha bruciato qualche neurone”.

L’indomani, poco prima che entrassi in classe, la professoressa Fragola, in piedi accanto alla porta, mi posò una mano sulla spalla e mi guardò con i suoi occhiacci grigi come se volesse infilzarmi.
“Patrizia, sei una così brava studentessa!” disse, con voce dura. “Non è proprio il caso di rinunciare ai tuoi bei voti e alla tua istruzione per un ragazzo!”
“Eh?!” domandai, visibilmente sorpresa.
“Ti sei messa con il ragazzo nuovo. Tutta la classe ne parla! Sei così giovane, perché vuoi rovinare il tuo avvenire?”
All’improvviso capii l’equivoco e mi affannai a spiegare alla professoressa dell’aggressione e di come Eraldo mi avesse difesa.
“Dunque l’ha detto solo per liberarsi di quell’orrendo ragazzo” disse lei, mentre il suo sguardo si faceva più dolce.
“Sì, professoressa, glielo assicuro. Non c’è niente tra me e Eraldo che non sia un normale rapporto tra compagni di classe.”
“Brava” disse lei, con un sorriso, mentre toglieva la mano dalla mia spalla. “Ho sempre saputo che sei una giovane intelligente e giudiziosa. Perdona l’intrusione nella tua vita privata, ma l’avvenire dei miei studenti mi sta più a cuore di quanto si possa pensare. Va pure in classe adesso!”
Mi sedetti accanto a Diana, che appena mi vide arrivare arricciò il naso.
“Perché hai messo in giro la voce di essere fidanzata con Eraldo? È ovvio che non è vero!” disse lei.
“Certo che no! Chi è che racconta queste bugie?” domandai.
“Il tuo spasimante ferito. Ha detto che per poco il tuo ragazzo non lo ammazzava di botte!”
“Che codardo” borbottai. “Non gli ha fatto niente purtroppo! Avrei goduto a vedere Eraldo picchiarlo per bene!”
“Avete studiato insieme, mi ha detto” disse Diana, ravvivandosi un boccolo con le dita.
“Sì, quello è vero. Ma non riusciva a concentrarsi per colpa tua e dei tuoi messaggi!”
Diana ridacchiò e non disse altro.

Contro ogni previsione, la Fragola decise di interrogare di nuovo Eraldo. L’interrogazione iniziò bene: rispose correttamente a quasi tutte le domande. La professoressa lo guardava con aria greve. Pareva quasi le dispiacesse non potergli affibbiare un altro tre. Le domande iniziarono a farsi talmente difficili che alla fine Eraldo non seppe davvero più cosa dire.
“Conoscenze superficiali” decretò la professoressa, mal celando un sorrisetto soddisfatto. “Nessun approfondimento, nessun lavoro di studio autonomo, nessun dettaglio degno di nota. Dovrei darti cinque, ma ti darò cinque e mezzo. Hai ancora la media insufficiente, ricordalo. A posto.”
Eraldo, silenzioso ma furente, tornò al suo posto mentre tutti lo fissavano preoccupati.
Alla fine dell’ora, Eraldo venne a cercarmi per sfogarsi.
“Ma che le ho fatto?! Perché ce l’ha con me?!”
“Non ne ho idea! Non è mai stata di manica larga, ma…”
“Che vuol dire di manica larga?” domandò Eraldo.
“Vuol dire che non le è mai piaciuto dare voti alti, ma ti ha chiaramente fatto delle domande impossibili per metterti in difficoltà! Pensa che oggi, pensando che fossi il mio ragazzo, mi ha intimato di lasciarti perdere!”
“Non so che le ho fatto” disse lui, scuotendo la testa. “Eppure non mi sembra di essermi comportato in modo irrispettoso… o sì?”
“No, è lei che è pazza…”
“Come se non bastasse, tutti sono convinti che tu sia la mia ragazza!” disse lui ridendo. “Menomale che almeno Diana sa che non è vero!”
“Eraldo, devi lasciarla stare, sul serio! Ti spezzerà il cuore come fa sempre!”
Eraldo mi sorrise senza ascoltarmi e se andò a prendere un caffè, ma tornò quasi subito sui suo passi per dirmi qualcosa nell’orecchio.
“Credo che Domenica abbia sentito tutto. L’ho appena vista uscire dalla classe con la sua sedia a rotelle. Non andrà a spifferare tutto alla Fragola, vero?”
Andai a cercarla e le chiesi cosa avesse sentito.
“Quello che avete detto” rispose lei. “Allora Eraldo e Diana?”
“Lei vuole sedurlo” risposi io. “Ma non dire che te l’ho detto. Non sono affari miei e nemmeno tuoi, chiaro?”
“Certo” disse lei. “Non sono affari miei…”
Le nostre chiacchiere furono interrotte da alcune grida concitate. Cercammo di capire da dove provenissero e non ci volle molto a scoprirlo: Eraldo e Fabio si stavano picchiando davanti alla macchinetta del caffè. Gli altri ragazzi, invece di separarli, si erano messi a incitarli oppure a riprenderli con il telefono.
“Ma dov’è Diana quando serve?!” pensai. Nel giro di qualche minuto la professoressa di inglese e il professore di storia li separarono e li condussero nell’ufficio della preside.
L’indomani, nessuno dei due era presente a lezione.
“Li hanno sospesi” sussurrò Diana, con un ghigno. “Devo essere proprio una persona speciale se due uomini si picchiano così per me… povero Fabio, ha un incisivo scheggiato e una costola incrinata! Eraldo l’ha conciato proprio male… anche lui però le ha prese! Ha un polso slogato e un paio di dita rotte…”
“Non dovresti gioirne” le dissi, inorridendo. “Questa situazione ti metterà nei guai un giorno o l’altro!”
“Ah, cosa vuoi saperne tu! L’unico uomo che tu abbia mai baciato è tuo padre!”
Avvampando di rabbia, presi le mie cose e mi andai a sedere accanto a Domenica, nel posto vuoto lasciato da Eraldo.
“Quando torneranno?” domandò Domenica.
“Non lo so… pare che siano stati sospesi…”
Domenica annuì, pensierosa.
“Io voglio bene a Eraldo” disse lei. “Anche se non mi tratta tanto bene, anche se preferisce Diana. Magari un giorno si accorgerà di me, anche se sono brutta.”
“Non sei brutta” risposi io, meccanicamente.
“Lo sono, ma non mi importa niente. Magari un giorno vedrà che gli voglio più bene io di quanto gliene vorrà Diana. Lei è solo bella fuori, ma dentro non prova niente per nessuno. E’ solo vanità.”
“Vanità” ripetei io, fingendo di interessarmi alla conversazione.

Dopo la fine delle lezioni, mi attardai in classe con Domenica per ripassare la lezione di matematica (materia in cui io, a differenza sua, non eccellevo).
La professoressa Fragola entrò nell’aula con l’aria di chi avesse appena visto un fantasma. I suoi capelli, di solito appuntati sulla nuca, erano sciolti sulle spalle, e la camicia era mezza sbottonata, lasciando intravedere la biancheria intima.
“Che ci fate voi due qui dentro?” domandò, atterrita.
“Stavamo ripassando per l’interrogazione di matematica” risposi io.
“E’ meglio che andiate a casa. Comincia a farsi tardi.”
“Ma sono sole due…” obiettò Domenica.
“I tuoi genitori saranno in pensiero!” disse Fragola, con il tono di chi non ammette repliche.
Domenica e io ci alzammo di malavoglia, prendemmo gli zaini e ci dirigemmo verso l’uscita.
“Che cosa pensi le sia successo?” domandai.
“Non saprei” rispose Domenica. “E perché era così stravolta? E’ possibile che abbia un fidanzato qui a scuola?”
“Lei? Pensi che sia in grado di provare attrazione per qualcuno? Diana dice che sicuramente anche lei ha subito il fascino di Eraldo, ma mi sembrano sciocchezze.”
“Eraldo è bellissimo. Se fossi come voi magari avrei qualche speranza…”
“Domenica, piantala con questi discorsi. È un ragazzo superficiale e anche troppo ingenuo. Non è roba per te né per nessuno con un po’ di cervello.”
“Però è stato così gentile…” disse Domenica, smettendo per un attimo di spingere la sedia a rotelle. “Ieri mattina sono arrivata un po’ troppo presto e volevo andare in classe a ripassare, ma l’ascensore non funzionava perché era andata via la corrente, e io non sapevo come fare a salire in classe… Eraldo, era arrivato prima anche lui… quando mi ha vista lì da sola mi ha chiesto se per me andava bene che mi portasse in classe in braccio, e io ovviamente gli ho detto di sì! Mi ha sollevato come se fossi una sposa e mi ha portato fino al mio banco, poi è tornato a prendere la mia sedia a rotelle… Nessuno lo aveva mai fatto per me…”
“Si vede che la corrente non va via così spesso!” commentai. “E’ tutto molto romantico ma non pensarci troppo, ti farà solo stare male”.
“Ci penserò eccome!” disse lei di rimando. “Come potrei non farlo?”

La vera storia delle principesse Disney: CENERENTOLA

KIRIA Pensante scrive: I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia di Cenerentola. Una fiaba da sogno, che pare creata proprio per donare speranza a chi vive in una realtà infelice, forse nasconde radici molto più dolorose… Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: CENERENTOLA