Quando un personaggio esce spontaneamente dal tuo libro

Vi siete mai chiesti cosa accade quando un personaggio di un libro decide di andarsene da quel libro? Non pensate possa succedere? Oh, sì che può. A me è capitato. E adesso ci sono un sacco di pagine vuote che devo riscrivere. E lo farò, non temete.
Immaginatevi un libro quasi finito, un libro a cui manca solo la conclusione per essere praticamente terminato. Immaginatevi che a un passo da quel finale, a cui pensate ormai da mesi, vi venga voglia di guardarvi indietro e vi accorgiate che uno dei personaggi che avevate inventato ha fatto i bagagli e ha cambiato vita. E’ come scalare una montagna e scoprire, una volta in vetta, di non essere affatto arrivati alla vetta.
Cosa fa uno scrittore in questi casi? Dice addio a quel che aveva scritto e ricomincia da zero, salvando quel che merita di essere salvato e lasciando andare tutto il resto.
In fondo cosa volete che sia riscrivere un libro, dopo che si è riscritto la propria vita?

Ok, adesso la smetto di fare metafore. Scusate, è che le trovo divertenti. Mi fanno sembrare intellettuale e quindi mi viene voglia di abusarne. Comunque, al di là dei significati occulti di questo messaggio, il senso è semplicemente questo: avevo quasi terminato di scrivere il seguito di “Le avventure di Norvy”, ma al momento Norvy non è più il “gatto immaginario di Luca e Chiara”, dunque devo fare qualche sistemazione (leggasi come: devo riscrivere praticamente da capo).
Norvy e io abbiamo passato momenti peggiori, una riscrittura non ci spaventa affatto. Nel frattempo, preparategli un po’ di lasagne per ingannare l’attesa.

KIRIA RACCONTA: “Quando i personaggi se la prendono con l’autore”

Vi racconterò una storia.
C’era una volta una Chiara che scriveva racconti traboccanti di personaggi tristi o un po’ psicopatici. Ma non “tristi” per dire un po’ giù di morale, proprio depressi, affranti, in pezzi. E quando dico “psicopatici” non intendo leggermente inquietanti, intendo completamente andati, così disagiati da non riuscire a connettere pensiero e realtà. Sapete cosa è successo? Quei personaggi si riunirono e decisero di boicottare Chiara. Non le mostrarono un minimo di riconoscenza per averli messi al mondo, anzi; le diedero la colpa per la loro tristezza e la loro psicosi. Lei provò a rincorrerli, cercando di riacchiapparli per continuare le loro storie, ma loro erano evanescenti come fantasmi. Una di loro, una studentessa di diciotto anni con i capelli corti e lo sguardo ambiguo, venne eletta capo della rivolta.
“Mia cara, tu e io abbiamo ancora un conto in sospeso!” gridò la ragazza, leccando la lucida lama del suo coltello. “Mi hai torturato per convincermi a ritornare nel mio racconto e a restarmene lì buona, poi mi hai costretta a uscire di nuovo, facendomi rivivere la tortura… Hai fatto fare a me la figura della cattiva, quando è ovvio che sia stata tu a manovrarmi come un burattino!”
“È questo che fa uno scrittore” si difese Chiara. “Inventa personaggi e scrive le loro storie!”
“Le nostre storie fanno schifo” si lamentò un ragazzo con i capelli biondi. “Io sono lo sfigato di turno, ignorato dalle ragazze e con una vita familiare alle spalle che fa pena! Per non parlare del mio amico che…”
“ZITTO!” lo redarguì Chiara. “Tu sei il personaggio di un libro che non ho ancora pubblicato, vedi di non raccontare troppo!”
“E allora io?” disse una giovane donna dotata di una bellezza divina. “Mi hai dato dei poteri talmente grandi che la mia terra…”
“MA INSOMMA!” gridò Chiara. “Neanche il tuo libro è ancora stato pubblicato! Non puoi parlare di niente!”
La donna la fissò con uno sguardo pieno di rancore.
“Andiamo ragazzi, la vita non è così male tutto sommato” disse un grosso gatto grigio, rimasto in disparte a leccarsi fino a quel momento.
“Ah no?!” dissero gli altri personaggi, voltandosi verso di lui.
“Tu sei un gattaccio parlante che vive in casa, che poltrisce dalla mattina alla sera e si ingozza di lasagne come un pozzo senza fondo!” obiettò la ragazza col coltello in mano. “Vorrei vedere come reagiresti se qualcuno tentasse di cavarti gli occhi!”
“Per non parlare del fatto che la tua storia è l’unica a essere effettivamente stata pubblicata” disse il ragazzo biondo. “Non hai idea di quanto vorrei finire anche io sugli scaffali di una libreria!”
“Con tutto il rispetto, amico mio” disse la donna bellissima “ma credo che tocchi prima a me! Chiara sta lavorando alla mia storia da lunghi anni ormai! Il mio destino vide il suo compimento ben prima che il tuo avesse inizio!”
“Ma la mia storia è praticamente finita” obiettò lui. “La tua è solo un gran casino di personaggi strani, innamoramenti fuori luogo e…”
“Ah, davvero?” disse la donna, trattenendo la rabbia a stento. “E tu allora, che sei riuscito a farti fregare da…”
“RAGAZZI! Ma che devo fare con voi?!” gridò Chiara, cercando di riprendere il controllo dei suoi personaggi.
“STAI ZITTA!” gridarono quelli all’unisono.
A Chiara non restò altro da fare che sedersi mesta di fronte al suo portatile, sperando che i suoi personaggi fossero troppo impegnati a scannarsi tra di loro per ricordarsi di lei…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – EPILOGO

Chiara digitò l’ultimo puntino di sospensione sulla sua tastiera.
“Vediamo se avrai voglia di subire tutto questo ogni volta che uscirai dalla tua storia” sogghignò malignamente.
Chiara dormì male quella notte. Sognò i suoi personaggi e rivisse la morte di ciascuno di loro. A mezzogiorno si svegliò si soprassalto.
“Bah, devo smetterla di scrivere questi racconti!” borbottò tra sé. “La prossima volta scriverò un libro per ragazzi sulle avventure di un gatto parlante!”
Chiara si diresse nello studio. Si sedette, accese il computer, bevve un sorso d’acqua e si mise a scorrere le ultime notizie. L’acqua le andò di traverso sulla tastiera.

“DICIANNOVENNI MORTI: CONFERMATA L’IPOTESI DELL’OMICIDIO DOLOSO
Mirko R. e Virginia U. sono stati trovati morti nei pressi del liceo Andrea d’Oria alle otto del mattino del 24 settembre. Entrambi hanno riportato fratture multiple al cranio. I testimoni affermano di aver visto che il volto del ragazzo era dipinto di azzurro e che una delle scarpe della ragazza era stata rimossa dalla scena del crimine. Dopo “Biancaneve”, si assiste alla morte di “Cenerentola” e del “principe azzurro”. Il liceo verrà chiuso per una settimana e i compagni di classe delle vittime verranno interrogati. Tra le mani della ragazza è stato rinvenuto un biglietto con su scritto: “Ci hai provato, Chiara… Ci hai provato…”.

P.S.: La storia di Marta è finita, o forse no. Forse la vedrete a scuola, seduta dietro di voi, oppure la incontrerete in autobus mentre sta tornando a casa dopo aver ucciso l’ennesima vittima. La prossima volta che avrete tra le mani un libro di fiabe, forse lo vedrete in un’altra prospettiva…

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 11

[ATTENZIONE: IL SEGUENTE CAPITOLO CONTIENE ESPRESSIONI VIOLENTE CHE POTREBBERO URTARE I LETTORI PIU’ SENSIBILI.]
Con le sue ultime forze, Marta sfiorò la guancia di Francesco, sorrise e poi spirò tra le tue braccia.
“Marta!” disse lui, tra le lacrime. “Non ti ho nemmeno detto che ti amo…”
“Stai tranquillo, ormai lo aveva capito da sola.”
Francesco si voltò, spaventato. Una ragazza minuta con dei lunghi capelli castani lo stava fissando con i suoi occhi verdi.
“E tu che cosa… chi… chi sei? Come sei entrata?!” esclamò Francesco.
La ragazza non gli prestò minimamente attenzione. Lo spintonò via con una forza di disumana, poi si avventò verso il corpo di Marta e iniziò a scrollarlo con cattiveria.
“Ma che stai facendo?! Lasciala andare!” disse Francesco cercando di rimettersi in piedi.
“SILENZIO!” gridò la ragazza, spingendolo contro il muro con il solo suono della sua voce. “Svegliati, brutta sgualdrina” aggiunse, rivolta a Marta. “Lo so benissimo che sei viva, apri gli occhi!”
Marta sorrise in modo beffardo e alla fine si decise a fare quanto gli era stato chiesto.
“Marta, ma sei viva!” gridò Francesco emozionato. Una folata di vento sovrannaturale lo sbatté contro il muro con tanta forza da fargli prendere i sensi.
“Non mi piace vederti maltrattare il mio ragazzo” sussurrò Marta digrignando i denti.
“E a me non piace sapere che entri nel mio mondo per ammazzare la gente!”
“Che cosa pensi di fare?” disse maliziosa. “Non puoi fermarmi, lo sai benissimo che io continuerò a rigenerarmi all’infinito!”
La stanza intorno a loro iniziò a cambiare. Francesco iniziò a svanire, così come i macabri trofei delle uccisioni di Marta.
“Che sta succedendo?!” domandò Chiara, sorpresa.
“Tra pochi minuti la storia si riavvolgerà su se stessa e potrò ricominciare a mietere vittime!” spiegò Marta, ridendo.
“Non così in fretta…” disse Chiara.
Nel giro di un istante, tutti i fantasmi delle vittime di Marta si riunirono intorno alla loro carnefice, ancora vestiti dei loro abiti di morte.
Il principe azzurrò gettò Marta a terra, le salì sopra e le bloccò le gambe e le braccia. Biancaneve si gettò su di lei e iniziò a morderle il viso, sempre più forte, fino a staccare un pezzo della guancia.
“Bianca come neve, rossa come il sangue…” sussurrò la ragazza, leccandosi le labbra. Marta gridava di dolore e di paura.
Chiara assistette alla scena impassibile.
Cenerentola afferrò la sua scarpetta col tacco, abbassò i pantaloni di Marta fino a lasciare scoperte le cosce e infilzò il tacco con forza nel muscolo fino a lacerarlo. Il sangue sgorgava copioso dall’arteria femoraria, inondando le mani di Cenerentola. “Come farai ad andare al ballo, conciata così?” disse, ridendo istericamente. Marta era quasi in stato di shock, ma uno schiaffo tirato da Bestia la fece risvegliare.
“Chi è davvero una bestia tra me e te?” ringhiò lui.
La Bella strappò la maglia di Marta, l’afferrò per il collo e strinse forte le mani intorno alla sua gola, facendola quasi soffocare. Poco prima che svenisse, Bestia le tirò un pugno in faccia che le spezzò il setto nasale. La Bella aveva tra le mani la rosa senza petali con cui era stata abbandonata tra le braccia della morte. Con tutta la forza che aveva, conficcò lo stelo nella spalla di Marta.
Raperonzolo e Alice si fecero avanti per ultime. Avevano l’aria delusa ma glaciale. Alice stringeva tra le dita il pugnale con cui Marta si era uccisa pochi minuti prima. Appoggiò la punta del coltello sulla gola martoriata di Marta e affondò la lama quanto bastava per tingerla di rosso. Lentamente iniziò a muovere la punta come se fosse un pennello intriso di vernice scarlatta, finché il petto e quel che restava del volto di Marta non divennero un’unica tela rossa.
“Eramo amiche…” sussurrò. “E sai dove andrò a toccarti adesso con la lama? Importa poco, purché tu soffra!”
Alice piantò il coltello ai lati della bocca di Marta, aprendo la carne a formare un inquietante sorriso.
“Adesso sembri proprio lo Stregatto!” disse ridendo.
Raperonzolo, con il lunghi capelli sciolti davanti al viso, fissò Marta agonizzante al suolo, si inginocchiò davanti a lei e iniziò a sussurrare nel suo orecchio.
“Lo sai cosa successe all’uomo innamorato di Raperonzolo quando precipitò dalla torre? Perse entrambi gli occhi cadendo su un cespuglio di rovi, ed è quello che capiterà a te!”
Raperonzolo affondò le unghie affilate nelle orbite di Marta.

Marta aprì gli occhi di scatto, col fiato mozzo. Guardò l’orologio, rassegnata. Erano le sei e mezza di mattina. Si alzò di malavoglia e andò in cucina a preparare del caffè per tenersi sveglia. Aveva trascorso la notte in bianco, immersa in un sogno a occhi aperti di cui ricordava fin troppo bene i particolari…

LISTA DELLE LIBRERIE DOVE NORVY E’ DISPONIBILE SENZA ORDINAZIONE

Gli amanti degli acquisti online già sapranno che il libro di Norvy è disponibile sul sito Kimerik, Amazon, IBS, Feltrinelli, Mondadori, ecc.

Alcuni mi hanno segnalato qualche difficoltà dovuta all’incapacità dei librai di reperire il libro di Norvy. Vi garantisco che avete solo avuto sfortuna e vi consiglio di cambiare libreria, perché vi assicuro che è assolutamente ordinabile in qualsiasi parte dell’Italia!

Per fortuna ci sono alcune libreria che vedono “Le avventure di Norvy” anche senza ordinazione! La maggior parte sono al Sud perché la casa editrice è siciliana.

NORD
❤ “LIBRERIA FONTANA” di “Torino”
❤ “Libreria Galla 1880 srl” di “Vicenza”
❤ “Libreria Internazionale Ulrico Hoepli” di “Milano”
❤ “Mondadori Occasioni D’Inchiostro ” di “Milano”
❤ “Libreria Lovat Trieste Don srl ” di “Trieste”
❤ “LIBRERIA SISTINA di SISTINA ROVELLI” di “Rovellasca”

CENTRO
❤ “Libreria Cavour di Del Monte A. & C. Snc” di “Macerata”
❤ “Libreria StarMusic di Pantini Stefano ” di “Roma”

SUD
❤ “Pitagora Scolastica Snc” di “Matera”
❤ “Libernova srl (Feltrinelli point Messina)” di “Messina”
❤ “Libreria Bonanzinga Di Bonanzinga Daniela ” di “Messina”
❤ “Libreria Baba Jaga” di “Messina”
❤ “Cartolibreria Filoramo Stefano di Paolo” di “Milazzo”
❤ “Libreria L’Approdo Snc” di “LOCOROTONDO”
❤ “LUNA DI SABBIA S.R.L.S.” di “Trani”
❤ “Libreria Capitolo 18 ” di “Patti”

Spero che piano piano compaiano nella lista anche biblioteche del Centro!

Grazie a tutte le persone che ogni giorno mi taggano su Instagram per mostrarmi la loro copia del mio libro! E’ una gioia immensa sapere che il risultato del mio lavoro vi sta regalando ore di sorrisi in compagnia di Norvaccio!
Ormai non è un segreto, sto scrivendo il seguito, ma sono ancora un po’ indecisa sul finale…
Chissà!

KIRIA racconta: “L’assassino delle fiabe” – PARTE 10

Fu così, nello scantinato sotto la mia camera da letto, tra le labbra e le lacrime di Francesco, che dissi addio ai miei peccati e chiesi perdono alle mie vittime. I miei occhi iniziarono a chiudersi, le mie mani lasciarono andare il pugnale. Non sentivo più niente: solo il sale che mi bagnava la bocca. Scivolai da sola verso il buio, come la strega che viene arsa sul rogo, come Capitan Uncino tra le fauci del coccodrillo, come il cattivo di ogni fiaba…

Chiara digitò sulla tastiera l’ultimo puntino di sospensione.
“E’ perfetto” pensò, con un sorriso. “Nessuno si sarebbe mai aspettato di avere avuto l’assassino sotto gli occhi fin dall’inizio!”
Per qualche istante rimase ferma a fissare lo schermo, rileggendo le ultime pagine del suo racconto. Una volta che ebbe eliminato gli ultimi refusi ed ebbe indentato bene il testo, decise di stampare i nove capitoli. Gettò un’occhiata all’orologio in basso a destra sul desktop e notò che erano quasi le quattro del mattino. Si avvicinò alla finestra per abbassare la saracinesca e notò che nel cielo splendeva una meravigliosa luna piena.
“Ciao” sussurrò una voce, alle sue spalle. Chiara si voltò, credendo che fosse entrato un ladro in casa.
“Che ti succede, hai paura di me? Eppure sei tu ad avermi creata!”
Una ragazza alta con i capelli corti era in piedi a pochi passi da Chiara. Indossava una maglietta con una grossa macchia di sangue all’altezza dello stomaco.
“Sono io, Marta. L’assassina delle fiabe. Non guardarmi così, mi conosci benissimo!” disse la spettrale figura.
“No… non è possibile…” disse Chiara, incredula, tentando di uscire dalla porta della sala.
“Stai tranquilla, non ho intenzione di farti del male” disse Marta con un ghigno, afferrando Chiara per le spalle. “Mi hai dato una vita breve, una morte orribile e una schizofrenia incurabile, ma almeno mi hai resa forte e mi hai fatto provare dei sentimenti di amore e di amicizia. In fin dei conti ti vorrei ringraziare. Pare che una parte di me odi le storie a lieto fine, e di certo la mia storia non ne ha uno, quindi tutto sommato mi piace quello che hai scritto.”
“Cosa vuoi da me?” domandò Chiara, cercando di liberarsi dalle due gelide mani che la stringevano.
“Niente, volevo solo farti sapere che esisto e che la mia storia non è finita…”
“Tu sei morta, la tua storia è finita eccome!” rispose Chiara, pentendosi immediatamente della sua audacia.
“Vero, vero… però vedi, un personaggio immaginario, come me, non può mai morire del tutto, neppure se lo uccide il suo creatore. Ogni libro, fiaba, racconto o novella può essere riletta da capo, perciò i personaggi morti possono rigenerarsi ogni volta che qualcuno ricomincia a leggere. Hai pubblicato la mia storia sul Web, non è vero? L’hanno letta parecchie persone. Sono loro ad avermi dato la forza di uscire dalle tue pagine e di entrare in questo mondo. Un modo per uccidermi esiste, in effetti. Dovresti uccidere tutti coloro che hanno letto “L’assassino delle fiabe”, ma non credo che lo farai. Oppure potresti… “
Marta si zittì di colpo, si guardò rapidamente intorno e guardò Chiara fissa negli occhi.
“Adesso scusami, ma ho un paio di faccende da sbrigare. Devo ritrovare Francesco e devo continuare a uccidere.”
Chiara aprì bocca per ribattere, ma Marta la spinse contro il muro, facendole battere una testata abbastanza forte da farle perdere i sensi.
“Ci vediamo, creatrice…” sussurrò Marta ridendo, mentre svaniva nel nulla.

Verso le quattro e mezza del mattino, Chiara aprì gli occhi. Era seduta davanti al suo portatile, con la testa fra le braccia.
“Deve essermi venuto un colpo di sonno” pensò. “Meglio che vada a dormire adesso.”
Chiara si sentiva frastornata. Ricordava di avere sognato qualcosa o qualcuno proveniente dal suo racconto, ma non riusciva proprio a ricordarsi che cosa.

Il giorno seguente, Chiara cercò i fogli sui quali aveva stampato “L’assassino delle fiabe”, ma non li trovò da nessuna parte.
“Pazienza” pensò. “Si vede che facevano parte del sogno anche quelli!”
Accese il computer per controllare la posta elettronica. Per caso si imbatté nel sito di un noto quotidiano. La sua attenzione venne attratta da una notizia di cronaca nera.

“DICIOTTENNE TROVATA MORTA SULLE SCALE DELLA SCUOLA
Angelica C., studentessa di quinta liceo, è stata trovata morta sulle scale antincendio del liceo classico Andrea d’Oria alle otto del mattino del 19 settembre. La causa della morte è il soffocamento provocato da un pezzo di mela ritrovato nella gola della giovane. Non sono ancora confermate le voci che ipotizzano un omicidio doloso premeditato. Il corpo della ragazza è stato trovato circondato da fiori bianchi e truccato con cerone bianco e rossetto rosso, in un macabro tentativo di evocare la morte di Biancaneve. Il cadavere stringeva tra le mani un foglio con su scritte le parole “Grazie, Chiara”…”

Chiara scorse la notizia fino in fondo, scordandosi di respirare.
“Non è possibile” pensò. “Deve essere un pazzo che ha letto la mia storia e adesso sta simulando gli omicidi che ho scritto…”
“Ovviamente no, mia cara!” disse una voce femminile.
Chiara si voltò. Marta era in piedi, davanti a lei. Stringeva una mela morsicata nella mano destra e un fiore nella sinistra.
“Non ha sofferto, stai tranquilla…” sussurrò Marta, avvicinandosi a Chiara. “Era così bella, con quei capelli neri e quegli occhi color del mare… Non potevo lasciare che il tempo distruggesse il suo volto. La morte adesso avrà una sposa bellissima! La morte è l’unico principe che verrà mai a salvare le principesse in pericolo!”
“Io non ti ho creata in questo modo! Io ti ho creata buona!” disse Chiara con disprezzo.
“E’ vero… ma vedi, tu hai lasciato che la mia parte buona si suicidasse per distruggere quella cattiva, che invece, come puoi vedere, non è affatto morta…”
“Ti fermerò, in un modo o nell’altro ti fermerò!” gridò Chiara.
“Non sai come fare! E non lo saprai mai! Addio creatrice, devo accompagnare Cenerentola al ballo! Il suo principe la sta aspettando per morire insieme a lei!”
Chiara cercò di afferrare le mani evanescenti di Marta, ma tutto quello che le rimase tra le mani furono una mela rossa e un fiore bianco.
Chiara rimase in piedi, immobile, fissando il fiore e la mela. Era in preda alla rabbia e alla disperazione, ma riuscì a non perdersi d’animo. Rifletté a lungo, e alla fine un’idea la colse di sorpresa come un fulmine a ciel sereno.
“Non posso distruggere la storia di Marta, ormai è già stata divulgata… Però posso continuarla! Non conosco le regole per distruggere il suo gioco, ma… se riscrivessi le regole io stessa, allora forse…”
Chiara aprì il documento Word “L’assassino delle fiabe” e iniziò a scrivere.

IL LIBRO DI NORVY E’ FINALMENTE ACQUISTABILE!

Finalmente, dopo tante ore passate davanti al computer a correggere, sistemare, scrivere, disegnare e vegliare, finalmente Norvy, nato proprio su questo blog, ha visto la luce!
Potete acquistarlo qui:

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Oppure potete ordinarlo in qualunque libreria! 

Voglio dire grazie a voi, che mi avete supportato fin dalla prima storia.
Voglio dire grazie a Luca, che è stato sveglio con me fino all’ultima correzione.
Voglio dire grazie alla Kimerik, la casa editrice che ha avuto la pazienza di sopportarmi fino all’ultima email.

Pensate che il viaggio di Norvy sia giunto al termine? Sbagliato! Sapete perché? Perché sto già scrivendo il seguito!
Fatemi sapere se pensate di acquistarlo e se vi piacerà! GRAZIE A TUTTI!

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – TOPO MECCANICO– 18°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Sta dormendo?” sussurrò Chiara.
“Sì, mi sembra di sì. Fa anche le fusa!” rispose Luca. Piano piano, i due umani si avvicinarono a Norvy e appoggiarono un topo meccanico sul divano, davanti al suo muso, per poi allontanarsi nuovamente in modo da godersi la scena a debita distanza e pilotare il piccolo marchingegno.
Non appena il topo si appoggiò sul naso di Norvy, questi aprì gli occhi e fece un balzo tale che quasi toccò il lampadario.
“Aah! RATTI! PESTE! INFESTAZIONE! CHIAMATE LA DERATTIZZAZIONE! BRUCIATE LA CASA!” iniziò ad urlare Norvy in preda al panico, mentre Luca e Chiara quasi stavano soffocando dalle risate. Norvy si stava ancora riprendendo dallo shock, quando Luca avviò il topolino e lo fece camminare sul divano, provocando la fuga di Norvy, che corse via dalla stanza gridando come la sirena della polizia.
Alla fine gli umani, paghi di tanto divertimento, recuperarono il sorcio semovente e andarono a rassicurare Norvy riguardo la tragedia che lo aveva appena colpito.
“Norvy, era solo un topo meccanico! Stai tranquillo, non può attaccarti la peste!” disse Chiara ridendo.
“Sì, sì, ma io lo sapevo. L’avevo capito da… dalla forma delle orecchie. Erano troppo grosse! E poi puzzava troppo poco.” Rispose Norvy col fiato corto, recitando mentalmente una sequela di insulti che avrebbe fatto impallidire anche il più navigato degli scaricatori di porto.
“Ceeerto che l’avevi capito!” disse Luca “E’ per questo che sei schizzato sul lampadario, è per questo che hai emesso quell’acuto da soprano. Per spaventarlo, giusto?”
“Giusto! Per spaventarlo! Come ogni bravo cacciatore!” rispose Norvy, ancora col fiatone.
“Ma come, per spaventarlo? Ma non avevi detto di essere perfettamente conscio del fatto che il topo era fasullo?” domandò Chiara.
“Sì, infatti, ma io ho finto che fosse vero per tenermi in allenamento, casomai un giorno me ne capiti uno vero!”
“Noi ti crediamo, ovviamente. Quindi se adesso te lo lasciamo qui in modo che tu faccia pratica….” Disse Luca tirando fuori il topo da dietro la schiena.
“PORTATELO VIA! ORRORE E RIBREZZO! CHE SCHIFO! VIA, VIAAA!” gridò Norvy drizzando il pelo ed appiattendosi contro il muro.
Luca si mise il topo in tasca.
“Vi odio, vi odio, vi odio!” borbottò Norvy, quando gli umani se ne furono andati.

– FINE DICIOTTESIMA PUNTATA-

Chiara

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – ISPIRAZIONE MANCANTE– 17°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Che stai facendo?” chiese Norvy a Chiara, balzando sulla scrivania.
“Sto cercando di scrivere, ma non mi sento ispirata!”
“Sai anche scrivere?”
“Lurido gatto, secondo te?”
“Hai ragione, agli umani viene insegnato a scrivere quando sono piccoli. Ai gatti no. I gatti imparano da soli.”
“Non ho voglia di perdere tempo con le tue quisquilie, non riesco a scrivere niente di buono e sono arrabbiatissima! Anzi, visto che sei qui, vorresti darmi, di grazia, qualche consiglio su cosa dovrei fare per trovare un po’ di ispirazione?”
“Dipende soprattutto da cosa vuoi scrivere, suppongo.” disse Norvy con un ghigno.
“Non m’importa molto…” rispose Chiara, pensierosa.
“Allora non importa molto cosa fai” asserì Norvy.
“… purché riesca a scrivere qualcosa!” aggiunse Chiara, riscuotendosi dai suoi pensieri.
“Ah, per questo stai pure tranquilla, basta che non ti fermi prima di aver riempito il foglio!” disse Norvy, leccandosi una zampa.
“Mi sei di grande aiuto, ti ringrazio!” rispose Chiara, ironica.
“Non c’è di chè!” disse Norvy, sparendo sotto il tavolo.

Chiara passò circa un’ora davanti allo schermo del suo portatile, battendo furiosamente le dita sulla tastiera, finché non fu distratta dalla testa di Norvy che comparve proprio dietro il suo schermo.
“NORVY! Smetti di fare queste entrate sceniche, mi hai fatto prendere un colpo!”
“Come va? Vedo che stai scrivendo. Allora il mio consiglio è servito a qualcosa?”
“No, naturalmente.”
“Umani! Sempre così ingrati! Luca mi ha appena sgridato nonostante lo abbia aiutato a scegliere cosa mangiare per cena!”
“Immagino che abbia fatto bene, a sgridarti.” Disse Chiara, ricominciando a scrivere.”
“Ovviamente no, invece! Ha cucinato sia dei filetti di sogliola che dei totani in umido, e non sapeva cosa mandare a domani e cosa mangiare oggi. Così mi sono sbafato tre filetti di sogliola per esprimere la mia preferenza riguardo la cena di stasera.”
“Immagino che tu abbia addotto come giustificazione il fatto che i totani non perderanno sapore nonostante il soggiorno in frigorifero.”
“Esatto! Ma Luca non ha voluto ascoltarmi e ha detto che stasera mi toccherà andare a letto digiuno!”
“Digiuno non direi proprio!” rise Chiara.
“Oh, ti ci metti anche tu, adesso? Un po’ di riconoscenza, accidenti! Se non fosse stato per me, staresti ancora brancolando davanti a una pagina bianca!”
“Ne sei un po’ troppo convinto! E se ti dicessi che sto scrivendo delle storie su di te?”
“Su di me?! Fammi leggere! Fammi leggere!” gridò Norvy, balzando sulla tastiera.
“Troppo tardi! Ho spento il pc e l’ho protetto con una password a prova di gattacci!” disse Chiara, mostrando lo schermo nero.
“Umani, specie infida! Non è giusto che tu scriva cosa su di me e poi non me le mostri!”
“Se vuoi cercherò di convincere Luca a darti qualcosa da mangiare, ma tu devi promettere che lascerai in pace il mio computer!”
“E va bene, va bene… posso avere un assaggino di totani, adesso?”
“Vedremo!” disse Chiara, prendendo Norvy in braccio e portandolo in cucina.

– FINE DICIASSETTESIMA PUNTATA-

Chiara

P.S.: Questa puntata contiene un’evidente citazione letteraria. Chi riesce a trovarla? 🙂

Le avventure di Norvy, il Gatto Immaginario di Luca e Chiara – IL RITRATTO– 16°pt

Quella che state per leggere è una storia a puntate ricca di follie. Non leggetela se sperate di trovare qualcosa di sensato.
Qui trovate la puntata precedente.

“Ho detto di no.” Ripetè Chiara per la decima volta nell’ultimo minuto.
“Ma come no! È un immenso onore che ti sto facendo!” replicò Norvy.
“Grazie, ma no. Non sono brava a disegnare gli animali, non ti piaceresti e ti lamenteresti tutto il giorno!”
“Voglio un mio ritratto!”
“Ho detto che non lo farò. Hai idea di quando sia difficile disegnare un essere che non sta fermo neanche tre secondi? Se vuoi posso provare a ritrarti a partire da una foto, se ci proprio ci tieni.”
“Ma che foto! Voglio un ritratto dal vivo!”
“E allora te lo fai da solo! Non starai fermo un attimo, ti conosco.”
“No, no! Starò fermo! Immobile! Una statua!”
Alla fine Chiara, snervata dal fetido felino, acconsentì a compiere l’oscena impresa. Per prima cosa fece accomodare Norvy su una sedia, e spese almeno cinque minuti per convincerlo che una posa in stile Napoleone, con una zampa sullo stomaco, non si addiceva a un gatto, e altri cinque per persuaderlo a non includere elementi bellici. Una volta che gli ebbe fatto assumere una posizione decente, si pose di fronte a lui con il blocco da disegno sulle ginocchia. Come Chiara aveva previsto, il concetto di Norvy riguardo lo stare immobile come una statua divergeva molto dal suo.
“Vuoi stare fermo?! Come credi che riesca a disegnarti se ti muovi?”
“Ma mi prude la coda! La devo grattare!” rispose Norvy lisciandosi la coda.
“Hai finito? Ok. Adesso sta’ buono. NO! NON TI LECCARE IL PELO PROPRIO ORA!”
Dopo venti, infernali, minuti, Chiara era sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi, di Norvy.
“Oh, stai facendo il ritratto a Norvy? Buona fortuna! Fa vedere…” disse Luca, passando di là e sbirciando sul foglio.
Chiara sussurrò a denti stretti: “Io lo ammassho, qul hatto, prima o poi”
“Norvy, spero ti piaccia la pittura astratta.” Sentenziò Luca.
“Astratta? Intendi quella che ti fa schifo?”
“No, intendo dire che tu, come gatto, sei la quintessenza della bellezza. Nessun disegno potrebbe rendere giustizia al tuo magnifico portamento, alla tua principesca espressione, al reverenziale rispetto che la tua figura incute nel prossimo. Chiara ha umilmente tentato di sintetizzare in un foglio ogni tua singola virtù, ma come può un umano compiere tale opera?”
Norvy rimase talmente affascinato dalla spiegazione di Luca che accettò di buon grado persino il ritratto sgangherato che gli aveva fatto Chiara, e andò tutto contento ad appendere il disegno nella sua stanza.
“Alla faccia tua che mi accusi sempre di parlare troppo!” disse Luca a Chiara, quando furono rimasti soli.
“Va bene, te lo concedo, stavolta sei stato d’aiuto e te ne sono grata. Ma che non diventi un abitudine! Se lo continui a lodare così tanto, chissà cosa si metterà in testa… sai che voleva che lo ritraessi su un panzer?!”
“Ma cosa abbiamo sbagliato con quel gatto?!”

– FINE SEDICESIMA PUNTATA-

Chiara