Work in progress per il secondo libro di Norvy!

Alcuni di voi già lo sapevano, altri lo speravano e basta, altri ancora lo ignoravano proprio… Eppure, finalmente ci siamo quasi. Tra qualche settimana/mese, la casa editrice Kimerik farà uscire il mio secondo libro dedicato a Norvy, dal titolo Le avventure di Norvy e Chiara.

In questo libro, è passato circa un anno dagli eventi accaduti nel titolo precedente. Non è necessario leggere Le avventure di Norvy per capire bene la trama di questo nuovo libro, ho fatto in modo che la storia fosse in grado di cavarsela perfettamente anche da sola. Comunque, in questo periodo Le avventure di Norvy è in vendita su Amazon a un prezzo scontato… tanto per farvelo sapere!

Ci sono dei nuovi personaggi ad attendervi, sia umani che felini, e tante nuove avventure dedicate a Norvy e a Chiara, l’umana che nonostante i dispetti e le lamentele vorrà sempre un gran bene al suo gattone grigio.

Mi raccomando, non dimenticatevi di controllare i miei feed su Instagram, su questo Blog e su YouTube per restare informati!

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Adesso vado a scrivere un’email alla mia editor, che prima finiamo di correggere le bozze, prima potremo stampare il libro! Miao miao!

La maledizione del maglione fatto a mano

Avete selezionato con cura il gomitolo dal colore più bello, preso le misure e scelto il cartamodello. Vi siete armati di ferri e di pazienza e finalmente, dopo mesi e mesi di minuzioso lavoro, il maglione sferruzzato a mano con tanto amore è pronto per essere regalato alla vostra dolce metà. Peccato che con questo regalo avete solo alzato di molto le possibilità che tra di voi le cose finiscano male!

Sembra solo una leggenda urbana uscita da un forum dedicato al lavoro a maglia, eppure qualche spiegazione razionale esiste per davvero.

Fatto a mano? Troppo impegnativo!

Un maglione fatto a mano è un regalo estremamente personale e impegnativo, per non parlare del fatto che confezionarne uno può richiedere molto tempo, talmente tanto da coincidere con la morte naturale del rapporto.

Molte persone, sentendo la fine di una relazione ormai vicina, cercano di recuperare terreno con un bel regalo che viene dal cuore, come un maglione fatto a mano, appunto. Purtroppo, se le cose devono finire, un maglione non basterà certo a evitarlo.

D’altro canto, ricevere un regalo così intimo e sentito potrebbe anche innescare un’improvvisa voglia di scappare in Messico in tutti coloro che non vogliono una relazione così stabile. Magari, quel bel maglione morbido potrebbe far capire che la relazione sta prendendo una piega troppo seria, ma solo da una parte.

Oppure, il maglione potrebbe non essere bello e morbido. Potrebbe essere brutto e fatto male, e magari chi lo riceve non sarà così felice di indossarlo, oppure semplicemente non indossa mai maglioni perché la lana gli fa prudere la pelle. Meglio chiedere, prima di sferruzzare un maglione dall’inizio alla fine, per non risentirsi se chi riceve il regalo dimostra poca gratitudine.

Un’altra possibile causa di rottura potrebbe essere il fatto che, passando troppo tempo a sferruzzare, una persona finisca per trascurare il partner, oppure conosca altre persone che condividono la sua passione e magari sono anche più interessanti. 

Forse sarebbe meglio fare il maglione per se stessi, invece che per il partner…

Si può evitare di cadere in queste trappole?

Sì; per prima cosa, non bisogna regalare un maglione fatto a mano se la relazione è iniziata da poco; meglio un oggetto più piccolo e meno impegnativo come una sciarpa o un cappellino. Anche in questo caso, però, sarebbe opportuno coinvolgere il partner nella scelta dei colori e dei modelli, ed è bene iniziare il lavoro solo dopo aver stabilito con chiarezza che il regalo finito sarà gradito e indossato.

Sapevate questa cosa? Avete mai ricevuto un maglione fatto a mano? Mia nonna lavorava all’uncinetto, ma preferiva sferruzzare le coperte!

PS: Sono venuta a conoscenza di questa cosa giocando a Monika After Story… Chissà, magari un giorno mi troverò in casa un maglione che non sapevo di avere…

Every day, I imagine a future where I can KNIT with you..

La bambola vestita di rosa – Una fiaba di Kiria EternaLove

Questa fiaba è stata pubblicata della raccolta “Ti racconto una fiaba 2018”, casa editrice Kimerik. Potete leggerla oppure sentire la mia voce che la interpreta!

“Dove mi trovo?” pensò Lilla, aprendo per la prima volta i suoi occhi fatti di bottoni. Non impiegò molto a rendersi conto di essere tra le mani di una bambina che la guardava tutta contenta.

“Ma che bella bambola!” esclamò la bimba, mostrando un sorriso sdentato. “È tutta rosa! Persino i capelli! Proprio come la volevo io!”

Lilla venne poggiata su una sedia, accanto a un regalo da spacchettare. Una donna adulta afferrò Lilla per la vita, la portò in un’altra stanza, la mise a sedere accanto ad altre bambole come lei, con i capelli di lana e gli occhi fatti di bottoni, e poi se ne andò.

“Benvenuta”, disse una bambola bionda vestita da sposa. “Io sono Principessa, piacere di conoscerti!”

“E io sono Professoressa”, aggiunse una bambola mora con gli occhiali. “Ti troverai bene qui con noi, la piccola Anna è un vero tesoro! Non ci fa mai cadere a terra e ci pettina sempre con molto delicatezza!”

“A volte ci porta anche nel lettino con lei”, disse una bambola con due lunghe trecce rosse. “Ah, scusa se non mi sono presentata: io sono Fragolina, perché il mio vestito è decorato con tante fragole!”

“Io sono Lilla”, rispose la nuova arrivata.

“Oh, no!” obiettò Principessa scuotendo la testa. “Tu non puoi già avere un nome, Anna non te ne ha ancora dato uno!”

“Ma io…” protestò Lilla.

“Non ci metterà molto, vedrai. Appena avrà finito di festeggiare il suo compleanno verrà qui a giocare con noi e ti troverà un nome bellissimo, come i nostri.”

Lilla si mise a osservare la stanza che la circondava. Era una camera piccola, con le pareti rosa chiaro e un sacco di libri e pupazzi sparsi dappertutto. La mensola sulla quale era seduta era posizionata proprio di fronte alla finestra.

“Cos’è quell’enorme distesa verde che vedo là fuori?” domandò Lilla.

“Oh, che schifo!” disse Fragolina. “Quella si chiama erba. Avrà anche un bel colore, ma è tremendamente pericolosa per le creature di stoffa come noi! Una volta sono caduta per sbaglio dallo zainetto di Anna e mi sono sporcata! Ero diventata tutta verde! Hanno dovuto mettermi in lavatrice per togliermi quell’orrore di dosso!”

“Cosa stanno facendo quei bambini? Perché corrono sull’erba?” domandò Lilla, affascinata.

“Stanno prendendo a calci il povero Pallone”, rispose Professoressa. “Pallone appartiene a Daniele, il fratello maggiore di Anna. Ogni volta che non deve fare i compiti, Daniele invita i suoi amici a giocare con Pallone sull’erba. Non importa se ha appena piovuto o se sta ancora piovendo: quei ragazzini saranno là fuori a malmenare il nostro amico. Sai qual è la cosa strana? Che lui nemmeno se ne lamenta, anzi! Sostiene di divertirsi un mondo!”

Lilla continuò a guardare Pallone lasciarsi calciare dai piedini dei bimbi che giocavano con lui. Era sporchissimo, eppure aveva un’aria allegra e serena. All’improvviso, due manine la afferrarono, riscuotendola dai suoi pensieri.

“Eccoti qui… vediamo… come potrei chiamarti…” borbottò Anna. Aveva la bocca sporca di torta. “Hai un vestitino pieno di cuori… ti chiamerò Cuoricina! O preferisci Rosellina, visto che sei tutta rosa? Sono indecisa… MAMMA! Non so come chiamare questa bambola!”

La donna di prima, quella che aveva messo Lilla sulla mensola, venne subito in soccorso della figlioletta.

“Sulla scatola c’era scritto Lilla”, suggerì la madre.

“Ma perché Lilla?” si lamentò Anna. “È tutta rosa, mica lilla! La chiamerò Rosa! Ho deciso!”

Lilla si lasciò sfuggire un sospiro di rassegnazione che nessuno notò.

Quando giunse la notte, la piccola Anna finì per addormentarsi da sola. Si era talmente stancata durante la sua festa che si dimenticò di scegliere una bambola con cui condividere il cuscino.

“Rosa, è il tuo momento!” annunciò Professoressa, tutta contenta. “Vai a fare un giro e presentati agli altri giocattoli! Guarda, ti do qualche suggerimento: lì ci sono i mattoncini colorati. Sono veramente geniali! Possono diventare qualsiasi cosa desiderino! Là invece c’è Miss Orsetta, vive con noi da sempre! E poi c’è…”

“Dove posso trovare Pallone?” la interruppe Lilla.

“Pallone? Forse è in camera di Daniele, a meno che non l’abbiano lasciato fuori un’altra volta…”

Lilla si buttò sul letto, si aggrappò alle coperte per scendere sul pavimento e iniziò ad avventurarsi in corridoio.

“Rosa! Ma che fai!” sussurrò Principessa. “Non dovevi scendere a terra! Ti riempirai di polvere!”

“E come pensi che riesca ad andare in camera di Daniele se non faccio così?”

Principessa lanciò un’occhiata perplessa a Professoressa, che rispose alzando le spalle.

“Stai attenta, mi raccomando”, disse Principessa, tornando a sedere.

Lilla non impiegò molto a trovare la stanzetta di Daniele. Vicino a un paio di scarpe da ginnastica lacere, il vecchio Pallone sonnecchiava tranquillo, poggiato al muro.

“Ehi, Pallone, ciao!” disse Lilla, emozionata. “Oggi ti ho visto mentre giocavi con i bambini!”

“Oh, certo! Sono anni che Daniele mi porta con sé, sapessi quanto tempo abbiamo trascorso insieme! Tu sei la nuova bambola di Anna, il suo regalo di compleanno, giusto?”

“Sì, mi chiamo Lilla.”

“Lilla? Ma io ho sentito che le altre bambole ti hanno chiamata Rosa.”

“Non è importante. Senti, io… io vorrei essere come te. Vorrei uscire di casa, andare in giro con Anna, vedere il sole e la pioggia dal vivo, non attraverso i vetri di una finestra!”

“Per tutte le scarpette chiodate! Una bambola così avventurosa non l’avevo mai vista! È vero, io mi diverto un mondo là fuori, ma quando mi prendono a calci… beh, fa un po’ male… e poi a volte mi saltano le cuciture, e devono farmi aggiustare… Quando mi bagno troppo inizio a puzzare e non mi lasciano entrare in casa… Davvero vorresti vivere come me? Vorresti sporcare il tuo bel vestitino rischiando di cadere in mezzo al fango? Una volta a Fragolina successe, e…”

“Sì, sì, conosco la sua storia”, tagliò corto Lilla. “Ma io voglio essere a fianco di Anna nei momenti più allegri della sua vita, voglio vederla crescere e voglio giocare con lei ogni volta che ne avrà voglia! Forse un giorno guarderà la sua mensola piena di bambole e deciderà di metterci tutte in cantina per fare spazio ad altro, o peggio ancora ci butterà via, e se quel giorno arriverà voglio sapere di aver vissuto intensamente!”

Pallone fissò Lilla per qualche istante.

“Vai nella camera dei genitori di Lilla. Guarda sul comodino della madre… L’ultima volta l’ho vista lì!”

“Sbagliato, sono proprio qui!” disse una voce alle spalle di Lilla.

Lilla si voltò di scatto e vide una bambola di pezza fissarla con i suoi occhi storti. Uno dei bottoni era stato riattaccato un po’ più in basso del dovuto e i suoi capelli, che un tempo dovevano essere stati castani, erano coperti da uno spesso strato di polvere grigia. Un vestito rosso un po’ sgualcito copriva a malapena le macchie di inchiostro sulle braccia.

“Non guardarmi così, mia cara”, disse la bambola. “Io non sono appena uscita dalla scatola come te. Ero una delle bambole più belle e costose del mio tempo, infatti Antonella non voleva mai giocare con me. Aveva troppa paura che mi rovinassi!”

“E poi cosa accadde?”

“Accadde che mi stufai di vivere in mezzo ai peluche e alle altre bambole di pezza. Così feci qualcosa che a nessuno era mai venuto in mente: iniziai a nascondermi nello zaino di Antonella ogni notte. E lei non se ne accorgeva mai. Era così distratta che quando tirava fuori i libri e mi vedeva pensava che fosse stato il suo cane a mettermi lì. Le prime volte mi ignorò, non mi tirò nemmeno fuori, temendo che mi rovinassi il vestito o l’acconciatura, ma alla fine vinse la paura e cominciò a giocare con me durante la ricreazione, insieme alle sue amichette. Iniziò a mettermi lei stessa nello zaino prima di uscire. Ovviamente, a volte ho dovuto correre qualche rischio. Una volta un bambino della sua classe mi buttò nel cestino della spazzatura, un’altra volta venni spruzzata con dell’inchiostro a china, un’altra volta ancora per poco non mi tagliarono i capelli…”

Lilla ascoltava quel racconto con gli occhi pieni di ammirazione.

“Ascoltami bene, Lilla, Rosa, o come accidenti vuoi farti chiamare. Il mondo là fuori non è per niente semplice per le bamboline carine come noi. Ma se accetti di sporcarti le mani, il vestito e i capelli, potresti divertirti davvero moltissimo. Antonella mi ha portato con sé persino all’università e come vedi, nonostante non giochi più con me come un tempo, io sono ancora qui. Le altre bambole immacolate con cui non giocava mai… beh, sono chiuse in uno scatolone in fondo all’armadio. Sono tutte avvolte in degli asciugamani, per evitare che l’umidità le rovini. Si sono conservate perfettamente, sembrano nuove. Allora bambolina, come ti vedi nel futuro? Bella come appena comprata, seduta sulla mensola, o sporca e graffiata nello zainetto?”

Lilla, senza pensarci due volte, corse verso la cameretta di Anna e si infilò nel suo zainetto azzurro.

“Che cosa fai?!” sussurrò Fragolina, sporgendosi dalla mensola. “Vuoi andare a scuola con lei? Ma hai idea di quante cose potrebbero andare storte? Potresti cadere, perdere un occhio, sgualcirti la gonna, macchiarti la faccia…”

“Certamente, e potrei anche scucirmi, imbrattarmi d’erba, sporcarmi d’inchiostro, e chissà cos’altro!” rispose Lilla con un gran sorriso, mentre si acquattava tra il diario e l’astuccio.

Lilla adesso è lì che aspetta il mattino, sognando la scuola e le mille avventure da vivere a fianco di Anna. Fatele i complimenti per il suo coraggio e ditele tutti insieme: in bocca al lupo!

Millennials, siamo nei guai

Posso sfogarmi un pochino? Spero che non saranno in molti a leggere questo testo. Di solito non mi piace immischiarmi nei fatti di cronaca, non sono un medico, un giornalista, uno scienziato né un politico, perciò vedo solo quello che leggo su Internet.

I giovani italiani sono depressi: date le situazioni attuali, temono che non saranno in grado di trovar lavoro, di convivere, di sposarsi, di avere bambini… E io mi aggrego un po’ a quella percentuale. La Silent Generation (i nati tra il 1928 e il 1945) sta sparendo, i Baby Boomers (1946-1964) vengono decimati, la Generazione X (1965-1980) non se la sta cavando bene, i Millennials (1981-1996) come me non sono al sicuro e nemmeno la Generazione Z (1997 fino ad oggi) lo è.

I vaccini per il coronavirus non ci sono ancora, le cure sono sperimentali, la quarantena (o lockdown, se vi sentite anglofoni) serve quando viene fatta bene, ma non tutti i paesi del mondo riescono a rispettarla.

Via, proviamo a dire una cosa positiva…

La sera, prima di dormire, commetto l’errore di leggere gli aggiornamenti del Ministero della Salute e le statistiche della protezione civile.

Dovrei leggere Piccole donne, che è lì sul mio comodino a impolversarsi. Sarebbe più rilassante. Eppure anche le protagoniste del libro della Alcott avevano una grossa preoccupazione: il padre era partito per la guerra, e non non c’era Discord per tenersi in contatto… Quello è un libro, ma c’è chi l’ha vissuta sulla pelle.

La mia bisnonna, morta ultranovantenne, vide il suo fidanzato partire per la Grande Guerra, vide la sua sorellina ammalarsi di Spagnola e poi vide i suoi tre figli maschi partire per la Seconda Guerra Mondiale. Uno fu fatto prigioniero degli inglesi, un altro messo nei campi di lavoro tedeschi… Lei visse i bombardamenti, le fughe nei rifugi, e tutto il ventennio fascista… Alla fine, in qualche modo ha superato tutto ed è vissuta abbastanza da raccontarlo. E come lei, tanti altri che ce l’hanno fatta.

Via, speriamo bene… E nel dubbio, porca miseria state a casa. E lavatevi quelle manacce.

A quanto pare il covid attacca di meno le donne, soprattutto quelle in età fertile. Per una volta avere il ciclo serve a qualcosa…

Kiria EternaLove – Libri e Link!

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L’assassino delle fiabe, e altre strane storie

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Mi avvicinai. Notai con orrore che una persona stava dormendo proprio in mezzo a quei fiori. Era una ragazza; aveva i capelli neri e il rossetto rosso. Sul volto aveva un fondotinta troppo pallido per la sua carnagione. Mi avvicinai ancora, tremando. Aveva le braccia conserte sul petto e tra le mani stringeva una mela rossa morsicata. Un biglietto, scritto a macchina, era stato lasciato accanto a lei: “Il principe non verrà mai a svegliarla dal suo sonno“.

Le avventure di Norvy, il gatto immaginario di Luca e Chiara

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Due giovani ragazzi adottano un micino grigio e lo portano a casa, inconsapevoli del fatto che è in grado di parlare e lamentarsi come (e peggio) di un essere umano! Come cambierà la loro quotidianità con questo insolito inquilino?

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“L’assassino delle fiabe” è in vendita su Amazon!

Dopo mesi di ripensamenti e preoccupazioni, finalmente la raccolta di racconti L’assassino delle fiabe e altre strane storie” è disponibile su Amazon!

Oltre ai racconti L’assassino delle fiabe e Bello da morire, troverete l’inedito Il racconto, una storia di follia percorsa da una scia di sangue lunga parecchi anni…

Grazie a tutti per avermi supportato fino a ora! E per favore, se il libro vi piacerà, lasciatemi una recensione positiva!

La centaura innamorata – Una fiaba di Kiria EternaLove

Questa fiaba è stata pubblicata della raccolta “Amore e Psiche 2018”, casa editrici Kimerik.

Guarda il video se vuoi farti raccontare la storia!

Nel cuore di un bosco di querce, laddove gli alberi erano più radi e il sole riusciva a riscaldare l’erba, viveva una creatura metà donna e metà bestia: una centaura. I suoi capelli erano rossi e i suoi occhi verdi come l’erba. Ogni giorno girovagava da sola in cerca di animali e piante, spinta dalla curiosità e dalla sete di conoscenza.

Un mattino udì uno splendido canto. Si nascose dietro un grosso arbusto e vide il giovane uomo a cui apparteneva la voce. Aveva i capelli neri e la pelle bianca ed era vestito di seta e di velluto. D’improvviso, un cinghiale sbucò da dietro un albero e tentò di attaccare il giovane. La centaura fu pronta a incoccare una freccia e a scagliarla vicino al cinghiale, costringendolo a fuggire.

«Chi siete voi, che mi salvate la vita e mi guardate con quegli occhi tanto belli?» domandò lui, voltandosi verso di lei. «Siete forse una dea?»

«Il mio nome è Primula» disse la centaura. «Non sono una dea, sono solo un’arciera.»

«Che voi siate benedetta, arciera. Vi prego, lasciate che baci la vostra mano!» supplicò il giovane, inginocchiandosi per terra. La centaura, arrossendo in viso, allungò la mano verso di lui e accettò il suo bacio.

«Vorrei tanto vedervi» disse lui, con un sorriso. «Potreste uscire da dietro quel cespuglio?»

«Oh, non posso!» mentì la centaura. «Stavo facendo il bagno e sono completamente nuda!»

«Perdonatemi!» disse il ragazzo, distogliendo lo sguardo. «Grazie ancora per avermi salvato!»

«Non mi avete detto il vostro nome» aggiunse lei.

«Mi chiamo Febo, come il dio del sole» rispose lui, con gli occhi bassi. «Potrò mai rivedervi, se adesso me ne andrò?»

«Mi rivedrete solo se lo vorrete» rispose Primula.

«Lo vorrò di certo. Addio, mia signora!»

La centaura tornò verso la sua casa scavata nel legno di un’enorme quercia. Non riusciva a smettere di pensare al bel giovane ed escogitò un modo per poterlo rivedere. I centauri erano da sempre i depositari dell’ultimo residuo di magia rimasto sulla Terra. In mezzo ai mille libri che aveva sullo scaffale, Primula trovò un incantesimo che le avrebbe concesso la forma umana, almeno per un giorno. Preparò un filtro e lo bevve, provando un dolore atroce: in pochi istanti le sue zampe equine svanirono per lasciare il posto a due esili gambe umane. Era ancora instabile e malferma, ma si mise in marcia e all’alba finalmente raggiunse la strada dove aveva visto sparire il giovane. Si coprì il seno con i capelli e iniziò a chiamare aiuto, fingendo di essere stata derubata. Alcune lavandaie la soccorsero e le diedero un vestito e dei sandali. Quando fece il nome di Febo, tutte la riconobbero.

«Tu devi essere Primula!» esclamò una comare.

«Il signor Febo ha parlato di te tutto il giorno!» affermò un’altra donna. «Ha dichiarato che ti avrebbe cercata per sposarti!»

«Vi prego, portatemi da lui!» disse Primula, con gli occhi pieni di speranza.

«Io sono la sua governante!» asserì la comare più vecchia. «Vieni con me.»

La donna prese a braccetto Primula e la condusse in una bella villa con le pareti bianche. Febo sedeva alla scrivania, intento a esaminare alcune carte.

«Signore, guardate chi vi ho portato!» disse la governante.

«Primula!» esclamò lui, con un gran sorriso. «Mia salvatrice! Mi avete ritrovato! Debbo dunque tener fede alla mia parola e prendervi in moglie!»

«Vi prego, cantate per me» chiese Primula, arrossendo. Febo fece cenno alla governante di uscire e iniziò a intonare una melodia struggente, narrando la storia di una principessa chiusa in un castello in attesa del vero amore.

Quando intonò l’ultima strofa, gli occhi di Primula erano pieni di lacrime. «Accetterete la mia proposta di matrimonio?» chiese lui, prendendole le mani. 

 «Canterete ancora per me?» chiese lei, speranzosa.

«Ogni giorno, se lo vorrete.»

«Io vi sposerò, ma vorrei che la stanza più grande di questa villa fosse riservata a me e vorrei essere l’unica a possederne la chiave. Vi prego, non fatemi domande.»

«Se è tutto quel che volete, lo avrete» disse Febo.

Alla vigilia delle nozze, Primula raccolse i suoi averi e li trainò con un carretto fino alla casa di Febo mentre era ancora una centaura.

«O mie forti zampe!» pensò. «Dovrò dirvi addio per due misere gambe che mi sorreggono appena! Non potrò più correre per i boschi, non potrò nitrire di gioia sotto la pioggia, non potrò tendere il mio arco! Ahimè, perderò tutta la mia forza!»

Prima che spuntasse il sole, Primula bevve il filtro che la rendeva umana e sposò il giovane uomo. Durante la prima notte di nozze, Febo le tolse il velo dal viso e dai capelli.

«Come sei bella!» sussurrò.

«Se un giorno non dovessi più essere bella, mi vorrai ancora?» domandò lei. «Per sempre» rispose Febo.

I due sposi vissero felicemente per parecchi mesi. Ogni mattina, Primula si svegliava all’alba per impedire alle sue gambe di tramutarsi in zampe di cavallo, sopportando il dolore con il sorriso sulle labbra. Una sera, mentre Febo cantava, venne colto da un attacco di tosse fortissimo che quasi gli tolse il fiato. Col passare del tempo, la tosse si ripresentò sempre più forte, finché una notte il giovane non macchiò di sangue il fazzoletto bianco con cui si copriva la bocca.

«Mi amerai ancora, anche se non potrò più cantare?» chiese Febo.

«Per sempre» rispose Primula.

La governante corse a chiamare un medico, ma con lui vennero solo cattive notizie. Primula si chiuse nella sua stanza e sfogliò i suoi libri sperando di trovare una cura. Finalmente, tra le pagine del libro più vecchio e lacero lesse una soluzione: Febo sarebbe rimasto in vita se avesse potuto bere ogni giorno il sangue di un centauro. Senza pensarci due volte, Primula attese l’alba e corse nella sua stanza per lasciare che la sua trasformazione in centaura avvenisse. Si praticò un taglio profondo su una delle zampe e lasciò che il sangue si raccogliesse in un bicchiere. Dopo esser tornata umana, andò in camera da letto e svegliò suo marito per dargli da bere.

«Che cos’è?» domandò lui.

«È una medicina che mi preparava sempre mia nonna quando avevo la tosse» mentì Primula.

«Devi berla ogni mattino, affinché faccia effetto.» Il giovane bevve e si sentì improvvisamente meglio.

Ogni giorno, prima che Febo si svegliasse, Primula gli faceva trovare la medicina sul comodino. Era felice di aver trovato il modo di curarlo, ma presto i suoi capelli persero la loro bella sfumatura rossa e due occhiaie scure si formarono sotto i suoi occhi.

«Mi ami anche se non sono più bella?» domandò Primula a suo marito.

«Per me sarai sempre bella» rispose lui. «Però sei tanto pallida. Sei forse ammalata anche tu?»

«Sto bene, stai tranquillo!» disse lei, con un sorriso.

«Cosa fai da sola in quella stanza, ogni mattino?» domandò Febo.

«Mi avevi promesso di non chiedermelo mai!» rispose Primula.

Una notte, credendo che il marito dormisse, Primula iniziò a svestirsi. Innumerevoli tagli le costellavano le gambe e le braccia.

«Ti sei fatta male?» domandò Febo. Primula si rivestì in fretta.

«Sono solo caduta in mezzo ai rovi. Ti prego di non domandare altro» disse lei, senza guardarlo negli occhi.

Quando giunse l’alba, Primula si alzò in fretta per raggiungere la sua stanza. Le gambe si stavano facendo più forti e presto le dita sarebbero divenute zoccoli. Febo l’afferrò per una mano prima che potesse andare via.

«Dove vai?» chiese, preoccupato.

«Vado a preparare la tua medicina!» disse Primula. Lui lasciò andare la sua mano e attese il suo ritorno. Passò un’intera ora: il sole era ormai già alto, ma Primula non era ancora tornata. Febo, senza la medicina, iniziò a sentirsi di nuovo debole. Nonostante la promessa che aveva fatto, decise di andare a cercare Primula nella sua stanza e iniziò a bussare insistentemente, ma lei non apriva la porta.

«Ti prego, fammi entrare!» disse lui, con una mano sulla maniglia.

«Aspetta!» rispose Primula, con voce debole. «Prima rispondi a una domanda: mi ameresti ancora anche se non fossi… non fossi più umana?»

«Per me tu non sei mai stata umana» rispose Febo. «Per me sei l’angelo che mi ha salvato la vita!»

«E allora entra…» 

Il giovane aprì la porta e si portò le mani alla bocca. Nel mezzo alla stanza giaceva una centaura moribonda che aveva lo stesso volto di sua moglie. «È ora che tu sappia…» sussurrò Primula, con un debole sorriso.

La centaura raccontò per la prima volta a suo marito la verità sulla sua natura e sull’origine della medicina che lo aveva tenuto in vita.

«Tu stai morendo a causa mia!» disse Febo tra le lacrime, tenendo in grembo la testa di lei.

«Mi rammarico solo di non poterti più aiutare, però morirò felice: morirò come sono nata, come una centaura, e morirò sapendo di averti raccontato tutto. Ti prego, canta per me un’ultima volta…»

Il giovane baciò la moglie sulle labbra e poi intonò la melodia che aveva condotto Primula da lui nel bosco. Quando intonò l’ultima strofa, gli occhi di lei si erano chiusi per sempre. Febo seppellì Primula da solo, nel giardino della villa, e ogni giorno cantò per lei fino a consumare i suoi polmoni. Un mattino la governante lo sorprese inginocchiato sulla tomba di Primula, con la testa appoggiata sulla lapide.

«Vi prego, venite in casa. Qui fuori è troppo freddo per voi!» disse lei, ma non giunse risposta. La donna poggiò una mano sulla spalla del padrone: solo allora si accorse che aveva smesso di respirare. Se ne era andato col sorriso sulle labbra e con un canto nella gola.

L’indomani, Febo venne sepolto accanto alla moglie. La primavera successiva, tantissime primule coprirono le tombe dei due sposi e in mezzo a esse nacque una grossa quercia. Coloro che hanno osato avvicinarsi alle lapidi durante la notte giurano di aver udito il vento cantare in mezzo alle primule e di aver visto i rami della quercia allungarsi per poter accarezzare i fiori nati tra le sue radici.  

Bizzarro Bazar: il mio blog preferito

Quanto mi piacciono i pupazzi, i gattini, il colore rosa, il cioccolato… Poi però scrivo racconti con persone torturate e gioco a Yandere Simulator, ridendo e infierendo sui corpi delle mie vittime. Tutto normale, no? Ho solo un lato oscuro curioso che si diverte a leggere e imparare cose che lo alimentano.

Come faccio? Leggendo il mio blog preferito: Bizzarro Bazar, curato da Ivan Cenzi. Tutte le cose più strane, macabre e meravigliose (come recita il motto del blog) le ho lette lì. A volte ne ho parlato durante le mie live su Twitch e ci tengo a ripeterlo: NON è una lettura adatta a persone molto giovani o sensibili, perché gli argomenti trattati o le foto possono turbare. Per esempio, non so quanti di voi conoscano il destino dei poveri ortolani, degli uccellini che vengono affogati e poi cucinati nel liquore. E magari non vi interessa vedere l’interno delle veneri anatomiche, ricostruite nel dettaglio con la cera a partire da dei corpi veri.

“Eh, mi sa che sono stata un po’ troppo al sole senza la protezione!”

Se invece di leggere preferite una forma di intrattenimento audio-visivo, da qualche settimana è iniziata la web serie di Bizzaro Bazar.

Vi lascio qui il primo episodio. Buona visione!

Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners – Therese Oneill

Guardate che bel corsetto indossa la signora nella foto. E poi pensate a che fine ha fatto il fegato, spiaccicato in qualche angolo della pancia.

Avete mai letto libri come Jane Eyre, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento? Avete mai visto qualche film tratto da questi libri? Vestiti stupendi, acconciature elaborate, storie d’amore strappalacrime. Tutto molto bello, no? Aggiungiamoci anche che farsi il bagno o la doccia era opzionale, che lavarsi i capelli non era un’abitudine, che i vestiti non venivano letteralmente mai lavati e che tutti erano ricoperti da strati e strati di profumo che serviva a coprire l’odore personale.

Tutto questo lo sto leggendo nel libro Unmentionable: the Victorian Lady’s guide to sex, marriage and manners, scritto da Therese Oneill, in lingua inglese. Lo so, lo so, è più divertente leggere in italiano, ma con un dizionario alla mano penso possiate cavarvela tranquillamente.

Il libro è articolato in vari capitoli, ciascuno dedicato alla vita di una signora vittoriana in tutte le sue sfaccettature: igiene personale, abbigliamento, ciclo mestruale, rapporti con l’altro sesso e altri argomenti scabrosi e piccanti, sempre trattati con un’ironia che rende la lettura molto leggera e affatto noiosa.

All’interno trovate anche parecchie foto d’epoca, dipinti o pubblicità. Per l’occhio moderno, certe abitudini e credenze sembrano completamente fuori di testa. Ad esempio fumare per curare l’asma o lavarsi i capelli con l’ammoniaca, perché fa “brillare la pelle”.

Libro consigliatissimo ai curiosi, o a tutti coloro che vorrebbero essere nati in un’altra epoca storica, per dimostrarvi che no, non avreste voluto. Nemmeno per idea. Pensate a quelle belle principesse Disney. E adesso pensate al fatto che i loro vestiti pesavano venti chili e che dovevano indossare per forza gli stivali quando uscivano di casa, per evitare di trovarsi coperte di “fango” (chiamiamolo fango) fino alle caviglie.

Se volete dare un’occhiata, lo trovate su Amazon: https://amzn.to/2B78Rte

Visto che belli i corsetti? Trovate questa foto anche su Amazon!

STO PER PUBBLICARE UN E-BOOK!

Ok, finalmente posso dirvelo. Avete presente L’assassino delle fiabe e Bello da morire? Sono due racconti che ho pubblicato nel mio blog e pure su Wattpad, letti complessivamente più di 30.000 volte, e posso solo dirvi grazie!

Sapete che il mio sogno è diventare una scrittrice, no? Bene, ho scritto un terzo racconto, più inquietante e macabro degli altri, completamente inedito, trasformando la raccolta in una trilogia dal titolo “L’assassino delle fiabe e altre strane storie”. E indovinate un po’? Presto la raccolta sarà in vendita su Amazon come e-book (e costerà solo il prezzo di un caffè)! Al momento sono in fase di revisione, per consegnarvi il racconto al meglio della sua forma. Manca ancora la prefazione, la copertina e diverse altre cosucce, ma non temete: manca poco!

Intanto, vi lascio i link del primo episodio di ciascuno: