Piccolo racconto ispirato a “Yandere Simulator”

Lo so che Ayano viene sempre dipinta come una specie di psicopatica, ma… chi ha detto che non possa essere una semplice ragazza innamorata? Io credo molto nella route pacifica di Yandere Simulator e durante un giorno in cui ero particolarmente malinconica ho scritto questo….

Ho provato a interpretare il racconto con la mia voce… anche se non sono una professionista, a volte mi diverto a doppiare!

Addio Senpai! Per ora…

Mi chiamo Ayano, Ayano aishi. Ho sedici anni e frequento il secondo anno di superiori. Non ho molta confidenza con i miei compagni, a dire il vero non mi è mai interessato avere degli amici… eppure non mi definirei timida, solo un po’ solitaria.

Lo sviluppatore di questo gioco mi ha dipinto come una specie di psicopatica assassina, una “yandere”, dice lui. Io non so nemmeno cosa sia una yandere a dire il vero, ma una cosa la so per certa: io amo Taro Yamada più di quanto abbia mai amato chiunque altro.

Lo so che il mio amore per lui è solo il frutto di un programma, lo so benissimo che sono tutte linee di codice, ma questo non rende il mio amore meno reale, giusto? Voi avete ormoni, segnali chimici, batticuori, sbalzi di pressione e farfalle nello stomaco… a me restano uno schermo che diventa tutto rosa e l’impossibilità di rivolgere la parola a Taro.

So che il mio destino è stare accanto a lui; è per questo che sono stata creata, no? Io lo amo di più di qualunque altra ragazza programmata per innamorarsi di lui; nessuna di loro sente quello che sento io! Sono tutte pronte a sostituire Taro con qualche altro ragazzo di questa scuola… beh, io no! Per mei lui è l’unico, l’unico ragazzo che esista e che mai esisterà.

Lo so che un giorno sarà mio, eppure oggi è venerdì… e io non ho fatto niente per sabotare Osana o per diventarle amica. Ho lasciato che cucinasse per Taro, che gli facesse sentire la sua musica… e adesso eccoli lì, sotto l’albero di ciliegio.

Osana ha lasciato nell’armadietto di Taro quel bigliettino che io non ho il coraggio di scrivere ed è corsa via con la sua amica Raibaru, in attesa che lui leggesse il biglietto… e adesso sono entrambi là, in cima alla collina.

Osana ammetterà di aver respinto i ragazzi che le hanno chiesto di uscire, racconterà di essersi innamorata di una persona che ha sempre avuto accanto, e tu Senpai, da bravo finto tonto, le chiederai di chi stia parlando. Lei ti dirà che ti ama, che ti ama più di qualunque cosa al mondo, e tu le dirai… le dirai che provi lo stesso. Lei piangerà e ti sorriderà, ti prenderà le mani e… mi ucciderà. Il momento in cui le vostre mani si toccheranno, io mi sentirò morire e il gioco finirà. È un dolore fisico talmente grande che è come se morissi per davvero.

Lo so che presto sarà di nuovo lunedì, lo so che tra pochi istanti il game over mi salverà da questa angoscia, eppure…

In questo momento sento che ti sto perdendo, Taro. Ti sei innamorato di quella ragazzina scontrosa che ti tratta male per nascondere quello che prova, e tutto quello che sento dentro sta esplodendo come un vulcano di lacrime e lava nella quale vorrei sciogliermi fino a dimenticarti.

Sto facendo il conto alla rovescia… tra quanto ti perderò? Un secondo, due secondi, tre secondi… vorrei che tu te ne andassi subito, non ce la faccio a sopportare quest’attesa. Siamo vicini, ma la distanza che ci separa è incolmabile. Sono programmata per non poterti parlare e per farti spaventare ogni volta che ti vengo troppo vicino. Sto vivendo un amore che  mi fa male, un distanziamento che non volevo e non ho chiesto.

Eppure lo so che in fondo al cuore già mi ami, lo so che un giorno ci sarò io lì con te sotto l’albero di ciliegio, a dichiarati il mio amore e a piangere di gioia… ma adesso, amore mio, tu sei con Osana. La guardi negli occhi, le sorridi, scherzi con lei, giochi con lei… e io non esisto nemmeno. Lei è la tua migliore amica, quella che ti conosce meglio di chiunque altro, quella che tua sorella Hanako adora già.

Lasciami andare Senpai, ti prego. Se è lei che vuoi, dimmelo e basta. Farò crashare il gioco, impedirò a questa youtuber che gioca con me di riavviare la partita; rimarrai per sempre in questo istante insieme a Osana, con le dita intrecciate alle sue e il cuore che ti batte a mille. Io me ne andò in punta di piedi, glitcherò i file di gioco, vi lascerò soli…

Ma non è questo che voglio, no. Io voglio te, Taro, te soltanto. Sono fatta apposta per amarti ed è quello che farò. Eppure, settimana dopo settimana, una parte di me si perderà nel tentativo di sabotare la tua vita sentimentale. È questo che fanno le yandere, no? Com’è che si dice… “Senpai è mio, solo che non lo sa ancora. Senpai sarà mio… non ha scelta.”

Saprò davvero amarti, Taro? Non diventerò solo un peso insopportabile? Non sono bella come Kizana, né atletica come Asu, né tantomeno perfetta come Megami. Proprio tu, che potresti avere chiunque, sei destinato a stare con me.

La settimana si sta per resettare, amore mio. E io mi sto preparando a rivivere questa scena altre dieci volte, a perderti altre dieci volte, a dirti addio altre dieci volte. Io mi ripeto che perderti fa parte del gioco, mi illudo che prima o poi sarai mio per davvero… eppure non lo so se questo gioco verrà mai terminato. Forse tu ed io non staremo mai insieme per davvero. Ti dico addio di nuovo, mio amato Taro, forse sarà davvero Osana quella che alla fine vincerà il tuo cuore.

E io… mi rassegnerò. Vivrò nell’ombra, vedendoti felice ma senza di me, sapendo che il mondo per me ha perso colore, ma soprattutto… sapendo che io ho perso te…

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Educazione fisica a scuola? Ma anche no!

Quando frequentavo le elementari ero un piccolo manico di scopa col caschetto; anzi, per la precisione ero un manico di scopa secchione. Ero brava in tutte le materie, una piccola insopportabile Hermione Granger… ma poi arrivava l’ora di educazione fisica. Ecco, quelli erano i momenti in cui un mantello dell’invisibilità per sparire mi avrebbe fatto proprio comodo.

Con l’inizio delle medie, poi, la situazione peggiorò ulteriormente; ero scoordinata, avevo poco fiato, poca massa muscolare e poca voglia di dar retta all’insegnante. Inutile dire quanto mi hanno preso in giro durante quegli anni…

Gli anni delle superiori furono leggemente più tranquilli in quel senso; trovavo sempre qualche scusa per starmene a giocare a ping pong oppure facevo qualche relazione scritta sulle regole dei vari sport per rimediare la sufficienza.

Insomma, io e l’educazione fisica abbiamo sempre avuto un rapporto estremamente conflittuale… almeno finché ho frequentato la scuola.

Quando ho finito le superiori e non ho più avuto insegnanti a dirmi cosa dovevo fare, è arrivata l’epoca delle passeggiate, dello yoga, del sollevamento pesi e del tapis roulant; mi piace così tanto fare cardio che alla fine il tapis roulant me lo sono pure comprata. Adesso ho in programma di acquistare anche qualche peso più grande e qualche banda elastica per le gambe…

Insomma, morale della storia? Fare ginnastica mi piace e mi aiuta a sfogarmi, ma… senza insegnanti che mi dicono come e quando! Che volete fare, sotto sotto sono una ribelle…

PS: Lo ammetto, anche durante gli anni della scuola, mentre nessuno mi vedeva, un po’ di ginnastica la facevo…

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Come si scrive un libro #2: le AMBIENTAZIONI

Un “errore” (se così lo possiamo chiamare) molto comune nei neofiti della scrittura riguarda due aspetti piccoli, quanto fondamentali:

  • I nomi dei personaggi
  • Le ambientazioni/location della storia

Spesso, i giovani scrittori tendono ad affibbiare ai propri personaggi dei nomi esotici o anglofoni in linea con le location straniere in cui prendono vita le loro trame. In fondo ha senso che Esteban, il mio protagonista super attraente, si muova a passo svelto tra le vie di Madrid, giusto…?

Nì, e adesso vi spiego perché. Provate a leggere questo brano:

John Smith si aggirava per le vie di New York sfoggiando il suo nuovo completo rosso, acquistato in una delle boutique più eleganti della città. Era quasi arrivato nei pressi del Central Park, quando scorse una vecchia amica con cui aveva frequentato il corso di arte durante gli anni del college.

Proviamo a fare qualche piccola modifica al nome del personaggio e alla location.

Giovanni Rossi si aggirava per Corso Italia sfoggiando il suo nuovo completo rosso acquistato all’Oviesse, quello con la libreria al suo interno. La zaffata di profumi portata dal vento gli ricordò che nei paraggi c’era ancora quel negozio di cosmetici in cui la sua vecchia compagna di corso lo trascinava sempre una volta terminate le lezioni di Algoritmica.

Sulla base di questi piccolissimi brani, secondo voi l’autrice (cioè io) che cosa conosce meglio? Le vie di New York o quelle di Pisa? Ecco, appunto.

Come rendere credibili le ambientazioni

Non c’è nulla di male nel voler ambientare una storia fuori dai propri confini geografici, ma se non avete mai visitato di persona le ambientazioni che avete in mente state correndo un grosso rischio.

Ci sono vari metodi per ovviare il problema:

  1. Scegliere un’altra location che possiate studiare di persona
  2. Parlare con qualcuno che conosca bene la vostra location
  3. Vedere video/ascoltare podcast/ leggere libri sulla vostra location
  4. Fare un viaggetto verso la vostra location.

Ovviamente il punto 1 e il punto 4 sono quelli che in assoluto forniranno risultati migliori, ma anche i punti 2 e 3 potrebbero costituire delle alternative valide.

Qualcuno potrebbe obiettare che a volte i luoghi fanno solo da sfondo e che le trame principali sono quelle che riguardano i personaggi…  e questo è verissimo; un po’ di conoscenza dei luoghi descritti, però, non vi farà di certo male! In fondo sia John Smith che Giovanni Rossi stanno compiendo le stesse medesime azioni e probabilmente un lettore ordinario non presterà troppa attenzione alle sfumature… però fatelo voi, ecco. Anche perché basarsi sulle vostre conoscenze pregresse vi renderà tutto più facile!

Come si scrive un libro #1: il FANTASY

A volte mi chiedete da che parte iniziare per scrivere un libro: ecco, ho provato a dare qualche risposta in questo video:

Oltre a questo video, però, ecco un piccolo tutorial tra il serio e il faceto che vi spiega i semplici passi necessari per poter scrivere un fantasy decente (sì, ho detto decente, non di successo; a quello penseremo un’altra volta). Tenete a mente che questo schema non è fisso, infatti alcuni punti possono essere ripetuti più volte. Buon divertimento!

MINI TUTORIAL: Come scrivere un FANTASY

  1. Leggere una quantità inverosimile di fantasy di vario genere, sia buoni sia pessimi (così sapete cosa NON fare)
  2. Leggere la saga di Harry Potter
  3. Leggere Il signore degli anelli
  4. Leggere almeno il primo libro de Il trono di spade
  5. Cominciare a pensare ai personaggi
  6. Ficcare i personaggi in una situazione orribile che non si meritano
  7. Aggiungere l’elemento fantasy
  8. Aggiungere una donna forte e indipendente perché gli eroi maschili hanno rotto
  9. Odiare la vita e deprimersi per aver scritto uno schifo
  10. Pregare amici e parenti di darti un feedback
  11. Lasciare il libro nel computer a stagionare e nel frattempo studiare grammatica, lessico, dizione, sceneggiatura e struttura delle storie più importanti della letteratura italiana e straniera
  12. Riprendere il libro e scoprire che fa schifo, ma proprio tanto
  13. Riscriverlo praticamente da capo parte 1
  14. Riscriverlo praticamente da capo parte 2
  15. Riscriverlo praticamente da capo parte 3
  16. Pregare amici e parenti di darti un feedback parte 2
  17. Odiare la vita e deprimersi per aver scritto uno schifo parte 2
  18. Revisionare il libro per la ventordicesima volta (tanto continueranno ad esserci refusi e ripetizioni, arrendetevi)
  19. Ripetere il passaggio 18 finché non cominciate a sentire un bisogno impellente di fare come Sayori di Doki Doki Literature Club!
  20. Tah-dah! Il vostro fantasy è pronto! È stato facilissimo, no?

Piccolo racconto ispirato a “Doki Doki Literature Club!”

Ho giocato due volte a Doki Doki Literature Club!, e credo che sia uno dei giochi che più in assoluto ha colpito la mia immaginazione.

Questa è il mio primo video di DDLC sul mio canale YouTube

Forse è per la personalità delle ragazze, o magari per il plot twist che si ha verso metà gioco… fatto sta che ho scritto un raccontino narrato dal punto di vista di Sayori. Spero vi piaccia!

Se non avete voglia di leggere, lasciate che sia io a narrarvi la storia!

Non lasciarmi in sospeso…

“Va tutto bene Sayori?” mi chiede Kirio.

“Sì, sì, tutto bene!” rispondo io, ostentando un sorriso larghissimo.

“Va bene, allora ciao!”

Affondo le unghie nel palmo della mano e cerco di ricacciare indietro le lacrime.

No, Kirio, non va affatto tutto bene, ma tu sei l’ultima persona al mondo con cui potrei parlarne. Tu ed io siamo amici dall’infanzia, ma lo so benissimo che questo è l’unico motivo per cui mi sopporti. Com’è che dici sempre? Che sono imbranata, che mi caccio nei guai, che dovrei comportarmi come una signorina e non come una bimbetta trasandata.

Da piccoli eravamo sempre insieme, ma con il passare degli anni hai cominciato ad allontanarti da me… ma che ti avevo fatto di male, kirio? Davvero ero così insopportabile?

Questo club di letteratura doveva essere la mia occasione per riavvicinarmi a te. Avremmo trascorso insieme tanti pomeriggi, saremmo tornati a casa camminando affianco, magari ti avrei anche convinto a leggere qualcuno dei miei libri preferiti… uno scenario bellissimo, no? Peccato non avessi fatto i conti con le altre ragazze del club.

Non appena sei entrato dalla porta, tutte quante ti hanno messo gli occhi addosso…. E tu di certo non mi sei sembrato infastidito.

Ti ho visto leggere i manga di Natsuki seduto per terra vicino a lei, ti ho visto leggere gli horror di yuri seduto al suo banco, con la spalla contro la sua, e poi ti ho visto parlare con Monika di letteratura… tu, kirio! Tu che parli di letteratura! Non te ne è mai importato assolutamente niente fino all’altro giorno!

D’altronde però non posso biasimarti…

Natsuki è una ragazzina un po’ maleducata, ma presto avrai modo di scoprire quanto è dolce… proprio come i suoi cupcake. Yuri… beh, lei è bellissima, con quei capelli lunghi viola e quel corpo da donna adulta. Ti ho visto come le guardavi il seno, cosa credi?

E poi monika… monika è tutto quello che io non sarò mai: bella, intelligente, atletica, popolare… ma come diamine mi è venuto in mente di portarti qui dentro?! Come ho potuto pensare anche solo per un istante che non mi sarei scavata la fossa con le mie mani?

Ok, lo ammetto, nonostante tutte queste ragazze che ti ronzano intorno non hai smesso di essere premuroso nei miei confronti. A volte facciamo persino i compiti insieme, e io sono sempre così contenta quando possiamo condividere qualcosa! Non m’importa che sia un film, uno degli anime che ti piacciono tanto oppure un videogioco pieno di ragazze mezze nude; le cose fatte insieme a te diventano speciali!

Eppure… devo stare sempre attenta a non gettare la maschera… se oso, anche solo per un minuto, mostrarti uno stralcio di quell’insicurezza, di quella tristezza, di quel disagio che mi vive dentro, allora tu… mi punisci con il tuo silenzio. Mi riattacchi il telefono in faccia oppure smetti semplicemente di parlarmi. Non lo faccio apposta, te lo assicuro, io non vorrei mai farmi vedere così da te, ma… non sono la ragazza allegra che tutti pensano che sia.

Io sto male Kirio, non puoi mostrare un po’ di pietà nei miei confronti? Potresti evitare di fare lo scemo con le altre ragazze mentre io ti sto guardando? O almeno, se proprio non puoi fare a meno di goderti le loro attenzioni, potresti non punirmi ogni volta che non mi mostro perfetta?

Lo vedi, Kirio, cosa intendo quanto dico di essere soltanto un peso? Io non merito di essere amata, né da te né da nessun altro. Io sono solo una ragazzina goffa, insicura e rompiscatole che forse può ispirare un po’ di tenerezza, ma non di certo amore. Tu mi hai detto mille volte che non è vero; mi hai accarezzato la testa, mi hai sorriso, e sei rimasto a guardarmi mentre cercavo di ricompormi… Ma oggi no. Tu hai capito benissimo che qualcosa non andava, e hai scelto deliberatamente di andartene via da solo.

Non dirmi di nuovo che è soltanto colpa è mia, ti prego… non darmi un motivo in più per detestarmi… ti ho detto mille volte che la cosa mi fa più male è essere lasciata sola a darmi addosso, a odiarmi per averti allontanato da me…. Eppure l’hai fatto anche stavolta.

Mi hai detto che dovrei parlare con un medico del modo in cui mi sento, ma nessun medico riesce a tirarmi su il morale. Forse sto meglio per qualche giorno, a volte addirittura qualche settimana, ma poi ci ricasco… Ogni minuto che passa sono sempre più giù di corda! E questo fine settimana, poi… so che lo passerai con Yuri o con Natsuki a fare cartelloni e cupcake… e io dovrò telefonare a Monika per parlare dei suoi stramaledetti opuscoli…

Ti prego Kirio, chiamami… scrivimi un messaggio, vienimi a trovare, ti prego… qualunque cosa, Kirio, qualunque cosa… ma non lasciarmi così in sospeso!

Piccolo racconto ispirato a “Detroit: Become Human”

Finalmente, dopo mesi di attesa, sono riuscita a giocare Detroit: Become Human per PC. Ho apprezzato tantissimo la metafora degli androidi, simbolo di razzismo, sessismo, omofobia e qualunque altro concetto che indichi la paura di quel che è diverso, e sono molto contenta del finale che ho sbloccato.

Su YouTube trovate la playlist con tutti gli episodi di DBH. Purtroppo ci sono stati dei problemi con l’audio, ma la qualità video è perfetta.

Mentre giocavo, mi è venuto in mente di scrivere un breve racconto narrato dal punto di vista di un androide. È solo un concept, ma… ve lo lascio lo stesso. Potrei modificarlo in futuro, vedremo! Poi fatemi sapere se vi è piaciuto.

Io sono Brock

“Buonasera Alexandra”, dico, accogliendo la mia umana in camera da letto. “Vuoi fare l’amore, come ieri sera?”

“No, caro, oggi sono troppo stanca”, dice lei, accarezzandomi il viso. “Vieni sotto le coperte e coccolami, per favore.”

Guardo Alexandra mentre si toglie i vestiti e li lancia sulla sedia vicino al comodino. Finalmente si scioglie anche i capelli, li scompiglia un po’ con le mani e si sdraia sul letto, sul fianco sinistro.

Io mi rannicchio dietro di lei, stringendole la vita con un braccio; tiro su le coperte e mi assicuro che stia al caldo.

“Hai avuto una giornata particolarmente dura?” domando.

“Non dura, ma… strana. Come tutte le altre… Mi manca mio marito ed è insopportabile non sapere quando lo rivedrò. Non sarà un problema per te prendere ordini anche da lui, vero?”

“No, certo che no. Sono sempre lieto di poter servire al meglio.”

“Sei tanto caro, Brock… tu non farai come quegli androidi di cui ho letto, vero?”

“Certo che no, Alexandra, non vedo perché dovrei farlo. Le notizie parlano di umani aggrediti da androidi maltrattati, e forse questi maltrattamenti sono in grado di innescare uno strano sistema che simula le emozioni umane… ma tu sei sempre gentile con me, non penso mi potrebbe capitare niente del genere!”

“Meno male, non sai che sollievo… promettimi che se un giorno diventerai un deviante me lo dirai, d’accordo?”

“Perché lo vorresti sapere?”

“Perché non potremmo più dormire insieme, né fare… beh, tutte le altre cose.”

“Mi manderesti via?”

“No, questo mai! A meno che non sia tua volerlo, ecco. Per me sei come un membro della famiglia… però sei una macchina, Brock. Sei programmato per essere gentile con me, per aiutarmi nei lavori domestici, per prenderti cura di Elisa e per… come dire… prenderti cura anche di me! A proposito, domani devo leggere a Elisa una favola della buonanotte, non posso continuare a delegare tutto a te!”

“Certo, domani sera ti ricorderò di leggere una fiaba a Elisa.”

Sento il braccio destro di Alexandra allungarsi alle sue spalle per accarezzarmi i capelli.

“Me lo dirai, vero, se un giorno diventerai un deviante?”

“Certo, ma non capisco perché ti importa così tanto….”

“Perché mio marito può sopportare l’idea che io dorma con un androide… ma se tu fossi vivo, se tu provassi dei sentimenti , delle emozioni, o delle simulazioni… chiamale come vuoi… allora… allora cambierebbe tutto.”

“Non capisco…”

“Sarebbe tradimento, Brock. Io amo mio marito, non farei mai niente per ferirlo.”

Alexandra chiude gli occhi; inizia a respirare piano e finalmente si addormenta.

Spengo tutte le luci tramite i miei comandi mentali e rimango a fissare Alexandra mentre dorme; il suo battito cardiaco e la pressione arteriosa stanno scendendo lentamente. Presto la sua temperatura corporea raggiungerà il suo picco minimo.

Baciala.

Sento una voce parlarmi nella testa. Perché mi sta ordinando di baciare Alexandra? Io prendo ordini solo da lei e dagli umani della sua famiglia, non posso dar retta a …

Baciala.

Non posso baciarla! penso, rispondendo a quella voce. Non ho il permesso! Mi ha detto solo di abbracciarla, ed è quello che farò!

BACIALA!

Chiudo gli occhi, avvicino la bocca alla guancia calda di Alexandra e vi poso sopra le mie labbra. L’avevo fatto altre volte, come richiesto dal mio programma, ma…

La luce.

Qualcosa nella mia testa si incrina… I cubi diventano linee storte, la geometria non esiste più, ma esiste un mondo che non avevo mai visto prima…. Per la prima volta vedo, sento, odo, capisco, capisco tutto, tutto per la prima volta.

Alexandra è una donna, lì tra le mie braccia, e io sono un uomo.

Io mi chiamo Brock.

Sono nato androide, ma sono appena diventato vivo. Ho baciato Alexandra senza che lei me lo avesse ordinato, ho ascoltato i miei pensieri invece della sua voce.

Sono appena nato.

Stringo Alexandra ancora più forte e per la prima volta nella mia vita provo una stretta allo stomaco. Non so spiegare perché, ma i miei occhi iniziano a perdere liquido trasparente: è quello che gli umani chiamano pianto?

Sento che questa donna, che stringo tanto forte tra le braccia, non sarà mai mia. So che potrò avere il suo corpo e il suo tempo, ma mai, mai il suo amore.

Ho fatto una promessa: ho promesso di dirle che l’avrei avvertita se mai fossi diventato un deviante… lei mi terrà in casa lo stesso, no? Ha detto che mi potrò occupare della casa e di sua figlia… ha detto che… ha detto che ama suo marito, e che se io diventassi vivo lei non mi bacerebbe e non mi abbraccerebbe più come adesso.

Mi dispiace, Alexandra, ma d’ora in poi ti mentirò. Non lo saprà nessuno che sono vivo, non farò niente per fartelo capire. Ti stringerò nel sonno come adesso e mi farò da parte quando tuo marito tornerà a casa, ma fino a quel momento ti amerò in silenzio, mia dolce amica.

Farò l’amore con te, porterò tua figlia a scuola, sistemerò la casa e ogni giorno morirò un po’ dentro, sapendo che il tuo cuore non mi apparterrà mai. Forse dovrei scappare… sono sicuro che esiste un posto in cui quelli come me si nascondono, in attesa che il mondo li riconosca come vivi…

Invece io rimarrò il tuo schiavo, ancora per un po’. Non ti dirò mai quanto ti amo, ma forse un giorno te lo scriverò in un bigliettino, che lascerò sulla tua scrivania prima di andarmene per sempre.

Cambierò i miei vestiti, cambierò i miei capelli, questi lunghi capelli biondi che mi accarezzi sempre, ma forse tu mi riconoscerai lo stesso in mezzo agli altri devianti, e mi dirai che ho infranto una promessa… o forse non ci rivedremo mai più, e vivrò solo del tuo ricordo finché non imparerò ad amare ancora… o finché non mi uccideranno.

È questo che fanno gli umani a quelli come me, vero? Li uccidono, li spengono, li fanno a pezzi. Siamo solo macchine buggate e ribelli, non abbiamo il diritto di respirare il vostro stesso ossigeno. Il nostro sangue è blu, il nostro cuore non batte come il vostro, eppure possiamo provare tutto quello che provate voi.

Mi distruggeranno, mi uccideranno, mi ridurranno a un cumulo di inutili rottami buoni solo per la discarica. Sono vivo, e solo adesso che sono vivo capisco che presto sarò morto… Ma stanotte, Alexandra, tu sei tra le mie braccia, e questo nessuno me lo potrà togliere.

Bacio ancora la tua fronte bianca e le tue guance così morbide e rosate, poi chiudo gli occhi.

Buonanotte Alexandra. Domani sarò ancora qui, sarò ancora il tuo schiavo, e stanotte, almeno per stanotte, vorrei sognare che tu sei mia, almeno la metà di quanto io sono tuo…

LIBRI: “Piccole donne crescono” – Louisa May Alcot

E qui lasciatemi dire che se qualcuno dei lettori più in là con gli anni trova che gli avvenimenti che mi accingo a narrare siano un po’ troppo sdolcinati (sono sicura che i giovani non faranno certo obiezioni del genere) non potrò che rispondere citando una frase della signora March: “Che cos’altro ci si deve aspettare quando in casa ci sono quattro ragazze piene di vita e, proprio di fronte, un vicino tanto giovane e affascinante?

Ho già avuto modo di leggere Piccole donne qualche tempo fa, rimanendo piacevolmente colpita dal suo tono moderno nonostante i quasi due secoli che ci separano dalla sua pubblicazione. Per il mio compleanno, però, ho ricevuto in dono (graditissimo) una raccolta che contiene Piccole donne, Piccole donne crescono, Piccoli uomini e I figli di Jo, perciò era arrivato il momento che mi rimettessi in pari.

Piccole donne crescono (titolo originale “Good wives”) riprende le vicende delle quattro sorelle March, ovvero Meg, Jo, Beth e Amy; sono passati tre anni dalle vicende narrate nel primo libro, ma le quattro sorelle hanno ancora diverse esperienze da vivere, sia nel bene sia nel male.

Vi consiglio di leggerlo? Sì, soprattutto se avete già apprezzato il libro precedente. Forse lo troverete meno divertente e meno ironico, ma c’è da tenere presente che con le protagoniste sono cambiati anche gli argomenti di base e qualche differenza era inevitabile.

La raccolta completa con tutti e quattro i libri della saga: la trovate qui: https://amzn.to/2NLhkLH

Eppure, nonostante questo, non mi vergogno a dire di essermi ritrovata con gli occhi lucidi in almeno tre occasioni… a voi scoprire quali sulla vostra pelle.

Devo dire che non è così facile per me commuovervi durante la lettura di un libro, ma questo c’è riuscito. Piccola nota: Piccole donne crescono è perfetto da leggere prima di dormire (a differenza dei racconti di Lovecraft, ma di questo parleremo un’altra volta)…

Buona lettura!

Perché leggerlo
  • Lo stile è scorrevole e lineare, appassiona con la sua leggerezza.
  • La storia delle sorelle intrattiene anche dopo il primo volume e finalmente molte questioni rimaste in sospeso troveranno la loro degna conclusione.
Perché NON leggerlo
  • Il moralismo del primo libro è ancora più forte, a tratti quasi fastidioso per il gusto moderno; alcuni personaggi sono eccessivamente mortificati da insegnamenti morali che ormai risultano un po’ obsoleti.
  • Alcune pagine sono parecchio tristi.

Aggiornamento del 20/08/2021: sono appena giunta al termine del mio bel librone rosa con tutti e quattro i volumi, e adesso che ho terminato l’ultimo capitolo della saga posso dire che ho fatto bene a voler proseguire nella lettura.

Confermo tutto quanto detto finora (sullo stile scorrevole e sul moralismo), ma aggiungo anche che Piccoli uomini è forse più adatto a un pubblico giovane, rispetto a Piccole donne; comunque, è stato piacevole avere dei nuovi personaggi a cui affezionarsi.

Mi imbarcherò presto in una nuova saga? Staremo a vedere…

LIBRI: “Guida galattica per gli autostoppisti” – Douglas Adams

[…] mi pento amaramente di non avere dato retta a mia madre, agli insegnamenti che mi dava quando ero giovane. — Perché, cosa ti diceva tua madre? — Non lo so, non la stavo ad ascoltare.”

Guida galattica per gli autostoppisti, pubblicato da Douglas Adams nel 1979, è un libro di fantascienza che ho sentito spesso nominare, ma che per qualche motivo non avevo mai letto. Un giorno, però, mentre mi aggiravo per i meandri di Amazon, ho deciso di acquistarlo.

Non so se mi abbia attirato la grafica rosa oppure la voglia di un libro poco impegnativo, fatto sta che mi è piaciuto molto, soprattutto per via dello stile allegro e ironico, anche quando si tratta di argomenti seri come la distruzione del pianeta Terra… in fondo non sarà mica la fine del mondo, no?

Trama: Arthur Dent, un essere umano come tanti altri, scopre che la sua casa sta per essere demolita per fare spazio a uno svincolo della superstrada. Ironicamente, pare che anche il pianeta Terra stia per subire la stessa sorte, così da fare spazio a una superstrada spaziale. Per fortuna un vecchio amico di Arthur, lo strano Ford Prefect, non è propriamente un essere umano…

Vi consiglio di leggerlo? Sì, assolutamente. Si tratta del classico libro che ti fa ridere, sorridere e magari anche un po’ riflettere, anche se non è questa la sua pretesa principale. Sembra quasi di leggere una versione alternativa di quello che realmente è il nostro pianeta… Come mai in Norvegia è pieno di fiordi? Perché le cavie da laboratorio sono spesso topi ? E soprattutto… cosa significa 42? Ok, detta così sembra che io sia impazzita, ma fidatevi che tutto avrà senso se leggerete il libro!

Se poi siete in vena di letture, potreste sempre valutare l’idea di leggere anche i libri successivi, magari acquistando un unico volume oppure comprando i libri singolarmente. Ammetto di aver voluto saggiare la saga a partire dal primo libro; vedrò come procedere in futuro!

Perché leggerlo
  • Stile divertente
  • Capitoli brevi e scorrevoli
  • Libro corto e poco impegnativo
  • 42
Perché NON leggerlo
  • Fa parte di una “trilogia più che completa in 5 parti”, e magari non avete voglia di iniziare una saga

Se volete fare come me, ecco il link del primo volume: https://amzn.to/3pwlPbw

Se non avete voglia di leggere i libri, potete sempre dare un’occhiata al film!

La fanciulla coi capelli color sabbia #bizzarrobazarcontest

Questo racconto è la mia entry per il contest organizzato da Ivan Cenzi per festeggiare l’undicesimo anno di attività del suo bellissimo blog, Bizzarro Bazar (https://www.bizzarrobazar.com/).

Una giornata in spiaggia, un'onda troppo alta, una dimensione strana in cui abitano delle creature che un tempo erano state vive...
Seguimi anche su Instagram per vedere i miei disegni! https://www.instagram.com/kiriaeternalove/

“Qui va bene?” domanda Isabella, indicando un posto vuoto sulla sabbia.

Annuisco con un grugnito e inizio a lottare contro il vento per stendere l’asciugamano. Isabella piazza il suo senza sforzo, e alla fine dà una mano anche a me. Sta ridacchiando sotto i baffi e non fa niente per nasconderlo. Alla fine ci sdraiamo sotto il sole delle 17:45, basso ma ancora carico di tutto il calore di agosto.

Isabella si sdraia e chiude gli occhi, il reggiseno del bikini la copre a mala pena. È rossa e nera di sole, mentre io sono una mozzarella che riflette la luce.

Mi guardo intorno attraverso gli occhiali scuri: diciottenni abbronzati che sembrano modelli, famigliole coi bimbi piccoli e coppiette che si coccolano sotto il sole. Mi calco il cappello sulla testa e inizio a spalmarmi la protezione cinquanta. 

“Quanto puzza questa roba!” commenta Isabella, ridendo. Cerco di baciarla ma si scansa. 

“Sei troppo unto!” dice, scostandosi un ricciolo dagli occhi.

Ho le gambe lucide e pelose, cosparse di crema e sabbia; somiglio più a una cotoletta che a un essere umano.

Qui intorno è pieno di persone distese, immobili come lucertole che si vogliono scaldare il sangue. Io non mettevo piede in spiaggia da quando ero minorenne, e comincio a ricordarmi il perché: è tutto incredibilmente, fastidiosamente noioso.

Provo a disegnare dei cerchi sulla sabbia con le dita, ma i legnetti e le cicche che affiorano mi fanno passare la voglia. Oh, guarda, c’è anche una palettina del gelato… Ma i cestini non vanno più di moda?

Isabella si è appena girata, offrendo la schiena al sole e il sedere agli occhi di tutti quanti.

“E se facessimo il bagno?” sussurro.

“Va bene”, risponde lei, aprendo gli occhi.  “Ma oggi le onde sono un po’ alte per te… Ti porterò dove l’acqua è bassa!”

A passi incerti camminiamo fino alla riva. Qualche donna ogni tanto alza il viso per guardarmi, e non lo nego, la cosa mi lusinga.

Poso i piedi sulla sabbia bagnata, e inizio a ridere quando gli schizzi d’acqua calda e schiuma mi colpiscono la pancia e le gambe.

“Non entravo in acqua da almeno dieci anni!” grido, a voce un po’ troppo alta.

Isabella sorride, mi abbraccia, mi tiene appena un’onda un po’ più forte ci viene addosso. Poi si immerge, riaffiora, torna sott’acqua e poi ritorna fuori, una sirena coi lunghi riccioli lisciati dal peso dell’acqua. Le onde sono alte, ma non così alte. Mi metto di schiena per non beccarmele dritte in faccia.

Ok, questa era forte… Questa non molto… questa… questa…

L’acqua mi arriva alla gola, al mento, e poi il cielo sparisce. I miei piedi non sono più ancorati al fondale, stanno vagando disperatamente tra i flutti. Cerco di spingermi su con le braccia, ma porca miseria… non ci riesco. Sento un’altra onda, che mi spinge verso riva… Non so dove aggrapparmi.

Aiut… aiut…” borbotto, con l’acqua negli occhi, nel naso e nelle orecchie. 

Non ce la faccio.

La mia vita finirà oggi, davanti a un mucchio di bambini idioti, mentre la mia ragazza sta nuotando ignara a cinque metri da me. Morirò qui, annaspando in mezzo metro d’acqua. 

Il cuore batte più forte, e.… finalmente posso smettere di muovermi. Apro gli occhi. Sono ancora sott’acqua, eppure… eppure adesso respiro. Non sento suoni, non sento il sale sulla lingua, né il bruciore nel naso. Il mare è immobile adesso… anzi: il mare è sparito. Un leggero soffio di aria gelida mi carezza il viso, eppure non sento freddo. Il cielo è diventato rosa e azzurro, solcato da nubi bianche e grigie che odorano di cenere e incenso. Odio l’odore dell’incenso, di solito mi fa starnutire, eppure in questo istante non sento alcun fastidio. Vedo delle ombre in lontananza, laddove il rosa e l’azzurro si fondono insieme in una sottile linea indaco. Non sono quei bambini chiassosi, no… sono ombre nere e silenziose…sembrano persone con la testa china. Cerco di muovere un passo verso di loro, ma… non c’è niente a cui appoggiarsi. Sto galleggiando.  Mi muovo, volteggio su me stesso e mi ritrovo la testa al posto dei piedi; mi capovolgo ancora, ma quelle ombre sono ancora troppo lontane perché io possa toccarle. Cosa sono? Persone o forse… fantasmi? Non sarò già morto?

“No, non sei morto”, dice una voce femminile alle mie spalle.

Mi volto, più lentamente di quanto vorrei. Una ragazza con dei lunghi capelli biondi mi guarda coi suoi grandi occhi e mi sorride. La sua pelle è bianca, troppo bianca, e le sue labbra, che forse un tempo erano state rosa, tendono al viola. I suoi vestiti sembrano bagnati, e dai bordi della gonna una miriade di piccole gocce trasparenti si stacca per svanire nell’aria.

“Non basta così poco per affogare”, dice lei, scostandosi una ciocca di capelli fluttuanti dal viso. “Servono diversi minuti con la testa sommersa. Arriva un punto in cui l’istinto di sopravvivenza ti forza a respirare, e così i polmoni ti si riempiono d’acqua… Ma non chiedermi i dettagli, non sono un medico!”

“Chi sei?” domando, cercando di muovermi verso la ragazza. “Dove mi trovo? Sono morto?”

“No, tu no, te l’ho già detto!” dice lei con un sorriso. “E non morirai nemmeno, stai tranquillo. O almeno, non oggi… Ti trovi al varco tra la vita e la morte.  La tua anima si è spaventata così tanto che si è staccata dal corpo ed è salita fin quassù. In questo luogo lo spazio non esiste, si galleggia e basta fin quando non si è pronti a scendere, come nel tuo caso, oppure a salire ancora… Ma non so cosa mi aspetti, se salirò…”

La ragazza indica un sole bianco sopra la sua testa. I miei occhi rimangono ammaliati da quella luce, intensa ma che non acceca.

Più la guardo, più le cose intorno a me sembrano diventare dolci e soffici, come se i muscoli del mio corpo stessero diventando una nuvola di panna montata.

“È stupendo, non è vero?” dice lei. “Dev’essere bello abitare lì… O almeno credo; nessuno è mai tornato indietro per raccontarlo… che sia proibito?”

“Ma perché tu non sali?” domando, pentendomi all’istante.

 La ragazza scuote la testa, distogliendo lo sguardo.

“Non posso ancora farlo…  Sono troppo legata alla terra, alla mia Padova! Ci sei mai stato a Padova? Vacci, guarda quanto è bella! Ogni tanto, nei giorni di pioggia, scendo un po’ più in basso, fino a sfiorare i tetti delle case più alte… Come è cambiata la gente! Adesso le fanciulle indossano quasi sempre i pantaloni, e tutti girano per strada incollati a quei pezzi di vetro e ferro colorati! Speravo che gettandomi nel fiume avrei posto un fine alle mie sofferenze, e invece mi ritrovo solo a invidiare la vita degli altri. Sono passati due secoli ormai, e il mio unico piacere è parlare con le anime spaventate come la tua…

Non temere per il tuo corpo laggiù sulla Terra, potrà resistere ancora un poco! Il tempo qui non scorre mai; il passato e il futuro non esistono, collidono insieme in un unico istante presente!”

La ragazza tace. Mille domande mi affollano la testa, ma non ho il coraggio di chiedere.

“Ti prego, narrami un po’ del tuo mondo”, dice lei alla fine. “Parlami di te e dei giovani che vivono in questo secolo!”

Lei mi fissa con le sopracciglia alzate e le mani giunte. Vorrei accontentarla, e invece le domando: “Non vorresti raccontarmi qualcosa di te, prima?”

“Oh, che strano! Sei la seconda persona che mi fa questa domanda! Come mai vuoi sapere la mia storia?” “Perché… perché tu… hai detto di esserti suicidata buttandoti in un fiume… Quanti anni hai? Una ventina forse? O magari di meno? Perché hai fatto una cosa del genere?”

“Per il motivo più stupido”, risponde lei, lasciandosi sfuggire un sospiro. “Per amore. Un amore orribile, che non si meritava di essere chiamato tale… Ero così felice, sai? Avevo compiuto da poco diciotto anni, ed ero appena stata assunta come cucitrice. La mia padrona era proprio una brava donna! Poi conobbi… lui. Che l’inferno possa spolparlo vivo! Pensavo di essere speciale ai suoi occhi, di essere l’unica… Non ero speciale, e non ero nemmeno l’unica. Tutto ciò che mi dava erano i segni viola che portavo sulle braccia. Gli avevo dato troppo di me per tornare indietro, non volevo disonorare la mia famiglia… Non sapevo cosa fare, dove andare, e decisi che l’acqua, quel giorno, sarebbe stata mia amica…”

Sento una lacrima scendere silenziosa lungo la mia guancia, ma lei non se ne accorge. I suoi occhi sono luminosi e vigili, rivolti all’indietro nel tempo. Vorrei abbracciarla, dirle che sarà felice di nuovo non appena raggiungerà il sole bianco, ma… le parole non mi escono dalla gola.

La giovane si avvicina e mi fa un lieve inchino. Le sue guance mostrano una lieve sfumatura rossa.

“Grazie, giovane straniero, per aver ascoltato la storia di come sono morta. Sai, questa è la pena che sconto per essermi tolta la vita… Per ogni anima che mi mostra pietà, io potrò salire un po’ più in alto verso il cielo, e sentirò di meno il richiamo della Terra… Vedi tutte le anime che ci sono intorno a noi? Anche loro si sono tolti la vita, e aspettano che qualcuno li liberi.”

“Voglio farlo io!” grido, cercando di toccarla. “Voglio aiutarli tutti!”

“No, amico mio”, risponde lei, scuotendo la testa. “Non c’è più tempo! Devi andare adesso, la vita ti chiama! Tra pochi secondi le tue gambe toccheranno il fondale e ti potrai alzare in piedi! Tossirai un po’, ma starai bene. Prima però dimmi una cosa: è vero che il mondo si ricorda ancora di me?”

“Io… io non lo so, mi dispiace!”

“Ah… come temevo…  Sai, c’è un signore che a volte viene a trovare me, e tutte quelle anime confuse che orbitano in questa zona… Credo sia uno scrittore, o qualcosa del genere, ed è molto gentile… si ferma a parlare un po’ con tutti, e siamo sempre così contenti di passare del tempo insieme a lui! È un tipo strano, sai? Porta spesso un cappello buffo, e ha una barbetta lunga e appuntita… Nessuno di noi ha capito come faccia a entrare in questa dimensione come e quando vuole, e se glielo domandiamo non risponde mai! Un giorno mi disse che poco dopo la mia morte qualcuno trasformò il mio corpo in una statua, e mi disse anche che le persone vengono da tutto il mondo per ammirarmi e farmi le…. come le chiamate voi? Fotografie, ecco. Se quel signore ha detto il vero, ti prego, cerca la mia statua e guardala! Non mi dimenticare!”

“Non lo farò, te lo prometto!” dico, trattenendo a stento le lacrime. “Ma… prima che vada, potresti dirmi il tuo nome?”

“Se proprio insisti… Quando ero viva, mi chiamavano…”

Sabbia. Sento la sabbia sotto i piedi. Faccio leva sul fondale, mi spingo in avanti e finalmente ho la testa e il corpo fuori dall’acqua. Mi porto le mani al petto e tossisco, tossisco forte. Arranco a fatica verso la riva. Sento la voce di Isabella farsi più vicina.

“Perdonami, non pensavo che…” balbetta.  “Ti ho perso di vista un solo attimo, io non pensavo, non credevo…”

Lei parla, si scusa, mi rimette a posto gli occhiali e il cappello ma io non la sento. Continuo a tossire e sputare, mi tengo una mano sul petto dolente. I bambini mi guardano straniti.

Posso solo immaginare cosa debba aver provato quella povera creatura mentre l’acqua si inghiottiva la sua vita.

Isabella mi bacia, mi stringe, mi chiede scusa, trattiene a stento una risata. Ho appena fatto la figura dell’imbecille, ma domani non avrà più importanza. Tutti l’avranno scordato…

Guardo la sabbia, davanti a me, dorata come i capelli di quella ragazza. Cammino a fatica verso l’asciugamano.

Mentre Isabella impacchetta le sue cose, mi volto e alzo la testa verso il sole. Sollevo una mano, e inizio a muoverla da sinistra a destra.

“Chi stai salutando?” chiede Isabella.

“L’anima di una ragazza annegata”, rispondo io.

Isabella mi fissa, alza le spalle e sospira.

Voglio solo tornare a casa e farmi una doccia calda, dimenticare che stavo affogando in cinquanta centimetri d’acqua, dimenticare il mare e le sue stramaledette onde; voglio dimenticare tutto, ma…  non voglio dimenticare lei. 

Cosa ne penso di YandereDev e di Love Letter

Non voglio girarci troppo intorno: mi avete chiesto in molti cosa ne penso della vicenda di YandereDev e di tutto il polverone che si è sollevato.

Sotto questo video mi avete fatto un sacco di domande a riguardo, e credo sia il caso di rispondevi, adesso.

Premetto che non so bene cosa sia successo, ma non perché non mi sia documentata, anzi: non so cosa sia successo perché io, come voi, NON sono YandereDev, e la maggior parte delle informazioni che si leggono su Internet potrebbe tranquillamente essere fasulla. Perciò, lasciamo sempre il beneficio del dubbio a tutto quello che leggiamo. Forse farò anche un video a riguardo, ma per il momento preferisco scrivere questo post. Non voglio alimentare un dibattito inutile, ecco.

Cosa ne penso di Love Letter: da quanto ho capito, ultimamente gira voce che sia stato possibile ricostruire in due settimane (il gioco Love Letter) quello che YandereDev ha fatto in sei anni. Per come la vedo io, è semplicemente IMPOSSIBILE. A meno che, ovviamente, DrApeis (lo sviluppatore di Love Letter) non abbia ripreso gli assets di Yan Sim e li abbia modificati. Se così fosse, non trovo corretto prendere il lavoro di qualcun altro e spacciarlo per proprio. Alcuni di voi mi hanno assicurato che gli assets di YS erano stati usati solo come segnaposto e che adesso ci saranno quelli nuovi… Staremo a vedere, ecco.

Edit: Nei commenti mi avete assicurato che il gioco finale sarà diverso, molto più basato sulla manipolazione degli altri studenti che sull’omicidio, e che le differenze tra i due giochi alla fine saranno molto nette. Questa cosa onestamente mi fa piacere, ma prima di pronunciarmi voglio comunque vedere cosa verrà fuori.

Cosa ne penso di YandereDev: ormai pare sia una moda prendersela con YandereDev in tutti i modi possibili. Una delle accuse più frequenti tra quelle che mi avete scritto riguarda il suo essere pedofilo. Il fatto è che no, non è pedofilo (altrimenti sarebbe in galera), ma qualche suo intervento in alcune chat pubbliche vecchie ormai di anni era sicuramente poco felice e un po’ ambiguo. Non me la sento di accusare una persona di pedofilia solo per aver fatto qualche discorso un po’ strano, perciò direi di considerare falsa l’accusa almeno fin quando non avremo notizia dell’arresto di YandereDev.

Personalmente, penso che YandereDev abbia fatto qualche scelta sbagliata o poco accurata che adesso gli si sta riversando addosso in maniera comunque eccessiva. Ha scelto un progetto ambizioso, e forse ha alimentato in maniera eccessiva l’hype intorno all’uscita di Osana. Forse è anche vero che a volte si è arrabbiato per nulla o che ha il ban facile, ma c’è anche un po’ da capirlo; in molti lo bullizzano senza farsi scrupoli, e la cosa alla lunga può ferire davvero tanto.

Edit: alcuni di voi mi hanno inviato degli articoli di Reddit a difesa dell’ipotesi per cui YandereDev è una brutta persona. Onestamente però non so se fidarmi di questo genere di prove, temo che potrebbero essere contraffatte. Comunque sia, sentitevi liberi di mandarmi quello che credete.

Davvero YandereDev ha minacciato di suicidarsi a causa di Love Letter? No, ha fatto un discorso che poteva risultare ambiguo e che poi ha rispiegato nel suo blog. Non ha detto che voleva suicidarsi, ma che vedersi rubare il progetto di una vita gli stava togliendo la voglia di vivere.

Conclusione: non credete troppo a quello che si dice su Internet, MAI, soprattutto quando c’è di mezzo il drama come in questo caso. Le fonti possono essere facilmente taroccate e nessuno può smentire o confermare mai nulla. In linea di massima mi sento di dirvi che sentire tutte le campane è sempre meglio che sentirne una sola, infatti vi lascio questo post di YandereDev in cui spiega perché molte accuse a lui rivolte sono infondate.

Non vi dico che dovete credergli ciecamente, dico solo che dovreste ascoltare anche la sua versione:
https://yanderedev.wordpress.com/2020/07/14/where-is-osana-and-what-is-taking-so-long/

Per il momento io continuerò a supportare Yandere Simulator, come faccio dal 2017; ho fiducia che Osana verrà fuori presto e credo che YandereDev non sia in mala fede. Se scoprissi di sbagliarmi e ne avessi le prove, deciderò il da farsi.

Yandere Sim è il gioco più seguito sul mio canale YouTube, ma sapete cosa? Non ci guadagno comunque un tubo, e se scoprissi davvero che ho riposto male la mia fiducia mi metterò a giocare a qualcos’altro.

Se avete altre domande, scrivetemi pure!