LIBRI: “Guida galattica per gli autostoppisti” – Douglas Adams

[…] mi pento amaramente di non avere dato retta a mia madre, agli insegnamenti che mi dava quando ero giovane. — Perché, cosa ti diceva tua madre? — Non lo so, non la stavo ad ascoltare.”

Guida galattica per gli autostoppisti, pubblicato da Douglas Adams nel 1979, è un libro di fantascienza che ho sentito spesso nominare, ma che per qualche motivo non avevo mai letto. Un giorno, però, mentre mi aggiravo per i meandri di Amazon, ho deciso di acquistarlo.

Non so se mi abbia attirato la grafica rosa oppure la voglia di un libro poco impegnativo, fatto sta che mi è piaciuto molto, soprattutto per via dello stile allegro e ironico, anche quando si tratta di argomenti seri come la distruzione del pianeta Terra… in fondo non sarà mica la fine del mondo, no?

Trama: Arthur Dent, un essere umano come tanti altri, scopre che la sua casa sta per essere demolita per fare spazio a uno svincolo della superstrada. Ironicamente, pare che anche il pianeta Terra stia per subire la stessa sorte, così da fare spazio a una superstrada spaziale. Per fortuna un vecchio amico di Arthur, lo strano Ford Prefect, non è propriamente un essere umano…

Vi consiglio di leggerlo? Sì, assolutamente. Si tratta del classico libro che ti fa ridere, sorridere e magari anche un po’ riflettere, anche se non è questa la sua pretesa principale. Sembra quasi di leggere una versione alternativa di quello che realmente è il nostro pianeta… Come mai in Norvegia è pieno di fiordi? Perché le cavie da laboratorio sono spesso topi ? E soprattutto… cosa significa 42? Ok, detta così sembra che io sia impazzita, ma fidatevi che tutto avrà senso se leggerete il libro!

Se poi siete in vena di letture, potreste sempre valutare l’idea di leggere anche i libri successivi, magari acquistando un unico volume oppure comprando i libri singolarmente. Ammetto di aver voluto saggiare la saga a partire dal primo libro; vedrò come procedere in futuro!

Perché leggerlo
  • Stile divertente
  • Capitoli brevi e scorrevoli
  • Libro corto e poco impegnativo
  • 42
Perché NON leggerlo
  • Fa parte di una “trilogia più che completa in 5 parti”, e magari non avete voglia di iniziare una saga

Se volete fare come me, ecco il link del primo volume: https://amzn.to/3pwlPbw

Se non avete voglia di leggere i libri, potete sempre dare un’occhiata al film!

LIBRI: “Piccole donne” – Louisa May Alcott

Piccole donne è stato scritto nel 1868 da Louisa May Alcott, ed è uno di quei classici libri che solitamente si leggono da piccoli ma che si apprezzano di più da grandi.

In questi ultimi mesi, Piccole donne è tornato di moda grazie all’omonimo film del 2019, e io stessa mi sono improvvisamente ricordata di averne una copia in salotto, di cui mia madre neppure si ricordava. Alla fine ho trafugato il libro, me lo son portata in camera, e dopo qualche settimana ho iniziato a leggerlo… Devo dire che mi è piaciuto molto più di quanto potessi pensare.

Il libro, ambientato durante la Guerra di secessione americana, narra le avventure della famiglia March, in particolare delle quattro sorelle Meg (16 anni), Jo (15), Beth (13) e Amy (12). Ovviamente ci sono anche altri personaggi importanti, come la madre delle ragazze e il loro vicino di casa, il giovane Theodore Laurence (detto Laurie), ma non voglio dirvi altro. Questi personaggi son talmente vivi che dovete leggerli di persona per poterli apprezzare.

Meg (Emma Watson ), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh) nel film del 2019

I motivi per cui dovreste leggerlo

  • Il libro è vecchio di quasi due secoli, eppure è estremamente moderno, e per certi versi anche femminista. La madre delle quattro protagoniste è consapevole dell’importanza di un buon matrimonio (basato sull’amore, e non solo sul denaro), ma non ha alcuna fretta di vedere le proprie figlie sistemate, anzi; se non dovessero mai sposarsi, sono invitate a rimanere nella casa dei genitori, piuttosto che unirsi a qualcuno che non amano.
  • La Alcott ha uno stile leggero, talvolta velatamente ironico, che fa sorridere, ridere e talvolta piangere.
  • Sicuramente vi immedesimerete in una delle sorelle March… o magari in tutte e quattro, a seconda del capitolo.
  • Potete farvi un’idea del buon senso e delle abitudini morali di una volta, e magari dare un’occhiata agli usi e alle consuetudini della società americana di metà Ottocento.

I motivi per cui non dovreste leggerlo

  • Alcuni lettori potrebbero trovare il libro troppo sentimentale e moraleggiante; personalmente la cosa non mi ha disturbato, anzi, ma mi rendo conto che per qualcuno potrebbe risultare noioso e/o melenso.
  • La storia non termina con il primo libro: per conoscere il vero epilogo della vicenda dovreste leggervi anche Piccole donne crescono, e magari anche I figli di Jo e Piccoli uomini.
  • A seconda del tipo di libri a cui siete abituati, potreste trovare Piccole donne lento e privo di colpi di scena o eventi particolarmente emozionanti. Vi ricordo che si tratta di un romanzo di formazione, in cui quattro ragazze diventano un po’ più donne.

Vi consiglio di leggerlo? Personalmente sì. Infatti non vedo l’ora di leggere anche il seguito per scoprire cosa ne sarà delle quattro sorelle March.

Se volete tutti e quattro i libri della Alcott in un unico volume: https://amzn.to/2Ux7VYM

Se invece preferite solo Piccole donne: https://amzn.to/3fay6MM

Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners – Therese Oneill

Guardate che bel corsetto indossa la signora nella foto. E poi pensate a che fine ha fatto il fegato, spiaccicato in qualche angolo della pancia.

Avete mai letto libri come Jane Eyre, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento? Avete mai visto qualche film tratto da questi libri? Vestiti stupendi, acconciature elaborate, storie d’amore strappalacrime. Tutto molto bello, no? Aggiungiamoci anche che farsi il bagno o la doccia era opzionale, che lavarsi i capelli non era un’abitudine, che i vestiti non venivano letteralmente mai lavati e che tutti erano ricoperti da strati e strati di profumo che serviva a coprire l’odore personale.

Tutto questo lo sto leggendo nel libro Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners, scritto da Therese Oneill, in lingua inglese. Lo so, lo so, è più divertente leggere in italiano, ma con un dizionario alla mano penso possiate cavarvela tranquillamente.

Il libro è articolato in vari capitoli, ciascuno dedicato alla vita di una signora vittoriana in tutte le sue sfaccettature: igiene personale, abbigliamento, ciclo mestruale, rapporti con l’altro sesso e altri argomenti scabrosi e piccanti, sempre trattati con un’ironia che rende la lettura molto leggera e affatto noiosa.

All’interno trovate anche parecchie foto d’epoca, dipinti o pubblicità. Per l’occhio moderno, certe abitudini e credenze sembrano completamente fuori di testa. Ad esempio fumare per curare l’asma o lavarsi i capelli con l’ammoniaca, perché fa “brillare la pelle”.

Libro consigliatissimo ai curiosi, o a tutti coloro che vorrebbero essere nati in un’altra epoca storica, per dimostrarvi che no, non avreste voluto. Nemmeno per idea. Pensate a quelle belle principesse Disney. E adesso pensate al fatto che i loro vestiti pesavano venti chili e che dovevano indossare per forza gli stivali quando uscivano di casa, per evitare di trovarsi coperte di “fango” (chiamiamolo fango) fino alle caviglie.

Se volete dare un’occhiata, lo trovate su Amazon: https://amzn.to/2B78Rte

Visto che belli i corsetti? Trovate questa foto anche su Amazon!

“Harry Potter e la maledizione dell’erede” – J.K. ROWLING (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA lettrice scrive: Ho appena finito di leggere “Harry Potter e la maledizione dell’erede”. Ci ho messo poche ore a concluderlo, avida lettrice quale sono.
Parliamo di impressioni a caldo: mi è piaciuto? Sì. Scorre benissimo e fa venire una gran voglia di proseguire. Ha un ritmo molto incalzante.
Ho notato qualche forzatura? Non direi forzatura, quanto accorciamento dei fatti. Dopotutto, questo libro altro non è che il copione di un’opera teatrale che dura circa cinque ore, e immagino che non fosse il caso di allungare ancora la vicenda. Spero tanto di poterla vedere recitata dal vivo, un giorno.
I personaggi mi hanno convinto? Sì e no. Ron sembra veramente un personaggio inutile messo lì solo per far ridere. Eppure non è proprio così che me lo ricordavo.
Ci sono incongruenze con i libri precedenti? Beh, probabilmente qualcosa ci deve essere, magari mi verrà in mente a breve, o magari non ci farò caso perché sono passati anni dall’ultimo libro di Harry Potter che ho letto.
Non farò spoiler, anche perché ho intenzione di registrare un video in cui parlerò più approfonditamente di questo libro, però… c’è da restare sorpresi, ecco. Non sorpresi “WOW!”, ma almeno sorpresi “OOOH!”.
Naturalmente, tutti gli amanti della serie di Harry Potter devono leggere questo libro, a costo di incavolarsi per alcune scelte e di emozionarsi per altre. E’ difficile pensare che dopo quel perfetto finale del settimo libro ci possa essere ancora qualcosa, però a quanto pare c’è eccome, anche se forse, per il momento, J.K. Rowling ha davvero finito di stupirci. Ah, ultimissima cosa: chi, come me, si ricorda ancora i vecchi nomi quali “Paciock”; “McGranitt” eccetera, si prepari a stramaledire i nuovi traduttori,

P.S.: Il video che ho intenzione di fare conterrà spoiler, e parleremo più approfonditamente di questo quesito che vorrei porvi: alla fine, questo erede maledetto, chi diamine sarebbe?!

LIBRI: “The Serpent King” – Jeff Zentner (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrivenel post di ieri vi ho parlato di una subscription box dedicata ai libri, e sul secondo canale abbiamo appena pubblicato il video unboxing. La box di cui abbiamo parlato, ovvero quella di marzo, intitolata “Writer’s block” è ancora disponibile, perciò ho pensato di recensire il libro in modo che possiate farvi un’idea.

Trama
La storia viene narrata dal punto di vista di tre personaggi diversi, le cui voci si alternano tra un capitolo e l’altro (in stile “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” – l’autore, da quanto ho letto in giro, è un fan di George R.R. Martin).
Si tratta di tre amici diciassettenni alle prese con l’ultimo anno di superiori.
– Dill: ha alle spalle una storia familiare inquietante e difficile, permeata di fanatismo religioso. Suo nonno morì pazzo, suo padre è in prigione e sua madre vorrebbe che terminasse gli studi e lavorasse a tempo pieno. E’ segretamente innamorato di Lydia, la sua migliore amica. E’ dotato di un discreto talento musicale.
– Lydia: fashion blogger piuttosto affermata, sogna di frequentare un college a New York per diventare giornalista. E’ molto intelligente e ironica.
– Travis: lavora come falegname insieme al padre, che è un uomo manesco con la tendenza a bere e a maltrattare moglie e figlio. Ha una grande passione per il genere fantasy, e cerca nei libri quel coraggio e quell’avventura che non trova nella sua vita.

Mi è piaciuto?
Sì. Però ho pianto, verso metà del libro. Non vi dirò perché, ovviamente, ma ho pianto.
All’inizio pensavo che si trattasse della tipica vicenda adolescenziale scritta a colpi di cotte non ricambiate, drammi scolastici e litigi con i genitori, ma mi sono ricreduta; per quanto questi elementi non manchino, assumono una sfumatura molto drammatica nel momento in cui i protagonisti, soprattutto Dill e Travis, devono fare i conti con una realtà allucinante e anomala per qualunque altro loro coetaneo, senza perdere di realismo. L’alternanza di note dolci e amare lo rende molto vicino alla realtà.

Perché si chiama “Il re serpente”?
I serpenti sono animali fondamentali in questa storia, sia in quanto animali sia in quanto simboli, in particolare per Dill e la sua famiglia.

E’ stato difficile leggerlo?
Eccetto qualche espressione di slang pronunciata dai personaggi, l’inglese in cui è scritto il libro è lineare è comprensibile, a patto di tenersi un dizionario sotto mano per tradurre quelle paroline che non cambiano il significato alle frasi ma che comunque fa piacere conoscere.

Per chi fosse interessato all’acquisto, trovate qui il sito della subscription box.
Qui sotto invece potrete vedere l’unboxing.
https://youtu.be/2VfdzSycaUo

OWLCRATE: Una subscription BOX di LIBRI!

Kiria Pensante scrive: per catturare un topo di solito si usa un piccolo pezzo di formaggio, di frutta o di cioccolato. Per catturare me si può usare una scatola di matite, un buon cd… o un libro!
Qualche mese fa mi capitò di imbattermi in una subscription box specializzata in libri appena usciti e gadget a tema bibliofilo. Appena l’ho vista ho pensato: “Wow! Peccato che i libri siano in inglese!”, così accantonai l’idea di provarne una.
Dopo qualche mese, mi sono trovata tra le mani “The Martian”, in inglese, e ho provato a leggerlo (potete trovare qui la recensione). Nonostante le prime difficoltà dovute ai termini tecnici e alla lingua, mi sono resa conto che non è impossibile leggere un libro in inglese, basta tenere un dizionario online sotto mano; posso dire che è un buon esercizio per affinare la propria comprensione dell’inglese, soprattutto quando, come me, si sono avuti degli insegnati troppo accademici.
Insomma, dopo aver superato il mio gradino mentale dovuto alla lingua ho ordinato due Owlcrate a distanza di un mese una dall’altra. Mi sono arrivate dopo un po’ di attesa (in fondo arrivano da oltreoceano), ma ne è valsa la pena.

Pubblicheremo domani il primo unboxing sul nostro secondo canale, ma intanto voglio parlarvi un po’ di come funziona esattamente questa box.
Il team della Owlcrate anticipa ogni mese il tema su cui verterà la box, in modo che si possa decidere se saltare o meno il rinnovo dell’abbonamento. Oltre ai gadget (possono essere block notes, calzini, candele profumate, action figure o qualunque altra cosa) troverete sempre un libro con la copertina rigida e la sovraccoperta, più eventualmente qualche segnalibro o una lettera scritta dall’autore stesso. I romanzi in questione sono Young Adult Novel (romanzi per giovani adulti), infatti hanno spesso come protagonisti degli adolescenti o dei giovani. I protagonisti dei libri che ho ricevuto fino ad ora erano tutti sui diciassette, diciotto anni.

Il risvolto della medaglia? Potete immaginarlo se avete fatto altri acquisti fuori dall’Europa: le stramaledette, dannatissime spese di spedizione. Il valore della box supera comunque la spesa complessiva, anche perché i libri sono di ottima fattura. Inoltre, c’è da tener conto del fatto che i libri di cui entrerete in possesso sono appena usciti ed esistono solo nella lingua originale, e forse non verranno mai tradotti, perciò avrete accesso a una storia, un romanzo o un’avventura che forse non avreste potuto avere altrimenti. O almeno, questa è la favola che mi racconto da sola per giustificare la spesa. Ehehe.

Chi fosse incuriosito dall’idea, qui potrete trovare il sito della Owlcrate. Fateci sapere cosa ne pensate!

LIBRI: “Il peso della Farfalla” – Erri De Luca

KIRIA Pensante scrive: a volte i libri brevi, come questo, come “Il piccolo principe” (il mio preferito), come “Il gabbiano Jonathan Livingston”, sono quelli che ti rimangono addosso e ti offuscano i pensieri, pronti a finire nel dimenticatoio per riemergere con tutta la loro forza al momento opportuno. E’ come mangiare una torta con tanti strati; se vuoi mangiarla come si deve, occorre affondare il cucchiaio fino all’ultimo strato.

Trama
La trama in quanto tale vede la contrapposizione tra i due re dei camosci. L’uno è un grosso camoscio, indurito dagli anni e dalla prematura perdita della madre, capobranco imbattuto di un numeroso gruppo; l’altro è un vecchio bracconiere che si è meritato quel soprannome uccidendo centinaia di camosci. L’uno ha passato la vita a sfuggire dall’altro.
Alla fine del libro, è incluso un brevissimo racconto su un albero cresciuto su uno strapiombo che l’autore paragona ad un alpinista.

Mi è piaciuto?
Oh, beh… Ha i suoi momenti poetici, non posso negarlo. Paragonare gli zoccoli dei camosci che saltano tra le rocce alle dita di un violinista è certo una metafora che colpisce, e non è la sola. Molti di voi sapranno che io sono vegetariana, e come tale sono contraria alla caccia e alla pesca, pertanto un libro che ha come coprotagonista un bracconiere mi fa innervosire già in partenza. Per quanto l’autore si sforzi di dare un po’ di umanità a questo bracconiere che una volta si dispiacque di aver ucciso una femmina davanti al suo piccolo, la mia simpatia non incrocerà mai questo personaggio. L’altro re dei camosci, quello vero, che, per inciso, ha visto morire la madre proprio grazie al bracconiere, è un animale fiero e incredibilmente placido e coraggioso anche di fronte a quel che ogni altro suo simile teme: il fucile.

Ma insomma, tolti i camosci e i bracconieri, che altro c’è?
Attenzione, qui si spoilera di brutto, quindi non legga chi è amante delle sorprese. Il camoscio, conscio che ormai è giunto il momento di cedere il suo branco a un figlio più giovane e forte, dopo anni di fughe si offre spontaneamente al mirino del cacciatore, il quale però non prova alcuna soddisfazione nell’ucciderlo. La morte sopraggiunge anche per il cacciatore, proprio mentre porta il cadavere del camoscio sulle spalle, e con esso verrà sepolto dalla neve invernale.
Questo scontro mortale tra nemici di vecchia data non porta in sé il dramma della sconfitta e il trionfo della vittoria, ma la resa della vecchiaia alla morte, l’accettazione della fine della propria esistenza, senza rimpianti, poiché gli errori ormai commessi non si possono più cancellare.

Che c’entrano le farfalle?
Fin dall’inizio del libro, quando il camoscio è giovane e riusce a conquistare il suo branco, aleggia una farfalla bianca laddove qualcuno ha perso o perderà la vita: la prima volta, la farfalla si posa sul corno con cui il camoscio ha sventrato il suo rivale. La farfalla è inoltre l’ultima cosa che il bracconiere vedrà prima che il gelo dell’inverno chiuda i suoi occhi per l’ultima volta. Una famiglia di farfalle ha vissuto con il re dei camosci per molti anni, ognuna a simboleggiare l’anima dei camosci che il bracconiere ha strappato al branco (almeno, così la vedo io). Ogni farfalla altro non è che quel che rimane di chi ha lasciato il mondo sensibile ed è diventato uno spirito, leggero, appunto, come una farfalla.

Lo consiglio?
Volete un libro corto? Allora sì. Volete un libro allegro e spensierato? Scordatevi pure tutto quello che ho detto. Avete voglia di arrovellarvi il cervello per qualche tempo? Andate avanti. In un giorno saprete già se pentirvene o meno, tanto è breve e veloce da leggere.

Ma allora mi è piaciuto o no?
Ehm… diciamo che resta un po’ troppo amaro in bocca, per i miei gusti. Non posso dire che sia un brutto libro, non posso nemmeno dire di sentirmi una persona peggiore dopo averlo letto, anzi, è poetico e fa riflettere, solo che io amo i lieto fine. Tutto qui.

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LIBRI: “The Martian” – Andy Weir (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrive: Qualche tempo fa, in una delle subscription box che Luca ed io testiamo mensilmente (nel caso specifico, la ZBOX che potete vedere qui) abbiamo trovato “The Martian”, tradotto in italiano come “Sopravvissuto”. Ho pensato che fosse un buon modo per migliorare il mio inglese, anche se in alcuni punti ho faticato a capire tutto a causa dei pullulanti termini scientifici (che nemmeno in Italiano conosco, a onor del vero). Mi è piaciuto al punto che anche Luca si è convinto a leg… a vedere il film, che pensavate?

Trama
Mark Watney, il diciasettesimo essere umano ad aver mai calpestato il suolo marziano, è stato abbandonato sul pianeta rosso dai suoi compagni perché creduto morto. Mark è un tipo pieno di risorse, di senso dell’umorismo e di forza d’animo, ma anche di una bella dose di sfiga marziana che lo accompagnerà per tutta la sua permanenza extraterrestre. Anche quando le cose finalmente stanno prendendo il verso giusto, gli capita sempre qualcosa che ribalta la situazione a suo sfavore.

Stile
Il libro è costituito per la maggior parte dai resoconti giornalieri di Mark, sotto forma di diario, pertanto in prima persona, con sporadiche intrusioni in terza persona che narrano gli eventi di cui Mark è vittima. Inoltre, talvolta si assiste anche agli accadimenti sulla Terra o si conosce il punto di vista dei cinque astronauti compagni di Mark.
Il libro è scorrevole, piacevole, e l’umorismo di Mark permea ogni singola pagina; come c’era da aspettarsi, i capitoli abbondando di dettagliatissimi paragrafi descrittivi e tecnici che appesantiscono un po’ la narrazione per chi, come me, non conosce benissimo i tecnicismi (figuriamoci in inglese). Se non altro, Mark ogni tanto fornisce qualche riassunto per spiegare in parole spicciole cosa sta combinando.

Lo consiglierei?
Certo che sì. L’unico accorgimento: ogni tanto (probabilmente), trattandosi di finzione letteraria, viene tirato fuori qualche sfondone che non si basa propriamente su fondamenti scientifici, quindi va letto come un romanzo di fantascienza e non come un manuale serio di sopravvivenza su Marte. Non sono certa del fatto che le patate crescano bene su Marte (anche se pare che qualcuno abbia intenzione di scoprirlo), non sono certa del fatto che viaggiare su un’astronave smembrata sia sicuro e non so nemmeno se è possibile ottenere acqua dal carburante, perciò il libro è godibile a patto di non mettersi a insultare l’autore per aver inventato un po’.

Il film
Dopo aver concluso la lettura, Luca ed io abbiamo anche visto il film. Sono lieta di constatare che la sceneggiatura è piuttosto fedele al libro, anche se, come sempre succede, alcune scene sono state tagliate per non allungare eccessivamente il film, già abbastanza lunghetto di per sé. La parte un po’ più rimaneggiata è il finale, al quale sono state fatte modifiche a aggiunte che non sconvolgono il succo della questione. Comunque, da buon topo di biblioteca quale sono, devo dirlo: il libro è sempre meglio!

Ecco il video in cui potrete vedere dove mi sono procurata il libro. Per chi fosse interessato ad acquistare il libro, in italiano, potete trovarlo qui: http://amzn.to/1SJrJgv

Libri: “Io sono un gatto” – Natsume Sōseki

KIRIA Pensante scrive: Va bene, lo ammetto; certamente il titolo mi ha attirato. Adoro i gatti, e un libro scritto dal punti di vista di un gatto (un gatto filosofo, per giunta!) non potevo proprio farmelo scappare. Questo libro è stato scritto più di un secolo fa, ma è stato tradotto dal giapponese non prima del 2006.

Cultura giapponese
Il racconto è ambientato in Giappone, e lo si può capire da ogni singola pagina. Ammetto che per me, che non conosco molti termini appartenenti al meraviglioso mondo nipponico, alcuni punti erano da leggere con Wikipedia sotto mano. Ovviamente non si trattava di termini che potessero effettivamente compromettere la comprensione del testo, ma un gatto che mangia i mochi mentre il suo padrone, con indosso un haori, dietro il fusuma, dopo essersi tolto i geta ed essersi seduto su uno zabuton adagiato sul tatami di fronte alla goban, sorseggia del sake… Insomma, credo di aver reso l’idea.
In realtà i riferimenti dell’autore alla cultura del proprio paese non si fermano qui: il padrone del gatto narrante, il professor Kushami, è circondato di amici che aspirano ad essere filosofi o grandi letterati, pertanto non mancano rimandi al buddismo, allo zen e alla letteratura orientale classica e moderna.

Il gatto
Il gatto (che non ha un nome proprio), inizialmente molto più vicino al mondo dei suoi simili e incline a conversare con loro, finisce col decidere che le vicende umane sono più interessanti di quelle dei gatti del quartiere, e spia le conversazioni del suo padrone e dei suoi amici, senza però mai perdere la convinzione di fondo che il genere umano sia degno del suo disprezzo e intervallando i racconti di ciò che vede e sente con le sue personalissime deduzioni.
All’interno della casa in cui abita, è testimone silente di furti, invasioni di topi, inganni, e non disdegna l’idea di recarsi personalmente in luoghi che lui crede di suo interesse, che si tratti della casa di un vicino particolarmente ricco o dei bagni pubblici dove si reca il padrone.
E’ profondamente convinto che non si debba mai evitare di cogliere un’occasione che la vita ci offre, e arriva al punto cacciarsi nei guai più di una volta, per questo suo ideale.

Lo consiglio?
Il libro non è molto lungo e lo stile narrativo è molto tranquillo e piacevole; se si è amanti della cultura orientale e si è curiosi di sapere cosa mai vorrà dire questo gatto al genere umano può essere una lettura da considerare.
D’altro canto, buona parte del libro è occupata dalla descrizione (con commenti felini annessi) della vita quotidiana del professor Kushami, che il gatto stesso considera un individuo di poco interesse. Alcuni personaggi sono effettivamente carismatici e ironici e i loro discorsi possono essere un buono spunto di riflessione tra le differenze di pensiero tra la cultura occidentale e quella orientale. Non consiglio, ovviamente, la lettura a coloro in cerca di suspense e narrazione incalzante.

LIBRI: A Game of Thrones – Opinioni (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrive: come molti di voi sapranno, io in vita mia ho letto tanto, sempre. Ero una di quelle bimbe che quando si vedeva regalare un libro era contenta, ero di quelle che quando i genitori chiedevano cosa volesse come regalo chiedevo un libro. Ho letto molti fantasy, perlopiù pensati per un pubblico giovane, e ho iniziato e spesso concluso varie saghe: Harry Potter, Il Signore degli Anelli, La guerra degli elfi, Artemys Fowl, La spia di Shandar, persino Twilight, in un momento di debolezza. Alla fine, stufa di sentirmi come il povero Jon Snow, che pare non sappia niente, riguardo una certa serie televisiva che pare vada molto in questo periodo ma che non è affatto il mio genere, ho deciso di provare la via letteraria. Dopo un primo attimo di confusione, ho capito da dove dovevo iniziare l’avventura: la serie de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, di George R. R. Martin, comincia con “Il gioco del trono” (A Game of Thrones).

Lo stile
Devo confessarlo; lo stile non mi dispiace affatto; il ritmo è incalzante, le sequenza descrittive sono brevi; unica nota dolente sono i quintali di nomi che a volte si può faticare a ricordare. Il libro è diviso in capitoli, ciascuno narrato dal punto di vista di un personaggio: 9 volte su 10 si tratta di un membro della (sfortunatissima) famiglia Stark; 1 volta su 10 si tratta di Daenerys Targaryen o di Tyrion Lannister (probabilmente il mio personaggio preferito).
Le scene violente ci sono (mamma mia se ci sono!), ma fortunatamente a volte vengono censurare facendo cadere altrove l’attenzione del personaggio che vive la scena, altre volte invece si è costretti a sorbirsi delle descrizioni che vi risparmio in questa sede.

Eros e Thanatos
Nonostante buona parte dei personaggi principali del libro non sia neppure diciottenne, i riferimenti o le scene esplicitamente a contenuto sessuale non si fanno desiderare, anche se le descrizioni spesso non sono particolarmente dettagliate. Amore e morte si mischiano uno con l’altro, a volte anche nello stesso personaggio.

Lo consiglierei?
Quando mi sono affacciata al mondo di Game of Thrones, sapevo già molto della storia di Daenerys e conoscevo parecchi spoiler della prima stagione (che non ho seguito, ci tengo a precisarlo). In fin dei conti, sapevo già dove sarebbe andato a parare e mi sono limitata a seguire gli eventi, così quando incrociavo il nome di un personaggio destinato a crepare, di solito lo sapevo. Questo, almeno, per quanto riguarda il primo libro. Quindi se dovessi andare avanti… so ben poco di quel che accadrà (ed ecco che torno ad essere come Jon Snow)!
Personalmente, non ho apprezzato la scelta dell’autore di inventare dei personaggi così giovani; se tutti avessero almeno cinque o sei anni in più, tutto avrebbe più senso.

Consiglio il libro solo a coloro che non si affezionano ai personaggi, che non si sconcertano se leggono scene violente o sessuali, e che hanno capito che G. R.R. Martin è pazzo e odia tutte le sue creature letterarie. Tutti gli altri… A proprio rischio e pericolo!

George Martin ammette di uccidere tutti i suoi personaggi principali
“Non uccido sempre i miei personaggi principali, ma quando lo faccio… Ok, sì. Lo faccio sempre.”