Caccia alla casa editrice

Indovinate un po’? Forse la raccolta con le avventure di Norvy è quasi conclusa! Devo revisionare ogni singola storia, aggiungere qualche illustrazione, riscrivere alcune parti e mille altre cose, ma vedo la luce in fondo al tunnel.
Inizialmente pensavo di pubblicare autonomamente, ma mi sono resa conto che molti di voi avrebbero difficoltà ad acquistare solo online, perciò andrò a stressare le case editrici per vedere se sono interessate a pubblicare le storie di Norvy e renderle disponibili nelle librerie.
Se ogni singola casa editrice italiana dovesse dirmi “Non ti aiuteremo mai, il tuo libro fa schifo e merita di bruciare sul rogo”, allora tornerò all’idea iniziale per cui mi arrangerò da sola e spedirò il libro a casa vostra su richiesta, personalmente o tramite negozio virtuale. Insomma, è cominciata la stagione di caccia alla casa editrice! Vi farò sapere se ci sono aggiornamenti!
Per i curiosi: il libro è suddiviso in dodici mesi, e ciascun mese vengono narrate circa otto storie. Tra di esse, ho incluso anche alcune pagine del diario di Norvy! Pensavo di aggiungere anche un disegno per ogni mese. Insomma, c’è ancora tanto da fare!

Grazie a tutti per il supporto che mi avete dato, le storie di Norvy sono state solo un gioco, all’inizio, e non avrei pensato che vi sarebbero piaciute! E’ solo grazie a voi che forse un giorno esisterà un libro chiamato “Le avventure di Norvy, il gatto immaginario di Luca e Chiara”.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – TOPO MECCANICO– 18°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Sta dormendo?” sussurrò Chiara.
“Sì, mi sembra di sì. Fa anche le fusa!” rispose Luca. Piano piano, i due umani si avvicinarono a Norvy e appoggiarono un topo meccanico sul divano, davanti al suo muso, per poi allontanarsi nuovamente in modo da godersi la scena a debita distanza e pilotare il piccolo marchingegno.
Non appena il topo si appoggiò sul naso di Norvy, questi aprì gli occhi e fece un balzo tale che quasi toccò il lampadario.
“Aah! RATTI! PESTE! INFESTAZIONE! CHIAMATE LA DERATTIZZAZIONE! BRUCIATE LA CASA!” iniziò ad urlare Norvy in preda al panico, mentre Luca e Chiara quasi stavano soffocando dalle risate. Norvy si stava ancora riprendendo dallo shock, quando Luca avviò il topolino e lo fece camminare sul divano, provocando la fuga di Norvy, che corse via dalla stanza gridando come la sirena della polizia.
Alla fine gli umani, paghi di tanto divertimento, recuperarono il sorcio semovente e andarono a rassicurare Norvy riguardo la tragedia che lo aveva appena colpito.
“Norvy, era solo un topo meccanico! Stai tranquillo, non può attaccarti la peste!” disse Chiara ridendo.
“Sì, sì, ma io lo sapevo. L’avevo capito da… dalla forma delle orecchie. Erano troppo grosse! E poi puzzava troppo poco.” Rispose Norvy col fiato corto, recitando mentalmente una sequela di insulti che avrebbe fatto impallidire anche il più navigato degli scaricatori di porto.
“Ceeerto che l’avevi capito!” disse Luca “E’ per questo che sei schizzato sul lampadario, è per questo che hai emesso quell’acuto da soprano. Per spaventarlo, giusto?”
“Giusto! Per spaventarlo! Come ogni bravo cacciatore!” rispose Norvy, ancora col fiatone.
“Ma come, per spaventarlo? Ma non avevi detto di essere perfettamente conscio del fatto che il topo era fasullo?” domandò Chiara.
“Sì, infatti, ma io ho finto che fosse vero per tenermi in allenamento, casomai un giorno me ne capiti uno vero!”
“Noi ti crediamo, ovviamente. Quindi se adesso te lo lasciamo qui in modo che tu faccia pratica….” Disse Luca tirando fuori il topo da dietro la schiena.
“PORTATELO VIA! ORRORE E RIBREZZO! CHE SCHIFO! VIA, VIAAA!” gridò Norvy drizzando il pelo ed appiattendosi contro il muro.
Luca si mise il topo in tasca.
“Vi odio, vi odio, vi odio!” borbottò Norvy, quando gli umani se ne furono andati.

– FINE DICIOTTESIMA PUNTATA-

Chiara

Norvy Update #1: Stregatti, libri e copertine

Chiara scrive: Alcuni di voi ricorderanno che in questo periodo la parte scrittrice che è in me sta dormendo un po’ più del previsto; grazie ai vostri consigli e a quelli di Luca, qualcosa si sta smuovendo, e spero di mostrarvi presto i risultati.
Per non farmi mancare une bella dose di follia quotidiana, in questo periodo mi sono presa una fissazione con “Alice nel Paese delle Meraviglie“: ho appena letto l’omonimo libro e visto il film di Tim Burton, “Alice in Wonderland“, e non vedo l’ora di vedere anche il sequel, “Alice attraverso lo specchio“, ispirato ad “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò“, libro che sto leggendo attualmente. La versione che sto leggendo (questa, per la precisione) è corredata di note, illustrazioni e spiegazioni che mi hanno facilitato di non poco la discesa nella tana del Bianconiglio (grazie, Sara!).

Cosa c’entra tutto questo con Norvy? Nella storia della settimana scorsa, ho citato più o meno spudoratamente il dialogo che avviene tra Alice e lo Stregatto (o Gatto del Cheshire, per gli amanti dei nomi originali), trasformandolo in una conversazione tra Norvy e me.

Micio del Cheshire, […] potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?”
“Dipende soprattutto da dove vuoi andare” disse il Gatto.
“Non mi importa molto…” disse Alice.
“Allora non importa che strada prendi” disse il Gatto.
“…purché arrivi in qualche posto!” aggiunse Alice come spiegazione.
“Oh, per questo stai pure tranquilla” disse il Gatto, “basta che non ti fermi prima.”

Insomma, forse sta tornando qualche buona idea. Per il momento, sto lavorando anche a qualche disegno a tema Norvy e ho buttato giù una bozza della copertina del libro che sogno prima o poi di poter pubblicare. Staremo a vedere.

Grazie ancora per i consigli (che, per inciso, sono ancora ben accetti). Norvy vi augura una buona serata e vi minaccia di rubare tutte le vostre lasagne (tranne quelle vegane, naturalmente).

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – ISPIRAZIONE MANCANTE– 17°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Che stai facendo?” chiese Norvy a Chiara, balzando sulla scrivania.
“Sto cercando di scrivere, ma non mi sento ispirata!”
“Sai anche scrivere?”
“Lurido gatto, secondo te?”
“Hai ragione, agli umani viene insegnato a scrivere quando sono piccoli. Ai gatti no. I gatti imparano da soli.”
“Non ho voglia di perdere tempo con le tue quisquilie, non riesco a scrivere niente di buono e sono arrabbiatissima! Anzi, visto che sei qui, vorresti darmi, di grazia, qualche consiglio su cosa dovrei fare per trovare un po’ di ispirazione?”
“Dipende soprattutto da cosa vuoi scrivere, suppongo.” disse Norvy con un ghigno.
“Non m’importa molto…” rispose Chiara, pensierosa.
“Allora non importa molto cosa fai” asserì Norvy.
“… purché riesca a scrivere qualcosa!” aggiunse Chiara, riscuotendosi dai suoi pensieri.
“Ah, per questo stai pure tranquilla, basta che non ti fermi prima di aver riempito il foglio!” disse Norvy, leccandosi una zampa.
“Mi sei di grande aiuto, ti ringrazio!” rispose Chiara, ironica.
“Non c’è di chè!” disse Norvy, sparendo sotto il tavolo.

Chiara passò circa un’ora davanti allo schermo del suo portatile, battendo furiosamente le dita sulla tastiera, finché non fu distratta dalla testa di Norvy che comparve proprio dietro il suo schermo.
“NORVY! Smetti di fare queste entrate sceniche, mi hai fatto prendere un colpo!”
“Come va? Vedo che stai scrivendo. Allora il mio consiglio è servito a qualcosa?”
“No, naturalmente.”
“Umani! Sempre così ingrati! Luca mi ha appena sgridato nonostante lo abbia aiutato a scegliere cosa mangiare per cena!”
“Immagino che abbia fatto bene, a sgridarti.” Disse Chiara, ricominciando a scrivere.”
“Ovviamente no, invece! Ha cucinato sia dei filetti di sogliola che dei totani in umido, e non sapeva cosa mandare a domani e cosa mangiare oggi. Così mi sono sbafato tre filetti di sogliola per esprimere la mia preferenza riguardo la cena di stasera.”
“Immagino che tu abbia addotto come giustificazione il fatto che i totani non perderanno sapore nonostante il soggiorno in frigorifero.”
“Esatto! Ma Luca non ha voluto ascoltarmi e ha detto che stasera mi toccherà andare a letto digiuno!”
“Digiuno non direi proprio!” rise Chiara.
“Oh, ti ci metti anche tu, adesso? Un po’ di riconoscenza, accidenti! Se non fosse stato per me, staresti ancora brancolando davanti a una pagina bianca!”
“Ne sei un po’ troppo convinto! E se ti dicessi che sto scrivendo delle storie su di te?”
“Su di me?! Fammi leggere! Fammi leggere!” gridò Norvy, balzando sulla tastiera.
“Troppo tardi! Ho spento il pc e l’ho protetto con una password a prova di gattacci!” disse Chiara, mostrando lo schermo nero.
“Umani, specie infida! Non è giusto che tu scriva cosa su di me e poi non me le mostri!”
“Se vuoi cercherò di convincere Luca a darti qualcosa da mangiare, ma tu devi promettere che lascerai in pace il mio computer!”
“E va bene, va bene… posso avere un assaggino di totani, adesso?”
“Vedremo!” disse Chiara, prendendo Norvy in braccio e portandolo in cucina.

– FINE DICIASSETTESIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Questa puntata contiene un’evidente citazione letteraria. Chi riesce a trovarla? 🙂

Che fine ha fatto Norvy?!

Norvy sta bene, è sulle nostre gambe che fa le fuse e che sbraita insulti contro il genere umano. Mangia due chili di lasagne al giorno e dorme felice tra le pagine del suo libro. Il problema è che attualmente… temo di aver contratto il cosiddetto “blocco dello scrittore”. Magari non in forma grave, ma questo è quanto.
Sto scrivendo due libri in questo periodo (esatto, due!) ma al momento sono a corto di ispirazione, perciò ho dovuto rallentare un po’ la pubblicazione delle avventure di Norvy, che d’ora in poi usciranno un giovedì sì e uno no. Mi dispiace, le sto provando tutte per farmi venire in mente qualcosa (vedi la challenge delle 642 cose), ma non posso far altro che aspettare!

Se qualcuno è interessato ad avere qualche notizia sull’altro libro che sto scrivendo, è fantasy ambientato in un pianeta simile alla Terra, e la protagonista è una regina dotata dalla nascita di grandissimi poteri magici. Per chi fosse interessato ai numeri, ho già scritto più di cento pagine di Microsoft Word, e spero tanto di andare avanti!

Se conoscete dei modi per farsi venire delle buone idee, ditemelo. Nel frattempo, chiedo venia!

P.S.: Norvy dice di salutarvi e che vi odia.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL RITRATTO– 16°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Ho detto di no.” Ripetè Chiara per la decima volta nell’ultimo minuto.
“Ma come no! È un immenso onore che ti sto facendo!” replicò Norvy.
“Grazie, ma no. Non sono brava a disegnare gli animali, non ti piaceresti e ti lamenteresti tutto il giorno!”
“Voglio un mio ritratto!”
“Ho detto che non lo farò. Hai idea di quando sia difficile disegnare un essere che non sta fermo neanche tre secondi? Se vuoi posso provare a ritrarti a partire da una foto, se ci proprio ci tieni.”
“Ma che foto! Voglio un ritratto dal vivo!”
“E allora te lo fai da solo! Non starai fermo un attimo, ti conosco.”
“No, no! Starò fermo! Immobile! Una statua!”
Alla fine Chiara, snervata dal fetido felino, acconsentì a compiere l’oscena impresa. Per prima cosa fece accomodare Norvy su una sedia, e spese almeno cinque minuti per convincerlo che una posa in stile Napoleone, con una zampa sullo stomaco, non si addiceva a un gatto, e altri cinque per persuaderlo a non includere elementi bellici. Una volta che gli ebbe fatto assumere una posizione decente, si pose di fronte a lui con il blocco da disegno sulle ginocchia. Come Chiara aveva previsto, il concetto di Norvy riguardo lo stare immobile come una statua divergeva molto dal suo.
“Vuoi stare fermo?! Come credi che riesca a disegnarti se ti muovi?”
“Ma mi prude la coda! La devo grattare!” rispose Norvy lisciandosi la coda.
“Hai finito? Ok. Adesso sta’ buono. NO! NON TI LECCARE IL PELO PROPRIO ORA!”
Dopo venti, infernali, minuti, Chiara era sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi, di Norvy.
“Oh, stai facendo il ritratto a Norvy? Buona fortuna! Fa vedere…” disse Luca, passando di là e sbirciando sul foglio.
Chiara sussurrò a denti stretti: “Io lo ammassho, qul hatto, prima o poi”
“Norvy, spero ti piaccia la pittura astratta.” Sentenziò Luca.
“Astratta? Intendi quella che ti fa schifo?”
“No, intendo dire che tu, come gatto, sei la quintessenza della bellezza. Nessun disegno potrebbe rendere giustizia al tuo magnifico portamento, alla tua principesca espressione, al reverenziale rispetto che la tua figura incute nel prossimo. Chiara ha umilmente tentato di sintetizzare in un foglio ogni tua singola virtù, ma come può un umano compiere tale opera?”
Norvy rimase talmente affascinato dalla spiegazione di Luca che accettò di buon grado persino il ritratto sgangherato che gli aveva fatto Chiara, e andò tutto contento ad appendere il disegno nella sua stanza.
“Alla faccia tua che mi accusi sempre di parlare troppo!” disse Luca a Chiara, quando furono rimasti soli.
“Va bene, te lo concedo, stavolta sei stato d’aiuto e te ne sono grata. Ma che non diventi un abitudine! Se lo continui a lodare così tanto, chissà cosa si metterà in testa… sai che voleva che lo ritraessi su un panzer?!”
“Ma cosa abbiamo sbagliato con quel gatto?!”

– FINE SEDICESIMA PUNTATA-

Chiara

Challenge: “Descrivi il tuo frigo, pieno di cibi che odi!”

KIRIA scrive: Come alcuni di voi ormai sanno, Luca ed io vorremmo, prima o poi, che le avventure di Norvy si materializzassero in un libro vero! Purtroppo però non sempre sono ispirata a scrivere, perciò sto cercando qualche input in questo libretto: 642 tiny things to write about (642 piccole cose di cui scrivere); l’obiettivo è completare 642 mini sfide che mi spingeranno a inventare una storiella a tema. La sfida di oggi prevede che io descriva come sarebbe il mio frigo se qualcuno l’avesse riempito di cose che odio. Fateci sapere se vi piace questa nuova, stramba idea!
Qui potete trovare la challenge precedente.

Getto un’occhiata distratta verso il grosso orologio appeso al soffitto. Sento gorgogliare lo stomaco, cosa rara per me, che non ho quasi mai fame. Pare che sia ora di pranzo. Ho comprato giusto ieri delle verdure fresche, magari potrei cucinarle con del cous cous.
Apro il frigorifero e un grido di terrore si leva dalla mia gola senza che il cervello abbia il tempo di accorgersene.
Sono spariti gli yogurt, sono spariti i succhi di frutta biologici, e non c’è più traccia delle verdure che avevo comprato. Sono rimaste solo delle carote mezze marce, che fanno capolino dallo sportello dei vegetali. Accanto a loro, spunta la chioma puzzolente di un broccolo. Le carote e il broccolo mi guardano con aria di sfida, gustando la mia sconfitta: sanno che non oserei mai mangiarli, se non camuffati da altri gusti più decisi che nascondano la loro nauseante consistenza, ma nel frigo non sono rimaste altre verdure che possano avvelenare il loro orrido sapore.
Una goccia di sangue ha lasciato una lunga traccia sullo sportello del frigo. Un’enorme bistecca cruda invade completamente il ripiano centrale. Mostrare una cosa simile a un vegetariano è un po’ come infilzare Superman con un pugnale di Kryptonite, oppure invitare un vampiro a una partita di beach volley a mezzogiorno. Anzi, è come invitarlo a una partita di beach volley a mezzogiorno e usare un palo di frassino al posto della palla. Nel piano superiore del frigo, un cumulo di latte rappreso sta invadendo la stanza con il suo fetore muffito. Qualche temerario chiama questo abominio “gorgonzola”, e ha pure il coraggio di mangiarlo. Magari dopo averlo scaldato e saltato in padella insieme a delle innocenti penne rigate.
So che non è Norvy, l’autore di questo scherzo infame. A lui fa impressione la vista della carne cruda. Deve trattarsi di una creatura ancora più spregevole. Chiudo il frigorifero, giurando vendetta allo sciagurato criminale che è giunto a tanto.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – LA FOTO– 15°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Norvy, ti spiacerebbe venire qui un momento?” disse Luca, tenendo qualcosa nascosto dietro la schiena.
Norvy, con la bocca piena di suoi peli, rispose: “Szì? Tze tzh’è?”
“Ci è arrivata una mail del tuo allevatore, ti ricordi di lui?”
“Ah szì? E che vuole?”
“Ci ha chiesto come stai e vorrebbe una tua foto.”
“Che si impicchi!”
“Dai, che ti costa! Stai un attimo fermo così ti faccio una bella fotografia.” Disse Luca tirando fuori la macchina fotografica.
“Neanche per sogno!”
“Ci ha detto di dirti che i tuoi genitori stanno bene e che i tuoi fratelli sono tutti felici nelle loro nuove famiglie.”
“Bene, mi fa piacere per loro. Ma niente foto!”
“E dai! Che vuoi che sia?”
“Ho detto di no! Quel tizio mi ha sempre odiato: non mi permetteva di dormire in camera sua, mi obbligava a utilizzare la lettiera puzzolente che usavano anche i miei fratelli e mi dava da mangiare dei croccantini schifosi! Non lo sopporto!”
“Ma non ti costa niente!”
“Ho detto no!” disse Norvy deciso.
“Stasera pensavo di cucinare dei filetti di sogliola… vuol dire che li mangerò tutti da solo…”
“Sogliola? Potevi dirlo subito?!”
Norvy balzò su una sedia per mettersi in posa, mentre Luca accese la fotocamera.
“Potresti non mostrare i denti, per favore?” chiese Luca, osservando l’inquietante sorriso dentato di Norvy.
“Ora rimetti gli artigli a posto, grazie… No, non devi soffiare all’obiettivo!”
“Non è colpa mia!” disse Norvy, stizzito “Ogni volta che ripenso a quell’allevatore mi viene da soffiare!”
“Ora non farlo! Dai, guarda qui… anzi, guarda da un’altra parte… non fare la linguaccia! Non fare gestacci con le zampe… no, no, così lo spaventi! Oh, basta, ci rinuncio! Ho fatto qualche foto, me le farò andare bene!”

“Amore, hai spedito all’allevatore le foto di Norvy?” chiese Chiara più tardi.
“Sì. In una sembra uno zombie, in una lo Stregatto e nell’altra un demone evocato durante un rituale di magia nera. Ah, gli ho mandato anche quella in cui sembra un vampiro. L’allevatore ha detto che di solito gli dispiace vendere i suoi gattini ma che Norvy è stato un’eccezione. Mannaggia a lui!”
“Ma dai, tutto sommato Norvy non è male. È pestifero, è vero, ma è molto meglio di qualunque gatto normale. Voglio dire, con lui puoi addirittura fare una conversazione intelligente!”
“TI HO SENTITO! TI HO SENTITO! Allora mi vuoi bene! Allora mi vuoi bene!” disse Norvy, sbucando dal mobile dietro cui si era nascosto per spiare gli umani.
Chiara prese in braccio Norvy e lo accarezzò sulla schiena: “Certo che ti vogliamo bene, anche se dovresti comportarti un po’ meglio con noi!”
“Ma è il mio modo per dimostrare il mio affetto! I miei dispetti sono un modo per dirvi che vi penso!”
“E allora pensaci un po’ meno!” rispose Luca, ridendo.

– FINE QUINDICESIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – GELATINE ALLA FRUTTA– 14°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

Chiara e Norvy erano seduti sul divano, intenti a giocare a sette e mezzo. Poco dopo la decima vittoria di Norvy, Luca tornò a casa, posò un sacchetto sul tavolo e si ritirò con Chiara nello studio per finire un lavoro la cui scadenza era fissata per l’indomani.
Norvy iniziò a sentire un’irresistibile curiosità. Si assicurò di essere solo, balzò sul tavolo e iniziò a trafficare nel sacchetto, tentando di estrarne il contenuto.
Si trattava di una scatola priva di scritte, piena di caramelle gelatinose confezionate singolarmente. Norvy fece del suo meglio per prenderne una verde, scartarla e ficcarsela in bocca. Se ne pentì dopo un nanosecondo.
Il canino destro di Norvy si conficcò dritto nella caramella, e ogni tentativo che fece per liberarsene fu vano. Provò a bere dell’acqua, versandone più a terra che nella sua bocca, tentò di mordere qualcosa, decise persino di succhiare via la caramella (che aveva pure un sapore orribile). La caramella era ancora lì, inchiodata al suo posto. Disperato, cercò di mangiare un biscotto per gatti, peggiorando solo la situazione: il biscotto andò ad incollarsi contro la gelatina insalivata impedendo a Norvy di chiudere la bocca.
“AHUUUOOO! AHUUUOOO!” gridava, correndo come un pazzo per tutta la cucina. Gettò per terra le pentole sporche accanto al lavandino, ribaltò una sedia, rovesciò una bottiglia d’acqua sul piano cottura, fece crollare la scopa sopra lo sportello aperto della lavastoviglie e ruppe un paio di bicchieri.
“MA INSOMMA, SI PUO’ SAPERE CHE STA SUCCEDENDO?!” urlò Chiara, uscita dallo studio e venuta a vedere cosa stesse combinando il lurido gatto.
Rimase per un attimo interdetta dal soqquadro che si era impadronito della cucina, ma riuscì ad acchiappare Norvy al volo quanto prima, per consegnarlo a Luca, alle sue spalle.
Norvy non oppose resistenza, ma mostrò la bocca in segno di resa.
“Ma che… ti sei messo a mangiare le gelatine? Ne hai una incastrat… bleeeh! Che cos’è questo schifo?!” disse Luca alludendo alle briciole di biscotto incollate sulla caramella.
“Guarda come ha ridotto questa stanza! Lasciamolo così!” suggerì Chiara.
“NOOOOO! ‘I ‘REGO! NOOOO!” cercò di dire Norvy.
“Non so se è una buona idea, potrebbe combinare di peggio.” Rispose Luca. Poi si rivolse a Norvy “E va bene, gattaccio, ora stai qui buono che ti libero. Ma non credere di passarla liscia! Hai demolito mezza cucina!”
Luca si mise un guanto di lattice e riuscì a togliere la caramella dal canino di Norvy.
“Adesso è l’ora che tu riceva la punizione!” sentenziò Luca. “Non dovresti MAI prendere le cose senza permesso perché potresti rischiare delle brutte sorprese. Questa volta ad esempio, sai cosa hai osato mettere in bocca? Delle gelatine per CANI! Le ho comprate per il bracchetto della nostra vicina, la signora Berlocchi! E tu ne hai quasi mangiata una!”
“COOOSA?! IO?! IO HO MANGIATO UNA COSA DESTINATA A UN CANE SCHIFOSO?! ONTA E DISONORE A ME, ONTA E DISONORE A MEEEE!”
Norvy scappò in camera sua e si chiuse dentro a chiave.
“Così queste sarebbero gelatine per cani, eh? Ma com’è che Norvy se le beve tutte, le sciocchezze che gli racconti?” disse Chiara scartando una caramella.
“Ho pensato che questo gli farà venire una sana fifa dei sacchetti dal contenuto ignoto.” Disse Luca, prendendo una caramella a sua volta.
“Oh, questo è certo. Vorrà lavarsi la bocca con il sapone di Marsiglia! “ rise Chiara.
“O con dello shampoo per cani!”

– FINE QUATTORDICESIMA PUNTATA-

Chiara