Bizzarro Bazar: il mio blog preferito

Quanto mi piacciono i pupazzi, i gattini, il colore rosa, il cioccolato… Poi però scrivo racconti con persone torturate e gioco a Yandere Simulator, ridendo e infierendo sui corpi delle mie vittime. Tutto normale, no? Ho solo un lato oscuro curioso che si diverte a leggere e imparare cose che lo alimentano.

Come faccio? Leggendo il mio blog preferito: Bizzarro Bazar, curato da Ivan Cenzi. Tutte le cose più strane, macabre e meravigliose (come recita il motto del blog) le ho lette lì. A volte ne ho parlato durante le mie live su Twitch e ci tengo a ripeterlo: NON è una lettura adatta a persone molto giovani o sensibili, perché gli argomenti trattati o le foto possono turbare. Per esempio, non so quanti di voi conoscano il destino dei poveri ortolani, degli uccellini che vengono affogati e poi cucinati nel liquore. E magari non vi interessa vedere l’interno delle veneri anatomiche, ricostruite nel dettaglio con la cera a partire da dei corpi veri.

“Eh, mi sa che sono stata un po’ troppo al sole senza la protezione!”

Se invece di leggere preferite una forma di intrattenimento audio-visivo, da qualche settimana è iniziata la web serie di Bizzaro Bazar.

Vi lascio qui il primo episodio. Buona visione!

Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners – Therese Oneill

Guardate che bel corsetto indossa la signora nella foto. E poi pensate a che fine ha fatto il fegato, spiaccicato in qualche angolo della pancia.

Avete mai letto libri come Jane Eyre, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento? Avete mai visto qualche film tratto da questi libri? Vestiti stupendi, acconciature elaborate, storie d’amore strappalacrime. Tutto molto bello, no? Aggiungiamoci anche che farsi il bagno o la doccia era opzionale, che lavarsi i capelli non era un’abitudine, che i vestiti non venivano letteralmente mai lavati e che tutti erano ricoperti da strati e strati di profumo che serviva a coprire l’odore personale.

Tutto questo lo sto leggendo nel libro Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners, scritto da Therese Oneill, in lingua inglese. Lo so, lo so, è più divertente leggere in italiano, ma con un dizionario alla mano penso possiate cavarvela tranquillamente.

Il libro è articolato in vari capitoli, ciascuno dedicato alla vita di una signora vittoriana in tutte le sue sfaccettature: igiene personale, abbigliamento, ciclo mestruale, rapporti con l’altro sesso e altri argomenti scabrosi e piccanti, sempre trattati con un’ironia che rende la lettura molto leggera e affatto noiosa.

All’interno trovate anche parecchie foto d’epoca, dipinti o pubblicità. Per l’occhio moderno, certe abitudini e credenze sembrano completamente fuori di testa. Ad esempio fumare per curare l’asma o lavarsi i capelli con l’ammoniaca, perché fa “brillare la pelle”.

Libro consigliatissimo ai curiosi, o a tutti coloro che vorrebbero essere nati in un’altra epoca storica, per dimostrarvi che no, non avreste voluto. Nemmeno per idea. Pensate a quelle belle principesse Disney. E adesso pensate al fatto che i loro vestiti pesavano venti chili e che dovevano indossare per forza gli stivali quando uscivano di casa, per evitare di trovarsi coperte di “fango” (chiamiamolo fango) fino alle caviglie.

Se volete dare un’occhiata, lo trovate su Amazon: https://amzn.to/2B78Rte

Visto che belli i corsetti? Trovate questa foto anche su Amazon!

Ma dove sono finita?!

Oggi mi sono messa a sistemare un po’ questo blog, che giace mezzo morto ormai da tempo immemore. Ho riletto i vecchi articoli: recensioni, fumetti, pensieri, tutta roba che non posto più. Tempo permettendo, ricomincerò a farlo. Anche perché ci sono un sacco di cose che vi devo raccontare, per esempio riguardo i libri che sto leggendo e che ho letto, o i film che vi consiglio o qualunque cosa vogliate! Ho un bel librino pieno di spunti che cercherò di buttare giù… Come al solito, restate sintonizzati!

A proposito: ho messo in sicurezza la connessione del blog. Non che prima ci fossero i ladri, comunque. Se notate, adesso nella barra del browser noterete un htttps. Quella “s” sta per “sicurezza”. Era materia d’esame all’università questa cosa ma non chiedetemi di più, vi prego.

STO PER PUBBLICARE UN E-BOOK!

Ok, finalmente posso dirvelo. Avete presente L’assassino delle fiabe e Bello da morire? Sono due racconti che ho pubblicato nel mio blog e pure su Wattpad, letti complessivamente più di 30.000 volte, e posso solo dirvi grazie!

Sapete che il mio sogno è diventare una scrittrice, no? Bene, ho scritto un terzo racconto, più inquietante e macabro degli altri, completamente inedito, trasformando la raccolta in una trilogia dal titolo “L’assassino delle fiabe e altre strane storie”. E indovinate un po’? Presto la raccolta sarà in vendita su Amazon come e-book (e costerà solo il prezzo di un caffè)! Al momento sono in fase di revisione, per consegnarvi il racconto al meglio della sua forma. Manca ancora la prefazione, la copertina e diverse altre cosucce, ma non temete: manca poco!

Intanto, vi lascio i link del primo episodio di ciascuno:

La laurea? Ma che l’ho presa a fare?

Laurea, che ti ho presa a fare?

Ok, non è niente di nuovo. Solo uno stupido aggiornamento sulla mia vita al momento. Sono ancora una youtuber a tempo pieno? Oh, sì. E cercherò di rimanerlo almeno part time, nel caso strano in cui trovi mai lavoro. Perché lo sto cercando, eh sì. Mi tocca.

Per la piccola Kiria è giunto il momento di tornare ad essere Chiara e trovare qualcosa da fare. Magari nell’ambiente della scrittura. Ghostwriter, copywriter, creative writer, tuasorella writer… Chiedo troppo, vero? Ah, aspetta, ma io ho una laurea… E non mi serve a niente. Mi avevano detto che un sacco di ragazzi trovavano lavoro in fretta con il tipo di laurea che ho io. E ci ho pure creduto. Bischera. Invece sono qui che ogni giorno leggo gli annunci e spero. Sapete come si dice in Toscana? “Chi visse sperando morì cacando”. E allora buon gabinetto a tutti i laureati che la laurea possono anche appenderla al chiodo. Letteralmente.

Tutti i miei link più importanti

Vuoi stalkerarmi? Qui trovi la lista dei siti in cui puoi farlo!
PROPOSTE COMMERCIALI: kiriaeternalove@outlook.com

❤ YouTube: www.youtube.com/c/KiriaEternaLove
❤ Twitch: https://www.twitch.tv/kiriaeternalove
❤ Il mio primo libro: https://amzn.to/2RWpr4P

❤ Instagram: https://www.instagram.com/kiriaeternalove/
❤ Spreadshirt: https://shop.spreadshirt.it/kiriaeternalove
❤ Wattpad: https://www.wattpad.com/user/KiriaEternaLove
❤ Deviantart: http://kiriaeternalove.deviantart.com/gallery/
❤ Facebook: https://www.facebook.com/KiriaEternaLove
❤ Blog: http://www.EternaLoveCL.com
❤ Steam: http://steamcommunity.com/id/KiriaEternaLove/
❤ Patreon: https://www.patreon.com/kiriaeternalove

C’è mancato poco!

Forse nessuno leggerà questo commento, e magari a nessuno importa leggerlo, ma sappiate che il blog si è appena salvato dal mio essere cretina grazie al signor Alessandro che ha risposto alla mia chiamata all’assistenza. Per qualche ora avevo completamente perso la possibilità di accedere a questo blog. I moderatori ci hanno provato a darmi una mano, ma stavamo brancolando tutti nel buio. Comunque ora è tutto ok.

Stay tuned…

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 11: Amore malato (FINALE)

“Fabio?!” dissi, incredula. “Ma cosa…?!”
“Chiamate un’ambulanza, imbecilli! Sono ferito e voi non fate niente?!”
“L’ho già chiamata io” disse la Fragola. “E ho chiamato anche la polizia! Ora spiegami che cosa volevi fare con quella mazza da baseball!”
“Volevo spaventarti e basta” ringhiò lui.
“Hai ucciso tu Diana?” domandai, senza troppi giri di parole.
Fabio cercò di opporre resistenza, ma la presa di Eraldo era saldissima.
“No… io volevo bene a Diana… è stato un incidente… non volevo spingerla, non volevo…”
“Allora sei stato tu!” dissi.
“NO!” gridò lui. “E’ stato un incidente! Lei aveva bevuto! Lei beveva spesso, a volte anche al mattino… quel giorno era mezza ubriaca… e… e…”
“E cosa?! Parla, screanzato!” disse la professoressa, tirandogli uno schiaffo.
“E buttò giù Domenica dalla sua sedia a rotelle per salirci sopra!”
“Che cosa?!” domandai.
“Domenica era salita in terrazzo per fumare una sigaretta… lei fuma ogni tanto… io stavo dicendo a Diana che la volevo lasciare, ma lei era sbronza e dette di matto. La vidi salire in piedi sulla sedia a rotelle… le dissi di scendere, ma alla fine.. alla fine… no, non è stato un’incidente. È… è…”
“Sono stata io” disse una voce stentata alle nostre spalle.
Domenica.
“Cosa?” sussurrai, fissandola negli occhi.
“L’ho spinta io. Eraldo, io ti amo” disse Domenica, guardandolo negli occhi. “Diana non ti amava. Ma tu volevi stare con lei, che invece ti avrebbe fatto solo soffrire. L’ho fatto per te.”
“E tu sapevi?” chiese Eraldo a Fabio.
“Ma certo che sapeva!” disse Domenica, con un sorriso. “Io sono solo un’inerme, gracile ragazza disabile, figlia di una poliziotta! Chi avrebbe mai creduto che l’assassino fossi io e non un ragazzo giovane e forte con tutte e due le gambe funzionanti? L’ho usato fino a oggi come se fosse la mia marionetta, come se fosse le gambe che non posso usare!”
“E allora le aggressioni, come…?” domandai.
“Oh, erano solo un diversivo. Direi che ci siete proprio cascati in pieno! Mi sono buttata giù dalle scale da sola, e ho costretto anche Fabio a farlo per renderci meno… sospettabili, ecco. Non avrei voluto arrivare a questo, ma Fabio mi ha fatta scoprire…”
“Io non potrò mai amare un’assassina” disse Eraldo, rabbioso, senza allentare la presa su Fabio.
“Oh, lo so bene. Ma se non potrai essere mio, non sarai mai di nessun’altra… perciò adesso devo dirti addio…”
Domenica sorrise. Stava per estrarre qualcosa dalla tasca, ma con uno scatto fulmineo la Fragola si avventò su di lei per bloccarle il braccio.
“HA UNA PISTOLA!” gridò, ma un colpo partì lo stesso.
La Fragola si accasciò a terra. Solo allora Eraldo mollò Fabio e si gettò su Domenica, sollevandola dalla sedia a rotelle per tenerle ferme le braccia.
Sentii le sirene dell’ambulanza farsi sempre più vicine. Dopo pochi istanti, si unirono anche quelle della polizia.
I paramedici soccorsero sia Fragola che Fabio. Domenica non abbassò lo sguardo quando incrociò gli occhi delusi di sua madre.
“Perché mi hai fatto questo?” la sentii dire.
Domenica non rispose. Si limitò a lasciar cadere a terra la pistola. Eraldo la mise a sedere sul sedile posteriore della volante.
“Non riesco ancora a crederci…” disse Eraldo, guardando Domenica andarsene con gli agenti. “Che ne sarà di Claudia?”
“Se la caverà in qualche modo, stai tranquillo” dissi io.
“Lo spero. I paramedici non erano molto fiduciosi… ha perso molto sangue” disse, fissando il cemento rosso di fronte ai suoi piedi.
La Fragola era già stata portata in ospedale, mentre Fabio venne medicato sul posto in attesa di un’altra ambulanza. Quando finalmente l’ambulanza arrivò, lo fecero sdraiare su una barella, ma lui fece cenno di aspettare.
“Ehi Eraldo” disse Fabio, con un sorriso strano. “Avvicinati un po’…”
“Che vuoi?”
“Lo so che sei arrabbiato con me perché ho picchiato tua madre…”
“Non ricordarmelo o ti spacco la faccia un’altra volta” ringhiò lui.
“Non l’avrei mai fatto” disse lui scuotendo la testa, mentre un paramedico gli bendava la ferita.
Eraldo non rispose, si limitò a digrignare i denti e a distogliere lo sguardo.
“Mi dispiace che le cose siano andate così. Per quello che vale… volevo dirti che il motivo per cui stavo lasciando Diana non erano i suoi tradimenti… mi ero reso conto che le cose erano cambiate… mi ero reso conto che mi piacevi tu!”
Eraldo si voltò verso Fabio, i begli occhi pervasi di stupore.
“Che cosa?!”domando, strabuzzando gli occhi.
“Eravamo tutti innamorati di te. Io, Diana, Domenica, la Fragola… Non fa niente se non mi ricambi, volevo solo che lo sapessi! Sono stanco di mentire a destra e sinistra!”
Fabio e Eraldo abbozzarono un sorriso.
“In bocca al lupo con la guarigione” disse Eraldo, porgendogli la mano.
“Grazie…” disse lui, stringendola.
Fabio gettò un’ultima occhiata verso di me e sorrise.
“Ora possiamo andare” disse al paramedico.
Guardammo l’ambulanza partire. Il sole iniziò a tramontare. Pensai alla professoressa Fragola, così pallida tra le braccia dei paramedici… Nel giro di pochi minuti sarebbero arrivati i detective a raccogliere le prove e qualcuno ci avrebbe scortato alla centrale di polizia per interrogarci. Avremmo dovuto affrontare processi, interrogatori, tribunali…
Eraldo e io restammo in silenzio per qualche istante, fissando il vuoto.
“Non è che anche tu eri innamorata di me?” domandò Eraldo, cogliendomi di sorpresa.
“Certo” risposi io, sorridendo malinconicamente. “Come tutti….”

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 10: La trappola

Puntata precedente:https://www.eternalovecl.com/kiria-racconta-bello-da-morire-capitolo-9-un-segreto-poco-segreto/

Quando Eraldo entrò in classe al mattino, sembrava un cavaliere dell’apocalisse pronto a dispensare morte, peste, carestia e guerra con una sola occhiata. Si sedette al suo banco senza dire una parola. Cercando di non destare l’attenzione di Domenica, gli toccai un braccio per chiedergli che problema avesse, ma mi incenerì con lo sguardo.
Lo vidi scrivere qualcosa sul cellulare. Sentii una vibrazione provenire dalla tasca.

Lo stronzo ha aggredito mia madre mentre tornava a casa da lavoro, proprio davanti a casa mia. Le ha dato una botta in testa. È ancora in ospedale. Volevo tornare casa mia in America, i miei genitori erano d’accordo, e adesso non posso più farlo. Devo trovarlo e farlo arrestare, chiunque sia!

Mi venne un groppo alla gola. Non provai a parlargli per tutta la mattinata, limitandomi a riflettere in silenzio. Non capii una parola della lezione sugli integrali, né di quella su Hegel, ma quando arrivò il momento di studiare James Joyce finalmente mi venne in mente l’unica cosa che avremmo potuto fare. Avremmo rischiato di farci ammazzare, o farci tramortire nel migliore dei casi, ma dovevamo far uscire l’aggressore allo scoperto.

Sei con la macchina?

Scrissi a Eraldo. Lui annuì.

Io fingerò di andare a casa, ma andrò a casa della prof. Tu resta con lei finché non te lo dico io. Poi accompagnala a casa, fingi di andartene, fai il giro e ritorna. Dille di aprirmi la porta sul retro. Cancella tutti i messaggi.

Dopo qualche istante, Eraldo fece cenno di aver capito.

Quando tutti se ne furono andati, Eraldo andò a cercare Fragola, mentre io finsi di tornare a casa mia. Quando fui sicura che nessuno fosse nei paraggi, feci dietro front e andai a casa della Fragola. Inviai un messaggio a Eraldo per avvertirlo.
La villetta in cui Fragola viveva con altre quattro coinquiline era molto vicina alla casa dei miei nonni. C’ero passata davanti molte volte e quasi sempre avevo visto qualcuna delle ragazze. Quel giorno, però, pareva non esserci nessuno. Non c’erano mezzi parcheggiati né finestre aperte. Forse erano fuggite per la paura. Scavalcai il cancello senza troppa fatica e mi nascosi in mezzo ai cespugli del giardino. Dopo una decina di minuti sentii il rumore di una macchina, di una portiera che si apriva e di un paio di tacchi che camminavano sull’asfalto. L’automobile ripartì. Un suono di chiavi mi suggerì di uscire dal mio nascondiglio e di avvicinarmi alla porta del giardino. Dopo pochi istanti la porta si aprì e io sgattaiolai dentro camminando a quattro zampe.
“Spero solo che tu abbia avuto l’intuizione giusta” disse la professoressa a bassa voce. “Ma non ho capito quale sia il tuo ruolo in questa storia.”
“Io… io voglio solo sapere chi è” ammisi. “Voglio sapere perché mi ha aggredito.”
“Beh… credo tu possa fare di più che stare solo qui a guardare” disse lei, aprendo un cassetto. Ne estrasse una pistola che pareva uscita da un film d’azione.
“Bella, eh?” disse, montando quello che suppongo fosse il silenziatore. “Una delle mie coinquiline è una guardia notturna, abbiamo la casa piena di armi e pallottole… questa è la mia preferita, è leggera e ha pochissimo rinculo… peccato che io abbia una pessima mira… tu sai sparare?”
“No, non ho nemmeno mai tenuto una pistola in mano” dissi.
“Beh, c’è sempre una prima volta!” disse lei, lanciandomi dei guanti di lattice e l’arma.
“Ma… ma…” blaterai.
“Niente ma. Usala se dovesse servire. Non vogliamo fare la fine di Diana. Se lo ammazzi, dirò che sono stata io e ti toglierò da questo impiccio. Troveranno solo me e le mie impronte. Sai, comincio a pensare di aver capito chi c’è dietro questa faccenda…”
Sentii il telefono vibrare.
“Eraldo è in zona” dissi a voce bassa. “Lascerà la macchina nella parallela e verrà qui passando dal retro.”
“Cosa pensa di fare, povero caro… gli avevo chiesto di restare a casa sua…” disse la Fragola, scuotendo la testa.
La professoressa uscì in giardino per togliere i panni dalle corde e tagliare qualche foglia secca alle piante. Eraldo mi raggiunse in casa. I suoi muscoli erano tesi e pronti a scattare. Ci acquattammo dietro le tende tirate, pensando al peggio.
Proprio mentre la professoressa era chinata per innaffiare una pianta di gerani, una figura con il cappuccio calato sulla faccia si materializzò da dietro il cancello. Nella mano brandiva una mazza da baseball.
Eraldo corse via dalla porta sul retro.
Trattenni il fiato, troppo ebbra di adrenalina per capire cosa stessi facendo.
Presi la mira attraverso la tenda trasparente, pregai Dio di non farmi diventare un’assassina e premetti il grilletto.
La figura incappucciata lasciò andare la mazza: l’avevo colpito alla spalla destra. Avevo mirato alla mano, ma ero comunque grata per il risultato.
Lasciai andare la pistola e corsi in giardino. Quello che vidi pochi istanti dopo mi tolse quasi il fiato. Eraldo aveva bloccato a terra l’aggressore e gli aveva tolto il cappuccio. Due occhi neri mi fissarono con livore, coperti da una frangetta di capelli chiari. Il suo sopracciglio era tagliato in due da una ferita recente.

KIRIA racconta: “Bello da morire” – CAPITOLO 9: Un segreto poco segreto

Puntata precedente: https://www.eternalovecl.com/kiria-racconta-bello-da-morire-capitolo-8-unaltra-aggressione/
L’indomani la mia classe era preda di un terribile fermento. Era tutto un parlare delle aggressioni e un ipotizzare chi sarebbe stato il prossimo. Eraldo e la Fragola erano chiaramente in agitazione.
Fabio aveva cinque punti di sutura che gli tagliavano il sopracciglio e un grosso livido sul mento. Tentai di avvicinarmi per chiedergli come stesse.
Quando gli rivolsi la parola alzò appena lo sguardo dal quaderno che teneva davanti come mero diversivo. Mi fissò per qualche istante con i suoi occhi neri e mi lanciò un debole sorriso.
“Poteva andarmi peggio” disse. “Sono quasi tutto intero e non ho riportato danni gravi… grazie per averlo chiesto.”
Annuii imbarazzata e tornai al mio posto.

Nell’intervallo andai a parlare con Eraldo. Schizzò come un gatto non appena gli rivolsi la parola. Scosse la testa quando gli chiesi se volesse parlare. Una parte di me si era davvero messa a giocare al detective e non vedevo l’ora di scambiare due chiacchiere con quello che, con tutta probabilità, avrebbe potuto essere la prossima vittima.
Fuori da scuola, fu lui a raggiungermi. Mi portò nel parcheggio, dove aveva lasciato la macchina, e mi disse di salire per parlare.
Aprii la porta del passeggero pronta ad ascoltarlo.
“Sono il prossimo… sicuro che sono il prossimo! Io o Claudia! Sicuramente! Puoi anche dirlo in giro se vuoi, non… holy shit! Again!”
Eraldo corse fuori dalla macchina per capire chi ci stesse origliando, sicuro che fosse la stessa persona della volta prima, invece si trattava solo di Fabio, venuto a prendere la bicicletta.
“Perché ovunque io vada ti trovo sempre tra i piedi?” disse Eraldo, visibilmente arrabbiato.
“Perché frequentiamo gli stessi posti” rispose Fabio, senza scomporsi. “Stai pure con la tua ragazza tutto il tempo che vuoi, si vede che la mia non era abbastanza per te se l’hai già dimenticata…”
“Mothafucka!” disse Eraldo, afferrandolo per la maglietta. “Io volevo bene a Diana, non ti azzardare a dire mai più una cosa del genere! Patricia è solo un’amica!”
“Lei forse sì, ma la professoressa Fragola?” sogghignò Fabio.
Eraldo gli tirò un pugno così forte che temetti gli saltassero i punti.
“Fatti i cazzi tuoi” sussurrò Eraldo, a denti stretti.
“Lo prendo per un sì” disse Fabio, sputando del sangue per terra.
Fabio salì sulla bici e se ne andò, con un sorriso strano stampato sul volto.
“Non avresti dovuto picchiarlo” dissi io, spaventata. “Adesso ha capito… ha capito che…”
“Ha capito che non sono affari suoi” disse Eraldo, togliendosi i capelli dalla faccia.

Il giorno dopo tornò a scuola anche Domenica. Aveva un taglietto su un labbro e una spalla lussata, così accettò di buon grado che la spingessi nel tragitto dall’ascensore all’aula.
Eraldo, non appena la vide, corse ad abbracciarla.
“Stai bene?” disse, inginocchiandosi per poterla vedere in faccia. Lei fece segno di sì con la testa e sorrise, gettando le braccia verso Eraldo per farsi abbracciare di nuovo.
“Ci pensi ancora, non è vero?” le domandai, quando Eraldo fu abbastanza lontano.
“Sempre” rispose lei, con aria sognante. “Vorrei sposarlo. Non è solo bello, è anche dolce e gentile…”
Scoppiai a ridere, ripensando alle risse e alle tresche in cui era coinvolto, ma decisi di non spezzare il sogno di Domenica, morto ancora prima di nascere.