ANTEPRIMA: Prime pagine del fantasy che sta scrivendo Kiria

Qualcuno saprà che, oltre a “Le avventure di Norvy”, sto portando avanti anche un’altro libro, un fantasy, per la precisione. Ho pensato di condividere con voi l’incipit del libro, che al momento si attesta sulle 150 pagine di Word ed è piuttosto lontano dalla fine… A proposito, quel che leggerete non è che il prologo di tutta la vicenda, perché ancora non vi ho presentato la protagonista! Fatemi sapere cosa ve ne pare!

Il principe Aurinko si svegliò di soprassalto nel cuore della notte. Non era stato un sogno o un rumore a destarlo, eppure un senso d’inquietudine crescente gli pervase le membra. Si alzò dal letto e scostò la grossa tenda di tessuto che copriva la finestra, per permettere all’aria fresca della notte e alla luce lunare di rinfrancarlo. D’improvviso, si accese in lui il dono ricevuto da suo padre: la Preveggenza. Doveva andare nella foresta, subito, da solo. Era di vitale importanza. Si vestì in fretta, sellò il suo cavallo e galoppò verso la Quercia Bianca, evitando le domande delle guardie di turno, sorprese da quell’improvvisa cavalcata notturna.

Il cavallo, stanco ed indispettito per quella sveglia fuori programma, decise di disarcionare il suo cavaliere quando ormai erano quasi giunti alla meta. Aurinko cadde sull’erba, gridando per il dolore: aveva un femore spezzato. Imprecando contro il cavallo e contro la sua visione, in modi poco cortesi per un principe, cercò invano di rialzarsi, finché non realizzò che in quelle condizioni non sarebbe mai andato da nessuna parta. Si pentì di non aver detto a nessuno dove si stava recando: quando lo avrebbero ritrovato?
“Che razza di Preveggenza, sono andato a caccia di guai. Avrei potuto prevedere questo incidente, così sarei tornato a letto, e invece no!” Pensò il giovane, giacendo sull’erba. Riuscì con grande sforzo a mettersi seduto e ad appoggiarsi a un giovane frassino, reclinando la testa all’indietro e cercando di non pensare al dolore che gli attanagliava la gamba. Rimase per qualche istante con gli occhi chiusi e i denti stretti, finché un lievissimo rumore di foglie fruscianti alle sue spalle non destò i suoi sensi e lo spinse a voltarsi di scatto. Non c’era un sol alito di vento, quella notte. Poteva trattarsi di una lepre o di una volpe, ma sembrava qualcosa di più grosso, anche se in quel momento sembrava sparito nel nulla. “Non dovrebbero esserci bestie feroci in questa zona.” Pensò, memore di tutte le ricognizioni notturne a cui i genitori lo avevano obbligato.

Eppure i suoi sensi non lo avevano ingannato: era davvero un grosso animale quello che gli era appena passato vicino. Una splendida tigre aveva fatto il giro intorno a lui, e adesso lo fissava, sedendogli di fronte, tranquillamente intenta a leccarsi le labbra.
Aurinko si girò verso la sua direzione: non appena la vide, ogni pensiero abbandonò la sua testa e ogni goccia di sangue il suo viso. La vita gli scorse davanti agli occhi e già gli sembrò di vedere le sua carni dilaniate da quella bestia comparsa dal nulla. Non aveva con sé neppure la spada.
La tigre non parve interessarsi alla possibilità di uno spuntino notturno così facile, pareva più incuriosita che affamata. Iniziò a girargli intorno, annusandolo di tanto in tanto. Più volte Aurinko sperò che il suo cuore cedesse per lo spavento, in modo che fosse già morto quando la tigre avesse deciso di mangiarlo; la testa però fu più debole del cuore, e d’improvviso tutto intorno a lui si fece buio.

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – TOPO MECCANICO– 18°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Sta dormendo?” sussurrò Chiara.
“Sì, mi sembra di sì. Fa anche le fusa!” rispose Luca. Piano piano, i due umani si avvicinarono a Norvy e appoggiarono un topo meccanico sul divano, davanti al suo muso, per poi allontanarsi nuovamente in modo da godersi la scena a debita distanza e pilotare il piccolo marchingegno.
Non appena il topo si appoggiò sul naso di Norvy, questi aprì gli occhi e fece un balzo tale che quasi toccò il lampadario.
“Aah! RATTI! PESTE! INFESTAZIONE! CHIAMATE LA DERATTIZZAZIONE! BRUCIATE LA CASA!” iniziò ad urlare Norvy in preda al panico, mentre Luca e Chiara quasi stavano soffocando dalle risate. Norvy si stava ancora riprendendo dallo shock, quando Luca avviò il topolino e lo fece camminare sul divano, provocando la fuga di Norvy, che corse via dalla stanza gridando come la sirena della polizia.
Alla fine gli umani, paghi di tanto divertimento, recuperarono il sorcio semovente e andarono a rassicurare Norvy riguardo la tragedia che lo aveva appena colpito.
“Norvy, era solo un topo meccanico! Stai tranquillo, non può attaccarti la peste!” disse Chiara ridendo.
“Sì, sì, ma io lo sapevo. L’avevo capito da… dalla forma delle orecchie. Erano troppo grosse! E poi puzzava troppo poco.” Rispose Norvy col fiato corto, recitando mentalmente una sequela di insulti che avrebbe fatto impallidire anche il più navigato degli scaricatori di porto.
“Ceeerto che l’avevi capito!” disse Luca “E’ per questo che sei schizzato sul lampadario, è per questo che hai emesso quell’acuto da soprano. Per spaventarlo, giusto?”
“Giusto! Per spaventarlo! Come ogni bravo cacciatore!” rispose Norvy, ancora col fiatone.
“Ma come, per spaventarlo? Ma non avevi detto di essere perfettamente conscio del fatto che il topo era fasullo?” domandò Chiara.
“Sì, infatti, ma io ho finto che fosse vero per tenermi in allenamento, casomai un giorno me ne capiti uno vero!”
“Noi ti crediamo, ovviamente. Quindi se adesso te lo lasciamo qui in modo che tu faccia pratica….” Disse Luca tirando fuori il topo da dietro la schiena.
“PORTATELO VIA! ORRORE E RIBREZZO! CHE SCHIFO! VIA, VIAAA!” gridò Norvy drizzando il pelo ed appiattendosi contro il muro.
Luca si mise il topo in tasca.
“Vi odio, vi odio, vi odio!” borbottò Norvy, quando gli umani se ne furono andati.

– FINE DICIOTTESIMA PUNTATA-

Chiara

La vera storia delle principesse Disney: RAPERONZOLO

I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia di RAPERONZOLO. Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: RAPERONZOLO

“Alice attraverso lo specchio”: perché mi ha fatto storcere un po’ il naso

KIRIA pensante scrive: premetto che quella che state per leggere non è altro che la mia umilissima opinione, senza la pretesa di fare critica cinematografica.

Quando è uscito il trailer di “Alice attraverso lo specchio“, sull’onda dell’esaltazione, mi sono letta entrambi i libri di Lewis Carroll dedicati ad Alice, ovvero “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò“. Il film di Tim Burton “Alice in Wonderland“, per quanto poco fedele al libro, ricreava piuttosto bene l’atmosfera carrolliana anche nei dettagli; ad esempio le mosche cavalline, simili a dei piccoli cavalli a dondolo alati, sono del tutto identiche a quelle descritte nel libro. Per esigenze di scena, molte situazioni e molti personaggi sono state tralasciati o ingigantiti in favore di soluzioni maggiormente sceniche (chiunque abbia letto i libri saprà che il Ciciarampa, o Jabberwock, o come lo si vuol chiamare, non è altro che una poesia nonsense e che l’epica battaglia combattuta da Alice è solo un’invenzione cinematografica. “Alice in Wonderland” ha comunque donato l’illusione di un Paese delle Meraviglie pulsante di vita propria e popolato di personaggi dalle personalità eccentriche, personaggi per altro realmente esistenti anche nel libro, come il Cappellaio Matto, lo Stregatto, Il Bianconiglio, Pinco Panco e Panco Pinco, il Leprotto Bisestile, il Ghiro, la Regina Rossa e la Regina Bianca. Non ho apprezzato molto la fusione che ha operato Tim Burton tra la Regina di Cuori e la Regina Rossa degli scacchi (personaggi rispettivamente del primo e del secondo libro), confluite entrambe a creare un personaggio sanguigno e infantile, ovvero la “Capocciona Maledetta”, come viene definita durante il film, ma posso dire che il personaggio è comunque ben riuscito.

Passiamo ora al sequel. Tralascerò il fatto che non è stato aggiunto nemmeno un personaggio del secondo libro, e che l’unico personaggio importante che ci viene presentato appartiene solo alla fantasia della sceneggiatrice. Alice viene richiamata nel Paese delle Meraviglie per aiutare il Cappellaio Matto a ritrovare la sua famiglia e l’unico modo per farlo è attraverso un viaggio nel Tempo. Si scopre subito che il Tempo è una persona, nella fattispecie un personaggio ironico e un po’ ridicolo, magnificamente riuscito. Ecco, il Tempo è probabilmente uno dei motivi per cui vale la pena vedere il film. Per quanto riguarda il resto: i personaggi del prequel vengono ripresi pari pari, ma viene tolta loro parecchia scena; la diatriba tra Regina Rossa e Regina Bianca viene finalmente risolta una volta che viene alla luce il motivo idiota che l’ha scatenata, troppo idiota anche per i membri del Paese delle Meraviglie, che dovrebbero essere caratterizzati da un umorismo nonsense, e non dal rancore o dalla gelosia. La morale di fondo è un tantino scontata: la famiglia è importante e il tempo che si ha a disposizione va usato bene. Una volta che Alice ha imparato queste verità, abbandona per sempre il Paese delle Meraviglie e torna a vivere come una persona normale.

Ma allora non mi è piaciuto proprio?
Non fraintendetemi: la recitazione è ottima e gli effetti speciali sono incantevoli, ma è la trama ad avermi lasciata un po’ perplessa. Forse avrei voluto vedere qualche personaggio del secondo libro, o forse mi sarei accontentata di una maggior coerenza con il primo film; ho trovato certe scelte forzate e altre inspiegabili. Nel complesso il film è godibile a patto di non concentrarsi troppo sugli eventi, quanto sulle singole scene.
Personalmente, credo che i film, soprattutto quelli ben riusciti, non dovrebbero avere dei sequel, perché il rischio che il risultato non regga il confronto è alto. Se fosse stato un film a sé stante, e non fosse stato “ripreso” da nessun libro, forse il mio parere sarebbe stato diverso.

Lo consiglio?
Se non avete letto i libri o non vi importa che il film discosti così molto dai libri di Carroll, sì. Se vi piacciono gli effetti speciali e le ambientazioni bizzarre, sì. Se vi piacciono gli attori principali, sì. Se volete vedere un film con una trama solida e priva di forzature, no.
La discesa nella tana del Bianconiglio è stata un po’ meno piacevole, questa volta, per quanto mi riguarda.