Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL BAGNETTO – 5°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Cos’era quell’erba gatta di cui parlava il veterinario?” domandò Norvy, una volta tornato a casa.
“E’ un erba che ai gatti, o almeno alla maggioranza, piace parecchio.” rispose Luca.
“Dove la posso trovare?”
“Non ne ho idea. Credo che la usino anche per fare dei pupazzetti.”
“Posso averne uno?”
“Tu che ne pensi?” chiese Luca rivolto a Chiara.
“Penso che Norvy sia già esagitato così com’è, non c’è bisogno di peggiorare la situazione.”
“Buaaaah, che umani cattivi mi sono trovato! Buaaah! Non potrò più vedere la TV, e non ho diritto neanche ad un po’ di erba gatta! Buuuuh! Come sono triste e sfortunato! Buaaaah! Ehy, ma dove siete andati?”
Luca e Chiara erano ormai lontani, in camera da letto, intenti a cambiarsi i vestiti. Peccato si fossero chiusi dentro a chiave. Nonostante Norvy avesse imparato ad aprire le porte appendendocisi sopra, non aveva ancora imparato a scassinarle. Pertanto non gli restò altro da fare che prendere il suo tablet e cercare qualcosa sull’erba gatta. Non ebbe neanche il tempo di accedere a Wikipedia che due mani lo afferrarono e lo sollevarono in aria. “E’ ora del bagnetto!” disse Chiara alle sue spalle.
“NO! IL BAGNO NO! IL BAGNO NO!”
“Sì, invece! Il veterinario ha detto di farti un bagno perché ti stai leccando troppo poco il pelo e quando ricomincerai a farlo potresti ingerire troppi peli in una volta sola!”
“Io non ricordo di averlo sentito!”
“Lo ha detto mentre eri già dentro il trasportino. Ti ho preso il bagnoschiuma con ph apposito per gatti, un asciugamano morbidissimo e una paperella di gomma per distrarti mentre Luca ed io ti insaponiamo! Sei contento?”
“NO! NO! NO! Chiamerò il WWF! La C.I.A.! La polizia! Daenerys Targaryen!”
“Nemmeno lei ti salverà dal bagno. Primo, è colpa tua che non ti sei lavato abbastanza; secondo, è per la tua salute. Ora vieni con noi di tua spontanea volontà e andrà tutto bene.”
“Riavrò Netflix, se mi lascio lavare?”
“Vedremo.”
Nel frattempo, Luca aveva riempito il lavandino d’acqua calda e bagnoschiuma e riscaldato la stanza accendendo la stufa. Norvy immerse una zampetta nell’acqua, decretando che fosse troppo bagnata per i suoi gusti. Chiara lo immerse in acqua, lasciandogli solo la testa fuori, senza fare troppe cerimonie. Mentre Luca lo teneva fermo, Chiara iniziò ad insaponarlo con una spugna, fermandosi di tanto in tanto per spazzolarlo. Grossi gomitoli di pelo iniziarono a staccarsi da Norvy.
“Vedi cosa ti saresti mangiato, senza questo bagno?” disse Chiara passandogli i gomitoli davanti agli occhi.
“Bastava una spazzolata, allora!”
“Così siamo più sicuri!”
“E’ un affronto alla mia dignità! Vi citerò in giudizio, ci vedremo in un’aula di tribunale! E’ una vergogna! E’ un oltraggio!”
“Smetti di lagnarti, ho quasi finito!”. Chiara sciacquò via tutto il sapone dal pelo di Norvy e lo avvolse in un asciugamano caldo.
“Suvvia, è stato così terribile?” chiese Luca.
“Tremendo. Una tortura! Un orribile supplizio!”
“Adesso dobbiamo asciugarti con il phon.”
“Il phon? Quell’arnese infernale che fa un rumore assordante? Neanche per sogno!”
“Ti ammalerai se non ti lasci asciugare.”
Norvy corse verso la porta, bagnato fradicio. Si appese alla maniglia e tentò di uscire, ma l’aria del corridoio, così gelida rispetto a quella tiepida del bagno, lo fece desistere e ritornare mestamente sotto le sgrinfie dei suoi aguzzini.
Dopo venti minuti di phon (che sarebbero stati meno, se solo fosse stato fermo), Norvy aveva il pelo asciutto, morbido, gonfio e lucido.
“Sei bellissimo! Dovresti fare il bagno più spesso!” disse Chiara accarezzandolo.
“Non ci penso neanche! Bleah, non mi piace il sapore del mio pelo.”
“Leccati più spesso e perderà subito il sapore del bagnoschiuma. Adesso ecco una piccola ricompensa per farti dimenticare il bagno.” Luca gli gettò un cuscinetto imbottito.
“Cos’è questo profumino delizioso?” chiese Norvy estasiato.
“Erba gatta. Divertiti.”

– FINE QUINTA PUNTATA-

Chiara

ragazza con in braccio gatto appena lavato (fumetto)

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL VETERINARIO – 4°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Smettila di lamentarti! Il veterinario vuole solo assicurarsi che tu stia bene, perciò non graffiare, non mordere e soprattutto non parlare!” sbottò Chiara, seduta con Luca nella sala d’attesa, mal sopportando Norvy.
“Graffierò, morderò e soprattutto parlerò!” bofonchiò Norvy dal trasportino.
“E io ti tolgo l’accesso a Netflix per un mese.”
“Miaaao!” rispose Norvy.
“Ecco, così va meglio.”

“Allora, vediamo il nostro piccolo paziente! Come stai, gattino?” Disse il veterinario, prendendo Norvy in braccio.
“E a te che cosa importa?” disse Norvy a bassa voce.
“PORTA!” disse Chiara, cercando di coprire la voce del gatto. “Volevo esser sicura di aver chiuso bene la porta!”
“D’accordo, iniziamo la visita. Allora… il pancino mi sembra a posto.”
“Dottore deficiente…” borbottò Norvy.
“Come, prego?” disse il veterinario, con espressione sconcertata.
“E’ ROTTO IL DETERGENTE!” intervenne Luca, trafficando vicino al lavandino. “Non le pare che l’erogatore sia guasto?”
“Non direi, l’ho appena cambiato.” rispose il medico, un po’ stupito da questa affermazione, con Norvy in braccio.
“Ah, va bene, come dice lei.” disse Chiara sorridendo nervosamente.
“Che rompiscatole..” sussurrò Norvy.
“Qualcuno ha detto qualcosa?” disse il medico, guardandosi intorno.
“Il gatto entra sempre nelle SCATOLE. Sempre, continuamente! Dovremmo preoccuparci?”
“E’ un comportamento normale, i gatti sono attratti dalle scatole anche nell’età adulta. Cercate di fargliene sempre avere qualcuna. Ora devo fare un’iniezione.”
“Noooo, non voglio! Non voglio!” disse Norvy.
“Per favore, parlate a voce un po’ più alta, non vi sento se parlate così piano!” disse il veterinario rivolto a Luca e Chiara.
“Dicevo, ogni tanto mangia anche il TRIFOGLIO, in giardino, e l’erba in generale.”
“E’ probabile che senta l’odore dell’erba gatta.”
“Erba gatta? Cos’è? La voglio provare!” rispose Norvy drizzando le orecchie.
“La voglio PIANTARE in giardino, magari il micio ne sarà contento!” disse Luca.
“Sì, sicuramente. Allora, il gatto direi che sta benissimo. Riguardo voi due… quanto tempo è trascorso dall’ultimo controllo che avete fatto? C’è una mia collega, molto brava, ecco il suo biglietto da visita. E’ una psichiatra.”

“Niente Netflix per un mese. Io ti avevo avvertito…” disse Chiara a bassa voce, rimettendo Norvy, infuriato nero, nel trasportino.

– FINE QUARTA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – LA PIZZA – 3°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Allora, che si mangia oggi?” chiese Norvy, balzando sulla tavola apparecchiata.
“Scendi subito dalla tovaglia! Non ti sei lavato le zampe!” lo rimproverò Chiara.
“Ma le ho già lavate ieri! Quante volte devo lavarle? E poi voglio sapere che si mangia oggi!” rispose Norvy spazientito.
“Abbiamo preso della pizza al taglio, ma non credo che ti piacerebbe.” Disse Luca.
“Voglio assaggiare, voglio assaggiare, voglio assaggiaaaareee!” Norvy iniziò a saltellare.
“Sul serio, non è roba per te. Piuttosto, vuoi qualche polpetta di ieri sera?”
“No, voglio la pizza! La pizza! La pizza!”
“Ti dico che non la mangi. Se la assaggi, ti metterai a saltare per casa urlando parolacce come hai fatto la settimana scorsa quando mi hai rubato i fagioli dal piatto.” disse Chiara.
“E poi vorrei sapere dove hai imparato certi termini così volgari! Non si addicono ad un gattino della tua età!” aggiunse Luca.
“Voglio la pizza! Pizzaaaa!”
“E va bene, facciamogli assaggiare un po’ della mia.” disse Chiara con un sorriso vagamente malvagio.
Norvy affondò subito il muso nel piatto di Chiara, ma dopo il primo morso iniziò ad urlare e schizzò giù dal tavolo diretto al lavandino del bagno per potersi sciacquare la bocca.
“Lo sai che d’ora in poi ogni volta che vedrà il cartone della pizza rischiamo di vedercelo saltar via come un proiettile impazzito?” disse Luca ridendo.
“Solo per avergli fatto assaggiare la mia pizza marinara? Quella con così tanto aglio che nemmeno i libri di Twilight puoi leggere, mentre la mangi?” rispose Chiara.
“Che schifo! Puah! Maledetti umani, voi e il vostro cibo di m…” imprecava Norvy dal bagno.
“NORVY! Che parole sono queste?” Disse Luca ad alta voce.
“Te lo avevo detto che non ti sarebbe piaciuta! Ora torna qui che Luca ti ha scaldato le polpette.”
Norvy tornò dal bagno con la coda tra le gambe. Si mise seduto al suo posto e iniziò a mangiare, soffiando di tanto in tanto verso le pizze.

– FINE TERZA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – 2°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“NOOORVY!” gridò Chiara, arricciando il naso per il disgusto.
“Che c’è, adesso? E’ la quinta volta che mi urli contro, oggi. Devo spazzolarmi il pelo!”
“Facciamo finta che io sia d’accordo con il fatto che tu usi il nostro stesso bagno. Facciamo anche finta che non sia un problema che tu distrugga un rotolo di carta igienica al giorno… Ma non potresti almeno tirare lo sciacquone, ogni tanto?”
“Uff, quante storie. Non ce la faccio a usare quel congegno, è troppo complicato.” Rispose Norvy, facendo ondeggiare la coda.
“Sai usare il mouse, andare su Internet, postare immagini del tuo fondoschiena peloso su Instagram e non sai premere un dannatissimo bottone?!” Urlò Chiara, spazientita.
“Smettila di urlare! I gatti hanno un udito molto più raffinato del vostro, quindi non hai alcun bisogno di alzare la voce.”
“Togli subito tutti quei peli che hai lasciato sul tappeto. E tu, per cortesia” disse rivolgendosi a Luca “ordina altre dieci di quegli arnesi per togliere i peli di gatto dai vestiti. Oggi volevo mettermi l’abito blu ed era in condizioni indecenti!”
“Oh, l’abito blu… Mi piace quell’abito… Non è che me lo regali?” Disse Norvy sbattendo gli occhi.
“Non mi sembra della tua misura. Se vuoi te ne faccio fare uno uguale! Ma sappi che per gli umani la gonna è considerata abbigliamento femminile, a meno che non si parli della Scozia.”
“Abbigliamento femminile, dici? Perché, sei una femmina, tu?”
Il volto di Chiara divenne livido di rabbia.
“Ehi, non ti scaldare tanto! Per noi gatti voi umani siete tutti uguali. Non dirmi che tu riesci a capire che sono un maschio solo guardandomi in faccia?”
“LUCA, OCCUPATI TU DI QUESTO COSO. IO VADO A SFOGARMI CON UN PO’ DI SHOPPING COMPULSIVO ONLINE. E USERO’ LA TUA CARTA.”
Detto questo, Chiara sbattè la porta alle sue spalle.
Norvy si rivolse a Luca, alquanto sconcertato.
“Ma che ho detto di male?” domandò.
“Vedi, Norvy, Chiara è una femmina, e come tutte le femmine si arrabbia per motivi incomprensibili, ti urla contro anche se non hai fatto niente e si offende se non ti accorgi che ha cambiato vestito o acconciatura.”
“Ma è terribile! E non si può proprio fare niente?” esclamò Norvy.
“Di solito le femmine tra di loro non si comportano così. Pare che sia il comportamento dei maschi a farle arrabbiare.”
“Da grande capirò qualcosa di come funzionano queste cose, vero?”
“No, Norvy. Ci sono cose che un maschio non può capire. Però sii gentile con Chiara e magari deciderà di comprartelo davvero, quel vestito blu.”

– FINE SECONDA PUNTATA-

Chiara

Le avventure del Gatto Immaginario di Luca e Chiara

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.

“Allora, siamo sicuri? Ce la faremo?” domandò Luca, ancora un po’ titubante.
“Assolutamente sì!” rispose Chiara, stringendo fra le braccia una pallina di pelo miagolante.
Stavano per tirare fuori il libretto degli assegni per pagare l’allevatore, ma questi con un gesto fulmineo della mano li fermò: “No, no, questo gattino ve lo regalo!”
“Come sarebbe a dire? Un Norvegese delle Foreste con pedigree costa parecchio!” domandò Chiara, perplessa.
“Sì, ma…” balbettò l’allevatore, visibilmente a disagio ” questo… questo cucciolo è… particolare. Voglio dire, siete le uniche persone che non ha ancora cercato di… Cioè, siete gli unici che sopporta. Quindi è un bene per lui e per me che voi lo adottiate! Non dimenticate di mandarmi qualche sua foto ogni tanto, via mail però, non scomodatevi a venir fin qui! Ecco il libretto delle vaccinazioni, i documenti, addio!”
Luca, Chiara e il gattino si ritrovarono in un attimo fuori dall’allevamento. Il cucciolo li guardò con occhi languidi emettendo il più dolce dei miagolii.

“Che cosa pensi che intendesse dire quel tipo?” domandò Luca.
“Davvero questo micio è così cattivo con tutti? Mah. Portiamolo a casa e vediamo come si comporta. Forse l’allevatore ha un po’ esagerato. Hai già pensato a come chiamarlo?”
“No. E’ un Norvegese, potremmo chiamarlo Norvy, finché non troviamo di meglio.”
“Sei contento, Norvy? Adesso vieni a casa con noi!” disse Chiara rivolta al gatto, il quale ricambiò le sue parole miagolando.
Una volta giunti a casa, Luca aprì il trasportino e invitò il gattino ad uscire.
“Guarda Norvy, quella è la lettiera, quella è la ciotola e lì c’è il tuo lettino. Ti abbiamo preso anche dei giocattoli!”
“Giocattoli?” rispose una voce acuta simile a quella dei topolini di Cenerentola.
“Sì, giocattoli, li abbiamo comprati insieme, non ricordi?” disse Luca rivolto a Chiara.
“Sì, ovvio che mi ricordo, ma perché hai fatto quella voce strana?” chiese Chiara.
“Io? Ma non sei stata tu?”
“Oh, umani, smettete di discutere di queste sciocchezze.” La voce proveniva dal gattino. “E non fate quelle facce stupite, cosa credete? Dopo mesi a casa di quello scemo dell’allevatore e di sua moglie e dei suoi figli, ho sentito tante e tante voci ripetermi sempre le stesse cose che ho imparato a parlare anche io. Onestamente, la vostra lingua è veramente brutta. Avete troppe parole.
Luca e Chiara si guardarono attoniti. Eppure erano astemi entrambi, che cosa stava succedendo, esattamente?
“E mettiamo subito le cose in chiaro: io voglio essere trattato come un vostro pari. Non dormo per terra, non mangio per terra e non faccio i miei bisogni per terra. Voglio un letto, un posto a tavola con voi e poter usare il bagno. E’ frustrante riempirsi sempre di sabbia sporca le zampe! Ah, un’altra cosa. Non pensiate che mangi quelle porcherie che danno di solito ai gatti! Voglio assaggiare lasagne, tortellini al ragù, pesce grigliato e polpette! E poi voglio un computer, e poi voglio le chiavi di casa, voi potete uscire quando volete, voglio poterlo fare anche io!”
“Ascolta, micio…” interruppe Chiara.
“Norvy!” interruppe il gatto. “Come nome fa schifo, ma per il momento è meglio di “micio”, “gatto” o qualunque altra fesseria specista vi venga in mente.”
“D’accordo, Norvy. Io ho dovuto aspettare dieci anni per il primo computer e quattordici per avere le chiavi di casa, tu hai solo tre mesi, non credi di stare un po’ esagerando, con le richieste?”
“Beh… Forse sì, ma…” rispose Norvy, un po’ in imbarazzo.
“Inoltre ho una pessima notizia per te: io sono vegetariana, perciò devi sperare che Luca decida di cucinarti qualcosa.”
“Che vuol dire “vegetariana”?” domandò Norvy.
“Significa che non mangia né carne né pesce.” rispose Luca.
“Oh, che schifo! Oh, che vergogna! Oh, che depravazione! Oh, che ribrezzo!” esclamò Norvy, disgustato.
“Un’altra parola e non ti rivelerò mai la password del WI-FI!” sentenziò Chiara, in tono minaccioso.
“Ok, ok…” disse Norvy abbassando le orecchie. “Ora però ho sonno, dov’è che dormite, voi due?”
“Eh, no, piccolo Norvy, tu avrai un letto tutto tuo. Per il momento però vai sul divano.” disse Luca.
“E se lo graffio un po’, che succede?”
“Succede che dovrai mangiare vegetariano per una settimana!” rispose Chiara.
“Onta e disonore! Un gatto, mangiare verdure! E va bene, terrò a posto gli artigli, per oggi.”
Norvy si raggomitolò sul divano e si addormentò di colpo.
“Che dici, lo riportiamo all’allevatore?” domandò Chiara.
“No…” rispose Luca. “Comunque, scongelerò delle lasagne.”
“Per te o per lui?”
“Per tutti e due, ovviamente.”

– FINE PRIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Vi possiamo assicurare che, crescendo, Norvy diventerà moooolto peggio.