FILM HORROR – LA TRILOGIA DI FEAR STREET | RECENSIONE

Sono una persona estremamente ansiosa e se devo scegliere un film da vedere, in genere cerco di nutrire la mia anima tormentata con commedie o film di animazione come quelli della Pixar/Disney o dello studio Ghibli. Ogni tanto, però, la mia ansia riesce ad avere la meglio e finisco per fare delle piccole maratone di film dell’orrore; se l’ultima volta toccò alla saga di Annabelle, stavolta è stato il turno della trilogia di Fear Streat comparsa su Netflix durante gli ultimi mesi e basata sull’omonima serie di libri scritti da Robert Lawrence Stine, che forse molti di voi conosceranno per la serie Piccoli brividi.

Trailer di Netflix per presentare la trilogia (sottotitoli in italiano)

Trama (senza spoiler)

Sunnyvale e Shadyside sono due cittadine rivali in perenne competizione tra di loro (un po’ come Pisa e Livorno); se l’una è ridente, allegra e sicura, l’altra è perennemente sconvolta da crimini, incidenti e addirittura serial killer. La leggenda narra che una strega abbia lanciato una maledizione su Shadyside alcuni secoli addietro, poco prima della propria esecuzione, ma ovviamente non tutti credono a questa storia.

La vicenda si snoda in tre diversi titoli (che vanno visti necessariamente nell’ordine), ciascuno ambientato in un epoca diversa.

Appunti che mostrano uno schizzo con la strega Sarah Fier impiccata,
Sarah Fier, la strega che venne giustiziata a Shadyside e che scagliò una maledizione sui suoi abitanti

Fear Street Parte 1: 1994:

In seguito all’ennesima carneficina, alcuni ragazzi di Shadyside decidono di indagare sul sanguinoso mistero che affligge la loro cittadina e cercano di rimettere insieme le poche prove che sono riusciti a raccogliere; possibile che sia davvero colpa di una strega morta nel 1600?

Uno dei killer di Shadyside, con il volto coperto da una maschera da teschio.
Uno dei simpatici abitanti di Shadyside.

Fear Street Parte 2: 1978

Durante le loro indagini, i protagonisti riescono a mettersi in contatto con una ragazza che forse potrebbe aiutarli a far luce sulle strane vicende che affliggono Shadyside. La ragazza inizia a raccontare gli eventi accaduti durante l’estate del 1978, all’interno di un campeggio estivo popolato da adolescenti e scoutmasters appena più grandi.

Istantanea di un campeggio estivo che appare nel secondo titolo di Fear Street.
“Benvenuti al Camp Nightwing”… ma facevate meglio a stare a casa.

Fear Street Parte 3: 1666

Una delle protagoniste torna indietro nel tempo con la mente e rivive sulla propria pelle la storia della strega a cui è imputata la maledizione che affligge la cittadina da generazioni. Questo è il capitolo conclusivo dell’arco narrativo, e personalmente è anche quello che ho apprezzato maggiormente.

Piccoli pareri oggettivi

Diciamolo chiaramente: trovare un horror fatto bene è difficile; si rischia sempre di cadere nei soliti cliché per cui:

  • Gli eroi si separano in gruppi invece di restare uniti.
  • Gli eroi credono di aver ucciso il cattivo e se ne vanno, dando al cattivo tutto il tempo di riprendere i sensi e di massacrare tutti nella scena successiva.
  • Le coppiette si appartano chissà dove e quindi muoiono per prime.
  • Le persone decidono di fare cose stupide perché altrimenti la trama non prosegue o magari non inizia nemmeno.
Le due protagoniste della trilogia di Fear Street
Come nella maggior parte dei film horror, oltre alla morte c’è anche l’ammmmmore! 🏳️‍🌈

La trilogia di Fear Street, tuttavia, non è vittima dei soliti stereotipi che spesso affliggono i film horror. Ovviamente alcune scene sono delle chiare citazioni di altri film (come Scream e Shining), ma nel complesso non si avvertono delle forzature eccessive.

Riassumendo, potremmo dire che:

Motivi per vedere Fear Street
  • Le scene violente e/o splatter non sono gratuite, ma alcune sono comunque pesanti. Non consiglio la visione del film ai minori di 14 anni per via di alcune scene particolarmente sanguinose.
  • I film scorrono bene; pur essendo chiaramente pensati per un pubblico giovane, sono perfetti anche per gli adulti appassionati del genere.
  • Il finale è molto interessante e coerente con il resto della storia.
  • Se vi piacciono i film ambientati nel passato, apprezzerete molto il terzo titolo.
Motivi per NON vedere Fear Strett
  • Si tratta di una trilogia in cui ogni capitolo è collegato agli altri. I film presi singolarmente sono privi di senso, a differenza di quanto avviene in altre saghe (come Scream o Saw). Questo non è un vero e proprio punto a sfavore, ma alcuni potrebbero non gradire il fatto che sia necessario vedere tre film prima di ottenere una conclusione della trama.
  • Il secondo titolo della serie vi richiamerà alla mente Jason di Venerdì 13 per molte ragione (forse un po’ troppe).
  • Molte scene vengono girate al buio o in condizioni di quasi completa oscurità, rendendo difficile seguire alcuni eventi.

Vi consiglio di vedere questa trilogia? Sì, purché il sangue non vi disturbi! La trama non è troppo difficile da seguire ma è complessa al punto giusto, ed è bello vedere come tutti i tasselli finiscono al loro posto.

Mi raccomando fatemi sapere se ci sono altri film (non eccessivamente) horror che potrei recensire! Ah, un ultima cosa: occhio a quello che trovate quando scavate sottoterra, potrebbero capitarvi dei “reperti” molto strani…

26 agosto 2021 (un mese esatto prima dei ** anni)

Il 26 agosto, dopo essermi lavata i capelli, avevo in mente di andarmene in terrazzo ad asciugarli al sole, magari leggendo un libro… Ma il vento fresco e il sole basso mi hanno ricordato che ormai agosto sta finendo. E visto che tra un mese esatto è anche il mio compleanno, ho cominciato a scrivere questa cosa…

L’autunno sta arrivando.

Lo sento nel vento che non mi asciuga più i capelli, nel sole che sparisce più presto, nella coperta in cui mi avvolgo per dormire.

Lo sento nelle foglie arancioni che scricchiolano sotto i piedi, nel pelo dei gatti che sta diventando più folto, nei capelli caduti che mi restano tra le dita.

Manca un mese esatto al mio compleanno, alla fine di un decennio che, a guardarmi indietro, mi chiedo dove diamine sia andato.

Non l’ho sentito arrivare questo nuovo decennio, ma ci pensano i social a ricordarmi che potrei scadere, che devo sposarmi, che la mia pelle non sarà liscia per sempre.

All’inferno i social, non spetta a loro decidere quanti anni ho io; forse non spetta nemmeno alla mia data di nascita, forse è una scelta che posso fare da sola.

Se voglio mettermi una maglia rosa coi gattini, posso avere quindici anni?

Se mi vesto da donna, posso averne quaranta?

E se mi guardo allo specchio, posso scegliere di non farmi definire da un numero?

Sì, ho due capelli bianchi alle tempie, uno a destra e uno a sinistra; forse sono aumentati dall’ultima volta che controllato, ma francamente non m’interessa nemmeno; ho troppe magliette stampate che mi riportano indietro nel tempo, troppe bambole e peluche, troppi cartoni da guardare.

Lo sappiamo tutti che il capodanno non è il primo gennaio, ma il primo settembre: le vacanze finiscono, ammesso che ci siano state, e si torna sui banchi o dietro le scrivanie; non sento la mancanza dei banchi, e ormai vivo in simbiosi con questa scrivania. È qui che concepisco le mie idee, è qui che Norvy mi zampetta nell’anima e mi ricorda che l’età non serve a niente; lui è un gatto immaginario, invecchia solo quando glielo dico io… e io invece quando invecchierò?

Quando avrò tutti i capelli bianchi? Quando sarò diventata una nuova versione di me stessa? Quando sarò madre?

O forse, scrivendo da anni, son talmente abituata a viaggiare nel tempo della storia e nel tempo del discorso che rimarrò uguale per sempre?

No, non rimarrò uguale per niente, anzi. Invecchierò più dei personaggi che scrivo e dei disegni che faccio, così potrò fare dei disegni ancora più belli e dare vita a dei personaggi ancora più veri.

Io stessa non sono che un mio personaggio da riscrivere ogni giorno, un personaggio che tra un mese compie gli anni. Ogni anno è una pagina di un libro, vediamo cosa c’è da scrivere adesso…

SERIE TV – BEASTARS (S1 e S2) | RECENSIONE

Ok, lo ammetto; dopo anni di fedeltà ad Amazon e ad Amazon Prime Video, alla fine sono cascata anch’io nella splendida trappola di Netflix. Doveva essere solo un regalo per mia mamma, che si era appena comprata il suo primo televisore smart, ma in fondo che fai, paghi un servizio e non lo usi? Alla fine mi sono loggata pure io e…

In questa piccola serie di recensioni vi parlerò dei film/serie che ho visto e di cosa mi ha colpito di ciascuno/a. Sì, lo so che in genere queste cose le faccio con i libri o coi fumetti, ma sto ancora finendo di leggere I ragazzi di Jo, l’ultimo libro della quadrilogia di Piccole donne. Poi comincerò a leggere altri generi di libri, non temete… Ma fino ad allora, parliamo di serie TV!

In questo trailer potreste avere a che fare con qualche spoiler della seconda stagione, quindi fate attenzione!

BEASTARS: una metafora del razzismo?

L’universo di Beastars non è popolato da esseri umani, ma da animali antropomorfi di ogni specie; in particolare, i carnivori e gli erbivori convivono “pacificamente” all’interno degli stessi ambienti, eppure… ogni tanto gli incidenti capitano.

Non mi metterò a fare spoiler, perché non voglio guastarvi il piacere di immergermi in un universo alternativo così dannatamente vicino al nostro; vi dirò soltanto che tutto ruota intorno ad alcuni personaggi principali (come in qualunque altra serie). In particolare, nella prima stagione i protagonisti indiscussi sono Haru, una coniglietta bianca di 18 anni, e Legoshi, un grosso lupo grigio di 17.

Haru e Legoshi, la coniglietta e il lupo di Beastars, si guardano negli occhi
Secondo voi di chi si è innamorato follemente il nostro canide?

Tra i coprotagonisti, ricordiamo anche la bella lupacchiotta Juno e il cervo Luois (che ha lo stesso doppiatore di Light Yagami, Flavio Aquilone, e questo vi basti a capire che tipo è).

Louis, il cervo di Beastars, e la lupacchiotta Juno. Entrambi sembrano un po' perplessi.
Qualcuno pensa che questi due sarebbero una bella coppia, io non ho ancora deciso!

Tra erbivori e carnivori può nascere l’amicizia, può persino nascere l’amore, ma c’è sempre quel timore di essere divorati e divorare che permea ogni piccola interazione tra due mondi così vicini ma forse troppo diversi per poter davvero vivere insieme. Non si tratta di un vero e proprio razzismo, perché i carnivori non vengono semplicemente denigrati, ma vengono letteralmente temuti per quello che potrebbero fare… e che talvolta in effetti fanno.

Due stagioni di anime, 22 manga

Come molti altri anime, Beastars proviene da un manga con il quale presenta alcune differenze. Non ho (ancora) letto il manga, quindi non posso mettermi a fare confronti, ma so per certo che ci sono stati degli adattamenti che potrebbero non piacere a tutti, ma che potrebbero giovare al risultato complessivo. Se volete scoprire dove andrà a parare la serie, andate pure a procurarvi il manga; se invece avete pazienza, potete aspettare l’uscita delle prossime stagioni.

Il primo volume del manga

Vi consiglio di vedere la serie?

Sì, se vi piacciono gli anime un po’ alternativi. L’idea di fondo di Beastars è molto buona, penso che potrebbe piacere molto anche agli adulti che in genere non guardano troppi anime (un po’ come me, in fondo).

Per riassumere il punto della situazione, potremmo dire che:

Le parti migliori
  • Molto sfaccettata la storia d’amore tra Haru e Legoshi
  • Le scene di violenza e le scene allusive sono presenti, ma non eccessive, rendendo l’anime adatto anche ai più giovani
  • La serie pone parecchi dilemmi morali che possono tranquillamente adattarsi al mondo umano (vedi il tema del razzismo e della discriminazione)
Le parti peggiori
  • La storia d’amore tra Haru e Legoshi è caduta in secondo piano durante la seconda stagione
  • Alcuni ragionamenti e atteggiamenti dei personaggi sembrano un po’ strani, ma questa cosa potrebbe essere determinata dai tagli fatti al manga

La prima stagione mi ha tenuta incollata allo schermo fino all’ultimo episodio e anche la seconda mi è piaciuta parecchio (anche se non quanto la prima). Non vedo l’ora che esca la terza stagione, così potrò aggiornare questa recensione oppure scriverne una nuova!

Mi raccomando fatemi sapere nei commenti se ci sono delle altre serie di Netflix (e non solo) di cui vorreste leggere una recensione! Al momento la mia lista di serie di cui parlarvi è piuttosto lunga, anche se alcune non sono propriamente adatte ai più giovani… ma di questo parleremo la prossima volta!

LOVE WHISPERS: il mio primo fumetto yaoi!

Lo so, lo so, chi mi conosce penserà che io abbia la casa piena di manga yaoi e che sia una fujoshi o yaoista esperta.

Una playlist di video in cui non ci sono ASSOLUTAMENTE dei ragazzi innamorati.

In realtà no, non lo sono… ho pochissimi manga in casa, tra cui qualche one shot, qualche mini serie, Death Note e.. questo, intitolato Love whispers, even in the rusted night.

Se volete darci un’occhiata, lo trovate su Amazon

Ribadisco, non sono un’esperta di manga, perciò non so mai cosa devo aspettarmi quando ne leggo uno. Questo in particolare è un volume unico, perciò non mi aspettavo una storia particolarmente lunga e intricata… e così è stato.

Tutto inizia quando il protagonista, regolarmente picchiato dal suo ragazzo, incontra una cotta della sua adolescenza che non l’ha mai dimenticato. Il resto non ve lo dico, però sappiate una cosa: sì, ci sono MOLTE scene VM18, quindi non comprate il fumetto se la cosa vi disturba. Facciamo il punto della situazione per chi ha fretta:

Perché leggerlo
  • I disegni dell’autrice sono davvero belli e ben curati
  • Essendo un volume unico, è perfetto per chi ha poca voglia di leggersi una serie lunga
  • Le scene erotiche sono anche romantiche
  • La trama è interessante, pur essendo sviluppata in poco tempo
Perché NON leggerlo
  • Alcune scene sono violente, al limite dello stupro
  • La storia dei personaggi rimane un po’ superficiale a causa della mancanza di volumi successivi
  • Le scene erotiche sono parecchio spinte, rendendo il manga inadatto ai più giovani
  • Forse la conclusione è un po’ troppo netta

Insomma ragazzi, voi che ne pensate dei manga yaoi? Ultimamente ho poco tempo di leggere, quindi ho scelto qualcosa di leggero come i manga per rilassarmi un po’ prima di dormire. Tornerò presto a leggere anche i libri, eh, ci mancherebbe, però qualche fumetto ogni tanto non mi dispiace!

E se avete qualche fumetto da consigliarmi… vi aspetto nei commenti.

642 tiny things to write about – Il frigorifero

Alcuni anni fa mi ritrovai in possesso di un libretto dal titolo 642 tiny things to write about, in cui sono raccolti molti spunti per tutti gli scrittori, indipendentemente dal livello di esperienza. Ogni tanto, quando mi ricordo, scrivo qualcosina a riguardo, e… ecco cosa mi sono inventata di recente. Magari qualcuno di voi l’ha già letto sulle storie Instagram, ma per tutti gli altri… ecco i temi ed ecco come li ho svolti!

Apri il frigorifero e ti rendi conto che qualcuno ha rimpiazzato tutto il tuo cibo con degli alimenti che detesti. Descrivi cosa hai trovato.

Apro il frigo per mangiare uno yogurt greco alla fragola, ma… lo sportello si è trasformato nella porta d’ingresso dell’inferno. Bistecche grondanti sangue, polli interi con ancora la testa e le zampe, pesci dagli occhi vitrei ammassati insieme…

Chiudo il frigo e decido che anche oggi mangerò solo sassi.

La mia splendida calligrafia

Chi è stato a fare questo? E perchè?

“Che c’è, umana, qualcosa non va?” domanda una voce petulante e acuta proveniente da sotto il tavolo.

“Norvy”, sussurro. “Lo sapevo… Nessuno a parte te si macchierebbe di un crimine tanto infame! Che ne hai fatto del mio cibo?”

“Chissà, chissà…” risponde lui, indicando la pattumiera con la punta della coda.

“Se è davvero così che stanno le cose, allora non mi lasci altra scelta…”

Inspiro forte, allungo la mano e…

Prendo Norvy per la collottola e lo chiudo nella pattumiera!

Piccoli aggiornamenti importanti – Giugno 2021

Ragazzi, un piccolo update veloce per quanto riguarda la mia esistenza:

  • Ultimamente dovrò far uscire qualche video di Youtube in meno, perché ho diverse scadenze lavorative da rispettare. Qualche video uscirà lo stesso, non temete, ma non posso promettervi di essere sempre super puntuale! Soprattutto i video del Camp Buddy, ecco… Non dimenticatevi di me nel frattempo!
  • Il fumetto La stanza grigia che alcuni di voi hanno preordinato uscirà con qualche mese di ritardo, ovvero a dicembre 2021. Purtroppo la pandemia ha complicato la vita a tutti, pure alle case editrici, ma non temete: avrete il vostro fumetto! Promesso!
  • Sto revisionando il mio primo romanzo fantasy! Se tutto va bene, verrà pubblicato all’inizio del 2021. Si intitola L’ultima regina ed è un libro a cui lavoro da ormai… almeno un decennio, oserei dire. Forse è presto per parlarne, ma spero che vi piacerà leggerlo quanto a me è piaciuto scriverlo!
  • In questo periodo la mia salute mentale è un po’ in bilico; a parte gli scherzi, sono qui che aspetto un vaccino nella speranza di vivere un po’ più serenamente. Magari poi organizzerò anche qualche raduno, chissà!

Detto questo, spero anche di ritornare presto a fare live su Twitch e a postare su Instagram e sugli altri social! Spero che inventino presto gli androidi di Detroit: Become Human, così mi compro un vichingone e mi faccio aiutare da lui…

Alla prossima!

Questo disegno tenetelo a mente, ecco…

Piccolo racconto ispirato a “Yandere Simulator”

Lo so che Ayano viene sempre dipinta come una specie di psicopatica, ma… chi ha detto che non possa essere una semplice ragazza innamorata? Io credo molto nella route pacifica di Yandere Simulator e durante un giorno in cui ero particolarmente malinconica ho scritto questo….

Ho provato a interpretare il racconto con la mia voce… anche se non sono una professionista, a volte mi diverto a doppiare!

Addio Senpai! Per ora…

Mi chiamo Ayano, Ayano aishi. Ho sedici anni e frequento il secondo anno di superiori. Non ho molta confidenza con i miei compagni, a dire il vero non mi è mai interessato avere degli amici… eppure non mi definirei timida, solo un po’ solitaria.

Lo sviluppatore di questo gioco mi ha dipinto come una specie di psicopatica assassina, una “yandere”, dice lui. Io non so nemmeno cosa sia una yandere a dire il vero, ma una cosa la so per certa: io amo Taro Yamada più di quanto abbia mai amato chiunque altro.

Lo so che il mio amore per lui è solo il frutto di un programma, lo so benissimo che sono tutte linee di codice, ma questo non rende il mio amore meno reale, giusto? Voi avete ormoni, segnali chimici, batticuori, sbalzi di pressione e farfalle nello stomaco… a me restano uno schermo che diventa tutto rosa e l’impossibilità di rivolgere la parola a Taro.

So che il mio destino è stare accanto a lui; è per questo che sono stata creata, no? Io lo amo di più di qualunque altra ragazza programmata per innamorarsi di lui; nessuna di loro sente quello che sento io! Sono tutte pronte a sostituire Taro con qualche altro ragazzo di questa scuola… beh, io no! Per mei lui è l’unico, l’unico ragazzo che esista e che mai esisterà.

Lo so che un giorno sarà mio, eppure oggi è venerdì… e io non ho fatto niente per sabotare Osana o per diventarle amica. Ho lasciato che cucinasse per Taro, che gli facesse sentire la sua musica… e adesso eccoli lì, sotto l’albero di ciliegio.

Osana ha lasciato nell’armadietto di Taro quel bigliettino che io non ho il coraggio di scrivere ed è corsa via con la sua amica Raibaru, in attesa che lui leggesse il biglietto… e adesso sono entrambi là, in cima alla collina.

Osana ammetterà di aver respinto i ragazzi che le hanno chiesto di uscire, racconterà di essersi innamorata di una persona che ha sempre avuto accanto, e tu Senpai, da bravo finto tonto, le chiederai di chi stia parlando. Lei ti dirà che ti ama, che ti ama più di qualunque cosa al mondo, e tu le dirai… le dirai che provi lo stesso. Lei piangerà e ti sorriderà, ti prenderà le mani e… mi ucciderà. Il momento in cui le vostre mani si toccheranno, io mi sentirò morire e il gioco finirà. È un dolore fisico talmente grande che è come se morissi per davvero.

Lo so che presto sarà di nuovo lunedì, lo so che tra pochi istanti il game over mi salverà da questa angoscia, eppure…

In questo momento sento che ti sto perdendo, Taro. Ti sei innamorato di quella ragazzina scontrosa che ti tratta male per nascondere quello che prova, e tutto quello che sento dentro sta esplodendo come un vulcano di lacrime e lava nella quale vorrei sciogliermi fino a dimenticarti.

Sto facendo il conto alla rovescia… tra quanto ti perderò? Un secondo, due secondi, tre secondi… vorrei che tu te ne andassi subito, non ce la faccio a sopportare quest’attesa. Siamo vicini, ma la distanza che ci separa è incolmabile. Sono programmata per non poterti parlare e per farti spaventare ogni volta che ti vengo troppo vicino. Sto vivendo un amore che  mi fa male, un distanziamento che non volevo e non ho chiesto.

Eppure lo so che in fondo al cuore già mi ami, lo so che un giorno ci sarò io lì con te sotto l’albero di ciliegio, a dichiarati il mio amore e a piangere di gioia… ma adesso, amore mio, tu sei con Osana. La guardi negli occhi, le sorridi, scherzi con lei, giochi con lei… e io non esisto nemmeno. Lei è la tua migliore amica, quella che ti conosce meglio di chiunque altro, quella che tua sorella Hanako adora già.

Lasciami andare Senpai, ti prego. Se è lei che vuoi, dimmelo e basta. Farò crashare il gioco, impedirò a questa youtuber che gioca con me di riavviare la partita; rimarrai per sempre in questo istante insieme a Osana, con le dita intrecciate alle sue e il cuore che ti batte a mille. Io me ne andò in punta di piedi, glitcherò i file di gioco, vi lascerò soli…

Ma non è questo che voglio, no. Io voglio te, Taro, te soltanto. Sono fatta apposta per amarti ed è quello che farò. Eppure, settimana dopo settimana, una parte di me si perderà nel tentativo di sabotare la tua vita sentimentale. È questo che fanno le yandere, no? Com’è che si dice… “Senpai è mio, solo che non lo sa ancora. Senpai sarà mio… non ha scelta.”

Saprò davvero amarti, Taro? Non diventerò solo un peso insopportabile? Non sono bella come Kizana, né atletica come Asu, né tantomeno perfetta come Megami. Proprio tu, che potresti avere chiunque, sei destinato a stare con me.

La settimana si sta per resettare, amore mio. E io mi sto preparando a rivivere questa scena altre dieci volte, a perderti altre dieci volte, a dirti addio altre dieci volte. Io mi ripeto che perderti fa parte del gioco, mi illudo che prima o poi sarai mio per davvero… eppure non lo so se questo gioco verrà mai terminato. Forse tu ed io non staremo mai insieme per davvero. Ti dico addio di nuovo, mio amato Taro, forse sarà davvero Osana quella che alla fine vincerà il tuo cuore.

E io… mi rassegnerò. Vivrò nell’ombra, vedendoti felice ma senza di me, sapendo che il mondo per me ha perso colore, ma soprattutto… sapendo che io ho perso te…

Educazione fisica a scuola? Ma anche no!

Quando frequentavo le elementari ero un piccolo manico di scopa col caschetto; anzi, per la precisione ero un manico di scopa secchione. Ero brava in tutte le materie, una piccola insopportabile Hermione Granger… ma poi arrivava l’ora di educazione fisica. Ecco, quelli erano i momenti in cui un mantello dell’invisibilità per sparire mi avrebbe fatto proprio comodo.

Con l’inizio delle medie, poi, la situazione peggiorò ulteriormente; ero scoordinata, avevo poco fiato, poca massa muscolare e poca voglia di dar retta all’insegnante. Inutile dire quanto mi hanno preso in giro durante quegli anni…

Gli anni delle superiori furono leggemente più tranquilli in quel senso; trovavo sempre qualche scusa per starmene a giocare a ping pong oppure facevo qualche relazione scritta sulle regole dei vari sport per rimediare la sufficienza.

Insomma, io e l’educazione fisica abbiamo sempre avuto un rapporto estremamente conflittuale… almeno finché ho frequentato la scuola.

Quando ho finito le superiori e non ho più avuto insegnanti a dirmi cosa dovevo fare, è arrivata l’epoca delle passeggiate, dello yoga, del sollevamento pesi e del tapis roulant; mi piace così tanto fare cardio che alla fine il tapis roulant me lo sono pure comprata. Adesso ho in programma di acquistare anche qualche peso più grande e qualche banda elastica per le gambe…

Insomma, morale della storia? Fare ginnastica mi piace e mi aiuta a sfogarmi, ma… senza insegnanti che mi dicono come e quando! Che volete fare, sotto sotto sono una ribelle…

PS: Lo ammetto, anche durante gli anni della scuola, mentre nessuno mi vedeva, un po’ di ginnastica la facevo…

Come si scrive un libro #2: le AMBIENTAZIONI

Un “errore” (se così lo possiamo chiamare) molto comune nei neofiti della scrittura riguarda due aspetti piccoli, quanto fondamentali:

  • I nomi dei personaggi
  • Le ambientazioni/location della storia

Spesso, i giovani scrittori tendono ad affibbiare ai propri personaggi dei nomi esotici o anglofoni in linea con le location straniere in cui prendono vita le loro trame. In fondo ha senso che Esteban, il mio protagonista super attraente, si muova a passo svelto tra le vie di Madrid, giusto…?

Nì, e adesso vi spiego perché. Provate a leggere questo brano:

John Smith si aggirava per le vie di New York sfoggiando il suo nuovo completo rosso, acquistato in una delle boutique più eleganti della città. Era quasi arrivato nei pressi del Central Park, quando scorse una vecchia amica con cui aveva frequentato il corso di arte durante gli anni del college.

Proviamo a fare qualche piccola modifica al nome del personaggio e alla location.

Giovanni Rossi si aggirava per Corso Italia sfoggiando il suo nuovo completo rosso acquistato all’Oviesse, quello con la libreria al suo interno. La zaffata di profumi portata dal vento gli ricordò che nei paraggi c’era ancora quel negozio di cosmetici in cui la sua vecchia compagna di corso lo trascinava sempre una volta terminate le lezioni di Algoritmica.

Sulla base di questi piccolissimi brani, secondo voi l’autrice (cioè io) che cosa conosce meglio? Le vie di New York o quelle di Pisa? Ecco, appunto.

Come rendere credibili le ambientazioni

Non c’è nulla di male nel voler ambientare una storia fuori dai propri confini geografici, ma se non avete mai visitato di persona le ambientazioni che avete in mente state correndo un grosso rischio.

Ci sono vari metodi per ovviare il problema:

  1. Scegliere un’altra location che possiate studiare di persona
  2. Parlare con qualcuno che conosca bene la vostra location
  3. Vedere video/ascoltare podcast/ leggere libri sulla vostra location
  4. Fare un viaggetto verso la vostra location.

Ovviamente il punto 1 e il punto 4 sono quelli che in assoluto forniranno risultati migliori, ma anche i punti 2 e 3 potrebbero costituire delle alternative valide.

Qualcuno potrebbe obiettare che a volte i luoghi fanno solo da sfondo e che le trame principali sono quelle che riguardano i personaggi…  e questo è verissimo; un po’ di conoscenza dei luoghi descritti, però, non vi farà di certo male! In fondo sia John Smith che Giovanni Rossi stanno compiendo le stesse medesime azioni e probabilmente un lettore ordinario non presterà troppa attenzione alle sfumature… però fatelo voi, ecco. Anche perché basarsi sulle vostre conoscenze pregresse vi renderà tutto più facile!

Come si scrive un libro #1: il FANTASY

A volte mi chiedete da che parte iniziare per scrivere un libro: ecco, ho provato a dare qualche risposta in questo video:

Oltre a questo video, però, ecco un piccolo tutorial tra il serio e il faceto che vi spiega i semplici passi necessari per poter scrivere un fantasy decente (sì, ho detto decente, non di successo; a quello penseremo un’altra volta). Tenete a mente che questo schema non è fisso, infatti alcuni punti possono essere ripetuti più volte. Buon divertimento!

MINI TUTORIAL: Come scrivere un FANTASY

  1. Leggere una quantità inverosimile di fantasy di vario genere, sia buoni sia pessimi (così sapete cosa NON fare)
  2. Leggere la saga di Harry Potter
  3. Leggere Il signore degli anelli
  4. Leggere almeno il primo libro de Il trono di spade
  5. Cominciare a pensare ai personaggi
  6. Ficcare i personaggi in una situazione orribile che non si meritano
  7. Aggiungere l’elemento fantasy
  8. Aggiungere una donna forte e indipendente perché gli eroi maschili hanno rotto
  9. Odiare la vita e deprimersi per aver scritto uno schifo
  10. Pregare amici e parenti di darti un feedback
  11. Lasciare il libro nel computer a stagionare e nel frattempo studiare grammatica, lessico, dizione, sceneggiatura e struttura delle storie più importanti della letteratura italiana e straniera
  12. Riprendere il libro e scoprire che fa schifo, ma proprio tanto
  13. Riscriverlo praticamente da capo parte 1
  14. Riscriverlo praticamente da capo parte 2
  15. Riscriverlo praticamente da capo parte 3
  16. Pregare amici e parenti di darti un feedback parte 2
  17. Odiare la vita e deprimersi per aver scritto uno schifo parte 2
  18. Revisionare il libro per la ventordicesima volta (tanto continueranno ad esserci refusi e ripetizioni, arrendetevi)
  19. Ripetere il passaggio 18 finché non cominciate a sentire un bisogno impellente di fare come Sayori di Doki Doki Literature Club!
  20. Tah-dah! Il vostro fantasy è pronto! È stato facilissimo, no?