KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – EPILOGO

Chiara digitò l’ultimo puntino di sospensione sulla sua tastiera.
“Vediamo se avrai voglia di subire tutto questo ogni volta che uscirai dalla tua storia” sogghignò malignamente.
Chiara dormì male quella notte. Sognò i suoi personaggi e rivisse la morte di ciascuno di loro. A mezzogiorno si svegliò si soprassalto.
“Bah, devo smetterla di scrivere questi racconti!” borbottò tra sé. “La prossima volta scriverò un libro per ragazzi sulle avventure di un gatto parlante!”
Chiara si diresse nello studio. Luca stava già lavorando a un video. Si sedette, bevve un sorso d’acqua e si mise a scorrere le ultime notizie. L’acqua le andò di traverso sulla tastiera.

“DICIANNOVENNI MORTI: CONFERMATA L’IPOTESI DELL’OMICIDIO DOLOSO
Mirko R. e Virginia U. sono stati trovati morti nei pressi del liceo Andrea d’Oria alle otto del mattino del 24 settembre. Entrambi hanno riportato fratture multiple al cranio. I testimoni affermano di aver visto che il volto del ragazzo era dipinto di azzurro e che una delle scarpe della ragazza era stata rimossa dalla scena del crimine. Dopo “Biancaneve”, si assiste alla morte di “Cenerentola” e del “principe azzurro”. Il liceo verrà chiuso per una settimana e i compagni di classe delle vittime verranno interrogati. Tra le mani della ragazza è stato rinvenuto un biglietto con su scritto: “Ci hai provato, Chiara… Ci hai provato…”.

P.S.: La storia di Marta è finita, o forse no. Forse la vedrete a scuola, seduta dietro di voi, oppure la incontrerete in autobus mentre sta tornando a casa dopo aver ucciso l’ennesima vittima. La prossima volta che avrete tra le mani un libro di fiabe, forse lo vedrete in un’altra prospettiva…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 10

Fu così, nello scantinato sotto la mia camera da letto, tra le labbra e le lacrime di Francesco, che dissi addio ai miei peccati e chiesi perdono alle mie vittime. I miei occhi iniziarono a chiudersi, le mie mani lasciarono andare il pugnale. Non sentivo più niente: solo il sale che mi bagnava la bocca. Scivolai da sola verso il buio, come la strega che viene arsa sul rogo, come Capitan Uncino tra le fauci del coccodrillo, come il cattivo di ogni fiaba…

Chiara digitò sulla tastiera l’ultimo puntino di sospensione.
“E’ perfetto” pensò, con un sorriso. “Nessuno si sarebbe mai aspettato di avere avuto l’assassino sotto gli occhi fin dall’inizio! Beh, quasi nessuno…”
Per qualche istante rimase ferma a fissare lo schermo, rileggendo le ultime pagine del suo racconto. Una volta che ebbe eliminato gli ultimi refusi ed ebbe indentato bene il testo, decise di stampare i nove capitoli. Gettò un’occhiata all’orologio in basso a destra sul desktop e notò che erano quasi le quattro del mattino. Si avvicinò alla finestra per abbassare la saracinesca e notò che nel cielo splendeva una meravigliosa luna piena.
“Ciao” sussurrò una voce, alle sue spalle. Chiara si voltò, credendo che fosse entrato un ladro in casa.
“Che ti succede, hai paura di me? Eppure sei tu ad avermi creata!”
Una ragazza alta con i capelli corti era in piedi a pochi passi da Chiara. Indossava una maglietta con una grossa macchia di sangue all’altezza dello stomaco.
“Sono io, Marta. L’assassina delle fiabe. Non guardarmi così, mi conosci benissimo!” disse la spettrale figura.
“No… non è possibile…” disse Chiara, incredula, tentando di uscire dalla porta della sala.
“Stai tranquilla, non ho intenzione di farti del male” disse Marta con un ghigno, afferrando Chiara per le spalle. “Mi hai dato una vita breve, una morte orribile e una schizofrenia incurabile, ma almeno mi hai resa forte e mi hai fatto provare dei sentimenti di amore e di amicizia. In fin dei conti ti vorrei ringraziare. Pare che una parte di me odi le storie a lieto fine, e di certo la mia storia non ne ha uno, quindi tutto sommato mi piace quello che hai scritto.”
“Cosa vuoi da me?” domandò Chiara, cercando di liberarsi dalle due gelide mani che la stringevano.
“Niente, volevo solo farti sapere che esisto e che la mia storia non è finita…”
“Tu sei morta, la tua storia è finita eccome!” rispose Chiara, pentendosi immediatamente della sua audacia.
“Vero, vero… però vedi, un personaggio immaginario, come me, non può mai morire del tutto, neppure se lo uccide il suo creatore. Ogni libro, fiaba, racconto o novella può essere riletta da capo, perciò i personaggi morti possono rigenerarsi ogni volta che qualcuno ricomincia a leggere. Hai pubblicato la mia storia sul Web, non è vero? L’hanno letta parecchie persone. Sono loro ad avermi dato la forza di uscire dalle tue pagine e di entrare in questo mondo. Un modo per uccidermi esiste, in effetti. Dovresti uccidere tutti coloro che hanno letto “L’assassino delle fiabe”, ma non credo che lo farai. Oppure potresti… “
Marta si zittì di colpo, si guardò rapidamente intorno e guardò Chiara fissa negli occhi.
“Adesso scusami, ma ho un paio di faccende da sbrigare. Devo ritrovare Francesco e devo continuare a uccidere.”
Chiara aprì bocca per ribattere, ma Marta la spinse contro il muro, facendole battere una testata abbastanza forte da farle perdere i sensi.
“Ci vediamo, creatrice…” sussurrò Marta ridendo, mentre svaniva nel nulla.

Verso le quattro e mezza del mattino, Chiara aprì gli occhi. Era seduta davanti al suo portatile, con la testa fra le braccia.
“Deve essermi venuto un colpo di sonno” pensò. “Meglio che vada a dormire adesso.”
Il suo ragazzo, Luca, era andato a dormire prima di lei, ma si svegliò quando la sentì aprire la porta della camera da letto.
“Hai finito di scrivere il tuo racconto?” chiese Luca, alzandosi per bere dell’acqua.
“Sì…”rispose Chiara, pensierosa. “Pensa che mi sono appisolata poco dopo averlo stampato, e ho sognato proprio Marta, la protagonista!”
“Ah, sì? E che è successo?”
“Non me lo ricordo proprio! Ricordo solo che mi ha detto qualcosa e che poi… Poi mi sono svegliata!”
“Magari ti tornerà in mente” disse Luca. “Adesso vedi di dormire, è tardi!”
Chiara si infilò il pigiama, si distese a letto e si addormentò quasi subito.

Il giorno seguente, Chiara cercò i fogli sui quali aveva stampato “L’assassino delle fiabe”, ma non li trovò da nessuna parte.
“Pazienza” pensò. “Si vede che facevano parte del sogno anche quelli!”
Accese il computer per controllare la posta elettronica. Per caso si imbatté nel sito di un noto quotidiano. La sua attenzione venne attratta da una notizia di cronaca nera.

“DICIOTTENNE TROVATA MORTA SULLE SCALE DELLA SCUOLA
Angelica C., studentessa di quinta liceo, è stata trovata morta sulle scale antincendio del liceo classico Andrea d’Oria alle otto del mattino del 19 settembre. La causa della morte è il soffocamento provocato da un pezzo di mela ritrovato nella gola della giovane. Non sono ancora confermate le voci che ipotizzano un omicidio doloso premeditato. Il corpo della ragazza è stato trovato circondato da fiori bianchi e truccato con cerone bianco e rossetto rosso, in un macabro tentativo di evocare la morte di Biancaneve. Il cadavere stringeva tra le mani un foglio con su scritte le parole “Grazie, Chiara”…”

Chiara scorse la notizia fino in fondo, scordandosi di respirare.
“Non è possibile” pensò. “Deve essere un pazzo che ha letto la mia storia e adesso sta simulando gli omicidi che ho scritto…”
“Ovviamente no, mia cara!” disse una voce femminile.
Chiara si voltò. Marta era in piedi, davanti a lei. Stringeva una mela morsicata nella mano destra e un fiore nella sinistra.
“Non ha sofferto, stai tranquilla…” sussurrò Marta, avvicinandosi a Chiara. “Era così bella, con quei capelli neri e quegli occhi color del mare… Non potevo lasciare che il tempo distruggesse il suo volto. La morte adesso avrà una sposa bellissima! La morte è l’unico principe che verrà mai a salvare le principesse in pericolo!”
“Io non ti ho creata in questo modo! Io ti ho creata buona!” disse Chiara con disprezzo.
“E’ vero… ma vedi, tu hai lasciato che la mia parte buona si suicidasse per distruggere quella cattiva, che invece, come puoi vedere, non è affatto morta…”
“Ti fermerò, in un modo o nell’altro ti fermerò!” gridò Chiara.
“Non sai come fare! E non lo saprai mai! Addio creatrice, devo accompagnare Cenerentola al ballo! Il suo principe la sta aspettando per morire insieme a lei!”
Chiara cercò di afferrare le mani evanescenti di Marta, ma tutto quello che le rimase tra le mani furono una mela rossa e un fiore bianco.
Chiara rimase in piedi, immobile, fissando il fiore e la mela. Era in preda alla rabbia e alla disperazione, ma riuscì a non perdersi d’animo. Rifletté a lungo, e alla fine un’idea la colse di sorpresa come un fulmine a ciel sereno.
“Non posso distruggere la storia di Marta, ormai è già stata divulgata… Però posso continuarla! Non conosco le regole per distruggere il suo gioco, ma… se riscrivessi le regole io stessa, allora forse…”
Chiara aprì il documento Word “L’assassino delle fiabe” e iniziò a scrivere.

BACK TO SCHOOL: Perché credo che a volte sia meglio omologarsi

Questo messaggio è apparso anche su Facebook e su Youtube, ma lo ricopio qui per chi non usa Facebook o non legge i commenti sotto i video.

Molti di voi stanno cominciando o hanno cominciato la scuola, perciò voglio farvi un grande in bocca al lupo!

In una live, ho espresso il pensiero per cui è importante non dare troppo nell’occhio, soprattutto quando si è in una scuola nuova, e di mischiarsi con la massa.
Alcuni hanno espresso dissenso a questa mia affermazione, ribadendo l’importanza della propria individualità.

Per non essere fraintesa, il mio consiglio è rivolto a tutte quelle persone che hanno paura di essere vittima di bullismo. Mi avete scritto in parecchi dicendomi “mi prendono in giro perché sono grasso, straniero, gay” o mille altre cose.

Le persone che incontrerete nel vostro percorso di studi potrebbero essere meravigliose, oppure neutre, o purtroppo molto cattive. Tutto ciò che diverge da quel che viene considerato “normale” vi esporrà come vittime di insulti o scocciature. Non è detto che accada, ma non è detto che non accada.

La vostra individualità e le vostre passioni sono la parte migliore di voi stessi. Non datela in pasto a chi non sa apprezzarla, condividetela con le persone che vi amano e che vi vogliono bene, con gli amici e i compagni di cui vi fidate davvero. C’è una vita che vi aspetta fuori dalle mure scolastiche, è lì che voi potete essere come vi pare, ma quando siete a scuola siete studenti, dovete concentrarvi sullo studio e sul prendere buoni voti.

La vostra unica paura a scuola deve essere “Aiuto, c’è l’interrogazione!”, non “Adesso quello mi picchia perché ho detto una cosa che non gli è piaciuta!”. Le persone cattive esistono ed esisteranno sempre e a volte non si può fare niente se non evitare che quelle persone vi prendano di mira.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 5

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Avrei potuto respingere quel bacio, ma non lo feci. Date le circostanze, Francesco aveva ragione: ormai eravamo tutti appesi al flebile filo della pazzia del killer delle fiabe. Se mi era concesso innamorarmi prima di morire, avrei potuto riuscirci solo con lui.
“Vuoi essere la mia ragazza?” domandò lui. “Mi aspettavo un ceffone, ma visto che non me lo hai dato devo dedurre che forse un po’ ti piaccio?”
“In realtà… in realtà sì” borbottai, senza guardarlo in faccia. “Solo che non pensavo assolutamente di interessarti! Cioè, guardami… sono un maschiaccio, sono riservata, per niente socievole, cosa mai posso offrire a un ragazzo come te?”
“Ma sei tu. Mi piaci perché sei così” ripose lui, strappandomi un sorriso e facendomi inaspettatamente arrossire.
Per un attimo riuscii a dimenticarmi di Alice, della Bella e la Bestia, del caos in cui eravamo precipitati. Mi sentii solo una ragazza emozionata che per la prima volta scopriva di piacere a un ragazzo.

Quando tornai a casa, passai davanti alla casa di Alice. Suonai il campanello. Con enorme sollievo, finalmente qualcuno mi rispose.
“Chi è?” disse una voce femminile, dall’altra parte del citofono.
“Alice?! Sono Marta!” risposi.
“Marta! Perdonami se non ti ho risposto in questi giorni, io e i miei genitori siamo tutti a letto con un brutto virus intestinale! Ho avuto la febbre fino a stanotte e non mi è proprio passato per la testa di rispondere a nessuno! Ti farei salire, ma potrei essere contagiosa!”
“Va bene, l’importante è saperlo… Rimettiti in forze! Ora vado a casa!”
“Aspetta!” disse Alice. “La polizia è stata qui. So cosa è accaduto oggi e so anche che avevano paura che fossi stata io, ma il medico ha confermato che io fossi malata…”
“Stai bene? Ne vuoi parlare?”
“C’è poco da dire… non ho il cuore a pezzi, stai tranquilla. Conoscevo Adamo da poco, me ne farò una ragione. Vai a casa, comincia a farsi tardi! Ci sentiamo!”
Alice riagganciò.
L’aveva presa fin troppo bene. Forse stava solo cercando di reprimere le sue emozioni, ma ci avrei pensato in un altro momento. La cosa più importante era che lei fosse viva.

La preside del liceo artistico decise di non chiudere la scuola. La classe di Adamo e quella dell’altra ragazza erano deserte. Francesco, seduto alle mie spalle, ogni tanto mi dava dei colpetti sotto la sedia per farsi notare. Non avevo ancora risposto alla sua proposta di mettersi insieme e ci teneva a ricordarmelo.
Qualche minuto prima che suonasse l’intervallo, uscii per procurarmi qualcosa da mangiare. Quando tornai in classe, vidi che Francesco non c’era.
Chiesi a Marcella e mi disse che era uscito anche lui subito dopo di me.
“Eppure non l’ho visto!” pensai, sgomenta. Un terribile sospetto si impadronì del mio cervello. Corsi per i corridoi, sperando di trovarlo, facendomi strada tra la gente. D’improvviso sentii un ragazzo gridare.
Corsi nella sua direzione. Un gruppo di persone mi impediva di vedere. Vidi molti distogliere gli occhi e altri chiamare i propri insegnanti. Mi feci strada. Francesco era sdraiato a terra, in una pozza di sangue. Qualcuno lo aveva bendato, gli aveva bloccato la bocca con una corda, gli aveva legato le mani dietro la schiena e gli aveva messo in testa un cappello verde con la piuma. Peter Pan catturato dai pirati. Proprio come aveva detto lui il giorno prima.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 3

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Quando giunse gennaio, il preside decise di chiudere la scuola finché non fosse stato catturato l’assassino. Gli istituti superiori vicini predisposero delle classi per permettere agli studenti della mia scuola di proseguire le lezioni, così la mia classe fu trasferita in un liceo artistico. Mi sentivo un po’ fuori luogo, come tutti i miei compagni, del resto. Non eravamo abituati a vedere gli studenti sfoggiare vestiti, acconciature e trucchi stravaganti, ma era bello per una volta essere stupiti da una macchia di rossetto piuttosto che da una macchia di sangue. L’edificio era pieno di quadri, statue e progetti colorati che rallegravano l’atmosfera e distraevano da pensieri ben più bui. La povera Alice non si sentiva ancora tranquilla a causa del suo nome, ma l’aver cambiato scuola aveva giovato a tutti. Almeno fino a San Valentino.

Alice, seguendo il mio consiglio, aveva iniziato a frequentare la palestra insieme a me per esorcizzare le sue paure. La conoscevo da anni, ma non eravamo mai state troppo intime. Di solito ero un tipo abbastanza solitario, ma conoscendola meglio mi resi conto che la sua presenza era tollerabile e stringemmo un legame che potrei definire amichevole. Per mia disgrazia, si prese una cotta per un ragazzo della classe accanto di nome Adamo. Alice non parlava d’altro tutto il giorno. Passava il tempo a decantare la bellezza di costui, bellezza che onestamente io non vedevo. Era un ragazzo molto appariscente: altissimo, muscoloso, con una lunga chioma bionda e una barba da vichingo, lineamenti molto virili e per nulla aggraziati. Qualche volta lo abbordava con la scusa di complimentarsi per i suoi disegni, ma era palese che gli stesse facendo il filo. Dopo un paio di settimane, Adamo chiese ad Alice di uscire insieme. Lei ci tenne a raccontarmi ogni istante di quel che avvenne, compresi dettagli piccanti di cui avrei fatto volentieri a meno. Spesso li vedevo camminare insieme nei corridoi tenendosi la mano, oppure baciarsi sulle scale durante l’intervallo. E’ brutto da dire, ma era un sollievo non avere più Alice tra i piedi troppo spesso. Da quando eravamo compagne di banco facevo una gran fatica a prendere appunti per colpa delle sue chiacchiere, finalmente invece era troppo impegnata a scrivere al suo ragazzo per disturbare me.

Da quando avevo cambiato scuola, la mia vita era tornata quella di prima. Ogni tanto, per abitudine, passavo davanti al mio vecchio liceo. Mi metteva tristezza vederlo chiuso, ma non mi soffermavo mai troppo nelle vicinanze. Avevo ancora gli incubi dal giorno in cui avevo visto quella povera ragazza conciata come Biancaneve.

Un sabato sera, Alice mi chiese di uscire con lei per approfittare dei saldi. Io odiavo fare shopping, soprattutto a pochi giorni da San Valentino; le strade e le vetrine erano infestate di cuori di ogni forma e dimensione, ma visto che dovevo sbrigare una commissione per mia madre decisi di accontentarla. Ci fermammo a fare merenda in un bar. Proprio mentre stavo addentando il primo morso di pizza,  guardai fuori dalla vetrina e notai una figura alta e bionda fuori dal locale. Adamo. Non era solo: era con una ragazza castana bellissima, così minuta rispetto a lui da sembrare quasi una bambina. Alice, seduta di fronte a me, si rese conto di un cambiamento nella mia espressione e si voltò. In quel momento, le labbra di Adamo e della bella sconosciuta si unirono in un bacio appassionato.

Alice divenne bianca e poi paonazza. Non disse una parola. Fissava la scena alle sue spalle con occhi sbarrati. Adamo e la ragazza se ne andarono, cingendosi la vita l’un l’altro.
“Posso fare qualcosa per te?” sussurrai, mortificata.
“Non occorre, grazie” sussurrò Alice, senza guardarmi in faccia. “Vorrei solo essere accompagnata a casa, per favore.”

Alice non mi chiamò né mi inviò messaggi durante tutta la domenica. Verso sera ricevetti una telefonata da Marcella, un’altra ragazza in classe con noi.
“Si può sapere cosa è successo ad Alice?” mi domandò. “Non risponde ai messaggi da ieri, comincio a stare in pensiero! E se il killer delle fiabe avesse preso anche lei?”
Le spiegai cosa fosse accaduto il giorno prima, pregandola di mantenere il segreto. Finsi di non essere preoccupata, ma lo ero. Avevo il terrore che Alice potesse essere finita sulla lista dell’assassino e che il suo turbamento non fosse l’unico motivo per cui era sparita nel nulla.
Lunedì mattina, Alice non si presentò a scuola. La chiamai, andai persino a cercarla a casa nel pomeriggio. Nessuna risposta. Sentii il cuore stringersi in una morsa.

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 1

Guardai l’orologio, rassegnata. Erano le sei e mezza di mattina. Mi alzai di malavoglia e andai in cucina a preparare del caffè per tenermi sveglia. Avevo trascorso la notte in bianco, immersa in un sogno a occhi aperti di cui non ricordavo niente. Mi girava la testa e sentivo di avere un alito tremendo, ma non vi diedi peso. Bevvi il caffè e andai in bagno a lavarmi la faccia. La veglia mi aveva donato due belle occhiaie violacee che non avrei perso tempo a coprire col trucco. Era il secondo giorno di quinta liceo. Quell’anno avrei dovuto sostenere la maturità, non mi andava di perdere tempo a occuparmi del mio aspetto fisico.

Mi infilai i primi vestiti puliti che riuscii a trovare e uscii in punta di piedi, senza svegliare i miei genitori. La notte prima avevano dovuto tenere aperto il ristorante fino alle due di notte a causa di una cena aziendale privata. Erano tornati tardi, non volevo svegliarli. Presi la bicicletta e mi diressi verso la scuola. Avrei dovuto aspettare almeno mezzora prima che aprissero il portone, ma l’idea di godermi l’aria frizzante di settembre immersa nella lettura di un buon libro non mi dispiaceva. Posai la bici a ridosso del solito muro, misi la catena e mi diressi verso i gradini della scala antincendio su cui ero solita sedermi quando arrivavo a scuola troppo presto. Con mia sorpresa, mi resi conto che i gradini erano cosparsi di fiori bianchi. Guardai in alto: tutta la scala era coperta di fiori, fino al secondo piano. Iniziai a salire le scale. Quando ebbi percorso quattro rampe, vidi un’enorme distesa di fiori bianchi sul pianerottolo. Mi avvicinai. Notai con orrore che una persona stava dormendo proprio in mezzo a quei fiori. Era una ragazza; aveva i capelli neri e il rossetto rosso. Sul volto aveva un fondotinta troppo pallido per la sua carnagione. Mi avvicinai, tremando. Aveva le braccia conserte sul petto e tra le mani stringeva una mela rossa morsicata. Un biglietto, scritto a macchina, era stato lasciato accanto a lei.

Il principe non verrà mai a svegliarla dal suo sonno.

Mi sentivo paralizzata. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel volto immobile. Gridai con tutto il fiato che avevo in corpo.

La polizia mi fece un mucchio di domande. Mi chiesero se conoscessi la vittima, se avessi toccato qualcosa, che cosa ci facessi in giro a quell’ora. Alla fine mi lasciarono andare, intimandomi di tornare a casa per riprendermi dallo shock. Non sapevo niente di quella ragazza. Ricordavo solo che a volte la sua classe divideva la palestra con la mia durante le ore di educazione fisica, ma non avevo neppure idea di quale fosse il suo nome. Sul suo corpo non c’erano tracce di violenza, era stata soffocata da una mela che le si era incastrata nella gola.

Quando tornai a scuola, la storia di Biancaneve era un sussurro sulla bocca di tutti. La professoressa d’italiano scoppiò in lacrime nel mezzo della lezione; la vittima era stata una sua allieva fino all’anno prima. Una studentessa promettente, gentile con i compagni, separata dalla vita così presto. Ci raccontò che il suo fidanzato l’aveva lasciata pubblicamente durante l’ultimo giorno di scuola per fidanzarsi con un’altra ragazza, spezzandole il cuore.

Bene o male, tutti noi studenti ricominciammo a vivere come prima dell’omicidio. Vedevamo spesso degli agenti pattugliare la zona durante le prime ore di lezione e durante l’intervallo, ma ci avevano assicurato che non c’era alcun pericolo reale che venissero fatte altre vittime.

Decisi di non voler mai più arrivare a scuola troppo presto: non volevo correre il rischio di imbattermi in altri cadaveri né tanto meno volevo diventare un cadavere io stessa. Mi sentivo quasi sollevata quando arrivavo in ritardo. La notte di Halloween alcuni miei compagni avevano deciso di organizzare una festicciola per esorcizzare la paura dovuta agli ultimi avvenimenti, ma io non potetti partecipare a causa di un’interrogazione di fisica programmata per la prima ora il mattino seguente. Passai tutta la notte a leggere e rileggere le stesse cose e alla fine mi risvegliai con il mal di testa e un gran freddo addosso: mi ero addormentata sui libri. La sveglia indicava le nove meno cinque di mattina.

“Il professore penserà che l’abbia fatto di proposito!” pensai, uscendo di casa come un razzo e salendo sulla bici. Quando arrivai a cento metri dalla scuola, mi resi conto che l’ingresso era costellato di volanti della polizia. Un brivido mi attraversò la schiena.

Mi avvicinai, cercando di capire cosa fosse successo. Vidi un ragazzo piangere e gridare, tenuto stretto da due agenti. Prima che una poliziotta mi cacciasse, vidi una ragazza bionda sdraiata a terra. Il cemento ai piedi della scala antincendio era diventato rosso. Alla ragazza mancava una delle scarpe.

Clicca qui per sapere come continua.

SCHOOL LIFE: Quando il cuore batte per il compagno/a di classe

KIRIA consigliera scrive: le frecce di Cupido non vi risparmieranno neppure quando sarete chiusi in classe, anzi, sarà molto facile che vi innamoriate o vi prendiate una cotta per un compagno di classe o di scuola. Come sapere se ricambia i vostri sentimenti? Ci penso io!
Premessa: prima di andare all’attacco, assicuratevi che quella persona sia al corrente della vostra esistenza. Niente “Please notice me Senpai”. Prima di “provarci” con qualcuno, almeno assicuratevi di averci parlato. Sembra un consiglio scontato, ma non lo è: un mio compagno di classe, chiamiamolo S.P.L., decise di avvicinare una ragazza di un’altra classe, con cui non aveva mai avuto nulla a che fare, dicendole qualcosa tipo “E’ un mese che ti osservo…”.
Immaginatevi gli scenari horror che sono passati nella testa di quella disgraziata. Volete fare colpo? Non fate come S.P.L.!

Allora, partiamo dal presupposto che la persona che vi piace SAPPIA che esistete e che siate in grado di conversare.

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“Notice me Senpai” è una specie di meme che si usa per indicare una persona infatuata di un compagno di scuola più grande (chiamato “Senpai”, in Giappone). Spesso, tale persona vive con la speranza che, prima o poi, Senpai si accorga della sua esistenza e ricambi i suoi sentimenti.

PRIMO PASSO: Come farla/o innamorare
Il modo migliore per far innamorare qualcuno di sé è trascorrere molto tempo in sua compagnia. Invitate il vostro bello a casa per fare i compiti, proponetegli di andare a vedere l’ultimo film del suo genere preferito. Se vi dirà sempre di no, cambiate ragazzo/a. Non ha senso perdere tempo con chi non vi vuole. Sapere come si dice dalle mie parti? Amare senza essere amato è come pulirsi il didietro senza aver… ci siamo capiti.
Se invece vi dirà di sì, siate gentili, affettuosi e ogni tanto fate qualche complimento sincero. Non esagerate, sennò sembrerete solo inquietanti. Se volete far colpo su una ragazza, non dimenticavi la buona vecchia cavalleria: apritele la porta, offritele un caffè o un gelato. Le donna impazziscono per la cavalleria (ma occhio alle approfittatici). Se invece il vostro bello è un ragazzo, ridete alle sue battute, ma solo se vi fanno ridere per davvero!

SECONDO PASSO: Come capire se è innamorato
Se avete seguito alla lettera i miei consigli e siete dotati di un certo fascino, la vittima dovrebbe ormai essere cotta a puntino. Vi scrive ogni giorno? Vi saluta con un bacetto sulla guancia? Ogni tanto arrossisce in volta presenza e ridacchia inspiegabilmente? Vi racconta le sue vicende personali? Avete fatto centro! Se però sentirete qualcosa tipo “Magari tutti i ragazzi/e fossero dolci come te”, oppure “Spero che resteremo amici per sempre”, allora significa che siete finiti in quella melma puzzolente detta FRIENDZONE. Si narra che sia molto difficile uscirne, ma forse avete ancora qualche misera speranza. Pensate a Ron e Hermione!

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Uscire dalla Frienzone? Si può, ma è dura!

TERZO PASSO: Mi dichiaro!
Quando avrete accertato di essere ricambiati (e quando sarete pronti ad accettare un eventuale rifiuto) bando alla timidezza e via alle dichiarazioni! La cosa migliore sarebbe dirlo a voce, niente SMS, Whatsapp, Facebook o diavolerie. Anche la lettera d’amore in stile anime può essere romantica, ma se finisse nelle mani sbagliate sarebbe drammatico. Verba volant, scripta manent, quindi PARLATE. Fatelo in privato, non deve sentirvi nessuno: se sarete ricambiati e inizierete una relazione con un compagno/a di classe, gli altri compagni potrebbero diventare particolarmente rompiscatole, quindi per qualche tempo vi conviene mantenere il segreto. Quando vi sentirete pronti, sarete liberi di volervi bene davanti a tutti!
Se invece la persona in questione vi dirà di no, potrete decidere se restare amici o chiudere definitivamente. Personalmente, vi consiglio di restare amici: non ha senso perdere un’amicizia a causa di una cotta non ricambiata!

P.S.: Avete presente tutte quelle scene romantiche degli anime tipo “Temi d’amore tra i banchi di scuola”? SCORDATEVELE. Sono tutte bubbole!

BACK TO SCHOOL: Come sembrare dei gran fighi fin dal primo giorno

KIRIA consigliera scrive: lo so, sta arrivando uno dei momenti più brutti dell’anno. Non potrete più fare tardi la sera, né stare a letto fino a mezzogiorno, né fare tutte le cose che vi va di fare. Poiché non potete farci niente, vi darò qualche consiglio per rendere meno orrido questo rientro a scuola, soprattutto se vi troverete di fronte compagni e insegnanti nuovi e vi state rodendo il fegato dall’angoscia.

1) Abbigliamento: sembrerà una scemenza, ma non lo è. Non dovete farvi notare troppo. Non volete essere etichettati come “quello/a con la maglia di Iron Man”, a meno che non abbiate una certa dose di sicurezza in voi stessi o non siate Sheldon Cooper. Niente magliette strambe, niente colori fluo, niente che ricordi lo stile emo, punk, dark, hipster o quel che diamine vi viene in mente. Jeans, maglietta del colore preferito, scarpe da ginnastica e felpa saranno comodi e pratici. Non è nemmeno una sfilata di moda, quindi lasciate i grandi loghi alle vostre uscite con gli amici. A scuola si va per imparare e per fare amicizia, non per fare gli splendidi con i compagni meno abbienti. Ho avuto una compagna di classe che ci ha tenuto a ripetere a tutti fino alla morte che aveva speso 150 € per una bruttissima cintura di Gucci che ci sbatteva continuamente in faccia. Ecco, questo non si fa. La regola si estende a tutto quel che vi porterete a scuola: zaino, astuccio, diario, quaderni e via dicendo. Un portachiavi attaccato allo zaino con la faccia di Lord Fener è carino; lo zaino a forma di faccia Lord Fener (a meno che non siate alla elementari) NON è carino. Se proprio non potete fare a meno di gridare al mondo le vostre passioni, fatelo con un dettaglio discreto, non sbandieratevi!

magliette di sheldon cooper
Lui è Sheldon Cooper. Lui PUO’. Voi non siete Sheldon Cooper, quindi NON potete vestirvi così.
sheldon cooper vestito da cameriera
No, nemmeno questo è un oufit valido.

2) Attitudine: se qualcuno ti si para davanti, la cosa migliore da fare è sorridere e porgere la mano. Un bel sorriso sincero: state facendo amicizia, non state andando ad uccidere Batman. Evitare il contatto visivo come la peste vi farà sembrare insicuri, quindi niente paura a guardare in faccia i vostri nuovi compagni (a meno che non siano giapponesi, i giapponesi non gradiscono molto il contatto visivo). Quando vi presentate, dimenticatevi di avere un cognome. Spesso i compagni di classe vi chiameranno per cognome spontaneamente, non incoraggiateli voi stessi fin dal primo giorno, a meno che a voi non faccia piacere.

sheldon cooper sorride in maniera inquietante, gif
Ecco, questo è un buon esempio di come NON sorridere a un compagno appena conosciuto

3) Compiti: fateli, fin da subito. E fateli bene, con regolarità e con impegno. Se avete lacune, non esitate ad andare a ripetizioni oppure chiedete al vostro compagno bravo; è un buon modo di fare amicizia (a meno che non sia una persona spregevole che vuol tenere per sé il suo sapere). Se siete molto bravi, invece, mettete a disposizione la vostra bravura. Ricordatevi che è meglio passare per secchioni e sbattere in faccia al mondo una media dell’otto piuttosto che essere uno di quelli che nessuno vuole avere in squadra durante i lavori di gruppo. Lo studio è importante: prendete appunti fin da subito e non restate indietro col programma. Andate volontari alle interrogazioni e siate gentili e accondiscendenti con i professori: non c’è niente di male a lisciare un po’ di pelo.
Se un compagno vi chiede di fargli copiare i compiti, per quanto eticamente scorretto, voi lasciateglielo fare: sta facendo del male a se stesso, ma non lo capirà subito o non vorrà sentirselo dire. In quel momento avrà solo paura di una punizione, e incolperà VOI se viene scoperto da un professore senza aver fatto i compiti. Lasciate perdere l’eticità e siate complici dei vostri compagni. Se vedete qualcuno che copia, suggerisce o si lascia suggerire, lasciate perdere. Pensate solo a voi stessi e lasciate le questioni morali agli insegnanti di religione o di filosofia. Se il sogno del vostro amico è diventare medico, non farà del male a nessuno se copierà un paio di versioni di latino. Fare la spia vi porterà solo a farvi odiare a morte dai compagni, non fatelo MAI. Inoltre, le spie non piacciono nemmeno ai professori (o almeno, a quelli con un po’ di cervello). E ricordate sempre: si raccoglie quello che si semina; se non aiutate un compagno in difficoltà oggi, lui potrebbe decidere di fare altrettanto con voi domani, e non sarà per niente bello.
Ho aiutato un sacco di volte i miei compagni durante i compiti di latino. Il latino era uno dei miei cavalli di battaglia. Vi assicuro che nessuno dei ragazzi a cui ho dato una mano ha deciso di diventare uno studioso di lettere o lingue antiche, quindi non ho rovinato nessuno.

sheldon cooper e la sua lavagna
“COOOSA?! Tu vuoi che io ti lasci copiare?!”

In bocca al lupo a tutti con il rientro a scuola! E cercate di godervi questi anni, perché quando saranno finiti non li rimpiangerete affatto! 🙂