CAP 1, Isabella – Amici d’infanzia | A un cuore di distanza

Ecco, adesso avete sentito il punto di vista di tutti i personaggi che si sono appena ritrovati nella stessa classe! Prima ha parlato Daniele, il protagonista principale, poi è toccato a Leonardo, quel peperino del suo amico, e ora anche Isabella ha detto la sua…

Isabella – Amici d’infanzia

«Chi è quel figo che hai salutato? Lo conosciamo?» mi sussurra Marta, mentre Alessia e Simona parlottano fitto in modo che non riesca a sentire cosa dicono.

«È un vecchio compagno delle elementari», mi limito a rispondere. Non ho voglia di parlarne, ma so che non sarà facile farle star zitte.

«Niente male il suo amico», aggiunge Alessia, soffiandosi via la frangia dal naso; non vuole decidersi a tagliarla un po’.

«Il suo amico, dici?» s’intromette Simona. «Nah, non è proprio il mio tipo».

«Guardalo bene!» insiste Alessia. «Non è bello come quell’altro però ha un bel faccino, dai! E poi ha un’aria da nerd che adoro. Oh, vorrei vederlo con una maglietta di qualche videogioco e un paio di occhialoni!»

«Conosco anche lui», ammetto. «Eravamo compagni di banco».

«Dici che si ricordano ancora di te?» chiede Marta.

«Non lo so, magari dopo glielo chiedo».

«Sono più carini di Valerio, tutti e due!» cinguetta Alessia, sistemandosi la coda di cavallo.

«Chissenefrega di Valerio», sbuffo io. Valerio era stato una piacevole distrazione durante gli anni delle medie; alto, magro, pelle bronzea, con un volto efebico e due occhioni scuri che avevano fatto impazzire tutte le ragazze della classe eccetto Simona, Marta e Alessia. Una voce morbida da doppiatore e un perenne profumo di spezie che gli aleggiava intorno (il che era veramente un sogno, visto che metà della classe neanche si lavava). In tre anni, però, nessuna di noi lo aveva mai visto con una ragazza, nemmeno per un istante, e solo al terzo anno venne fuori che questo Valerio, la croce e la delizia di tutte noi fanciulle della terza R, aveva una fidanzata nell’altra scuola media della città.

Subisco le sciocche domande e illazioni delle mie sciocche amiche per tutta la mattinata, ma finalmente vengo liberata dal suono della campanella.

Mi alzo in piedi e mi dirigo verso Daniele e Leonardo, ma… Oh, si sono alzati pure loro… E stanno venendo verso di me. Alessia ha ragione, Daniele ha proprio un bel faccino, è dimagrito molto e si sta facendo alto, ma Leonardo… Caspita, ce li ha sempre avuti quegli occhioni azzurri? E quelle spalle? E poi quanto cazzo è alto?

«Ehi», esordisce Leonardo, alzando leggermente il mento. «Isabella, come stai?»

Accidenti, che voce profonda, non me l’aspettavo.

«Sto bene ragazzi, sono molto contenta di vedervi! E voi che mi raccontate? Che avete fatto di bello in questi tre anni?» Inizio a rigirarmi una ciocca di capelli tra le dita ma smetto subito, o sembrerò una civetta.

«Le solite cose!» risponde Leonardo, passandosi una mano tra i capelli mossi, ben più lunghi e folti di come li ricordavo.

«Canti ancora, Daniele?» domando.

«Oh, certo, sì», risponde lui, arrossendo. Anche la sua voce è cambiata, ma non quanto quella di Leo. Forse la voce di Dani è vagamente riconoscibile, ma quella di Leo proprio no.

«È diventato ancora più bravo, sai?» s’intromette Leonardo. «Ogni tanto suo zio lo porta a fare le serate nei locali!»

Cerco di ribattere, ma sono distratta; sapere che Marta, Alessia e Simona stanno spiando ogni mia mossa mi sta rendendo nervosa. E poi Leonardo non la smette di sfiorarmi il braccio con il gomito. Lo sta facendo apposta, per caso?

Daniele, Leonardo ed io continuiamo a chiacchierare del più e del meno come se niente fosse, ma la tensione tra di noi è praticamente palpabile e non ne capisco il motivo; in fondo siamo vecchi amici, perché mi sento così a disagio? Mi pare di essere a un colloquio di lavoro, il che è davvero strano visto che non ne ho mai sostenuto uno. Daniele comincia a raccontarmi qualcosa su suo zio; è talmente coinvolto dalla discussione che non si accorge nemmeno della ragazza coi riccioli scuri che si sta avvicinando a Leonardo con una bottiglietta d’acqua in mano. È avvolta in una nuvola di profumo persistente che finirà per farmi starnutire.

«Scusami!» esordisce lei, esibendo un gran sorriso che mette in mostra un apparecchio fisso. «Non riesco ad aprirla, puoi aiutarmi?»

Leonardo sul momento non la nota nemmeno, ma poi si accorge della sua presenza e finisce per aprirle la bottiglietta esibendo un risolino impacciato.

«Grazie!» cinguetta lei, porgendogli la mano. «Io mi chiamo Maia, piacere!»

«Leonardo», risponde lui accettando la sua stretta, senza troppo calore.

«A dopo, Leonardo!»

Maia mi lancia un’occhiata e torna a sedersi al suo posto; occhiali di marca, vestiti orribili ma super costosi, scarpe Gucci e zainetto Louis Vuitton. Le ragazze sedute da quel lato della classe sono tutte tali e quali a lei. Chiederò ad Alessia di fare qualche ricerca su questa Maia, ma è evidente che i suoi genitori sono pieni di soldi.

Daniele sta ancora parlando dei concerti a cui ha partecipato durante l’estate e dei backstage in cui è riuscito a intrufolarsi, ma viene interrotto dalla campanella.

Saluto lui e Leonardo con un ciao ciao e torno a sedermi al mio posto.

«Hai visto quella troia?» sogghigna Alessia, indicando la ragazza coi riccioli e l’apparecchio.

«Sì, sì, l’ho vista», sospiro. «L’ho inventata io la tecnica della bottiglietta».

E se non l’avevo inventata, almeno me ne ero appropriata e ci avevo messo il copyright; quante bottigliette avevo fatto aprire a Valerio? Quante volte lo avevo invitato a fare i compiti insieme o avevo finto di avere le mani fredde per farmele scaldare? E quante volte Alessia lo aveva definito con una delle sue parole preferite, quella che fa rima con ranocchio?

In genere la rimprovero quando usa certi termini, come quello che ha appena affibbiato alla nostra nuova compagna, ma oggi ho troppe cose per la testa per volerle fare la ramanzina. Gliela farò alla prossima occasione, e conoscendola non dovrò aspettare tanto. Mi infilo una mano in tasca, alla ricerca delle chiavi; credo che questo sia il mio unico paio di jeans con delle tasche abbastanza grandi da poterle veramente usare. La ragazza da cui li ho comprati mi ha detto che a lei avevano portato fortuna: li aveva indossati il primo giorno di prima liceo, e il primo ragazzo che le ha rivolto la parola è diventato il suo fidanzato. Il primo a rivolgermi la parola è stato Leonardo, chissà se… No, via, non diciamo cazzate. Però le chiavi…

Oh Leo… Se solo sapessi che ce l’ho ancora…