KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 8

Un mattino, Marcella arrivò in classe con la faccia buia. Per la prima volta dopo anni, si era presentata in classe con i capelli sciolti. Per un attimo rimasi a fissarla, incantata. Non avevo mai visto una chioma così lunga. Le ciocche le si avviluppavano intorno alle braccia come dei rampicanti e poi scendevano giù, selvagge, fino a metà della coscia. Il castano ramato delle radici si trasformava in biondo fragola verso le punte.
“Ciao Raperonzolo!” la salutò Alice, tutta allegra.
“Raperonzolo… è proprio per quello che ho deciso di tagliarli. Se l’assassino mi vedesse, di certo vorrebbe la mia testa!” sospirò Marcella, toccandosi i capelli.
“Nooo!” protestò Alice. “Che idea sciocca! E allora io dovrei cambiarmi nome? Ne abbiamo già parlato e abbiamo detto che non c’è modo di salvarsi quando l’assassino ti prende di mira. A meno che tu non sia Francesco” aggiunse, ammiccando nella mia direzione.
“Li sciolgo oggi per mostrarli a voi, per l’ultima volta. Quando uscirò da scuola andrò dal parrucchiere e li farò corti come i tuoi” disse, guardandomi.
Mi passai una mano sulla nuca. Avevo sempre odiato i capelli lunghi su di me perché non volevo perdere tempo a lavarli e asciugarli, ma mi piaceva vederli sulle altre ragazze e mi dispiacque sentire la decisione di Marcella.
Le ore trascorsero lentamente come al solito. Eravamo obbligati a fare lezione con le porte aperte per permettere agli agenti che pattugliavano la scuola di controllare ogni spostamento. Durante l’intervallo andai in bagno con Alice e Marcella per parlottare un po’ e per sentirmi sommergere di domande riguardo Francesco. Dopo aver eluso l’ennesima illazione, mi chiusi in bagno per poter fare pipì in pace. Per quei pochi minuti si decisero a tacere. Quando aprii la porta, vidi Alice seduta per terra vicino al lavandino e Marcella distesa a terra, con i lunghi capelli a farle da cornice ai lati del viso. Sentii lo stomaco contorcersi e per poco credetti di vomitare.
“Non è divertente!” gridai. “Aprite gli occhi!”
Non mi stavano prendendo in giro.
Il maglione rosa di Marcella si era tinto di rosso. Il sangue stava iniziando a macchiare anche il pavimento. I suoi occhi erano aperti verso il soffitto, le sue mani giunte al petto.
Alice fissava un punto indistinto davanti a sé. Aveva la testa reclinata su un lato. I riccioli biondi e l’espressione assente la facevano sembrare una bambola di porcellana. Sulle sue gambe era stato posato un coniglio bianco di peluche.
Sullo specchio, qualcuno aveva appeso un biglietto.

“Nessun principe risalirà mai la chioma di Raperonzolo.

Alice è caduta nella tana del Bianconiglio e rimarrà nel Paese delle Meraviglie.”

Disperata e terrificata, andai a cercare un agente di polizia. Non riuscii quasi a proferir parola, ma riuscii a indicare il bagno. Solo allora lo vidi: un piccolo coltello da cucina, affilato e sporco di sangue, era stretto tra le mani di Marcella. Distolsi gli occhi quasi subito, ma persi i sensi.

Mi risvegliai in infermeria. Francesco e la professoressa d’italiano mi stavano fissando.
“L’ho sognato?” sussurrai.
Entrambi mossero la testa in segno di diniego.
Sentii i miei occhi farsi umidi.
La polizia mi interrogò fino a farmi esaurire completamente ogni briciolo di forza interiore. Mi interrogarono su tutto quello che avevo visto quel giorno e i giorni precedenti. Ripetei fino alla nausea che non sapevo nulla, che ero chiusa in bagno, che erano mie amiche e che non avrei mai voluto vederle in quel modo. Alla fine una poliziotta mi lasciò andare a casa. “Hai un talento per trovarti nel posto sbagliato al momento sbagliato” disse, invitandomi a uscire dalla stanza degli interrogatori.
Restai a casa da scuola una settimana. I miei genitori non dissero niente. Mi lasciarono soffrire in pace, senza farmi troppe domande. Uscii soltanto per assistere ai funerali di Marcella e Alice. Dovevo prendere il sonnifero per riuscire a dormire, e così passavo le mie giornate in un perenne stato di stordimento grigio e insapore. Il sonno e la veglia si fondevano e non sapevo più cosa era vero e cosa fosse un sogno.
Una sera Francesco venne a trovarmi per vedere come stavo. Non ero di molte parole e lui rispettò il mio silenzio. Portò un film da poter vedere insieme. Diceva che mi avrebbe distratto. Era un poliziesco di cui non ricordo il titolo, piuttosto noioso. Dopo i primi venti minuti, infatti, complici i sonniferi, finii per addormentarmi. Quando riaprii gli occhi, mi accorsi che Francesco mi stringeva fortissimo i polsi, come a volermi impedire di toccarlo, e mi fissava atterrito, con la bocca contorna in una smorfia di terrore e stupore.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – ISPIRAZIONE MANCANTE– 17°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Che stai facendo?” chiese Norvy a Chiara, balzando sulla scrivania.
“Sto cercando di scrivere, ma non mi sento ispirata!”
“Sai anche scrivere?”
“Lurido gatto, secondo te?”
“Hai ragione, agli umani viene insegnato a scrivere quando sono piccoli. Ai gatti no. I gatti imparano da soli.”
“Non ho voglia di perdere tempo con le tue quisquilie, non riesco a scrivere niente di buono e sono arrabbiatissima! Anzi, visto che sei qui, vorresti darmi, di grazia, qualche consiglio su cosa dovrei fare per trovare un po’ di ispirazione?”
“Dipende soprattutto da cosa vuoi scrivere, suppongo.” disse Norvy con un ghigno.
“Non m’importa molto…” rispose Chiara, pensierosa.
“Allora non importa molto cosa fai” asserì Norvy.
“… purché riesca a scrivere qualcosa!” aggiunse Chiara, riscuotendosi dai suoi pensieri.
“Ah, per questo stai pure tranquilla, basta che non ti fermi prima di aver riempito il foglio!” disse Norvy, leccandosi una zampa.
“Mi sei di grande aiuto, ti ringrazio!” rispose Chiara, ironica.
“Non c’è di chè!” disse Norvy, sparendo sotto il tavolo.

Chiara passò circa un’ora davanti allo schermo del suo portatile, battendo furiosamente le dita sulla tastiera, finché non fu distratta dalla testa di Norvy che comparve proprio dietro il suo schermo.
“NORVY! Smetti di fare queste entrate sceniche, mi hai fatto prendere un colpo!”
“Come va? Vedo che stai scrivendo. Allora il mio consiglio è servito a qualcosa?”
“No, naturalmente.”
“Umani! Sempre così ingrati! Luca mi ha appena sgridato nonostante lo abbia aiutato a scegliere cosa mangiare per cena!”
“Immagino che abbia fatto bene, a sgridarti.” Disse Chiara, ricominciando a scrivere.”
“Ovviamente no, invece! Ha cucinato sia dei filetti di sogliola che dei totani in umido, e non sapeva cosa mandare a domani e cosa mangiare oggi. Così mi sono sbafato tre filetti di sogliola per esprimere la mia preferenza riguardo la cena di stasera.”
“Immagino che tu abbia addotto come giustificazione il fatto che i totani non perderanno sapore nonostante il soggiorno in frigorifero.”
“Esatto! Ma Luca non ha voluto ascoltarmi e ha detto che stasera mi toccherà andare a letto digiuno!”
“Digiuno non direi proprio!” rise Chiara.
“Oh, ti ci metti anche tu, adesso? Un po’ di riconoscenza, accidenti! Se non fosse stato per me, staresti ancora brancolando davanti a una pagina bianca!”
“Ne sei un po’ troppo convinto! E se ti dicessi che sto scrivendo delle storie su di te?”
“Su di me?! Fammi leggere! Fammi leggere!” gridò Norvy, balzando sulla tastiera.
“Troppo tardi! Ho spento il pc e l’ho protetto con una password a prova di gattacci!” disse Chiara, mostrando lo schermo nero.
“Umani, specie infida! Non è giusto che tu scriva cosa su di me e poi non me le mostri!”
“Se vuoi cercherò di convincere Luca a darti qualcosa da mangiare, ma tu devi promettere che lascerai in pace il mio computer!”
“E va bene, va bene… posso avere un assaggino di totani, adesso?”
“Vedremo!” disse Chiara, prendendo Norvy in braccio e portandolo in cucina.

– FINE DICIASSETTESIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Questa puntata contiene un’evidente citazione letteraria. Chi riesce a trovarla? 🙂

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL RITRATTO– 16°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Ho detto di no.” Ripetè Chiara per la decima volta nell’ultimo minuto.
“Ma come no! È un immenso onore che ti sto facendo!” replicò Norvy.
“Grazie, ma no. Non sono brava a disegnare gli animali, non ti piaceresti e ti lamenteresti tutto il giorno!”
“Voglio un mio ritratto!”
“Ho detto che non lo farò. Hai idea di quando sia difficile disegnare un essere che non sta fermo neanche tre secondi? Se vuoi posso provare a ritrarti a partire da una foto, se ci proprio ci tieni.”
“Ma che foto! Voglio un ritratto dal vivo!”
“E allora te lo fai da solo! Non starai fermo un attimo, ti conosco.”
“No, no! Starò fermo! Immobile! Una statua!”
Alla fine Chiara, snervata dal fetido felino, acconsentì a compiere l’oscena impresa. Per prima cosa fece accomodare Norvy su una sedia, e spese almeno cinque minuti per convincerlo che una posa in stile Napoleone, con una zampa sullo stomaco, non si addiceva a un gatto, e altri cinque per persuaderlo a non includere elementi bellici. Una volta che gli ebbe fatto assumere una posizione decente, si pose di fronte a lui con il blocco da disegno sulle ginocchia. Come Chiara aveva previsto, il concetto di Norvy riguardo lo stare immobile come una statua divergeva molto dal suo.
“Vuoi stare fermo?! Come credi che riesca a disegnarti se ti muovi?”
“Ma mi prude la coda! La devo grattare!” rispose Norvy lisciandosi la coda.
“Hai finito? Ok. Adesso sta’ buono. NO! NON TI LECCARE IL PELO PROPRIO ORA!”
Dopo venti, infernali, minuti, Chiara era sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi, di Norvy.
“Oh, stai facendo il ritratto a Norvy? Buona fortuna! Fa vedere…” disse Luca, passando di là e sbirciando sul foglio.
Chiara sussurrò a denti stretti: “Io lo ammassho, qul hatto, prima o poi”
“Norvy, spero ti piaccia la pittura astratta.” Sentenziò Luca.
“Astratta? Intendi quella che ti fa schifo?”
“No, intendo dire che tu, come gatto, sei la quintessenza della bellezza. Nessun disegno potrebbe rendere giustizia al tuo magnifico portamento, alla tua principesca espressione, al reverenziale rispetto che la tua figura incute nel prossimo. Chiara ha umilmente tentato di sintetizzare in un foglio ogni tua singola virtù, ma come può un umano compiere tale opera?”
Norvy rimase talmente affascinato dalla spiegazione di Luca che accettò di buon grado persino il ritratto sgangherato che gli aveva fatto Chiara, e andò tutto contento ad appendere il disegno nella sua stanza.
“Alla faccia tua che mi accusi sempre di parlare troppo!” disse Luca a Chiara, quando furono rimasti soli.
“Va bene, te lo concedo, stavolta sei stato d’aiuto e te ne sono grata. Ma che non diventi un abitudine! Se lo continui a lodare così tanto, chissà cosa si metterà in testa… sai che voleva che lo ritraessi su un panzer?!”
“Ma cosa abbiamo sbagliato con quel gatto?!”

– FINE SEDICESIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL GATTO VAMPIRO – 11°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Amore, che ha quel gatto, adesso?” chiese Luca, guardando di sbieco Norvy.
“Oh, ti riferisci al fatto che ha passato gli ultimi tre quarti d’ora gettandosi dalla credenza e sbattendo le zampe come se fossero ali?” rispose Chiara con noncuranza.
“Sì, sì, mi riferivo proprio a quello. Perché fa così?”
“Domandaglielo.”
Luca si avvicinò a Norvy e seguì il consiglio di Chiara. “Norvy, si può sapere che ti è preso?”
Norvy, dopo l’ennesimo tentativo di volo fallito, tentò di alzarsi sulle zampe posteriori, si coprì il muso con la zampa destra, tentando di risultare teatrale, estrasse un libro da sotto il divano con la zampa sinistra e disse “Io sono il conte Dracatula, vampiro della Norvegia! E questo libro ne è la prova! Ho i canini lunghi, odio l’aglio e odio il sole! È la prova! È la prova!”
“Oh, questa è buona.” esclamò Luca. “Dovresti proprio nasconderli, i tuoi dannati libri!” disse poi rivolto a Chiara, che in quel momento stava giusto esaminando la libreria e constatando la presenza di uno spazio vuoto.
“Sì, credo che dovrei farlo. Se trovo un altro libro con un una pagina spiegazzata darò di matto!” rispose Chiara.
Norvy, rendendosi conto che nessuno gli stava prestando attenzione, si esibì in una scenetta degna di un consumato attore teatrale: tirò fuori da sotto il divano un mantello nero (ovvero una maglietta di Luca), che si appuntò alla gola, e mostrò i canini, rivendicando con convinzione il suo status di nobile principe della notte.
Luca e Chiara si scambiarono un’occhiata e sospirarono.
“Lo sai cosa mangiano i vampiri, vero?” chiese Chiara.
“Certo! Succhiano il sangue delle loro vittime direttamente dal collo! Chi di voi due vuole essere la mia prima vittima?”
Luca aprì bocca per rispondere, ma Chiara gli fece cenno di tacere, e rispose al suo posto: “I vampiri moderni bevono il sangue direttamente dalla tazza: non vorrai rischiare di rovinare la punta dei tuoi bellissimi canini cercando di infilzare una parte del corpo dura come il collo, vero? Se ci dai un attimo, andiamo di là e ti portiamo un po’ di sangue umano, d’accordo? Un po’ del mio e un po’ di quello di Luca.”
“Va bene, vi aspetto!” Norvy si acciambellò sul divano e guardò i due umani allontanarsi.
“Ma ti ha dato di volta il cervello?” borbottò Luca, quando furono fuori dalla portata di Norvy.
“Ssssh, sta a sentire. Adesso io…” rispose Chiara, sussurrando nel suo orecchio.
“Aaaah, geniale!” disse Luca con un sorriso.

Qualche minuto dopo, gli umani furono di ritorno: Chiara reggeva un piattino pieno di un caldo liquido rosso scuro che porse a Norvy.
Norvy vi immerse appena la lingua ed esclamò: “Ma che schifo! È amarissimo! Ma come fanno i vampiri a bere questa roba?!”
“Esatto, i vampiri ci riescono! Tu no: sai cosa significa questo?”
“Sigh… allora non potrò mai diventare un pipistrello e svolazzare intrepido nella notte…” esclamò Norvy sconsolato.
“No, ma se vuoi più tardi puoi vedere la TV con noi, d’accordo?”
“Ok!” disse Norvy. Dopo pochi istanti, scosso dall’emozione di non essere un vampiro, crollò addormentato.
Chiara tornò in cucina e versò in una tazza un po’ dello stesso liquido rosso che aveva fatto assaggiare a Norvy, e iniziò a sorseggiarlo.
“Bleah, non capirò mai come fai a bere quella roba senza un briciolo di zucchero!” disse Luca.
“In effetti all’inizio non è il massimo, ma dopo un po’ ti abitui. Il karkadè contiene molta vitamina C, bevine un po’ anche tu!” disse Chiara, versando un del karkadè anche per Luca, il quale aggiunse almeno tre cucchiaini di zucchero.
“Dici che se l’è bevuta?” sussurrò Luca.
“Oh, sì…. Letteralmente!”

– FINE UNDICESIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IPNOSI – 10°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Luca e Chiara stavano riordinando la cucina dopo aver pranzato, mentre Norvy, disteso sul divano, era immerso nella lettura di un libro che Chiara non ricordava neanche di avere.
Nessuno si accorse che Norvy aveva trafugato una collana con pendente dalla camera da letto, e soprattutto nessuno fece caso al suo strano borbottio. Luca e Chiara erano abituati a certe stranezze feline, e non vi prestavano più molta attenzione.
D’un tratto, Norvy si sollevò sulle zampe posteriori, facendo ondeggiare la collana con la zampa destra: “Umani! Guardatemi!”.
Luca e Chiara si voltarono, scocciati, ma bastò un’occhiata per capire cosa Norvy stesse cercando di fare.
“Umani, guardatemi attentamente! Voi avete sonno, moooolto sonno. Le vostre palpebre sono pesanti, pesaaanti. Adesso voi vi addormenterete, e quando miagolerò esaudirete ogni mio desiderio.”
Chiara si sedette su una sedia e cadde improvvisamente addormentata. Dopo qualche secondo di indecisione, anche Luca fece altrettanto. Norvy non notò il ghigno sarcastico sul viso dell’umana.
“Ha funzionato! Ha funzionato! Adesso posso far fare loro quello che mi pare! Ah…ehm… oh, sì! Umani, svegliatevi! Miao!”
Chiara e Luca aprirono gli occhi, rivelando uno sguardo perso nel vuoto, e risposero, in coro: “Comanda, padrone.” .
“Bene, bene! Luca, voglio del pesce in umido! Chiara, pettinami il pelo e recitami una poesia!”
Luca si mise a trafficare nel frigorifero, mentre Chiara si avvicinò a Norvy e iniziò a spazzolarlo come richiesto.
“Ahi. Ahi. Mi stai tirando il pelo! Ahi! Smettila! Smettila subito!” si lamentò Norvy.
“Sì, padrone.” Rispose Chiara.
“Suvvia, almeno questa poesia?”
Forse perché dell’inquietudine tu sei l’immago, a me sì poco caro vieni, o gatto! E quando tu divori lieto sogliole arrosto e lasagne al sugo….
“Non mi piace questa poesia. Recitane un’altra.”
Tanto cattivo e disonesto pare, il gatto mio quand’egli altrui insulta…
“No, nemmeno questa mi piace! Un’altra!”
Sempre perfido fu quest’ermo gatto, con il suo pelo che trovo da ogni parte…
“Oh, ma basta! Che poesie sono queste?! Luca, almeno tu, hai finito?”
Luca si diresse verso di lui con un vassoio, che rovesciò addosso a Norvy, inzuppandolo completamente.
“Ma che…?” esclamò Norvy esterrefatto.
“Come hai ordinato tu! Volevi essere umido!”
“Non io, umano imbecille! Il pesce doveva essere in umido! Bah, lasciamo perdere. Chiara, portami a letto, in fretta. E tu, Luca, portami dei biscotti. Un bel piatto di biscotti!”
Chiara afferrò Norvy e iniziò a saltellare per tutto il corridoio, ignorando le proteste di Norvy a ogni sobbalzo. Poi aprì le braccia e lasciò cadere Norvy senza preavviso, facendogli prendere un colpo. Pochi minuti dopo arrivò Luca con un piatto pieno di biscotti.”
“Oh, finalmente qualcuno che esegue le richieste! Ehy, aspetta un momento. Che cos’è questa roba?” chiese Norvy, insospettito dall’aspetto strano dei biscotti.
“Sono biscotti di ceramica. Non sono bellissimi? Sono dipinti a mano, uno ad uno! Come hai chiesto tu, un piatto di bei biscotti!” rispose Luca con un sorriso.
“No, no, NO! Non ho chiesto… Uff. devo aver sbagliato qualcosa nella procedura. Luca è più rintronato del solito e Chiara è ancora più infame! Come devo fare a svegliarvi, ah sì! Adesso voi vi addormenterete!”
Luca e Chiara crollarono sul divano all’istante.
“Al mio tre vi sveglierete e non ricorderete più niente! Uno… due… tre!”
Luca e Chiara si alzarono immediatamente. “Ma che ci facciamo qui?” chiese Luca, sorpreso.
“E perché Norvy è tutto bagnato? Qui, micio micio micio….” Disse Chiara.
“NO! NO! BASTA CON QUEL DANNATO PHON!”
Per Norvy quella fu una pessima giornata. L’ipnosi non era andata a buon fine e si beccò pure un’asciugatura imprevista.

– FINE DECIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL FILM SBAGLIATO – 8°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Come di consueto, Luca e Chiara, dopo aver cenato, si ritirarono nello studio per registrare qualche video. Norvy rimase da solo in salotto, con il telecomando e il televisore a sua disposizione.

Un paio d’ore dopo, Luca e Chiara, andarono a vedere se Norvy si fosse già addormentato in qualche angolo della casa per portarlo nel suo letto; invece lo trovarono perfettamente sveglio, con gli artigli conficcati in una trave del soffitto.
“Scendi di lì subito!” disse Luca.
“NO! Non posso! Ho paura!” rispose Norvy, in preda al terrore.
“Cos’è che ti spaventa tanto?” sbuffò Chiara.
“Un maniaco! Un pazzo! Un killer! Uno che va in giro con un cappuccio in testa e una maschera bianca!”
“Ma dove? Dov’è questo maniaco?” chiesero Luca e Chiara, preoccupati.
“Alla tv! C’era un tizio che uccideva la gente con in faccia una maschera che sembra “L’urlo” di Munch!”
Luca e Chiara sospirarono per il sollievo.
“E’ VERO! È un pazzo che telefona alla gente e poi la squarta!” insistette Norvy.
“Tu hai visto “Scream”! Puoi scendere, qui non c’è nessuno. Era tutto finto!” disse Chiara tendendo le braccia.
“Siete sicuri?” chiese Norvy, ancora in apprensione.
“Guardi “Game of Thrones” senza batter ciglio e ti fa paura un tizio con la maschera? Vuoi fare un giro della casa insieme a noi?” propose Luca.
“Sì, ma prendete qualcosa di affilato per essere tranquilli! E poi “Game of Thrones” si capisce che è finto! Nessun gatto sarebbe così sciocco da farsi acchiappare da quella Stark!” Norvy saltò tra le braccia di Chiara, mentre Luca andò a prendere un coltello da arrosto.

Luca e Chiara sapevano che Norvy non si sarebbe calmato finché non avessero ribaltato ogni stanza da cima a fondo.
“Controlliamo sotto il vostro letto! E sotto il mio!… Uhm.. Nell’armadio? … Va bene, ora andiamo in cucina…Nella credenza? Sotto il tavolo? Nell’armadietto delle scope? In frigorifero? Ok, ora in salotto… Dietro il televisore? Dietro la tenda? Sotto il divano?”
“Come fa una persona a entrare sotto il divano? E sotto il tuo letto, e nella credenza…?!” buffò Chiara.
“Ehm… in effetti…dietro il divano? Sotto quel tavolo? Adesso in bagno: nella vasca da bagno? No? E nel vostro studio? Sotto la scrivania? Dietro qualche scaffale?”
Alla fine Norvy si convinse di poter star tranquillo, e acconsentì riguardo l’essere messo a nanna.
Chiara lo appoggiò sul suo letto e lo coprì con la sua coperta preferita.
“Ti racconto una cosa. Quando avevo dodici anni, per sbaglio ho visto anche io quel film. Per due settimane, prima di andare a dormire, dovetti accertarmi che non ci fosse nessuno nascosto sotto il letto o nell’armadio. Sai cosa vuol dire questo?”
“Che eri una fifona?”
“Senti chi parla! No, voleva dire che certi film è meglio lasciarli a chi non si fa impressionare da niente! E ora dormi!”
“Posso avere il mio orsacchiotto?” chiese Norvy da sotto le coperte.
“Ma certo.” Chiara gli porse il suo peluche e se ne andò.

Erano circa le quattro di notte, Luca e Chiara si stavano infilando il pigiama per dormire.
“Posso mettermi la maschera e andare da Norvy con il coltello dell’arrosto?” sussurrò Chiara.

– FINE OTTAVA PUNTATA-

Chiara