KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 8

Un mattino, Marcella arrivò in classe con la faccia buia. Per la prima volta dopo anni, si era presentata in classe con i capelli sciolti. Per un attimo rimasi a fissarla, incantata. Non avevo mai visto una chioma così lunga. Le ciocche le si avviluppavano intorno alle braccia come dei rampicanti e poi scendevano giù, selvagge, fino a metà della coscia. Il castano ramato delle radici si trasformava in biondo fragola verso le punte.
“Ciao Raperonzolo!” la salutò Alice, tutta allegra.
“Raperonzolo… è proprio per quello che ho deciso di tagliarli. Se l’assassino mi vedesse, di certo vorrebbe la mia testa!” sospirò Marcella, toccandosi i capelli.
“Nooo!” protestò Alice. “Che idea sciocca! E allora io dovrei cambiarmi nome? Ne abbiamo già parlato e abbiamo detto che non c’è modo di salvarsi quando l’assassino ti prende di mira. A meno che tu non sia Francesco” aggiunse, ammiccando nella mia direzione.
“Li sciolgo oggi per mostrarli a voi, per l’ultima volta. Quando uscirò da scuola andrò dal parrucchiere e li farò corti come i tuoi” disse, guardandomi.
Mi passai una mano sulla nuca. Avevo sempre odiato i capelli lunghi su di me perché non volevo perdere tempo a lavarli e asciugarli, ma mi piaceva vederli sulle altre ragazze e mi dispiacque sentire la decisione di Marcella.
Le ore trascorsero lentamente come al solito. Eravamo obbligati a fare lezione con le porte aperte per permettere agli agenti che pattugliavano la scuola di controllare ogni spostamento. Durante l’intervallo andai in bagno con Alice e Marcella per parlottare un po’ e per sentirmi sommergere di domande riguardo Francesco. Dopo aver eluso l’ennesima illazione, mi chiusi in bagno per poter fare pipì in pace. Per quei pochi minuti si decisero a tacere. Quando aprii la porta, vidi Alice seduta per terra vicino al lavandino e Marcella distesa a terra, con i lunghi capelli a farle da cornice ai lati del viso. Sentii lo stomaco contorcersi e per poco credetti di vomitare.
“Non è divertente!” gridai. “Aprite gli occhi!”
Non mi stavano prendendo in giro.
Il maglione rosa di Marcella si era tinto di rosso. Il sangue stava iniziando a macchiare anche il pavimento. I suoi occhi erano aperti verso il soffitto, le sue mani giunte al petto.
Alice fissava un punto indistinto davanti a sé. Aveva la testa reclinata su un lato. I riccioli biondi e l’espressione assente la facevano sembrare una bambola di porcellana. Sulle sue gambe era stato posato un coniglio bianco di peluche.
Sullo specchio, qualcuno aveva appeso un biglietto.

“Nessun principe risalirà mai la chioma di Raperonzolo.

Alice è caduta nella tana del Bianconiglio e rimarrà nel Paese delle Meraviglie.”

Disperata e terrificata, andai a cercare un agente di polizia. Non riuscii quasi a proferir parola, ma riuscii a indicare il bagno. Solo allora lo vidi: un piccolo coltello da cucina, affilato e sporco di sangue, era stretto tra le mani di Marcella. Distolsi gli occhi quasi subito, ma persi i sensi.

Mi risvegliai in infermeria. Francesco e la professoressa d’italiano mi stavano fissando.
“L’ho sognato?” sussurrai.
Entrambi mossero la testa in segno di diniego.
Sentii i miei occhi farsi umidi.
La polizia mi interrogò fino a farmi esaurire completamente ogni briciolo di forza interiore. Mi interrogarono su tutto quello che avevo visto quel giorno e i giorni precedenti. Ripetei fino alla nausea che non sapevo nulla, che ero chiusa in bagno, che erano mie amiche e che non avrei mai voluto vederle in quel modo. Alla fine una poliziotta mi lasciò andare a casa. “Hai un talento per trovarti nel posto sbagliato al momento sbagliato” disse, invitandomi a uscire dalla stanza degli interrogatori.
Restai a casa da scuola una settimana. I miei genitori non dissero niente. Mi lasciarono soffrire in pace, senza farmi troppe domande. Uscii soltanto per assistere ai funerali di Marcella e Alice. Dovevo prendere il sonnifero per riuscire a dormire, e così passavo le mie giornate in un perenne stato di stordimento grigio e insapore. Il sonno e la veglia si fondevano e non sapevo più cosa era vero e cosa fosse un sogno.
Una sera Francesco venne a trovarmi per vedere come stavo. Non ero di molte parole e lui rispettò il mio silenzio. Portò un film da poter vedere insieme. Diceva che mi avrebbe distratto. Era un poliziesco di cui non ricordo il titolo, piuttosto noioso. Dopo i primi venti minuti, infatti, complici i sonniferi, finii per addormentarmi. Quando riaprii gli occhi, mi accorsi che Francesco mi stringeva fortissimo i polsi, come a volermi impedire di toccarlo, e mi fissava atterrito, con la bocca contorna in una smorfia di terrore e stupore.

“Alice attraverso lo specchio”: perché mi ha fatto storcere un po’ il naso

KIRIA pensante scrive: premetto che quella che state per leggere non è altro che la mia umilissima opinione, senza la pretesa di fare critica cinematografica.

Quando è uscito il trailer di “Alice attraverso lo specchio“, sull’onda dell’esaltazione, mi sono letta entrambi i libri di Lewis Carroll dedicati ad Alice, ovvero “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò“. Il film di Tim Burton “Alice in Wonderland“, per quanto poco fedele al libro, ricreava piuttosto bene l’atmosfera carrolliana anche nei dettagli; ad esempio le mosche cavalline, simili a dei piccoli cavalli a dondolo alati, sono del tutto identiche a quelle descritte nel libro. Per esigenze di scena, molte situazioni e molti personaggi sono state tralasciati o ingigantiti in favore di soluzioni maggiormente sceniche (chiunque abbia letto i libri saprà che il Ciciarampa, o Jabberwock, o come lo si vuol chiamare, non è altro che una poesia nonsense e che l’epica battaglia combattuta da Alice è solo un’invenzione cinematografica. “Alice in Wonderland” ha comunque donato l’illusione di un Paese delle Meraviglie pulsante di vita propria e popolato di personaggi dalle personalità eccentriche, personaggi per altro realmente esistenti anche nel libro, come il Cappellaio Matto, lo Stregatto, Il Bianconiglio, Pinco Panco e Panco Pinco, il Leprotto Bisestile, il Ghiro, la Regina Rossa e la Regina Bianca. Non ho apprezzato molto la fusione che ha operato Tim Burton tra la Regina di Cuori e la Regina Rossa degli scacchi (personaggi rispettivamente del primo e del secondo libro), confluite entrambe a creare un personaggio sanguigno e infantile, ovvero la “Capocciona Maledetta”, come viene definita durante il film, ma posso dire che il personaggio è comunque ben riuscito.

Passiamo ora al sequel. Tralascerò il fatto che non è stato aggiunto nemmeno un personaggio del secondo libro, e che l’unico personaggio importante che ci viene presentato appartiene solo alla fantasia della sceneggiatrice. Alice viene richiamata nel Paese delle Meraviglie per aiutare il Cappellaio Matto a ritrovare la sua famiglia e l’unico modo per farlo è attraverso un viaggio nel Tempo. Si scopre subito che il Tempo è una persona, nella fattispecie un personaggio ironico e un po’ ridicolo, magnificamente riuscito. Ecco, il Tempo è probabilmente uno dei motivi per cui vale la pena vedere il film. Per quanto riguarda il resto: i personaggi del prequel vengono ripresi pari pari, ma viene tolta loro parecchia scena; la diatriba tra Regina Rossa e Regina Bianca viene finalmente risolta una volta che viene alla luce il motivo idiota che l’ha scatenata, troppo idiota anche per i membri del Paese delle Meraviglie, che dovrebbero essere caratterizzati da un umorismo nonsense, e non dal rancore o dalla gelosia. La morale di fondo è un tantino scontata: la famiglia è importante e il tempo che si ha a disposizione va usato bene. Una volta che Alice ha imparato queste verità, abbandona per sempre il Paese delle Meraviglie e torna a vivere come una persona normale.

Ma allora non mi è piaciuto proprio?
Non fraintendetemi: la recitazione è ottima e gli effetti speciali sono incantevoli, ma è la trama ad avermi lasciata un po’ perplessa. Forse avrei voluto vedere qualche personaggio del secondo libro, o forse mi sarei accontentata di una maggior coerenza con il primo film; ho trovato certe scelte forzate e altre inspiegabili. Nel complesso il film è godibile a patto di non concentrarsi troppo sugli eventi, quanto sulle singole scene.
Personalmente, credo che i film, soprattutto quelli ben riusciti, non dovrebbero avere dei sequel, perché il rischio che il risultato non regga il confronto è alto. Se fosse stato un film a sé stante, e non fosse stato “ripreso” da nessun libro, forse il mio parere sarebbe stato diverso.

Lo consiglio?
Se non avete letto i libri o non vi importa che il film discosti così molto dai libri di Carroll, sì. Se vi piacciono gli effetti speciali e le ambientazioni bizzarre, sì. Se vi piacciono gli attori principali, sì. Se volete vedere un film con una trama solida e priva di forzature, no.
La discesa nella tana del Bianconiglio è stata un po’ meno piacevole, questa volta, per quanto mi riguarda.