Quando un personaggio esce spontaneamente dal tuo libro

Vi siete mai chiesti cosa accade quando un personaggio di un libro decide di andarsene da quel libro? Non pensate possa succedere? Oh, sì che può. A me è capitato. E adesso ci sono un sacco di pagine vuote che devo riscrivere. E lo farò, non temete.
Immaginatevi un libro quasi finito, un libro a cui manca solo la conclusione per essere praticamente terminato. Immaginatevi che a un passo da quel finale, a cui pensate ormai da mesi, vi venga voglia di guardarvi indietro e vi accorgiate che uno dei personaggi che avevate inventato ha fatto i bagagli e ha cambiato vita. E’ come scalare una montagna e scoprire, una volta in vetta, di non essere affatto arrivati alla vetta.
Cosa fa uno scrittore in questi casi? Dice addio a quel che aveva scritto e ricomincia da zero, salvando quel che merita di essere salvato e lasciando andare tutto il resto.
In fondo cosa volete che sia riscrivere un libro, dopo che si è riscritto la propria vita?

Ok, adesso la smetto di fare metafore. Scusate, è che le trovo divertenti. Mi fanno sembrare intellettuale e quindi mi viene voglia di abusarne. Comunque, al di là dei significati occulti di questo messaggio, il senso è semplicemente questo: avevo quasi terminato di scrivere il seguito di “Le avventure di Norvy”, ma al momento Norvy non è più il “gatto immaginario di Luca e Chiara”, dunque devo fare qualche sistemazione (leggasi come: devo riscrivere praticamente da capo).
Norvy e io abbiamo passato momenti peggiori, una riscrittura non ci spaventa affatto. Nel frattempo, preparategli un po’ di lasagne per ingannare l’attesa.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL CACCIATORE– 13°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Norvy, con il pancino pieno dopo una scorpacciata di triglia al forno, sonnecchiava sul davanzale della finestra aperta del salotto, quando d’un tratto un rumore lo costrinse ad aprire gli occhi. Un passerotto stava cinguettando su un ramo a un solo metro di distanza dal davanzale.
In un istante, un’idea malsana balenò nel cervello di Norvy.
“E se provassi a prenderlo?” si chiese. “Non ho mai cacciato prima, ma i gatti sono abilissimi cacciatori. Ho dei denti aguzzi e delle unghie affilate… al momento rivestite di rosa, che schifo, ma sono pur sempre un gatto. Quasi quasi ci provo… aspetta, com’è che si fa? Com’è che faceva la mamma?”
Norvy abbassò la pancia e la testa, tenendo lo sguardo fermo sul passerotto; iniziò ad ondeggiare con la parte posteriore del corpo, cercando di calcolare le distanze e prendendo bene la mira.
Quando si sentì pronto, distese le zampe posteriori per spiccare un salto ma qualcosa lo bloccò e gli impedì di portare a termine il suo agguato. L’uccellino finalmente si accorse di essere sotto tiro e volò via.
Norvy si voltò e si accorse che ciò che l’aveva trattenuto altro non era che la mano di Chiara, saldamente stretta intorno alla sua coda.
“Cosa credevi di fare, eh, gattaccio?”
“Io sono un grande cacciatore! E tu mi hai fatto scappare la preda, umana insolente!”
“Ma cosa pensavi di fare?! Hai mangiato come un porcellino, a pranzo! Non hai bisogno di infastidire gli uccelli!”
“Ma che vuoi capirne, tu! La caccia per noi gatti è istintiva, è un legame ancestrale con la natura stessa!
“La caccia è istintiva, eh? Allora come mai quando Luca gioca con il tuo topo meccanico, tu scappi come un forsennato sopra il tuo armadio, invece di provare a prenderlo?”
“CHE C’ENTRA! Quello è brutto e rumoroso! Io parlo di prede vere, che scappano, che fanno provare il vero brivido della caccia, che ti lasciano in bocca il sapore della selvaggina fresca!”
“Ieri Luca ha cotto la tua braciola per trenta secondi in meno del solito e tu hai scatenato un finimondo perché in un punto era appena rosata, e l’hai costretto a ricuocerla. Lo sai che in natura i gatti mangiano solo carne cruda, vero?”
“IN NATURA I GATTI NON HANNO A CHE FARE CON UMANI ROMPISCATOLE CHE BLOCCANO I LORO AGGUATI E INCOLLANO SCHIFEZZE ROSA SULLE LORO UNGHIE!”
“D’accordo, mi hai convinta. Adesso ti tolgo i gommini. Però non ti daremo più di mangiare. Sei un gatto quasi adulto, è ora che ti procacci da solo il cibo. Ratti, uccelli, talpe, lucertole, là fuori è pieno di prede che aspettano solo di finire nel tuo stomaco. Ah, povero Luca, adesso chi mangerà le sue sogliole al piatto? Chi mangerà i suoi branzini arrosto? E soprattutto, chi dividerà con lui quelle enormi teglie di lasagne che grondano sugo da ogni parte? Ma tu sei un grande cacciatore, tu non perdi certo tempo con queste frivolezze da micio domestico. Su, dammi la zampa, che ti tolgo questi cosi rosa; i tuoi artigli saranno le tue armi, devono essere lucide e appuntite per la battuta di caccia che ti attende!”
Norvy, con sguardo terrorizzato , iniziò a balbettare: “Ripensandoci… Credo proprio che tu abbia ragione. Perché dovrei dare fastidio a quei poveri uccellini? Non mi hanno mica fatto niente di male! E poi non trovi che il rosa mi doni?” aggiunse guardandosi le zampe. “E’ una tonalità così delicata, mi sta d’incanto! E poi non vorrei che Luca perdesse la passione per la cucina a causa mia, oh no, non lo permetterei mai! Soprattutto oggi che voleva cucinare il sugo di vongole… ehm, volevo dire, sarebbe crudele da parte mia togliergli il gusto di cucinare!”
Chiara sorrise e accarezzò Norvy sulla testa.
“Se ti ripesco a dare la caccia agli uccellini mangerai broccoli per una settimana, intesi?”
Norvy deglutì e fece cenno di sì con la testa.
“Adesso siediti qui con me, è ora della spazzolata.”
Dopo qualche minuto, un altro uccellino si posò sul davanzale. Norvy si voltò verso di lui e gridò: “VAI VIA!”.
L’uccellino fuggì in un baleno.
“Così va bene?” chiese Norvy con un sorriso ironico.
“Così va bene!” rispose Chiara, ricominciando a spazzolarlo.

– FINE TREDICESIMA PUNTATA-

Chiara