LIBRI: “Le quattro casalinghe di Tokyo” – Natsuo Kirino

Lo ammetto, questo libro è rimasto sullo scaffale per almeno due anni. Purtroppo ho quella bruttissima abitudine di comprare/farmi regalare più libri di quanti riesca effettivamente leggerne, ma finalmente mi sto rimettendo in pari (da quando si è rotto il tablet, per essere precisa… ma quella è un’altra storia).

Le quattro casalinghe di Tokyo, titolo originale アウト Out, è un romanzo noir della scrittrice giapponese Natsuo Kirino, edito in Giappone nel 1997 e giunto in Italia solo nel 2003. Avevo già letto un libro di questa autrice, intitolato Una storia crudele, molto crudo e particolarmente dettagliato, ma devo dire che la storia di queste quattro casalinghe ha superato di molto ogni mia aspettativa.

Iniziamo col dire che io non ho letto molti romanzi di questo genere, ma proviamo ad analizzare l’opera di Kirino nel dettaglio.

La copertina della versione italiana; al momento non è facilissimo da reperire, ma su Amazon troverete comunque la versione con la copertina flessibile.

Trama

Giappone, ultimi decenni del secolo scorso. Quattro casalinghe si ritrovano a lavorare insieme in uno stabilimento che produce colazioni pronte. Ciascuna di loro ha una situazione familiare delicata alle spalle, soprattutto la giovane Yayoi, madre di due figli piccoli e moglie di un marito che ha sperperato tutti i beni di famiglia tra sale da gioco e ragazze a pagamento. Una sera Yayoi, prima di andare a lavoro, finisce per strangolare il marito con la cintura dei pantaloni. In preda al panico, chiama una delle tre colleghe per farsi aiutare a liberarsi del cadavere… e qui mi fermo.

Violenza e lati oscuri

Alcune pagine di questo romanzo sono estremamente dettagliate e disturbanti; non solo l’autrice indugia in descrizioni degne del migliore film/gioco horror, ma esplora le profondità più perverse dell’animo umano con un’abilità che io mi posso solo sognare.

Per via dei contenuti trattati, sconsiglio fortemente la lettura a tutte le persone troppo giovani e/o impressionabili; di solito io non mi faccio inquietare dalla scrittura, ma certi brani sono davvero al limite: si parla di stupri, uccisioni, violenza, smembramenti e altri argomenti affini.

Perché leggerlo
  • Stile di scrittura scorrevole e piacevole
  • I capitoli sono brevi e sono come le ciliegie, uno tira l’altro
  • I personaggi sono ben studiati e le parti descrittive sono poche, sempre in funzione della trama
  • Il romanzo, essendo scritto da una donna, mostra in modo crudo e reale le esperienze di una donna giapponese costretta a dividersi tra lavoro e famiglia
  • Perfetto per chi sta imparando a scrivere racconti gialli, thriller, psicologici o noir
Perché non leggerlo
  • Il libro conta circa 650 pagine, dimensione che potrebbe scoraggiare i lettori occasionali o i pendolari che leggono principalmente sui mezzi
  • Alcune pagine sono controindicate ai lettori sensibili, soprattutto i capitoli finali

Conoscevate l’autrice di questo romanzo? Avete già letto qualche sua opera? La sua produzione letteraria è molto vasta, ma non tutto è stato tradotto in italiano… per ora.

Fatemi sapere se ci sono altri libri che mi consigliate di leggere e buona lettura a tutti!

PS: Se anche voi state cercando un po’ d’ispirazione o volete ascoltare qualche podcast, vi lascio un paio di link provenienti da Domestika; qui potrete scoprire perché le persone odiano il Comic Sans e perché molti preferiscano scarabocchiare sui bordi.