KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 8

Un mattino, Marcella arrivò in classe con la faccia buia. Per la prima volta dopo anni, si era presentata in classe con i capelli sciolti. Per un attimo rimasi a fissarla, incantata. Non avevo mai visto una chioma così lunga. Le ciocche le si avviluppavano intorno alle braccia come dei rampicanti e poi scendevano giù, selvagge, fino a metà della coscia. Il castano ramato delle radici si trasformava in biondo fragola verso le punte.
“Ciao Raperonzolo!” la salutò Alice, tutta allegra.
“Raperonzolo… è proprio per quello che ho deciso di tagliarli. Se l’assassino mi vedesse, di certo vorrebbe la mia testa!” sospirò Marcella, toccandosi i capelli.
“Nooo!” protestò Alice. “Che idea sciocca! E allora io dovrei cambiarmi nome? Ne abbiamo già parlato e abbiamo detto che non c’è modo di salvarsi quando l’assassino ti prende di mira. A meno che tu non sia Francesco” aggiunse, ammiccando nella mia direzione.
“Li sciolgo oggi per mostrarli a voi, per l’ultima volta. Quando uscirò da scuola andrò dal parrucchiere e li farò corti come i tuoi” disse, guardandomi.
Mi passai una mano sulla nuca. Avevo sempre odiato i capelli lunghi su di me perché non volevo perdere tempo a lavarli e asciugarli, ma mi piaceva vederli sulle altre ragazze e mi dispiacque sentire la decisione di Marcella.
Le ore trascorsero lentamente come al solito. Eravamo obbligati a fare lezione con le porte aperte per permettere agli agenti che pattugliavano la scuola di controllare ogni spostamento. Durante l’intervallo andai in bagno con Alice e Marcella per parlottare un po’ e per sentirmi sommergere di domande riguardo Francesco. Dopo aver eluso l’ennesima illazione, mi chiusi in bagno per poter fare pipì in pace. Per quei pochi minuti si decisero a tacere. Quando aprii la porta, vidi Alice seduta per terra vicino al lavandino e Marcella distesa a terra, con i lunghi capelli a farle da cornice ai lati del viso. Sentii lo stomaco contorcersi e per poco credetti di vomitare.
“Non è divertente!” gridai. “Aprite gli occhi!”
Non mi stavano prendendo in giro.
Il maglione rosa di Marcella si era tinto di rosso. Il sangue stava iniziando a macchiare anche il pavimento. I suoi occhi erano aperti verso il soffitto, le sue mani giunte al petto.
Alice fissava un punto indistinto davanti a sé. Aveva la testa reclinata su un lato. I riccioli biondi e l’espressione assente la facevano sembrare una bambola di porcellana. Sulle sue gambe era stato posato un coniglio bianco di peluche.
Sullo specchio, qualcuno aveva appeso un biglietto.

“Nessun principe risalirà mai la chioma di Raperonzolo.

Alice è caduta nella tana del Bianconiglio e rimarrà nel Paese delle Meraviglie.”

Disperata e terrificata, andai a cercare un agente di polizia. Non riuscii quasi a proferir parola, ma riuscii a indicare il bagno. Solo allora lo vidi: un piccolo coltello da cucina, affilato e sporco di sangue, era stretto tra le mani di Marcella. Distolsi gli occhi quasi subito, ma persi i sensi.

Mi risvegliai in infermeria. Francesco e la professoressa d’italiano mi stavano fissando.
“L’ho sognato?” sussurrai.
Entrambi mossero la testa in segno di diniego.
Sentii i miei occhi farsi umidi.
La polizia mi interrogò fino a farmi esaurire completamente ogni briciolo di forza interiore. Mi interrogarono su tutto quello che avevo visto quel giorno e i giorni precedenti. Ripetei fino alla nausea che non sapevo nulla, che ero chiusa in bagno, che erano mie amiche e che non avrei mai voluto vederle in quel modo. Alla fine una poliziotta mi lasciò andare a casa. “Hai un talento per trovarti nel posto sbagliato al momento sbagliato” disse, invitandomi a uscire dalla stanza degli interrogatori.
Restai a casa da scuola una settimana. I miei genitori non dissero niente. Mi lasciarono soffrire in pace, senza farmi troppe domande. Uscii soltanto per assistere ai funerali di Marcella e Alice. Dovevo prendere il sonnifero per riuscire a dormire, e così passavo le mie giornate in un perenne stato di stordimento grigio e insapore. Il sonno e la veglia si fondevano e non sapevo più cosa era vero e cosa fosse un sogno.
Una sera Francesco venne a trovarmi per vedere come stavo. Non ero di molte parole e lui rispettò il mio silenzio. Portò un film da poter vedere insieme. Diceva che mi avrebbe distratto. Era un poliziesco di cui non ricordo il titolo, piuttosto noioso. Dopo i primi venti minuti, infatti, complici i sonniferi, finii per addormentarmi. Quando riaprii gli occhi, mi accorsi che Francesco mi stringeva fortissimo i polsi, come a volermi impedire di toccarlo, e mi fissava atterrito, con la bocca contorna in una smorfia di terrore e stupore.

IL LIBRO DI NORVY E’ FINALMENTE ACQUISTABILE!

Finalmente, dopo tante ore passate davanti al computer a correggere, sistemare, scrivere, disegnare e vegliare, finalmente Norvy, nato proprio su questo blog, ha visto la luce!
Potete acquistarlo qui:

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Oppure potete ordinarlo in qualunque libreria! 

Voglio dire grazie a voi, che mi avete supportato fin dalla prima storia.
Voglio dire grazie a Luca, che è stato sveglio con me fino all’ultima correzione.
Voglio dire grazie alla Kimerik, la casa editrice che ha avuto la pazienza di sopportarmi fino all’ultima email.

Pensate che il viaggio di Norvy sia giunto al termine? Sbagliato! Sapete perché? Perché sto già scrivendo il seguito!
Fatemi sapere se pensate di acquistarlo e se vi piacerà! GRAZIE A TUTTI!

Il libro di Norvy è nato dalla mia passione, nessuna casa editrice mi ha chiesto di scriverlo

Molti di voi sanno che sto ricorreggendo le bozze del mio libro per l’ultima volta.
Per dovere di cronaca, devo informarvi che nessuno mi ha chiesto di scrivere un libro. Molti youtuber vengono contattati dalle case editrici per scrivere per loro. Non è questo il caso. Io mi sono fatta un mazzo enorme per trovare qualcuno che volesse dare una possibilità a me e a Norvy. Ho preso tante porte in faccia, tanti rifiuti silenziosi da quelle case editrici che agli altri youtuber non hanno negato nulla. E’ stato abbastanza deprimente. Avevo quasi perso la speranza e stavo già pensando a come fare a pubblicare da sola, se non fosse che alla fine ho conosciuto la Kimerik, l’unica che ha letto per davvero la mia storia.

So di aver scritto qualcosa di piacevole e divertente, che in qualche modo può tenere compagnia al lettore e strappargli più di un sorriso. Io so di amare davvero la scrittura, ho dedicato diversi anni della mia vita ad affinarmi e a compiere degli studi in quella direzione. E’ una passione che ho da sempre. Quando frequentavo le scuole medie, la mia professoressa d’italiano mi incoraggiò a scrivere e da allora non ho più smesso.
Ci tenevo a farvi sapere tutto questo. Norvy non verrà alla luce perché qualcuno me lo ho chiesto, Norvy è nato dalla mia testa (e da quella di Luca) e dalla volontà di comunicare a tutti voi quel che sentivo dentro. Norvy è frutto della mia creatività e ho ancora tanti progetti e tanti personaggi da presentarvi. Un giorno vi presenterò Tommaso, lo studente universitario con la vita perennemente incasinata, e poi vi presenterò la regina-dea di un regno sull’orlo della distruzione… E chissà, magari ho già in mente il seguito del libro di Norvy!

Io odio i paragrafi descrittivi

KIRIA racconta: dopo aver visto “Il gobbo di Notre Dame” della Disney e l’opera popolare “Notre Dame de Paris” di Cocciante dal vivo, e averla rivista in video per ore e ore, ho iniziato a leggere “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo. Il libro, per quanto interessante e incalzante possa essere, ha un enorme difetto: è pieno di capitoli (non solo paragrafi, capitoli!) descrittivi e discorsivi in cui si parla di Parigi e delle sua cattedrali. Io amavo storia dell’arte come materia scolastica, ma, non so perché, non ho mai apprezzato molto l’architettura ed ero molto più contenta di essere interrogata su un quadro o una statua. Devo dire comunque che questi capitoli sono ottimi per conciliare il sonno; eppure è raro che un libro mi faccia questo effetto. Ricordo di aver provato la stessa sensazione anche durante la lettura de “Il signore degli anelli”, in cui le descrizioni piovono dal cielo come fiocchi di neve durante Gennaio.

So che molte persone amano le descrizioni, e già mi sembra di sentire qualcuno dire “Ma KIRIA! Le descrizioni servono per farti immaginare le scene, per darti l’illusione di essere lì per davvero!“. NO. Non voglio essere lì per davvero, non me ne importa (quasi) nulla dei luoghi, io voglio la narrazione: se volevo una descrizione di Parigi, mi prendevo una guida turistica! Lo stesso vale per Minas Tirith: datemi una descrizione sommaria, non fornitemi tremila spiegazioni che spezzano la narrazione e mi fanno perdere il filo delle vicende dei personaggi. Sono molto più interessata alle persone che alle location, e non voglio saperne troppo neppure sull’aspetto di costoro: mi accontento di sapere qualche dettaglio generico, non ho alcun bisogno di una descrizione da manuale di sartoria sugli abiti che indossano.

Alcuni di voi sanno che il mio sogno è fare la scrittrice; nei miei libri non troverete mai capitoli interi dedicati alla descrizione di persone, cose, luoghi o qualunque altra cosa; troverete pensieri, dialoghi, azione, introspezione e sentimento, e solo qualche vago cenno descrittivo per rendere l’idea. Ho chiuso gli occhi tre o quattro volte, mentre leggevo la descrizione della cattedrale di Notre Dame, e non vorrei che qualche lettore facesse lo stesso con un mio libro, prima o poi.
Ovviamente, non sto criticando Victor Hugo, Tolkien, loro sono rimasti nella storia della letterature come pilastri e io passerò e me ne andrò come una granello di polvere, e non sto dicendo nulla contro quegli scrittori/lettori che amano le descrizioni. Sto solo esprimendo il mio pensiero riguardo una scelta meramente stilistica che ognuno è libero di abbracciare o meno, e io non ho intenzione di abbracciarla.

ABBIAMO CONSEGNATO LA BOZZA DEL LIBRO DI NORVY!

KIRIA scrive: oggi, finalmente, abbiamo consegnato la bozza corretta del libro di Norvy. Adesso verrà impaginata e sistemata, poi mi verrà inviata di nuovo per vedere se mi soddisfa.
Con “bozza corretta”,intendo dire che:

  • Il file è stato riletto 2 volte da me, per risistemare la sintassi e dare una maggior coerenza al testo.
  • Il file è stato riletto 1 volta da Luca, per eliminare tutte le sviste e le ripetizione che mi erano sfuggite.
  • Ho aggiunto due storie.
  • Ho aggiunto due disegni, e ho corretto quelli già realizzati, ma li controllerò di nuovo.

Scrivere un libro è una lunga, meravigliosa avventura. C’è tanto lavoro dietro, non solo dell’autore, ma anche delle persone vicine che devono subirsi blocchi dello scrittore e crisi creative, e che magari vengono coinvolte nella correzione o invitati a esprimere giudizi. Per non parlare del lavoro della casa editrice, che deve ricontrollare i testi, sistemare la punteggiatura, impaginare, e sbrigare tutte quelle faccende burocratiche che noi umani ignoriamo. Un grazie a tutti i membri della Kimerik che stanno lavorando per Norvy!
Speriamo che Norvy non si gasi troppo, con tutti questi umani impegnati a causa sua. Ultimamente sta diventando più fastidioso del solito, quel gatto. E’ dal suo compleanno che pretende di mangiare solo lasagne, e ogni giorno finge che sia di nuovo il suo compleanno per giustificare la sua golosità. Chiudete bene i vostri frigoriferi, prima di andare a letto. Non vorrei che Norvy stesse lavorando a una macchina per teletrasportarsi alla teglia di lasagne più vicina.

“Harry Potter e la maledizione dell’erede” – J.K. ROWLING (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA lettrice scrive: Ho appena finito di leggere “Harry Potter e la maledizione dell’erede”. Ci ho messo poche ore a concluderlo, avida lettrice quale sono.
Parliamo di impressioni a caldo: mi è piaciuto? Sì. Scorre benissimo e fa venire una gran voglia di proseguire. Ha un ritmo molto incalzante.
Ho notato qualche forzatura? Non direi forzatura, quanto accorciamento dei fatti. Dopotutto, questo libro altro non è che il copione di un’opera teatrale che dura circa cinque ore, e immagino che non fosse il caso di allungare ancora la vicenda. Spero tanto di poterla vedere recitata dal vivo, un giorno.
I personaggi mi hanno convinto? Sì e no. Ron sembra veramente un personaggio inutile messo lì solo per far ridere. Eppure non è proprio così che me lo ricordavo.
Ci sono incongruenze con i libri precedenti? Beh, probabilmente qualcosa ci deve essere, magari mi verrà in mente a breve, o magari non ci farò caso perché sono passati anni dall’ultimo libro di Harry Potter che ho letto.
Non farò spoiler, anche perché ho intenzione di registrare un video in cui parlerò più approfonditamente di questo libro, però… c’è da restare sorpresi, ecco. Non sorpresi “WOW!”, ma almeno sorpresi “OOOH!”.
Naturalmente, tutti gli amanti della serie di Harry Potter devono leggere questo libro, a costo di incavolarsi per alcune scelte e di emozionarsi per altre. E’ difficile pensare che dopo quel perfetto finale del settimo libro ci possa essere ancora qualcosa, però a quanto pare c’è eccome, anche se forse, per il momento, J.K. Rowling ha davvero finito di stupirci. Ah, ultimissima cosa: chi, come me, si ricorda ancora i vecchi nomi quali “Paciock”; “McGranitt” eccetera, si prepari a stramaledire i nuovi traduttori,

P.S.: Il video che ho intenzione di fare conterrà spoiler, e parleremo più approfonditamente di questo quesito che vorrei porvi: alla fine, questo erede maledetto, chi diamine sarebbe?!

LIBRI: “The Serpent King” – Jeff Zentner (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrivenel post di ieri vi ho parlato di una subscription box dedicata ai libri, e sul secondo canale abbiamo appena pubblicato il video unboxing. La box di cui abbiamo parlato, ovvero quella di marzo, intitolata “Writer’s block” è ancora disponibile, perciò ho pensato di recensire il libro in modo che possiate farvi un’idea.

Trama
La storia viene narrata dal punto di vista di tre personaggi diversi, le cui voci si alternano tra un capitolo e l’altro (in stile “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” – l’autore, da quanto ho letto in giro, è un fan di George R.R. Martin).
Si tratta di tre amici diciassettenni alle prese con l’ultimo anno di superiori.
– Dill: ha alle spalle una storia familiare inquietante e difficile, permeata di fanatismo religioso. Suo nonno morì pazzo, suo padre è in prigione e sua madre vorrebbe che terminasse gli studi e lavorasse a tempo pieno. E’ segretamente innamorato di Lydia, la sua migliore amica. E’ dotato di un discreto talento musicale.
– Lydia: fashion blogger piuttosto affermata, sogna di frequentare un college a New York per diventare giornalista. E’ molto intelligente e ironica.
– Travis: lavora come falegname insieme al padre, che è un uomo manesco con la tendenza a bere e a maltrattare moglie e figlio. Ha una grande passione per il genere fantasy, e cerca nei libri quel coraggio e quell’avventura che non trova nella sua vita.

Mi è piaciuto?
Sì. Però ho pianto, verso metà del libro. Non vi dirò perché, ovviamente, ma ho pianto.
All’inizio pensavo che si trattasse della tipica vicenda adolescenziale scritta a colpi di cotte non ricambiate, drammi scolastici e litigi con i genitori, ma mi sono ricreduta; per quanto questi elementi non manchino, assumono una sfumatura molto drammatica nel momento in cui i protagonisti, soprattutto Dill e Travis, devono fare i conti con una realtà allucinante e anomala per qualunque altro loro coetaneo, senza perdere di realismo. L’alternanza di note dolci e amare lo rende molto vicino alla realtà.

Perché si chiama “Il re serpente”?
I serpenti sono animali fondamentali in questa storia, sia in quanto animali sia in quanto simboli, in particolare per Dill e la sua famiglia.

E’ stato difficile leggerlo?
Eccetto qualche espressione di slang pronunciata dai personaggi, l’inglese in cui è scritto il libro è lineare è comprensibile, a patto di tenersi un dizionario sotto mano per tradurre quelle paroline che non cambiano il significato alle frasi ma che comunque fa piacere conoscere.

Per chi fosse interessato all’acquisto, trovate qui il sito della subscription box.
Qui sotto invece potrete vedere l’unboxing.
https://youtu.be/2VfdzSycaUo

OWLCRATE: Una subscription BOX di LIBRI!

Kiria Pensante scrive: per catturare un topo di solito si usa un piccolo pezzo di formaggio, di frutta o di cioccolato. Per catturare me si può usare una scatola di matite, un buon cd… o un libro!
Qualche mese fa mi capitò di imbattermi in una subscription box specializzata in libri appena usciti e gadget a tema bibliofilo. Appena l’ho vista ho pensato: “Wow! Peccato che i libri siano in inglese!”, così accantonai l’idea di provarne una.
Dopo qualche mese, mi sono trovata tra le mani “The Martian”, in inglese, e ho provato a leggerlo (potete trovare qui la recensione). Nonostante le prime difficoltà dovute ai termini tecnici e alla lingua, mi sono resa conto che non è impossibile leggere un libro in inglese, basta tenere un dizionario online sotto mano; posso dire che è un buon esercizio per affinare la propria comprensione dell’inglese, soprattutto quando, come me, si sono avuti degli insegnati troppo accademici.
Insomma, dopo aver superato il mio gradino mentale dovuto alla lingua ho ordinato due Owlcrate a distanza di un mese una dall’altra. Mi sono arrivate dopo un po’ di attesa (in fondo arrivano da oltreoceano), ma ne è valsa la pena.

Pubblicheremo domani il primo unboxing sul nostro secondo canale, ma intanto voglio parlarvi un po’ di come funziona esattamente questa box.
Il team della Owlcrate anticipa ogni mese il tema su cui verterà la box, in modo che si possa decidere se saltare o meno il rinnovo dell’abbonamento. Oltre ai gadget (possono essere block notes, calzini, candele profumate, action figure o qualunque altra cosa) troverete sempre un libro con la copertina rigida e la sovraccoperta, più eventualmente qualche segnalibro o una lettera scritta dall’autore stesso. I romanzi in questione sono Young Adult Novel (romanzi per giovani adulti), infatti hanno spesso come protagonisti degli adolescenti o dei giovani. I protagonisti dei libri che ho ricevuto fino ad ora erano tutti sui diciassette, diciotto anni.

Il risvolto della medaglia? Potete immaginarlo se avete fatto altri acquisti fuori dall’Europa: le stramaledette, dannatissime spese di spedizione. Il valore della box supera comunque la spesa complessiva, anche perché i libri sono di ottima fattura. Inoltre, c’è da tener conto del fatto che i libri di cui entrerete in possesso sono appena usciti ed esistono solo nella lingua originale, e forse non verranno mai tradotti, perciò avrete accesso a una storia, un romanzo o un’avventura che forse non avreste potuto avere altrimenti. O almeno, questa è la favola che mi racconto da sola per giustificare la spesa. Ehehe.

Chi fosse incuriosito dall’idea, qui potrete trovare il sito della Owlcrate. Fateci sapere cosa ne pensate!

LIBRI: “Il peso della Farfalla” – Erri De Luca

KIRIA Pensante scrive: a volte i libri brevi, come questo, come “Il piccolo principe” (il mio preferito), come “Il gabbiano Jonathan Livingston”, sono quelli che ti rimangono addosso e ti offuscano i pensieri, pronti a finire nel dimenticatoio per riemergere con tutta la loro forza al momento opportuno. E’ come mangiare una torta con tanti strati; se vuoi mangiarla come si deve, occorre affondare il cucchiaio fino all’ultimo strato.

Trama
La trama in quanto tale vede la contrapposizione tra i due re dei camosci. L’uno è un grosso camoscio, indurito dagli anni e dalla prematura perdita della madre, capobranco imbattuto di un numeroso gruppo; l’altro è un vecchio bracconiere che si è meritato quel soprannome uccidendo centinaia di camosci. L’uno ha passato la vita a sfuggire dall’altro.
Alla fine del libro, è incluso un brevissimo racconto su un albero cresciuto su uno strapiombo che l’autore paragona ad un alpinista.

Mi è piaciuto?
Oh, beh… Ha i suoi momenti poetici, non posso negarlo. Paragonare gli zoccoli dei camosci che saltano tra le rocce alle dita di un violinista è certo una metafora che colpisce, e non è la sola. Molti di voi sapranno che io sono vegetariana, e come tale sono contraria alla caccia e alla pesca, pertanto un libro che ha come coprotagonista un bracconiere mi fa innervosire già in partenza. Per quanto l’autore si sforzi di dare un po’ di umanità a questo bracconiere che una volta si dispiacque di aver ucciso una femmina davanti al suo piccolo, la mia simpatia non incrocerà mai questo personaggio. L’altro re dei camosci, quello vero, che, per inciso, ha visto morire la madre proprio grazie al bracconiere, è un animale fiero e incredibilmente placido e coraggioso anche di fronte a quel che ogni altro suo simile teme: il fucile.

Ma insomma, tolti i camosci e i bracconieri, che altro c’è?
Attenzione, qui si spoilera di brutto, quindi non legga chi è amante delle sorprese. Il camoscio, conscio che ormai è giunto il momento di cedere il suo branco a un figlio più giovane e forte, dopo anni di fughe si offre spontaneamente al mirino del cacciatore, il quale però non prova alcuna soddisfazione nell’ucciderlo. La morte sopraggiunge anche per il cacciatore, proprio mentre porta il cadavere del camoscio sulle spalle, e con esso verrà sepolto dalla neve invernale.
Questo scontro mortale tra nemici di vecchia data non porta in sé il dramma della sconfitta e il trionfo della vittoria, ma la resa della vecchiaia alla morte, l’accettazione della fine della propria esistenza, senza rimpianti, poiché gli errori ormai commessi non si possono più cancellare.

Che c’entrano le farfalle?
Fin dall’inizio del libro, quando il camoscio è giovane e riusce a conquistare il suo branco, aleggia una farfalla bianca laddove qualcuno ha perso o perderà la vita: la prima volta, la farfalla si posa sul corno con cui il camoscio ha sventrato il suo rivale. La farfalla è inoltre l’ultima cosa che il bracconiere vedrà prima che il gelo dell’inverno chiuda i suoi occhi per l’ultima volta. Una famiglia di farfalle ha vissuto con il re dei camosci per molti anni, ognuna a simboleggiare l’anima dei camosci che il bracconiere ha strappato al branco (almeno, così la vedo io). Ogni farfalla altro non è che quel che rimane di chi ha lasciato il mondo sensibile ed è diventato uno spirito, leggero, appunto, come una farfalla.

Lo consiglio?
Volete un libro corto? Allora sì. Volete un libro allegro e spensierato? Scordatevi pure tutto quello che ho detto. Avete voglia di arrovellarvi il cervello per qualche tempo? Andate avanti. In un giorno saprete già se pentirvene o meno, tanto è breve e veloce da leggere.

Ma allora mi è piaciuto o no?
Ehm… diciamo che resta un po’ troppo amaro in bocca, per i miei gusti. Non posso dire che sia un brutto libro, non posso nemmeno dire di sentirmi una persona peggiore dopo averlo letto, anzi, è poetico e fa riflettere, solo che io amo i lieto fine. Tutto qui.

Per chi fosse interessato all’acquisto, trovate il libro qui: http://amzn.to/25UPQme

LIBRI: “The Martian” – Andy Weir (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrive: Qualche tempo fa, in una delle subscription box che Luca ed io testiamo mensilmente (nel caso specifico, la ZBOX che potete vedere qui) abbiamo trovato “The Martian”, tradotto in italiano come “Sopravvissuto”. Ho pensato che fosse un buon modo per migliorare il mio inglese, anche se in alcuni punti ho faticato a capire tutto a causa dei pullulanti termini scientifici (che nemmeno in Italiano conosco, a onor del vero). Mi è piaciuto al punto che anche Luca si è convinto a leg… a vedere il film, che pensavate?

Trama
Mark Watney, il diciasettesimo essere umano ad aver mai calpestato il suolo marziano, è stato abbandonato sul pianeta rosso dai suoi compagni perché creduto morto. Mark è un tipo pieno di risorse, di senso dell’umorismo e di forza d’animo, ma anche di una bella dose di sfiga marziana che lo accompagnerà per tutta la sua permanenza extraterrestre. Anche quando le cose finalmente stanno prendendo il verso giusto, gli capita sempre qualcosa che ribalta la situazione a suo sfavore.

Stile
Il libro è costituito per la maggior parte dai resoconti giornalieri di Mark, sotto forma di diario, pertanto in prima persona, con sporadiche intrusioni in terza persona che narrano gli eventi di cui Mark è vittima. Inoltre, talvolta si assiste anche agli accadimenti sulla Terra o si conosce il punto di vista dei cinque astronauti compagni di Mark.
Il libro è scorrevole, piacevole, e l’umorismo di Mark permea ogni singola pagina; come c’era da aspettarsi, i capitoli abbondando di dettagliatissimi paragrafi descrittivi e tecnici che appesantiscono un po’ la narrazione per chi, come me, non conosce benissimo i tecnicismi (figuriamoci in inglese). Se non altro, Mark ogni tanto fornisce qualche riassunto per spiegare in parole spicciole cosa sta combinando.

Lo consiglierei?
Certo che sì. L’unico accorgimento: ogni tanto (probabilmente), trattandosi di finzione letteraria, viene tirato fuori qualche sfondone che non si basa propriamente su fondamenti scientifici, quindi va letto come un romanzo di fantascienza e non come un manuale serio di sopravvivenza su Marte. Non sono certa del fatto che le patate crescano bene su Marte (anche se pare che qualcuno abbia intenzione di scoprirlo), non sono certa del fatto che viaggiare su un’astronave smembrata sia sicuro e non so nemmeno se è possibile ottenere acqua dal carburante, perciò il libro è godibile a patto di non mettersi a insultare l’autore per aver inventato un po’.

Il film
Dopo aver concluso la lettura, Luca ed io abbiamo anche visto il film. Sono lieta di constatare che la sceneggiatura è piuttosto fedele al libro, anche se, come sempre succede, alcune scene sono state tagliate per non allungare eccessivamente il film, già abbastanza lunghetto di per sé. La parte un po’ più rimaneggiata è il finale, al quale sono state fatte modifiche a aggiunte che non sconvolgono il succo della questione. Comunque, da buon topo di biblioteca quale sono, devo dirlo: il libro è sempre meglio!

Ecco il video in cui potrete vedere dove mi sono procurata il libro. Per chi fosse interessato ad acquistare il libro, in italiano, potete trovarlo qui: http://amzn.to/1SJrJgv