Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – 2°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“NOOORVY!” gridò Chiara, arricciando il naso per il disgusto.
“Che c’è, adesso? E’ la quinta volta che mi urli contro, oggi. Devo spazzolarmi il pelo!”
“Facciamo finta che io sia d’accordo con il fatto che tu usi il nostro stesso bagno. Facciamo anche finta che non sia un problema che tu distrugga un rotolo di carta igienica al giorno… Ma non potresti almeno tirare lo sciacquone, ogni tanto?”
“Uff, quante storie. Non ce la faccio a usare quel congegno, è troppo complicato.” Rispose Norvy, facendo ondeggiare la coda.
“Sai usare il mouse, andare su Internet, postare immagini del tuo fondoschiena peloso su Instagram e non sai premere un dannatissimo bottone?!” Urlò Chiara, spazientita.
“Smettila di urlare! I gatti hanno un udito molto più raffinato del vostro, quindi non hai alcun bisogno di alzare la voce.”
“Togli subito tutti quei peli che hai lasciato sul tappeto. E tu, per cortesia” disse rivolgendosi a Luca “ordina altre dieci di quegli arnesi per togliere i peli di gatto dai vestiti. Oggi volevo mettermi l’abito blu ed era in condizioni indecenti!”
“Oh, l’abito blu… Mi piace quell’abito… Non è che me lo regali?” Disse Norvy sbattendo gli occhi.
“Non mi sembra della tua misura. Se vuoi te ne faccio fare uno uguale! Ma sappi che per gli umani la gonna è considerata abbigliamento femminile, a meno che non si parli della Scozia.”
“Abbigliamento femminile, dici? Perché, sei una femmina, tu?”
Il volto di Chiara divenne livido di rabbia.
“Ehi, non ti scaldare tanto! Per noi gatti voi umani siete tutti uguali. Non dirmi che tu riesci a capire che sono un maschio solo guardandomi in faccia?”
“LUCA, OCCUPATI TU DI QUESTO COSO. IO VADO A SFOGARMI CON UN PO’ DI SHOPPING COMPULSIVO ONLINE. E USERO’ LA TUA CARTA.”
Detto questo, Chiara sbattè la porta alle sue spalle.
Norvy si rivolse a Luca, alquanto sconcertato.
“Ma che ho detto di male?” domandò.
“Vedi, Norvy, Chiara è una femmina, e come tutte le femmine si arrabbia per motivi incomprensibili, ti urla contro anche se non hai fatto niente e si offende se non ti accorgi che ha cambiato vestito o acconciatura.”
“Ma è terribile! E non si può proprio fare niente?” esclamò Norvy.
“Di solito le femmine tra di loro non si comportano così. Pare che sia il comportamento dei maschi a farle arrabbiare.”
“Da grande capirò qualcosa di come funzionano queste cose, vero?”
“No, Norvy. Ci sono cose che un maschio non può capire. Però sii gentile con Chiara e magari deciderà di comprartelo davvero, quel vestito blu.”

– FINE SECONDA PUNTATA-

Chiara

La vera storia delle principesse Disney: LA SIRENETTA

I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia de La Sirenetta. Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: LA SIRENETTA

Le avventure del Gatto Immaginario di Luca e Chiara

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.

“Allora, siamo sicuri? Ce la faremo?” domandò Luca, ancora un po’ titubante.
“Assolutamente sì!” rispose Chiara, stringendo fra le braccia una pallina di pelo miagolante.
Stavano per tirare fuori il libretto degli assegni per pagare l’allevatore, ma questi con un gesto fulmineo della mano li fermò: “No, no, questo gattino ve lo regalo!”
“Come sarebbe a dire? Un Norvegese delle Foreste con pedigree costa parecchio!” domandò Chiara, perplessa.
“Sì, ma…” balbettò l’allevatore, visibilmente a disagio ” questo… questo cucciolo è… particolare. Voglio dire, siete le uniche persone che non ha ancora cercato di… Cioè, siete gli unici che sopporta. Quindi è un bene per lui e per me che voi lo adottiate! Non dimenticate di mandarmi qualche sua foto ogni tanto, via mail però, non scomodatevi a venir fin qui! Ecco il libretto delle vaccinazioni, i documenti, addio!”
Luca, Chiara e il gattino si ritrovarono in un attimo fuori dall’allevamento. Il cucciolo li guardò con occhi languidi emettendo il più dolce dei miagolii.

“Che cosa pensi che intendesse dire quel tipo?” domandò Luca.
“Davvero questo micio è così cattivo con tutti? Mah. Portiamolo a casa e vediamo come si comporta. Forse l’allevatore ha un po’ esagerato. Hai già pensato a come chiamarlo?”
“No. E’ un Norvegese, potremmo chiamarlo Norvy, finché non troviamo di meglio.”
“Sei contento, Norvy? Adesso vieni a casa con noi!” disse Chiara rivolta al gatto, il quale ricambiò le sue parole miagolando.
Una volta giunti a casa, Luca aprì il trasportino e invitò il gattino ad uscire.
“Guarda Norvy, quella è la lettiera, quella è la ciotola e lì c’è il tuo lettino. Ti abbiamo preso anche dei giocattoli!”
“Giocattoli?” rispose una voce acuta simile a quella dei topolini di Cenerentola.
“Sì, giocattoli, li abbiamo comprati insieme, non ricordi?” disse Luca rivolto a Chiara.
“Sì, ovvio che mi ricordo, ma perché hai fatto quella voce strana?” chiese Chiara.
“Io? Ma non sei stata tu?”
“Oh, umani, smettete di discutere di queste sciocchezze.” La voce proveniva dal gattino. “E non fate quelle facce stupite, cosa credete? Dopo mesi a casa di quello scemo dell’allevatore e di sua moglie e dei suoi figli, ho sentito tante e tante voci ripetermi sempre le stesse cose che ho imparato a parlare anche io. Onestamente, la vostra lingua è veramente brutta. Avete troppe parole.
Luca e Chiara si guardarono attoniti. Eppure erano astemi entrambi, che cosa stava succedendo, esattamente?
“E mettiamo subito le cose in chiaro: io voglio essere trattato come un vostro pari. Non dormo per terra, non mangio per terra e non faccio i miei bisogni per terra. Voglio un letto, un posto a tavola con voi e poter usare il bagno. E’ frustrante riempirsi sempre di sabbia sporca le zampe! Ah, un’altra cosa. Non pensiate che mangi quelle porcherie che danno di solito ai gatti! Voglio assaggiare lasagne, tortellini al ragù, pesce grigliato e polpette! E poi voglio un computer, e poi voglio le chiavi di casa, voi potete uscire quando volete, voglio poterlo fare anche io!”
“Ascolta, micio…” interruppe Chiara.
“Norvy!” interruppe il gatto. “Come nome fa schifo, ma per il momento è meglio di “micio”, “gatto” o qualunque altra fesseria specista vi venga in mente.”
“D’accordo, Norvy. Io ho dovuto aspettare dieci anni per il primo computer e quattordici per avere le chiavi di casa, tu hai solo tre mesi, non credi di stare un po’ esagerando, con le richieste?”
“Beh… Forse sì, ma…” rispose Norvy, un po’ in imbarazzo.
“Inoltre ho una pessima notizia per te: io sono vegetariana, perciò devi sperare che Luca decida di cucinarti qualcosa.”
“Che vuol dire “vegetariana”?” domandò Norvy.
“Significa che non mangia né carne né pesce.” rispose Luca.
“Oh, che schifo! Oh, che vergogna! Oh, che depravazione! Oh, che ribrezzo!” esclamò Norvy, disgustato.
“Un’altra parola e non ti rivelerò mai la password del WI-FI!” sentenziò Chiara, in tono minaccioso.
“Ok, ok…” disse Norvy abbassando le orecchie. “Ora però ho sonno, dov’è che dormite, voi due?”
“Eh, no, piccolo Norvy, tu avrai un letto tutto tuo. Per il momento però vai sul divano.” disse Luca.
“E se lo graffio un po’, che succede?”
“Succede che dovrai mangiare vegetariano per una settimana!” rispose Chiara.
“Onta e disonore! Un gatto, mangiare verdure! E va bene, terrò a posto gli artigli, per oggi.”
Norvy si raggomitolò sul divano e si addormentò di colpo.
“Che dici, lo riportiamo all’allevatore?” domandò Chiara.
“No…” rispose Luca. “Comunque, scongelerò delle lasagne.”
“Per te o per lui?”
“Per tutti e due, ovviamente.”

– FINE PRIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Vi possiamo assicurare che, crescendo, Norvy diventerà moooolto peggio.

Denti del giudizio: ironia della sorte di una vegetariana

KIRIA pensante scrive, in preda al mal di denti: I denti del giudizio non sono altro che i quattro molari che spuntano una volta raggiunta la maggiore età (ovvero nel momento in cui si dovrebbe aver messo giudizio, infatti), ma niente vieta che possano comparire ben più tardi. La cosa bella di questi quattro denti? Sono perfettamente inutili.
Perché esistono, allora? Questi denti non sono altro che il residuo evolutivo di quando eravamo dei mezzi scimmioni con il cervello ancora piccolo ma la mascella bella grossa, pronti a divorare brandelli di carne cruda come se niente fosse. Con il passare del tempo, l’essere umano ha acquisito un maggior volume cerebrale e, con la scoperta del fuoco e della cottura, non ha più avuto la necessità di mangiare cibi duri e crudi, portando ad una riduzione della mascella. I denti del giudizio divennero ( e sono rimasti) non solo inutili, ma addirittura dannosi. Qualche fortunato non li avrà mai, ma il resto (ovvero la maggioranza) potrà solo sperare che i maledetti denti del giudizio non vengano fuori storti, non spostino gli altri denti, non creino infezioni e via dicendo.

Il motivo di tutta questa inutile dissertazione su questi inutili denti? Semplice: sono più o meno due giorni che non riesco a mangiare quasi niente e che sono sotto antibiotico a causa di un’infiammazione/infezione/chissacosa (per i più curiosi, pare si tratti di pericoronite) che mi fa venire la voglia di battere testate nel muro ogni volta che apro bocca o cerco di masticare o di inghiottire. Posso mangiucchiare solo cose che abbiano la consistenza dello yogurt, impiegando più o meno lo stesso tempo che impiega una stella per diventare una supernova.
Purtroppo il dentaccio del giudizio in questione, dopo anni trascorsi mezzo e fuori mezzo dentro la gengiva, ha deciso di volere più attenzioni da parte mia. Probabilmente dovrò toglierlo. Ecco spiegato il titolo di questo post: i denti del giudizio servivano per strappare la carne; quindi io, che sono vegetariana, che cosa dovrei farmene?

FILM: “Inside Out” – Disney Pixar

KIRIA Pensante scrive: alla malora chiunque sostenga che i cartoni animati o i film in computer grafica sono solo per bambini piccoli; gran parte dei film d’animazione non è nemmeno fatta per essere comprensibile pienamente se non da un adulto. Sarà che io mi son tenuta stretta la mia parte bambina, sarà che sto difendendo il mio genere di film preferito, ma non capirò mai tutti quegli individui che, quando affermo le mie preferenze cinematografiche, mi risponde con il sopracciglio alzato e l’aria di sufficienza dell’adulto vissuto che si diverte solo davanti a sventramenti e macchine che saltano in aria.

EL ed io siamo appena stati al cinema, e abbiamo visto “Inside Out”, l’ultimo nato di casa Disney-Pixar. Un plauso per il cortometraggio che ha preceduto la sua esecuzione, “Lava”, un piccolo musical intrinsecamente poetico.

paura, rabbia, disgusto, tristezza e gioia, i personaggi di inside out, su fondo nero
Il mio personale tributo a Inside Out. Scusate per il logo che rovina un po’ il disegno, ma il Far Web è pieno di ladri di disegni altrui, e ho dovuto prendere qualche precauzione. Spero si veda abbastanza bene comunque! Per vederlo a dimensione reale, basta cliccare sull’immagine.

La trama
Una bambina, Riley, arrivata a un punto di svolta nella sua vita, perde la capacità di provare alcune emozioni a causa di un piccolo disguido tecnico dentro la sua testa: le emozioni che collaborano a costruire la sua personalità si sono infatti concentrate su una divergenza di opinione finendo per perdere di vista il benessere della bambina, compromettendo i suoi ricordi più importanti.
Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia hanno come unico scopo quello di far vivere al meglio Riley, ma Gioia, convinta che il bene di Riley consista nell’essere sempre e solo felice, impedisce a Tristezza di svolgere il suo lavoro, facendo scatenare in Tristezza un sordo spirito di ribellione che la spingerà a trasformare i ricordi gioiosi in ricordi tristi. Gioia, pur di impedirlo, cerca di compromettere i ricordi di Riley, entrando in un vortice di disavventure che si concluderanno con la presa di coscienza che anche Tristezza ha la sua ragion d’essere, e che è possibile provare nello stesso istante più emozioni, anche contrastanti.

Mi è piaciuto?
Sì, tantissimo. E anche a Luca. I personaggi sono adorabili, ho avuto gli occhi lucidi in più momenti e mi dispiace non so quanto per il povero Bing Bong, l’amico immaginario di Riley, un po’ gatto, un po’ elefante e un po’ delfino, finito nel dimenticatoio per sempre.
Per quanto la storia sia incentrata sulla disavventura di Gioia e Tristezza, una menzione speciale va anche a Rabbia, con il suo giornale che predice il futuro, a Disgusto, per l’aria da Lady che non si dà arie, e a Paura, che teme allo stesso modo una catastrofe naturale e una domanda della professoressa. In alcuni momenti mi sono rivista in ciascuno di loro in maniera quasi speculare, ma credo sia successo, in un momento o in un altro, a chiunque abbia visto il film.

Cosa ho visto al di là della vicenda narrata
Il film tocca la tematica del delicato equilibrio emotivo di chi si affaccia all’adolescenza: undici, dodici anni è l’età forse peggiore, da quel punto di vista. Il cervello e il corpo improvvisamente non crescono più in maniera sincrona, ma iniziano a prendere direzioni differenti, senza che l’uno si curi di tenere il passo con l’altro. Alcuni vedranno il loro corpo diventare adulto ma diventeranno adulti più tardi, ignari di quello che sta per avvenire, altri matureranno prima dentro che fuori, ed è quello che è capitato a Riley. Questo film ha mostrato in modo poetico lo sconvolgente trauma che subisce chi si rende conto di non essere più un bambino, ma nemmeno un adulto e nemmeno un adolescente, ancora. Le emozioni si fanno più forti, più intense, si sovrappongono, si mischiano, e non si tratta più solo di ridere, piangere o respingere schifati un piatto di broccoli: la tavolozza dei colori della propria vita si fa più ricca e più complessa, e non è facile dare un nome ad ogni sfumatura.

Gioia piange, Tristezza ride; personaggi di inside out
Ecco una cosa che mi lascia un attimo perplessa… Gioia piange, Tristezza ride… Non è che anche loro, nel cervello, hanno altre cinque emozioni? E ciascuna di esse ha nel cervello cinque emozioni, e ciascuna di esse…

Per quanto Gioia sia il pilastro portante della personalità di Riley, forse è Tristezza la vera protagonista: Gioia ha cercato di proteggere Riley dalla sua parte malinconica, non capendo che la primavera, per portare con sé frutta e fiori, ha bisogno che la neve invernale nutra e protegga la terra. Riley ha imparato a sorridere tra le lacrime: il nuovo Ricordo Base che nasce dalla conclusione della vicenda narrata è giallo e blu, gioioso e triste insieme. Anche i successivi ricordi di Riley assumeranno spesso una doppia colorazione; le emozioni per lei non sono più mutuamente esclusive, ma sfociano l’una nell’altra.
Anche Gioia è cresciuta, durante questa esperienza: ha capito di non essere l’unica (né necessariamente la più importante) emozione che Riley deve provare; Tristezza, invece, precedentemente preda di una sorta di spirito di contraddizione che la spingeva a fare tutto quello che le era intimato di evitare, ha finalmente trovato il suo posto tra le emozioni, uscendo dal suo “cerchio della Tristezza” (e dei Rinnegati, oserei dire) e collaborando finalmente in modo attivo alla salute emotiva di Riley.
Perché in un film tanto positivo è stata presa la decisione di far fuori Bing Bong? Perchè purtroppo faceva parte di una fase di vita di Riley prossima alla conclusione, e ucciderlo era un metaforico taglio con l’infanzia e un benvenuto alla ben più concreta (almeno in via teorica) vita adulta.

Lo ammetto, dopo aver visto questo film ho riflettuto sul modo in cui Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto giocano dentro la mia testa e vi assicuro che, se le cose nel mio cervello fossero davvero come sostiene la Pixar, vorrei tanto scambiare due chiacchiere con quelle cinque svitate che manovrano la plancia di controllo dei miei pensieri…

Un’ultima cosa: come mai tutti i personaggi secondari del film hanno nel cervello cinque emozioni vestite e pettinate come l’individuo in questione, con il quale condividono il genere, mentre le emozioni di Riley non le somigliano affatto e due di esse sono addirittura di genere maschile? Immagino si tratti di un espediente per rendere Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto più caratteristiche e conformi all’immaginario collettivo, ma mi sarebbero piaciuti anche in stile Riley!

LIBRI: A Game of Thrones – Opinioni (NON CONTIENE SPOILER)

KIRIA Pensante scrive: come molti di voi sapranno, io in vita mia ho letto tanto, sempre. Ero una di quelle bimbe che quando si vedeva regalare un libro era contenta, ero di quelle che quando i genitori chiedevano cosa volesse come regalo chiedevo un libro. Ho letto molti fantasy, perlopiù pensati per un pubblico giovane, e ho iniziato e spesso concluso varie saghe: Harry Potter, Il Signore degli Anelli, La guerra degli elfi, Artemys Fowl, La spia di Shandar, persino Twilight, in un momento di debolezza. Alla fine, stufa di sentirmi come il povero Jon Snow, che pare non sappia niente, riguardo una certa serie televisiva che pare vada molto in questo periodo ma che non è affatto il mio genere, ho deciso di provare la via letteraria. Dopo un primo attimo di confusione, ho capito da dove dovevo iniziare l’avventura: la serie de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, di George R. R. Martin, comincia con “Il gioco del trono” (A Game of Thrones).

Lo stile
Devo confessarlo; lo stile non mi dispiace affatto; il ritmo è incalzante, le sequenza descrittive sono brevi; unica nota dolente sono i quintali di nomi che a volte si può faticare a ricordare. Il libro è diviso in capitoli, ciascuno narrato dal punto di vista di un personaggio: 9 volte su 10 si tratta di un membro della (sfortunatissima) famiglia Stark; 1 volta su 10 si tratta di Daenerys Targaryen o di Tyrion Lannister (probabilmente il mio personaggio preferito).
Le scene violente ci sono (mamma mia se ci sono!), ma fortunatamente a volte vengono censurare facendo cadere altrove l’attenzione del personaggio che vive la scena, altre volte invece si è costretti a sorbirsi delle descrizioni che vi risparmio in questa sede.

Eros e Thanatos
Nonostante buona parte dei personaggi principali del libro non sia neppure diciottenne, i riferimenti o le scene esplicitamente a contenuto sessuale non si fanno desiderare, anche se le descrizioni spesso non sono particolarmente dettagliate. Amore e morte si mischiano uno con l’altro, a volte anche nello stesso personaggio.

Lo consiglierei?
Quando mi sono affacciata al mondo di Game of Thrones, sapevo già molto della storia di Daenerys e conoscevo parecchi spoiler della prima stagione (che non ho seguito, ci tengo a precisarlo). In fin dei conti, sapevo già dove sarebbe andato a parare e mi sono limitata a seguire gli eventi, così quando incrociavo il nome di un personaggio destinato a crepare, di solito lo sapevo. Questo, almeno, per quanto riguarda il primo libro. Quindi se dovessi andare avanti… so ben poco di quel che accadrà (ed ecco che torno ad essere come Jon Snow)!
Personalmente, non ho apprezzato la scelta dell’autore di inventare dei personaggi così giovani; se tutti avessero almeno cinque o sei anni in più, tutto avrebbe più senso.

Consiglio il libro solo a coloro che non si affezionano ai personaggi, che non si sconcertano se leggono scene violente o sessuali, e che hanno capito che G. R.R. Martin è pazzo e odia tutte le sue creature letterarie. Tutti gli altri… A proprio rischio e pericolo!

George Martin ammette di uccidere tutti i suoi personaggi principali
“Non uccido sempre i miei personaggi principali, ma quando lo faccio… Ok, sì. Lo faccio sempre.”

La vera storia delle principesse Disney: LA BELLA E LA BESTIA

I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia de La Bella e la Bestia. Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: LA BELLA E LA BESTIA

La vera storia delle principesse Disney: LA BELLA ADDORMENTATA

I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia de La bella addormentata. Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: LA BELLA ADDORMENTATA

La vera storia delle principesse Disney: CENERENTOLA

KIRIA Pensante scrive: I film della Disney fanno sognare, e conservano tutti un meraviglioso lieto fine… Ma cosa sarebbe successo se la Disney avesse rispettato le fiabe originali? Le fiabe della tradizione popolare presentano più di una versione; di seguito leggete quella che conosciamo noi. Ecco la vera storia di Cenerentola. Una fiaba da sogno, che pare creata proprio per donare speranza a chi vive in una realtà infelice, forse nasconde radici molto più dolorose… Continua a leggere La vera storia delle principesse Disney: CENERENTOLA

Sherlock Holmes (non è affatto elementare, Watson!)

Elementare, Watson!

Sherlock Holmes non lo ha mai detto.

A volte si capisce che libro sto leggendo in base alle scemenze cose che dico durante i video o le live. In questo periodo (non so se si è notato), in particolare, mi sono data alla lettura di un genere che non avevo mai gradito particolarmente: il giallo. Mi è capitato di leggere qualche giallo in passato, ma solo per dimenticarmene appena potevo. A gennaio, EL ed io abbiamo visto il film “Sherlock Holmes“, uscito nel 2009, per la seconda volta. Non ricordavo che il film fosse così bello, né che il protagonista fosse tanto interessante.

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